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Il male e' materia medica e non materia morale o teologica.
Non esistono eserciti del bene ed eserciti del male,
ma soltanto eserciti di appestati. 

del Dott. Nicola Glielmi


La fame nel mondo, per cui ogni giorno muoiono centinaia di esseri umani, le guerre terribili, le uccisioni di bambini, di vecchi e di persone indifese, il traffico delle armi, i campi minati ove saltano perdendo la vita o gli arti persone di ogni età, la tratta di bambini e di giovani donne nere o bianche ridotti in stato di schiavitù, il commercio di organi umani, lo sfruttamento della prostituzione, l'uso di droghe, la pedofilia tanto diffusa e commercializzata, l'Aids, la proposta di somministrare psicofarmaci a tutti i bambini a scopo preventivo fin dall'asilo, la riscoperta dell'elettroschokterapia, l'abuso di psicofarmaci, alcune ricerche aberranti di genetica, le manipolazioni genetiche del DNA nel mondo animale e vegetale, la sistematica devastazione della natura e delle sue risorse, dai fiumi alle selve, ogni sorta di inquinamento delle acque, della terra e dell'atmosfera, tutto questo ed altro ancora deve avere un comune denominatore che possiamo tranquillamente definire il Male.
Parlerò, quindi del Male, perchè esso ha dominato l'uomo nella sua evoluzione, nelle sue malattie e finanche nelle sue opere architettoniche sempre magnificate, mentre sono taciute le sofferenze, il sudore e le lacrime di chi le ha costruite. L'identificazione avviene sempre con il potente, con il principe, o con la castellana, mai con i costruttori dell'opera. I Budda distrutti dai Talebani non ci raccontano la sete e la fame sofferte dagli scalpellini: avere un tozzo di pane e un giaciglio merdoso di paglia sotto le stelle, non essere fustigati, non essere squartati vivi, o non essere sbranati dalle tigri e dai leoni per il sollazzo del capo, erano già una grande ricompensa e un privilegio. Come oggi lavorare "a gratis", soltanto per acquistare un punteggio scolastico, è già un gran privilegio.
La psicoanalisi ha evidenziato che intere popolazioni di milioni di uomini vivono una vita subumana, perché fissati alla fase orale freudiana, sono facile preda di tutti i conquistatori rozzi e meno rozzi, armati di spada o di croce.
Sigmund Freud e soprattutto il suo miglior'allievo, Wilhelm Reich, defenestrato dalla Società di Pisicoanalisi per avere confutato la teoria sul masochismo del maetro, ci insegnano che sarà molto difficile un'integrazione della cultura cristiana con quella arabo islamica. Afif Lakhdar e Al Hait dalla Gran Bretagna fanno un'ottima analisi del fanatismo e del terrorismo legati come fratelli siamesi, ma l'individuazione del narcisismo, del culto del "padre sociale", dell'odio dell'individuo, dell'ostilità verso la modernità, del rifiuto della relatività delle cose, dell'entusiasmo delirante per la guerra santa, sono ancora come i frutti sull'albero e non le sue radici. Hasan Cemal e Milliyet dalla Turchia facendo proprie la parole dello scrittore Amin Maalourf scrivono: "Perché siamo in ritardo? Perché non abbiamo adottato ancora il sistema democratico? Perché ci dilaniamo in guerre civili interminabili? Semplicemente perché gli ottomani ci hanno messo gli uni contro gli altri? In realtà gli ottomani sono un comodo pretesto per spiegare tutto." E concludono con le parole di uno storico israeliano: "gli arabi avrebbero bisogno di un riformatore sociale come Ataturk". (Da "Internazionale", 9/15, novembre 2001).
Ma io chiedo: il novello Ataturk, il riformatore sociale, un "riformatore religioso" sarebbe mai capace di riformare i rituali religiosi che prostrano l'essere umano con la faccia per terra durante la preghiera? E sarebbero capaci di riformare il rituale della continua oscillazione del corpo in avanti in segno di ossequio e devozione per ogni parola letta nel Corano? Credo che qui, nel posizionamento caratteropatico del corpo, durante la preghiera e durante la lettura dei testi sacri, nasca la caratteropatia mussulmana appestata non meno di quella cattolico-cristiana. Qui sta il problema. Qui il fanatismo. Qui si cementano insieme il narcisismo, la necessità del "padre sociale", la dipendenza, la deresponsabilizzazione, l'ambivalenza, la ragione dell'inganno, la sconfessione della parola data, le guerre che non finiscono mai, il sacrificio degli altri e di se stessi. 
E' necessaria, pertanto, una ridefinizione del concetto di Male ed uno studio scientifico del fenomeno perché non esistono eserciti del bene contro eserciti del male, eserciti di fedeli contro eserciti di infedeli, ma soltanto eserciti di appestati contro eserciti di appestati.
Il Male non è un'entità metafisica, ma una realtà biologica nella mente e nel corpo dell'uomo. Spetta dunque alla medicina studiarne l'origine e la dinamica del funzionamento per venire in soccorso della vita, della salute, della pace, dei diritti umani, degli animali, e dell'ambiente. Senza il contributo medico e senza lo studio di Reich nelle scuole, nelle Università e nella formazione civile e politica dei cittadini, si potrà vincere qualche battaglia ma si perderà la guerra, come sempre è accaduto nella storia dell'Umanità. 
E' necessario conoscere anzi riconoscere il Male come malattia fisica e studiarla come tale. E' inutile demonizzarlo. 
Il Male può essere vinto e debellato in tempi lunghi, anzi lunghissimi, soltanto dalla conoscenza della sua origine e dei suoi meccanismi di azione, cioè della sua etiopatogenesi per approntare contro di esso la miglior difesa che sarà costituita dalle generazioni future se oggi si intraprende un cammino verso questa direzione con l'eugenetica, innanzitutto, basata sull'amore, sulla fiducia, sulla tenerezza, con organi genitali caldi e non freddi, e con un amplesso orgasmico cosmico, perché crescano libere secondo natura e secondo i bisogni naturali, cui oltre al sonno, al cibo e all'amore, per una sana igiene mentale e sociale, vanno aggiunti il lavoro e la conoscenza secondo l'usbergo rechiano: "l'amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. Dovrebbero anche governarla".
