
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 4
Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.
Le testimonianze raccolte dal Capo Settore
Quando la Gazzetta del Sud, che non è un giornale scandalistico, non rettifica i suoi gratuiti giudizi e non pubblica notizia della sentenza d'assoluzione…Quando un padre dice alla figlia che si prepara per andare dal medico per la psicoterapia: "Dove vai? Hanno arrestato il tuo medico per sequestro di persona"… Quando una cliente lascia sulla segreteria telefonica il messaggio: "Non posso continuare la terapia con Lei perché è inquisito"…Quando i genitori obbligano, a seguito della pubblica diffamazione, la loro figlia a smettere la psicoterapia nel momento in cui ella ti comunica di aver vinto la paura di cadere a terra perché si è accorta che ha cominciato ad usare alternativamente i due piedi per salire e scendere le scale, non poggiando più soltanto sul piede destro… Quando un tuo certificato di malattia è rifiutato dal medico di controllo… Quando uno psichiatra, dopo questi fatti, sconsiglia la vegetoterapia "perché brucia il cervello"… Quando alcuni medici saltano dalla sedia a sentire il nome di Reich e lo presentano agli ammalati come un capo religioso…diventa, allora, necessario pubblicare gli atti depositati in Tribunale per riparare, agli occhi delle persone oneste e intelligenti, il tuo onore calpestato e la cui distruzione tanto danno ha arrecato ad alcuni ammalati che saranno curati esclusivamente con massicce dosi di psicofarmaci, mentre, invece, la vegetoterapia carattero-analitica reichiana, si propone come cura valida e risolutiva non per tutte le schizofrenie, ma per buona parte di esse. Wilhelm Reich caposcuola di una confessione religiosa!? Wilhelm Reich, il medico che ha traghettato la psicoanalisi di Freud dal mondo della metapsicologia e della fede religiosa al mondo della realtà ricercando concretamente sul corpo umano le cause e gli effetti delle tesi freudiane! A stretto rigore scientifico la vegetoterapia e l'orgonomia sono d'esclusiva competenza medica. Come l'ostinata opposizione dei medici alla psicoanalisi costrinse S. Freud ad accogliere nella Società di Psicoanalisi filosofi, letterati, biologi e fisici, così l'ostinata opposizione dei medici a W. Reich metterà la vegetoterapia e l'orgonomia nelle mani d'alcuni volenterosi, non medici, che cercano di apprendere e utilizzare questa scienza per curare gli ammalati, ma anche nelle mani di mistificatori e di maghi, che useranno la vegetoterapia e l'orgonomia solo a scopo di lucro. I maghi già usano la piramide che dovrebbe essere di competenza del fisico e del medico.
La pubblicazione degli atti del caso Mirabile vuole essere anche la denuncia del servilismo della burocrazia italiana perché se è vero che v'è un "padronismo" disumano è altrettanto vero che v'è un servilismo masochistico.
Una lettura, anche superficiale, delle dichiarazioni delle persone presenti ai fatti, porta a prendere in esame un vecchio vizio della Polizia di Stato e dei magistrati inquirenti, mai modificato, nonostante le numerose fiction televisive o proprio come contraffaccia: trascurare le dichiarazioni che assolvono l'accusato, ricercare ostinatamente prove in danno dello stesso, pur avendo lucida coscienza della sua innocenza.
Sembrerebbe che nulla abbiano insegnato famose storie giudiziarie e la denuncia di opere scientifiche, letterarie e cinematografiche. In alcuni famosi e storici processi la costruzione di false accuse, la manipolazione delle prove, l'estorsione di dichiarazioni con la tortura, con il carcere, con la deportazione erano giustificate, machiavellicamente, da un'ideologia religiosa, per esempio nei processi di Santa Inquisizione, o politica, per esempio nei processi staliniani per la costruzione del socialismo nella Santa Russia.
