
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
Un ammalato ricoverato all'ospedale psichiatrico provinciale "L.
Bianchi" di Napoli con diagnosi di depressione melanconica, aveva
tentato il suicidio sparandosi una fucilata senza, peraltro, ferirsi.
Il soggetto non ricordava l'accaduto. Fu ordinato un elettroencefalogramma
e la diagnosi d'ingresso in ospedale, fu modificata in quella d'epilessia.
L'epilettico Misdea fu spettatore, in una caserma calabrese, di un litigio fra
commilitoni durante il pasto serale. Nottetempo scannò come agnelli tutti
i partecipanti alla lite, così come Aiace Telamonio aveva scannato agnelli
e bovini scambiandoli, invece, per gli Atridi e gli altri condottieri, primo,
fra tutti, Ulisse.
Della strage notturna Misdea non conservava alcun ricordo, mentre il Telamonio,
rinsavito, decideva di togliersi la vita non sopportando la vergogna per la strage
degli animali: un suicidio honoris causa. Non solo. Misdea aveva agito colla
necessaria prudenza, in totale silenzio, altrimenti i commilitoni si sarebbero
svegliati alla prima uccisione, salvandosi. Aiace Telamonio, invece, aveva atterrito
per tutta la notte la povera Tecmessa con le sue allucinazioni e le alte grida.
Una madre schizofrenica raramente e difficilmente uccide suo figlio e quando
lo fa è perché nello stesso tempo è affettata da epilessia,
la cui caratteristica principale è la mancanza di coscienza, sintomo più importante
delle stesse scosse motorie e del rimanente corteo sintomatologico.
La mancanza di coscienza è il discrimine tra l'epilessia e l'isteria e
tra l'epilessia e le psicosi schizofreniche e depressive. L'epilessia può essere
concomitante alle suddette psicosi. La mancanza di coscienza, per tempuscoli
di pochi minuti secondi (assenza) caratterizza la piccola malattia epilettica
(petit mal) e gli stati onirici che possono avere la durata di qualche giorno
o anche più. In quest'ultimo caso il paziente può svolgere un'attività lavorativa
e girare mezza Italia senza conservare il ricordo del lavoro svolto e dei suoi
movimenti. Una speciale mancanza di coscienza caratterizzata da azioni violente
e distruttive, spesso sanguinarie, è definita raptus. Questo è soltanto
e sempre di natura epilettica. (La terapia reichiana dell'epilessia, e-book www.
vertici.it)
E' necessario pertanto davanti ad un infanticidio, la cui madre sia sospettata
del delitto, che nega in tutta buona fede e coscienza, sottoporre la stessa ad
esame elettroencefalografico, se necessario, in sonno e per la durata continua
di 24-48 ore.
Qualora del delitto non si riescano a trovare chiare cause personali, familiari
e sociali, deve essere preso in considerazione il cirdeismo che, senza perdita
di coscienza, e in piena lucidità, sfocia in un eccesso d'ira con l'uccisione
del bimbo o del neonato, soprattutto se questi piange.
Non so quanto le lesioni cerebrali, non sempre registrabili elettroencefalograficamente,
possano scatenare l'irritabilità del cirdeismo.
Ho coniato il termine cirdeismo da CIRDEA composto da CIR (prima sillaba del
nome Circe) e da DEA (ultima sillaba del nome Medea) per indicare il massimo
del carattere appestato nella donna. Le caratteristiche principali di Cirdea
sono: l'adescamento lascivo privo di un vero contatto orgonotico, l'insaziabilità sessuale
da impotenza orgastica (Circe), l'invidia, là vendetta irriducibile, l'odio
viscerale verso tutto ciò che è vivo fino all'uccisione dei propri
figli (Medea). Le due sorelle, Circe e Medea, sono particolari prototipi di madri
schizofrenizzanti, di madri che costruiscono un figlio schizofrenico. Cirdea è il
prototipo della madre infanticida e della madre che assassina il figlio già durante
la sua gestazione rendendolo irrimediabilmente schizofrenico. (Glielmi N., La
peste psichica, Edizioni Sintesi, Napoli, 1988).
Continui e frequenti attacchi di cistite, gastroenterite, enterocolite, ripetute
intossicazioni alimentari, ecc., durante tutta la prima infanzia e anche dopo,
provocano e sviluppano nella bambina una particolare sensibilità dolorifica
degli organi viscerali (addominali e pelvici) con emozioni di rabbia ed odio
tali da giustificare pienamente l'espressione "odio viscerale". Durante
gli attacchi, la bambina contrae i muscoli pelvici, addominali e intervertebrali.
Si contorce nel dolore, stringe i denti in una maschera di dolore di rabbia e
d'angoscia (il futuro ghigno). Presenta vomito, diarrea, sudorazione, pallore,
tachicardia, spasmi gastrici, enterici, colitici, vescicali. E' coinvolto, in
altri termini, tutto l'apparato muscolare, striato e liscio, e il sistema neurovegetativo
nei quali viene fissata l'esperienza dolorosa e le relative emozioni. Odia i
suoi visceri, origine e causa di atroci dolori e dell'angoscia di morte, anche
se solo più tardi concettualizzerà il drammatico vissuto del pericolo
di vita. Bloccherà pertanto tutte le sensazioni, anche quelle vitali,
provenienti dai visceri, contraendo i muscoli sensibilizzati durante gli attacchi.
Non sopporterà alcun tipo di sollecitazione e per tanto gli sarà impossibile
stabilire un normale contatto nell'abbraccio sessuale. Non amerà i suoi
visceri, ed odierà "visceralmente" tutto ciò che li
potrà toccare materialmente, simbolicamente o psicologicamente. Queste
caratteristiche possono fare di tale soggetto, a seconda dell'ambiente socio-culturale
in cui si sviluppa, una fanatica assertrice della castità perfino nel
matrimonio o una libertina avida, insaziabile e rabbiosa nell'attività sessuale
per l'impossibilità di realizzare un vero contatto orgonotico, impossibilità che
la prima maschera con sofisticate e false leggi morali e la seconda con una spregiudicata
e personale filosofia della vita. La mistica e la volgare materialista, dai comportamenti
tanto diversi e contrastanti, sono, invece, profondamente simili avendo comuni
problemi. Entrambe sono d'accordo su un punto fondamentale: l'odio viscerale
verso tutto ciò che è vivo e funzionale. Sono alleate di ferro
contro la vita.
Cirdea appartiene alla seconda categoria. Essa può desiderare il concepimento
di una gravidanza non per amore verso la vita, ma per vendetta e per odio verso
l'uomo. Sperimenta il prodotto del concepimento come corpo estraneo che stimola
la reazione viscerale di odio e pertanto la usa come strumento contro l'uomo
che l'ha fecondata, e che ha provocato in lei la suddetta reazione. Odia l'essere
che si sta sviluppando nel suo utero, contratto, e di poi il figlio quando sarà venuto
alla luce, perché non lo sente parte di sé, ma lo identifica con
l'uomo che l'ha fecondata.
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