
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
di Renato Viero, Analista reichiano
Cos’è un acting
Un acting è un
esercizio fisico, composto da una serie di movimenti che
spesso riproducono una funzione primaria dell’uomo,
oppure un segmento essenziale della funzione.
I vari actings utilizzati in vegetoterapia sono correlati
tra loro e vanno proposti al paziente a seconda del “carattere” che lo stesso presenta, così da
smantellare in modo organizzato e progressivo la “corazza caratteriale” dell’individuo,
intesa come resistenza psichica strutturata nella muscolatura
e innervata nel sistema nervoso vegetativo (vago e simpatico).
W. Reich scrive “L’irrigidimento della muscolatura è l’aspetto
somatico del processo di rimozione e la base della sua conservazione
duratura. Non sono mai i singoli muscoli che entrano in uno
stato di tensione; si tratta sempre di complessi di muscoli
che appartengono ad una unità funzionale vegetativa.
[…]
Ogni irrigidimento muscolare contiene la storia e il significato
del suo sorgere. […] Allentando gli atteggiamenti caratteriali cronici, riusciamo ad ottenere
reazioni del sistema nervoso vegetativo. […]
Ogni volta è sorprendente vedere come lo scioglimento di un irrigidimento
muscolare non solo libera energia vegetativa, ma riproduce anche quella situazione
nella memoria in cui la repressione della pulsione si era verificata”.
Il trattamento della contrattura muscolare libera l’angoscia, porta alla
coscienza i fatti che hanno generato la contrattura, e si giunge così al
ripristino della “funzione primaria”: l’esercizio diventa piacevole,
il movimento energetico è fluido, e questo corrisponde, in termini psichici,
ad una liberazione di “spazi vitali” dei quali il paziente aveva – o
non aveva – memoria.
La sua vita cambia non solo emotivamente, ma cambiano gli
atteggiamenti e le azioni; la capacità di percepire, registrare e rispondere alla realtà in
modo adeguato e maturo cresce ad ogni presa di coscienza importante.
L’acting della suzione
consiste nel succhiare il pollice e contemporaneamente muovere gli occhi.
Il pollice poggia il polpastrello sul palato duro, e le labbra protese formano
un anello alla base del pollice.
Gli occhi guardano alternativamente la punta del naso e, seguendo un percorso
lineare, il punto posto sul muro. L’esercizio si protrae per la durata
fisiologica degli actings.
Dal punto di vista fisiologico, l’azione della suzione coinvolge una gran
numero di muscoli, tra cui i muscoli interni della bocca, il pavimento e la lingua
nella parte profonda fino alla gola, e chiede una buona coordinazione con la
respirazione.
La posizione corretta del pollice nella bocca è essenziale. Ricordiamo
che nell’allattamento al seno “il capezzolo è succhiato profondamente
dalla bocca per l’azione della lingua contro la parete posteriore del palato
duro, mentre sulla tettarella di gomma agiscono prevalentemente le labbra” (A.
Lowen – Il linguaggio del corpo – cap. 8).
Dal punto di vista emozionale, l’acting della suzione copre una vastissima
area di sensazioni, primariamente collegate a tutto il periodo dell’allattamento,
ma non solo. “Il neonato ha bisogno del contatto fisico con la madre, così come
ha bisogno del cibo e dell’aria. L’intimità necessaria si
raggiunge soprattutto attraverso la funzione dell’allattamento al seno” (A.
Lowen).
L’acting della suzione viene proposto al paziente al momento opportuno,
dopo l’avvenuta liberazione delle contrattura muscolari della zona oculare
e di tutta la fascia superiore del cranio.
Un acting proposto prematuramente, specialmente all’inizio della terapia,
può scatenare effetti imprevisti, e a volte genera una “ri-stutturazione” delle
resistenze, molto più difficili da affrontare in seguito.
L’acting di Alberto
Alberto ha già qualche anno di terapia alle spalle e ha praticato più volte
l’acting della suzione. E’ ben cosciente dei movimenti energetici
attivati dagli actings, e ha ormai una chiara visione del suo progresso terapeutico,
constatabile in benessere fisico e stabilità emotiva.
La seduta di Alberto, riportata di seguito con commenti (la descrizione della
seduta in neretto è di Alberto stesso), evidenzia chiaramente un collegamento
diretto tra la funzione della suzione e quella dell’apprendimento.
E’ noto da tempo ai vegetoterapeuti che il modello suzione-masticazione
assunto dal bambino si ripropone nello stesso individuo come modello di apprendimento.