La manipolazione d'alcune dichiarazioni da parte della Polizia di Stato e la pervicace ricerca d'inesistenti elementi di colpa, non trovano alcuna giustificazione, religiosa, morale, o politica. Trovano giustificazione soltanto nella mentalità e nei comportamenti mafiosi, di cui spesso alcuni elementi delle forze di polizia e della magistratura si rendono complici.
La manipolazione è, oltretutto, stupida perché è fatta in danno di una persona che non ostenta un'alta moralità, essendo questa relativa ad una visione ideale della vita, ma di persona che lavora sulla psiche e sul corpo ed ha l'autorità scientifica di dichiarare che potrebbe tenere sul suo lettino terapeutico tutti gli attori della presente storia per insegnare loro a vedere e a guardare, ed insegnare comportamenti bioenergeticamente funzionali, naturalmente rispettosi di sé e degli altri, che non possono non essere più che civili.
Il 29-30 giugno 1997, come risposta alla lettera del dr. Virginio Sozzi, si presentava, all'ufficio del capo settore, il dr. Marcello Nucifora della Direzione Sanitaria dell'ASL N. 5, chiedendo che si mandasse al Direttore Sanitario copia delle cartelle cliniche, del Centro di Salute Mentale e del S.P.D.C. dell'ospedale "Regina Margherita" e le testimonianze delle persone presenti ai fatti del 26 e 27 giugno.
Il capo settore raccoglie le testimonianze che invia con una lettera d'accompagnamento insieme a una propria relazione. La testimonianza del dr. Giuseppe Rao è del 20 luglio '97.
Il dr. Glielmi al dr. Giuseppe Pracanica, Direttore Sanitario dell' ASL N.5, 4 luglio 1997
Oggetto: T.S.O. per Mirabile
Riferisco sul paziente Mirabile.
Si conferma la validità medica e legale del T.S.O. per il paziente in oggetto. Il medesimo, al momento della visita collegiale, appariva confuso con deficit della critica. Dichiarava che al mattino non aveva preso, per dimenticanza, i farmaci ordinati dallo psichiatra e, a domanda se li avesse presi la sera precedente, rispondeva: "Non li ho presi perché non ne ho bisogno, perché non sono ammalato".
Alla domanda con chi vivesse e chi lo assistesse ha risposto: "Vivo da solo dopo la morte di mia moglie". Il rifiuto di assumere farmaci e la mancanza d'assistenza sono condizioni indispensabili per ordinare un T.S.O., a prescindere dalla gravità o meno della malattia.
Il fatto che il malato Mirabile, al S.P.D.C. non sia stato trattato con farmaci, e che sia stato deciso di dimetterlo dopo diciotto ore, non inficia per nulla la validità del T.S.O.
Fotocopie delle cartelle cliniche del CSM e del SPDC e della relazione dell'assistente sociale sono state consegnate al dr. Marcello Nucifora. Si allegano:
1) relazione dello scrivente capo settore.
2) relazione dello psicologo dr. Aldo Valenti;
3) relazione congiunta dei dottori Claudio Italiano e Di Marco Paolino;
4) relazione dr. De Luca;
5) (relazione del dr. Giuseppe Rao, rilasciata il 22 luglio)
6) dichiarazione dell'O. T. A. Giovanni Ferro;
7) dichiarazione dell'assistente amministrativa M. Luisa Mangano;
8) dichiarazione dell'ausiliario Francesco Catinello;
9) n. 2 relazioni dr. Pietro Mondì.
Commento: il dr. Pracanica, come si vedrà nella sua relazione al Direttore Generale, senza avere alcuna competenza psichiatrica, incriminerà la frase "a prescindere dalla gravità o meno della malattia", che intende mettere l'accento sulle altre due condizioni di legge: il rifiuto dei farmaci e la mancanza d'assistenza. La pratica psichiatrica di questi anni, infatti, ha insegnato che un grave schizofrenico che prende i farmaci ed è assistito dalla famiglia non necessità di ricovero ospedaliero, mentre un ammalato di non grave morbosità, che minacci il suicidio, non assistito dalla famiglia e che rifiuti la terapia medica, necessità di ricovero ospedaliero.
