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CIRDEA (VI e VII livelli reichiani)
del Dott. Nicola Glielmi

Un ammalato ricoverato all'ospedale psichiatrico provinciale "L. Bianchi" di Napoli con diagnosi di depressione melanconica, aveva tentato il suicidio sparandosi una fucilata senza, peraltro, ferirsi. Il soggetto non ricordava l'accaduto. Fu ordinato un elettroencefalogramma e la diagnosi d'ingresso in ospedale, fu modificata in quella d'epilessia.
L'epilettico Misdea fu spettatore, in una caserma calabrese, di un litigio fra commilitoni durante il pasto serale. Nottetempo scannò come agnelli tutti i partecipanti alla lite, così come Aiace Telamonio aveva scannato agnelli e bovini scambiandoli, invece, per gli Atridi e gli altri condottieri, primo, fra tutti, Ulisse.
Della strage notturna Misdea non conservava alcun ricordo, mentre il Telamonio, rinsavito, decideva di togliersi la vita non sopportando la vergogna per la strage degli animali: un suicidio honoris causa. Non solo. Misdea aveva agito colla necessaria prudenza, in totale silenzio, altrimenti i commilitoni si sarebbero svegliati alla prima uccisione, salvandosi. Aiace Telamonio, invece, aveva atterrito per tutta la notte la povera Tecmessa con le sue allucinazioni e le alte grida. 
Una madre schizofrenica raramente e difficilmente uccide suo figlio e quando lo fa è perché nello stesso tempo è affettata da epilessia, la cui caratteristica principale è la mancanza di coscienza, sintomo più importante delle stesse scosse motorie e del rimanente corteo sintomatologico. 
La mancanza di coscienza è il discrimine tra l'epilessia e l'isteria e tra l'epilessia e le psicosi schizofreniche e depressive. L'epilessia può essere concomitante alle suddette psicosi. La mancanza di coscienza, per tempuscoli di pochi minuti secondi (assenza) caratterizza la piccola malattia epilettica (petit mal) e gli stati onirici che possono avere la durata di qualche giorno o anche più. In quest'ultimo caso il paziente può svolgere un'attività lavorativa e girare mezza Italia senza conservare il ricordo del lavoro svolto e dei suoi movimenti. Una speciale mancanza di coscienza caratterizzata da azioni violente e distruttive, spesso sanguinarie, è definita raptus. Questo è soltanto e sempre di natura epilettica. (La terapia reichiana dell'epilessia, e-book www. vertici.it)
E' necessario pertanto davanti ad un infanticidio, la cui madre sia sospettata del delitto, che nega in tutta buona fede e coscienza, sottoporre la stessa ad esame elettroencefalografico, se necessario, in sonno e per la durata continua di 24-48 ore.
Qualora del delitto non si riescano a trovare chiare cause personali, familiari e sociali, deve essere preso in considerazione il cirdeismo che, senza perdita di coscienza, e in piena lucidità, sfocia in un eccesso d'ira con l'uccisione del bimbo o del neonato, soprattutto se questi piange.
Non so quanto le lesioni cerebrali, non sempre registrabili elettroencefalograficamente, possano scatenare l'irritabilità del cirdeismo. 
Ho coniato il termine cirdeismo da CIRDEA composto da CIR (prima sillaba del nome Circe) e da DEA (ultima sillaba del nome Medea) per indicare il massimo del carattere appestato nella donna. Le caratteristiche principali di Cirdea sono: l'adescamento lascivo privo di un vero contatto orgonotico, l'insaziabilità sessuale da impotenza orgastica (Circe), l'invidia, là vendetta irriducibile, l'odio viscerale verso tutto ciò che è vivo fino all'uccisione dei propri figli (Medea). Le due sorelle, Circe e Medea, sono particolari prototipi di madri schizofrenizzanti, di madri che costruiscono un figlio schizofrenico. Cirdea è il prototipo della madre infanticida e della madre che assassina il figlio già durante la sua gestazione rendendolo irrimediabilmente schizofrenico. (Glielmi N., La peste psichica, Edizioni Sintesi, Napoli, 1988).
Continui e frequenti attacchi di cistite, gastroenterite, enterocolite, ripetute intossicazioni alimentari, ecc., durante tutta la prima infanzia e anche dopo, provocano e sviluppano nella bambina una particolare sensibilità dolorifica degli organi viscerali (addominali e pelvici) con emozioni di rabbia ed odio tali da giustificare pienamente l'espressione "odio viscerale". Durante gli attacchi, la bambina contrae i muscoli pelvici, addominali e intervertebrali. Si contorce nel dolore, stringe i denti in una maschera di dolore di rabbia e d'angoscia (il futuro ghigno). Presenta vomito, diarrea, sudorazione, pallore, tachicardia, spasmi gastrici, enterici, colitici, vescicali. E' coinvolto, in altri termini, tutto l'apparato muscolare, striato e liscio, e il sistema neurovegetativo nei quali viene fissata l'esperienza dolorosa e le relative emozioni. Odia i suoi visceri, origine e causa di atroci dolori e dell'angoscia di morte, anche se solo più tardi concettualizzerà il drammatico vissuto del pericolo di vita. Bloccherà pertanto tutte le sensazioni, anche quelle vitali, provenienti dai visceri, contraendo i muscoli sensibilizzati durante gli attacchi. Non sopporterà alcun tipo di sollecitazione e per tanto gli sarà impossibile stabilire un normale contatto nell'abbraccio sessuale. Non amerà i suoi visceri, ed odierà "visceralmente" tutto ciò che li potrà toccare materialmente, simbolicamente o psicologicamente. Queste caratteristiche possono fare di tale soggetto, a seconda dell'ambiente socio-culturale in cui si sviluppa, una fanatica assertrice della castità perfino nel matrimonio o una libertina avida, insaziabile e rabbiosa nell'attività sessuale per l'impossibilità di realizzare un vero contatto orgonotico, impossibilità che la prima maschera con sofisticate e false leggi morali e la seconda con una spregiudicata e personale filosofia della vita. La mistica e la volgare materialista, dai comportamenti tanto diversi e contrastanti, sono, invece, profondamente simili avendo comuni problemi. Entrambe sono d'accordo su un punto fondamentale: l'odio viscerale verso tutto ciò che è vivo e funzionale. Sono alleate di ferro contro la vita.
Cirdea appartiene alla seconda categoria. Essa può desiderare il concepimento di una gravidanza non per amore verso la vita, ma per vendetta e per odio verso l'uomo. Sperimenta il prodotto del concepimento come corpo estraneo che stimola la reazione viscerale di odio e pertanto la usa come strumento contro l'uomo che l'ha fecondata, e che ha provocato in lei la suddetta reazione. Odia l'essere che si sta sviluppando nel suo utero, contratto, e di poi il figlio quando sarà venuto alla luce, perché non lo sente parte di sé, ma lo identifica con l'uomo che l'ha fecondata.


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