Il Male è una biopatia umana. E' una malattia del corpo, e non dell'anima. Non può, pertanto, avere una connotazione morale o teologica. La migliore difesa che il Male possa approntare per non essere vinto è quella di farsi concepire come categoria morale, come malattia dell'anima, come entità metafisica al di fuori del corpo dell'uomo, che può invadere dall'esterno, in forma estrema, come possessione diabolica, mentre è lì, nella corazza muscolare. Non ama essere sottoposto ad analisi e pertanto suscita sentimenti di tolleranza, di distacco, d'indifferenza, di superficialità, di disimpegno per il suo studio e per la sua conoscenza. Ci incatena e rende prigionieri nella trappola delle nostre corazze muscolari. (E.Baker. La trappola, Astrolabio Edit,1976). Nella trappola possiamo dipingere, scolpire, scoprire la penicillina, fare altre cento meravigliose scoperte (W. Reich, L'assassinio di Cristo, SugarCo Edit.1974) e perfino morire in croce per salvare un'umanità sofferente, però siamo ugualmente condannati alla miseria, alla fame, alla guerra, all'odio dell'uno verso l'altro, a trattare il fratello come nemico, a schiavizzare il proprio simile, all'infelicità permanente e non c'è Vangelo, o Bibbia, o "Egalitè, fraternitè, libertè", o "Proletari di tutto il mondo unitevi", o filosofo, o genio che possa porvi rimedio. Il Male guasta la Bibbia, il Vangelo, i principi della rivoluzione cristiana, di quella francese e di quella russa, perché è presente nella nostra corazza muscolare. 
Il Male non è forse necessario? Non è forse una discriminante per il libero arbitrio? Non rappresenta una sfida al Bene per il progresso dell'umanità come sostenuto dal Toinbee? Queste due tesi sono esse stesse un prodotto del Male. Sono il Male stesso. La sfida del Male, la lotta tra il Male e il Bene, tra istinto e cultura, tra emozione e ragione si svolge nella trappola muscolare scoperta da Reich. Non è una questione di cervello. Questo è l'esecutore materiale dei bisogni nati nella corazza muscolare. Il cervello può avere la potenza di una Fiat cinquecento o di un bolide Ferrari, ma l'una e l'altro sono alimentati da un medesimo carburante: la corazza muscolare, il Male. Il prodotto del cervello sono il pensiero e l'idea, ma se il carburante è il Male, qualsiasi pensiero, qualsiasi idea, per quanto alti e sublimi possano apparire, sono un prodotto del Male che producono altro Male.
Non vi è altra possibile spiegazione se si esamina il percorso della civiltà attraverso fiumi di sangue, montagne di tragedie e di infinite sofferenze anche quando si è combattuto per la vita, per l'amore e per la libertà, anche quando, per amore verso gli altri e per delirio epilettico di onnipotenza, qualcuno, eroicamente, ha sacrificato se stesso.
Wilhelm Reich ha studiato il Male. Definisce tale malattia "Peste emozionale".
Questa è il prodotto di un alto livello energetico biologico e di una inadeguata capacità di scarica a causa della corazza muscolare. Il carattere pestilenziale soffre di un blocco pelvico insuperabile.
Reich distingue tre strutture caratteriali fondamentali: la genitale, quella nevrotica semplice e la peste emozionale.
Il carattere genitale non è corazzato. Non presenta disturbi e deviazioni della sfera sessuale. Il suo livello energetico può essere basso o alto perché è capace d'autoregolazione. Le sue sensazioni, le emozioni e i pensieri sono armonici. E' capace d'aggressività sana e naturale non distruttiva, di lavoro, di conoscenza, di creatività e di pensiero funzionale. Dà importanza alla libertà personale e a quella degli altri, in armonia con la sua pulsazione naturale. Spesso si confonde aggressività con distruttività. La prima è sana, la seconda è ammalata. 
Il carattere nevrotico semplice è dotato di un basso livello energetico, soffre di un complesso di colpa, in genere d'origine sessuale, anche se ben mascherato dalla corazza muscolare che si costruisce per tenere a bada tanto il desiderio sessuale, quanto la colpa. Presenta, pertanto, un disturbo della pulsazione con stasi energetica e conseguenti angoscia del piacere e rassegnazione emotiva. L'amore è nevrotico, il lavoro è meccanico e la conoscenza è una routine. Può andare incontro a sporadici episodi di peste emozionale soprattutto se eccitata da un leader.
Il carattere appestato possiede un alto livello energetico ed un blocco pelvico insuperabile che non gli permette di scaricare energia. Non tollera il comportamento sessuale della struttura genitale ed odia ciecamente l'amore sano e naturale. Può tollerare soltanto il comportamento sessuale perverso e distruttivo, giacché egli stesso mette la sua intelligenza e le sue capacità al servizio della distruttività. A differenza del nevrotico semplice, possiede un alto grado energetico e pertanto la stasi energetica è maggiore e costante.
Il carattere appestato, come scrive Reich, schizza fuoco dagli occhi ed è la personificazione del male, sia in senso metaforico che letterale. Il comportamento distruttivo è per lui naturale, necessario e doveroso per la buona causa. Si sa quanto la buona causa dell'Unità d'Italia sia costata alle popolazioni dell'Italia meridionale in persecuzioni, sopraffazioni, spadroneggiamenti, carcerazioni per sospetto e detenzione di innocenti nei lager dei Savoia, più disumani di quelli nazisti e di cui, oggi, le vergognose condizioni in cui sono mantenuti i detenuti, sono il triste retaggio culturale. Si sa quanto la buona causa di Hitler o di Stalin sia costata all'umanità intera. Si sa quanto ancora oggi una buona causa costi in sangue e distruzioni.
Il carattere nevrotico semplice ed il carattere appestato interagiscono tra loro e l'uno rinforza l'altro in una dinamica sado-masochista perché il carattere nevrotico semplice attratto dal carattere appestato diventa un gregario, mentre l'appestato spesso è un leader. 
Reich scrive: "La peste psichica non è un'espressione di desiderio conscio di malattia o di brutalità intenzionale. La peste psichica è una caratteristica del carattere come il senso di igiene, la diligenza o la sincerità. E' un comportamento biopatico espresso nelle relazioni interumane. La fonte di energia della reazione di peste psichica è fondamentalmente la frustrazione sessuale combinata con una forte aggressività. Le persone affette da peste psichica agiscono con la ferma convinzione soggettiva di perseguire un buon fine. Tutte le reazioni umane pestilenziali sono dirette principalmente contro le manifestazioni vitali naturali. E' il movimento spontaneo, il dolce concedersi alle manifestazioni vitali che provocano odio e distruzione nell'animale uomo corazzato."