1) Relazione del capo settore al Direttore Sanitario Dr. Giuseppe Pracanica.
Messina 04.07.1997. Prot. 1547
Mi corre l'obbligo di riferire sui gravi comportamenti del Dr. Virginio Sozzi che per la sequenza in tre episodi distinti non ammettono altra tollerabilità.
1° episodio
Ai primi di maggio del c. a. la dr.ssa Maria Teresa Pigneri, primario del Centro di Salute Mentale di Messina sud, mi riferisce che a tal paziente Ettore era stata sospesa la terapia farmacologica. Afferma che i parenti dell'ammalato, tra cui due medici, erano imbestialiti perché nonostante che al dr. Virginio Sozzi fosse stata segnalata, per tempo, la fase di ipereccitamento e di insonnia del detto Ettore, questi restava, abbandonato a se stesso, senza copertura farmacologica e che, pertanto, erano intenzionati a sporgere denunzia. A giudizio della dr.ssa Pigneri il malato effettivamente non aveva un trattamento farmacologico adeguato alla nuova fase d'eccitamento. Invitavo il dr. Virginio Sozzi a correggere o ad intervenire con adeguata terapia farmacologica sul paziente Ettore. Mi si rispondeva che il paziente era in buon equilibrio emotivo e che le pressanti richieste dei familiari, per un più incisivo intervento, erano ingiustificate. Dopo qualche giorno la sorella del malato mi telefona rappresentandomi le stesse lamentele, già espostemi dalla dr.ssa Pigneri. Colgo l'occasione per invitarla insieme all'intero gruppo familiare presso il mio ufficio in Via T. Capra. Qui si presentano la collega, il di lei marito, medico, la madre del paziente ed altro familiare insieme al paziente Ettore. Questi in fase di eccitamento accusa lo scrivente di essere in combutta con la di lui sorella per un complotto ordito ai suoi danni. Aggredisce con voce alta e con parolacce la sorella e la madre. Invito il paziente a calmarsi e questi, poco dopo, lascia spontaneamente il mio ufficio. A questo punto, e non so perché, scoppia un litigio furibondo provocato dal dr. Sozzi che inveisce contro la sorella del paziente dichiarando come un ossesso: "Io non sono agli ordini della famiglia…..e da oggi non intendo più seguire il paziente".
Presenti all'incontro il dr. Aldo Valenti, psicologo e la dr.ssa Maria Teresa Pigneri.
2° episodio (26.06.1997)
Sono in riunione nella mia stanza con i sanitari del Ser.T. di Milazzo, dr. C. Italiano e dr. P. Di Marco, con il dr. G. Rao medico dello S.P.D.C. "Margherita)", il dr. A. Valenti (psicologo, in atto in servizio presso l'ufficio del CS) per un incontro di lavoro. Dopo cinque minuti dall'inizio della riunione siamo interrotti dal dr. Pietro Mondì il quale sostiene che il dr. V. Sozzi non vuole controfirmargli un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) per un paziente. Esco dalla mia stanza per far chiamare il dr. Sozzi e vedo il paziente a colloquio con l'assistente sociale V. Favano, il quale mi ragguaglia rapidamente sul paziente dicendo: " E' confuso e disorientato".
Dopo che il dr. Sozzi è entrato nella mia stanza mi rivolgo a lui e agli altri medici e dico: "Vi chiedo scusa per l'interruzione, ma giacché siete qui facciamo tutti insieme una consulenza psichiatrica, desidero anche il vostro parere".