Spesso gli actings di suzione-masticazione migliorano la capacità di concentrazione,
la resistenza nello studio, la chiarezza mentale e quindi il rendimento scolastico
(vedi caso di “Fiamma” riportato nelle news di questo sito).
La seduta
Alberto arriva leggermente agitato, emotivamente
carico.
Riferisce uno stato di leggera tensione interiore, dovuta ad alcuni eventi:
- nella seduta precedente ha provato un netto blocco al diaframma, legato alla
paura di perdere la madre e al timore del rifiuto di lei; il vissuto non si è esaurito,
e produce ancora sensazioni e ricordi;
- nel periodo intercorso, si è reso conto della contrazione continua
a cui sottopone il suo diaframma, e durante la giornata spesso lo sente e cerca
di riposizionarsi: sembra sia iniziata una nuova coscienza del suo plesso solare;
- un impegno professionale particolare lo ha reso cosciente di avere delle
carenze di conoscenza; di questo ha informato serenamente i suoi superiori,
avvisando dei tempi necessari all’approfondimento, durante il quale si è reso
conto di avere una modalità di apprendimento non corretta.
Durante il viaggio verso lo studio, aveva il timore di arrivare in ritardo… analizzando
la sensazione, gli è balenata una frase che rappresenta il suo stato d’animo: “Se
arrivo in ritardo perdo ogni diritto.”
L’atteggiamento di ascolto profondo, di accoglienza delle comunicazioni
di Alberto, consente al terapeuta di non si concentrarsi sui contenuti “concettuali”,
ma sui “messaggi” che arrivano da lui. Come scrive Freud, nel 1912: “Si
tratta di […] mantenere una stessa ‘attenzione uniformemente sospesa’.
[…] Ci si può esprimere con la seguente formula: il medico deve
orientare il proprio inconscio come un organo di ricezione verso l’inconscio
trasmittente del malato”.
Il terapeuta propone ad Alberto l’acting della suzione. La scelta dell’acting
da proporre al paziente è uno degli atti principali del terapeuta durante
una seduta ed è il risultato di una “alchimia dell’organismo
terapeutico” che fonde l’ascolto profondo del paziente, di ciò che
esprime – non solo di ciò che dice, ma anche della sua espressione,
della sua postura, delle sue resistenze, del suo stato globale, della sua storia – e
l’esperienza di ciò che ogni acting “muove” nella persona,
esperienza fatta dal terapeuta su di sé in anni di scuola, e successivamente
sui pazienti.
Ecco come Alberto descrive il suo vissuto:
“Inizio l’esercizio. Subito mi accorgo che c’è qualcosa
di nuovo.
Di solito, succhiavo senza darmi pause, con continuità e con forza.
Oggi invece mi fermo, respiro, con il dito in bocca e lo sguardo fisso al
punto: “E’ così che dovrebbe essere? Mi piace darmi delle
pause, respirare a fondo” penso.
Mi concentro sulla respirazione, e, anche se il movimento degli occhi è irregolare,
non me ne occupo: avrà un suo senso. Durante le pause mi fermo sul punto
e quando riprendo a succhiare lo faccio con calma e gli occhi si posano sul mio
naso… Faccio fiducia a questo ritmo.”
Penso che il “concedersi delle pause” rientra in una corretta funzione
della suzione. Nel ritmo concentrato ma calmo di un poppante, durante una poppata
serena, si osservano delle pause, nelle quali egli riprende forza e respira regolarmente.
E’ da notare che Alberto, all’inizio della seduta aveva comunicato
che nel rapporto lavorativo si “era preso il tempo necessario”, e
contemporaneamente aveva il timore di “arrivare in ritardo alla seduta”,
quasi ad evidenziare la coesistenza di un atteggiamento sano e di un conflitto
riguardo al “prendersi i propri tempi”.
Alberto continua nella sua descrizione:
“Non succede niente di particolare. Ripenso alle molte volte in cui
gli esercizi hanno dato frutti a metà del tempo o verso la fine… e
riprendo, concentrato sull’esercizio fisico.
Inizio a seguire bene il percorso che va dal naso al punto, e dal punto al
naso, e ripenso a quanta fatica e dolore ci son voluti per ricostruire questo
percorso… e ripenso al significato del percorso a ritroso: ricevo il latte
dalla mamma, ricevo il suo amore, ricevo il suo affetto.”