Nella "Peste Istituzionale" (Armando Siciliano Edit., Messina, 1998) e in "Caratteri passioni e mafia" (La Grafica Editoriale, Messina, 1990) ho svolto una indagine sui vizi capitali intesi come corazzature o blocchi nei sette segmenti o anelli che Reich individuò nel corpo umano. Essi sono il segmento oculare, la bocca, il collo, il torace, il diaframma, l'addome ed ultimo, il più importante per la peste emozionale, il segmento pelvico.
Nello studio sui caratteri mafiosi ho dato spazio all'analisi dei primi sei segmenti in quanto ritengo che il blocco pelvico, che Reich ha considerato insuperabile, è tale perché su di esso si scaricano le frustrazioni e il disagio per la stasi energetica nelle corazze dei segmenti soprastanti. 

La caratterologia reichiana aiuta a comprendere scientificamente tutte le assurdità e le contrapposizioni del mondo moderno costituito da fascisti rossi e da comunisti neri. Che senso ha, infatti, "distruggere questa sinistra, questi uomini di sinistra, perché sono traditori o, almeno, dei franchi tiratori", come scrive Aldo Busi in Micromega, se non si fa uno studio caratterologico sul perché sono "traditori e franchi tiratori"? Si spera che i "no global" partano da questa presa di coscienza.


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