Mi rivolgo, quindi, al dr. Mondì e gli chiedo quale diagnosi avesse formulato. Il dr. Mondì risponde: "Stato psicotico acuto a margine di delirio". Mi rivolgo al dr. V. Sozzi chiedendogli se condivideva la diagnosi. Il dr. Sozzi risponde: "Il paziente non si deve ricoverare". Ed io: "Dr. Sozzi le chiedo la sua diagnosi se non condivide quella del dr. Mondì e non se il paziente deve ricoverarsi oppure no, perché questo lo stabiliremo successivamente e soltanto dopo aver formulato una diagnosi". Il dr. Sozzi risponde: "Questa è psichiatria dell'anno zero, il paziente non si deve ricoverare". Ed io pazientemente: "Dr. Sozzi le sto chiedendo la diagnosi, se non condivide quella del dr. Mondì. Non altro." E lui: "Se ricoverate il paziente io vi denuncio per sequestro di persona". Ed io: "Va bene, fate entrare il malato, lo visito io". Entra il malato. Appare confuso, disorientato e depresso. E' silenzio nella stanza. Dal colloquio non emergono disturbi allucinatori. L'ideazione appare confusa. Si sente vittima di azioni persecutorie messe in atto dai familiari della moglie deceduta. La critica e il giudizio sono deficitari, difatti, a domanda risponde che avendo cento milioni li spenderebbe in viveri, insalate e ortaggi. Dice di non aver preso le medicine il mattino perché se n'è dimenticato. A domanda se le avesse prese la sera precedente, risponde: "Non le ho prese, perché non ne ho bisogno e sto bene." Dice di vivere da solo. Finito il colloquio (l'ammalato è accompagnato fuori della stanza), ritengo opportuno di controfirmare il T.S.O. formulato in precedenza dal dr. Mondì per lo stato confusionale, per la mancanza d'assistenza da parte dei familiari e per il dichiarato rifiuto di prendere i farmaci. A questo punto il dr. Sozzi dà in escandescenze dichiarando che ci denuncerà per "sequestro di persona" e per quattro, cinque volte entrando ed uscendo dalla mia stanza, sempre sulla porta della stessa, grida: "Questa è psichiatria anno zero…. Se ha i C……. mi faccia l'ordine di trasferimento per il P. O. Mandalari". Infine rispondo alle sue provocazioni dicendogli: "Se vuole andare al P. O. Mandalari faccia la domanda". Ma lui ripete gli insulti ed a questo punto chiedo di trascrivere l'ordine di servizio, nella speranza che lo stesso si quietasse e che alla fine cestino senza firmarlo. Presenti a questo grave comportamento le persone innanzi menzionate e l'assistente sociale V. Favano, che a questo punto riferisce la sua opinione circa l'opportunità o meno del ricovero con T.S.O. del paziente.
3° episodio (27.06.1997)
Il giorno 27.06.1997 alle ore 13.00 dopo aver assolto ai compiti di routine chiedo al dr. Mondì la cartella clinica del Mirabile, che prima non si trova, poi è presentata dall'infermiera Castriciano perché sul suo tavolo per la registrazione statistica. Con insolita tempestività che lascia trasparire un vero attacco di gruppo contro il dr. Mondì si presenta nel mio ufficio il dr. Sozzi che invitato ad accomodarsi fuori in quanto da me non richiesto, risponde alzando la voce con una violenza inaudita che egli "deve stare nel mio ufficio per controllare eventuali manipolazioni della cartella clinica da parte del dr. Mondì e che uscirà solo se vengono i carabinieri". Invitato più volte ad uscire dalla mia stanza anche dagli altri miei collaboratori (dr. Mondì, dr. A. Valenti, signor Catinello, signora Mangano M.) opponeva resistenza. Pertanto, sono stato costretto a far chiamare la Forza Pubblica, al cui arrivo, il dr. Sozzi si trovava fuori della mia stanza nei corridoi.