Ricostruisco brevemente alcune fasi della terapia di Alberto, per spiegare la
frase “quanta fatica e dolore ci son voluti per ricostruire questo
percorso”…
Qualche anno fa, durante un acting, si era accorto che, nel percorso tra il punto
e il proprio naso, il suo sguardo non arrivava fino al naso, ma si fermava qualche
centimetro prima, come sospeso. Lui stesso aveva affermato “E’ come
se nel rapporto tra me e mia mamma, io non vedessi me stesso”.
Questo ‘non vedere sé stesso’ [il naso] lo portava a non vivere
con chiarezza il rapporto con le donne: egli identificava bene i bisogni della
donna che di volta in volta aveva di fronte, ma non i propri, con tutto ciò che
ne consegue.
Un intenso lavoro terapeutico lo ha portato a “vedere sé nel rapporto”,
a rivivere chiaramente i suoi bisogni nei confronti della madre e a vedere come
questi bisogni erano stati sistematicamente da lei disattesi e violati. Il percorso
oculare fisico “dal punto al naso” è diventato agevole solo
dopo aver chiarito le modalità e i contenuti di ciò che la madre
trasferiva sul figlio (Alberto) durante l’allattamento.
E’ iniziata poi la ricostruzione del percorso di ritorno, “dal naso
al punto”, cioè il suo esserci e rispondere nel rapporto con la
madre e alle donne in genere. E’ passato dalla disperazione alla rabbia,
poi tristezza e accettazione. Solo alla fine, sciolti tutti i “dolori nel
rapporto”, aveva colto l’amore ricevuto.
Alberto continua nella descrizione del suo vissuto:
“Ad un tratto mi torna in mente una affermazione di mia mamma: ‘Quando
poppavi eri bravissimo: succhiavi forte, finivi presto, e poi dormivi a lungo’.
Mi si apre la scena davanti: io che succhio in fretta, col terrore che mi venga
tolto il seno. Succhio convulsamente, e respiro poco e male, preso dalla fretta
e dalla paura. E non mi fermo, finchè il mio piccolo stomaco non è gonfio,
indolenzito, e duro.
‘Se arrivo in ritardo, perdo tutti i diritti’. Se succhio troppo
lentamente, perdo il seno e mia madre.
Sento in me la violenza e il dolore di tutto questo, e inizio a piangere.
Il terapeuta mi sollecita “Tieni gli occhi aperti, concentrati sulla
respirazione”. Continuo l’esercizio.
Sento dolore allo stomaco, e fatico a tenere gli occhi aperti. Ho la sensazione
precisa di stomaco gonfio e dolorante, e dico “Dormivo subito, dopo la
poppata, perché ero stanco e appesantito dalla digestione difficile, non
perché ero soddisfatto. Sento tutta la violenza di questa non-respirazione… mi
sono obbligato a non respirare, per il timore che mi venisse tolto il seno prima
di aver finito”.
Avverto una strana, ma precisa sensazione: tanti mali successivi si sono
appoggiati su questo male iniziale, e si sono installati in me a partire da qui… vedo
questi mali in una serie di flash di situazioni.
La ricerca continua e assillante di una donna-madre (nella maestra, nelle
ragazze, nel rifiuto della donna…), la ricerca di un seno ‘garantito’ come
sogno d’infanzia…”
La descrizione emotiva di Alberto (“tanti mali successivi si sono appoggiati
su questo male”) rende perfettamente il concetto di Reich della “corazza
caratteriale”, come “struttura dell’armatura come risultato
di un gioco di forze dinamiche” che “permeano, strettamente intrecciate,
l’intera struttura psichiche” (“La funzione dell’orgasmo” Pratiche
Ed. – pag. 153).
Alberto continua:
“Così come ho imparato a non-respirare e ad ingozzarmi in fretta,
così ho imparato ad apprendere: tutto di seguito, entro i primi 20 minuti,
altrimenti non riesco a fissare… in piena tensione fisica e respiratoria”.
Quante cose non sono riuscito ad imparare, quanta fatica ad adattarmi, quante
opportunità perse, quante difficoltà di concentrazione, quanta
fatica ad accettare la scuola e le sue modalità, quanto rifuggo l’apprendimento
sistematico e ordinato, incapace di seguire i percorsi ordinari… comprendo
solo se seguo le mie modalità e le mie vie… e in queste, quanta
fatica.
La mia “sbadataggine” che continuamente mi si sottolineava… ha
origine qui. Le mie difficoltà di concentrazione…
Avverto che è tutto da ricostruire, tutto da rivedere… percorsi
da fare, modalità di apprendimento da imparare… basta che mi fidi
della respirazione, del mio corpo.