A margine dei tre episodi riferiti sui gravi comportamenti del dr. Virginio Sozzi, si fa rilevare che, a norma della legge 180, un qualsiasi cittadino può presentare opposizione al T.S.O. presso il giudice tutelare: la qualcosa va intesa nel senso che anche un medico della struttura pubblica può indurre un paziente a proporre opposizione al T.S.O. presso il giudice tutelare, anzi è suo dovere informare il paziente di questo diritto. Ma… consigliare o indurre il paziente a sporgere denunzia per "sequestro di persona", così come il dr. Sozzi ha minacciato direttamente la mia persona, in presenza dei colleghi, di farlo egli personalmente, come si evince anche dalle relazioni del dr. Mondì e dell'O. T. A. signor Ferro: è cosa ben diversa perché significa accusare lo scrivente capo settore di un reato gravissimo. Il dr. Sozzi anche nell'accusa al dr. Mondì di voler manipolare la cartella clinica, si è reso responsabile di un'infamante accusa. Va rilevato inoltre dalle dichiarazioni rese spontaneamente dall'O. T. A. signor Ferro che il dr. Sozzi abbia montato il caso, spinto da odio verso il collega Mondì, strumentalizzando il paziente che dichiara di difendere. Va segnalata la minaccia nei confronti del dr. Mondì che a seguito della stessa è stato colto da malore.
Vista la gravità dei fatti si richiede nei confronti del dr. V. Sozzi un urgente trasferimento ad altra sede per chiara e dimostrata incompatibilità con lo scrivente capo settore.
Commento: una prima considerazione che è sfuggita a tutti: un medico minacciato di essere denunciato per la convalida di un TSO, deve agire con molta oculatezza e se, nonostante le minacce, firma la proposta di ricovero, avrà dovuto farlo in tutta scienza e coscienza. Questa considerazione avrebbe risparmiato tempo e lavoro agli inquirenti e danaro dello Stato.
Avendo il dr. Virginio Sozzi tenuto un comportamento offensivo e provocatorio, non mi avvalgo della facoltà di trasferirlo in altra sede, come da richiesta verbale dello stesso, ma riferisco al Direttore Sanitario per eventuali provvedimenti disciplinari da concordare insieme. Per quale motivo avrei dovuto parlargli del malato Ettore, se non per riferire sui comportamenti del dr. Virginio Sozzi? Tale atteggiamento fa cadere le accuse riguardo a presunte minacce di trasferimento, che gli inquirenti hanno vanamente perseguito.
Ma… il dr. Giuseppe Pracanica, medico igienista che non ha mai visitato un malato e che nella sua vita si è occupato unicamente e soltanto di politica, orecchiando la legge 180 ed altre con un'intelligenza arrogante e di parte, di molto inferiore a quella di un sindacalista colto e serio, altrimenti non si sarebbe scomposto davanti alla delazione del dr. Sozzi e l'avrebbe presa per tale (v. cap.3), senza avere alcuna competenza in psichiatria, s'improvvisa psichiatra e trasforma una segnalazione di servizio sui comportamenti istituzionali del dr. Sozzi, in un'indagine clinica sul malato Mirabile, con la precisa e lucida coscienza di danneggiarmi ingiustamente.
2) Dr. Aldo Valenti, psicologo, al dr. Pracanica, Direttore Sanitario 3/7/97
Oggetto: relazione su quanto accaduto in data 26.06.1997 e 27.06.1997 presso il
C.S.M. di Messina nord, Via Capra.
In data 26.06.1997 intorno alle ore 12.00 ero presente ad un incontro di lavoro con i sanitari del Ser.T. di Milazzo Dr. C. Italiano e Dr. P. Di Marco, il Dr. G. Rao (S.P.D.C. del "Margherita"), Dr. De Luca - Dirigente medico I livello del C.S.M. di Messina nord, il Dr. N. Glielmi. Ad un tratto dei lavori entra, nella stanza del capo settore, il Dr. P. Mondì - dirigente medico I livello - in servizio presso il C.S.M. di Messina nord - che rivolgendosi al Dr. N. Glielmi fa presente che ha appena concluso un incontro con un paziente e per il quale, considerata la diagnosi da lui formulata, ritiene opportuno il ricovero del paziente e che quindi l'intervento da lui prospettato (T.S.O.) necessita dell'avallo di un altro medico. Il Dr. Glielmi invita il Dr. V. Sozzi - dirigente medico I livello presso il C. S. M. di Messina nord ad accomodarsi nella sua stanza per visitare il paziente MIRABILE. Dopo pochi minuti il Dr. Sozzi rientra nella stanza del capo settore dove stava proseguendo l'incontro di lavoro, dichiarando che secondo lui il paziente non doveva essere ricoverato, contraddicendo quanto era stato prospettato dal Dr. Mondì. A questo punto il Dr. Glielmi chiede espressamente al Dr. Sozzi: "Mi dica la sua diagnosi." Il dr. Sozzi ribadisce che il paziente non è da ricoverare. Controbatte il Dr. Glielmi: "Dr. Sozzi le ho chiesto la diagnosi, non il tipo di intervento che valuteremo successivamente". A questo punto il dr. Sozzi in modo alterato esclama: "Questa è psichiatria dell'anno zero" e il dr. Glielmi ancora: "Dr. Sozzi desidero la sua diagnosi". Il dr. Glielmi dispone che venga ammesso il paziente per essere visitato e per una valutazione del caso. Nel momento in cui il Dr. Glielmi colloquia con il paziente mi sono temporaneamente allontanato dalla stanza. Ritornato, nella stanza del capo settore era in corso un'accesa discussione dei cui contenti non sono a conoscenza, in quanto mi ero fermato fuori della porta. Avendo visto il paziente che stazionava nel corridoio chiedo del perché della sua presenza. Il paziente appariva confuso e frastornato, gli ho chiesto come si sentisse: "Sono venuto a farmi una visita perché da un po' di giorni non sto molto bene, mi sento giù e volevo sapere cosa fare?" Ho chiesto: "Ma lei fa una terapia farmacologica ?" Risponde: "'Fino a poco tempo fa prendevo dei farmaci solo che ieri non li ho presi e stamattina li ho dimenticati, devo ritornare in ufficio, in quanto ho preso un'ora di permesso ed il tempo è già trascorso, mi può dire se me ne posso andare?". Lo rassicuro dicendogli che non ero io la persona che potesse decidere su quanto lui mi chiedeva e che avrebbe dovuto aspettare la decisione dei medici. Nel frattempo la discussione all'interno della stanza proseguiva piuttosto animosamente. Successivamente, rientrato per riprendere l'incontro con i suddetti medici, è arrivato un vigile urbano presso la stanza del capo settore chiedendo dove fosse il paziente per il quale era stato disposto il T.S.O. Indicatagli la stanza, dove si trovava il paziente, il vigile si è allontanato, e di quanto successo fuori ignoro gli sviluppi in quanto avevo ripreso lo svolgimento dei miei impegni con i colleghi su menzionati.