E piango, sentendo in me Alberto bambino dolorante e piangente.
Inizio a sentire violente scosse al bacino, e mi scuoto in modo scomposto.
Il terapeuta mi invita “Lascia che le vibrazioni diventino sottili,
non scostarti dalla sensazione, tieni gli occhi aperti… il tuo scuotimento
allontana la sensazione vera”.
Reich scrive: “I movimenti volontari di certi gruppi muscolari possono
quindi fungere da difesa contro i movimenti involontari. Allo stesso modo certe
azioni muscolari involontarie possono manifestarsi come difesa contro altre azioni
involontarie” (“La funzione dell’orgasmo” - Pratiche
Editrice, p. 335).
Alberto continua:
Riprendo l’esercizio e il dolore allo stomaco e la tensione al diaframma
diventano più forti (o forse, semplicemente, li sento interamente)… In
tutto il mio corpo inizia una “fibrillazione energetica”, un insieme
di formicolìo intenso, di vibrazioni elettriche e di piccole scosse muscolari:
gli occhi faticano a rimanere aperti, sento le palpebre vibrare e la visione è a
luce intermittente (normale, meno luminosa, normale, meno luminosa… e
così via), la bocca è aperta ma le labbra sono contratte, formicolanti,
percorse da piccole scosse intermittenti… e così tutto il corpo,
che si sta riscaldando e irrigidendo, formicolante e vibrante: tutta la testa,
la gola, il collo, il petto e le spalle, le braccia e le mani, le fasce muscolari
sui fianchi, il bacino e le gambe.
Sono fiducioso e attendo, senza forzare, che questa espansione di energia
prenda il suo spazio e liberi le mie incrostazioni nervose.
Sento che il mio stomaco continua ad essere gonfio e dolorante, nonostante
intorno ad esso – e in tutto il mio corpo – “brillino delle
scintille di energia”. Percepisco che il dolore che sento dovrà essere
curato ancora, e non succederà tutto stamattina. Ci vorrà ancora
tempo
.
Inizio a piangere calde lacrime, a lungo. A volte urlo ancora, sentendo il
dolore per tutto quello che mi è mancato.
Pian piano il dolore si attenua, il plesso solare si ammorbidisce e si scalda.
Riprendo le forze, e mi alzo piano dal lettino.
Conclusione
Alberto, qualche settimana dopo, scrive: “Dopo aver sbloccato il mio
stomaco dal dolore che lo attanagliava, si è sbloccata la mia capacità di
leggere e apprendere. La mia intelligenza è diventata più armonica,
meno artificiosa. E’ come se, pian piano, crollando un sistema artificioso
di pensare, ne stesse rinascendo qualcosa che ha radici nelle profondità della
mia natura”.
E ancora “Tre anni fa avevo acquistato ‘La funzione dell’orgasmo’ di
Reich, e allora, dopo qualche capitolo, aveva deciso di non proseguire, perché leggevo
solo con la testa. Oggi sento, invece di poter leggere ‘interagendo’ e
comprendendo il libro…”.
Qualche mese dopo, Alberto riferisce di una maggior sincerità e sicurezza
nel rapportarsi con gli altri. Dice “Sento di non dover più nascondere
il mio stomaco, per proteggerlo” e racconta di come è riuscito,
più di una volta, a raccontarsi con autenticità e semplicità,
senza timore, di fronte a persone sconosciute.
La percezione fisica di sé e della sua postura sta cambiando. Dice “Tempo
fa ho iniziato a sentire bene la tensione al diaframma, e ora, man mano che questa
si allenta, mi accorgo sempre più che mantengo tutto il bacino in una
posizione innaturale, forzatamente tesa; qualche volta sento i glutei doloranti – perché li
contraggo così, anche se non serve? – oppure mi accorgo che posso
stare in piedi e camminare in un modo diverso, molto meno faticoso e contratto,
come un bambino inesperto che sta provando a stare in piedi per la prima volta.
Percepisco allora delle ondate di energia sessuale, ancora ingabbiata nei miei
muscoli – dalle cosce al diaframma, che chiede di realizzarsi e scaricarsi.”
Il suo “settimo segmento” sta cambiando, direttamente collegato al
suo diaframma e allo stomaco.
Lavorando ancora con actings terapeutici, si continuerà ad aprire la strada
a quella “energia sessuale ancora ingabbiata” e “rinascerà qualcosa
che ha radici profonde nella sua natura”.
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