Per quanto riguarda il giorno successivo, 27.06.1997, il Dr. Glielmi invita il Dr. Sozzi presso la sua stanza per rivedere l'accaduto del giorno precedente. Il Dr. Glielmi chiede notizie sul paziente al Dr. Sozzi, il quale lo informa che era stato dimesso. A questo punto il dr. Glielmi telefona al SPDC del "Margherita" per avere notizie sul paziente. Il dr. Glielmi è a colloquio telefonico con la dr.ssa Della Villa alla quale fa richiesta della cartella clinica essendo il primario del "Margherita". Ritengo che la dr.ssa Della Villa non l'avesse ancora completata in quanto il dr. Glielmi dice testualmente: "Scrivi tutto secondo la tua coscienza e secondo quello che hai osservato ed al più presto fammela recapitare". Dopo la telefonata, il dr. Sozzi esce dalla stanza ed il dr. Glielmi chiama il dr. Mondì invitandolo a portare la cartella del paziente in questione. La cartella viene portata dall'infermiera Signora Castriciano ed assieme a lei entra il Dr. Sozzi. A questo punto il Dr. Sozzi ha uno scatto di rabbia facendo allusioni e dicendo: "Qui si vuole manipolare la cartella del paziente!" Ribadendo più volte questa affermazione in modo ossessivo. Nel frattempo era giunto anche l'assistente sociale signor Favano che aveva seguito il caso del giorno precedente. Intanto il Dr. Sozzi continua a fare affermazioni, sul tentativo che lui ipotizzava, sempre con più veemenza. Il Dr. Sozzi viene invitato più volte a mantenere un comportamento educato e civile nei confronti del capo settore, ma il Dr. Sozzi non mi dà ascolto ripetendo in modo meccanico. "Qui si vuole manipolare una cartella". A questo punto il Dr. Glielmi invita più volte il Dr. Sozzi ad uscire dalla stanza, visto il perseverare dei suoi atteggiamenti. Il Dr. Sozzi, invitato più volte dal sottoscritto a contenersi e ad allontanarsi dalla stanza, in quanto la situazione andava precipitando, si è rifiutato. Ad analoghi inviti che gli erano stati rivolti anche da parte di altri collaboratori aveva risposto che lui sarebbe uscito solo se fossero stati i carabinieri a portarlo fuori. A questo punto il dr. Glielmi prende la cartella che si trovava sulla sua scrivania e ne dispone il "sequestro" riponendola nella sua scrivania sottochiave e mi invita ad andare nella mia stanza assieme al Signor Favano - assistente sociale - per relazionare sul paziente. Il Signor Favano risultava scosso a tal punto che annotava che i fatti si erano verificati in data 27 luglio e non giugno (copia della minuta è in possesso del Signor Favano). Constatata la sua condizione, ho suggerito al Signor Favano di dettarmi la sua relazione: sarei stato io a scrivere quanto lui stesso avesse riferito ed alla fine avrebbe verificato e sottoscritto quanto dichiarato e se quanto scritto corrispondeva a verità. Durante la stesura della relazione, al di fuori della stanza il Dr. Sozzi lanciava messaggi del tipo: "state attenti a quello che scrivete!" ripetendolo più volte. Si proseguiva nella compilazione della relazione del signor Favano, quando sono giunti i carabinieri perché chiamati dalla Signora M. Mangano - amministrativa del CSM - per quello che era accaduto precedentemente. Chiamato nella stanza dal Dr. Glielmi, il carabiniere ci ha descritto quali provvedimenti si potevano intraprendere per l'accaduto (denuncia, querela ed i tempi di scadenza); si è poi rassicurato che il problema fosse rientrato. La medesima informazione è stata fatta da parte del carabiniere al Dr. Sozzi, che era nel corridoio del servizio, anche in mia presenza in quanto cercavo di tranquillizzare il Dr. Sozzi ammonendolo verbalmente ed amichevolmente per i suoi comportamenti sicuramente non conformi alla sua professionalità ed al ruolo che lui riveste. Nel frattempo si erano fatte le ore 14,15. Il signor Favano ha continuato successivamente la sua relazione da solo e consegnata il giorno 01.07.1997 in presenza mia e del Signor Donnici - amministrativo - al Dr. Glielmi che contestava il contenuto della relazione perché non conforme a quanto da lui verbalmente dichiarato il giorno della visita del Signor Mirabile. Di quanto scritto mi assumo le mie personali responsabilità e resto a completa disposizione per eventuali chiarimenti ove si rendessero necessari.
Commento: questa sola testimonianza sarebbe bastata a far chiudere il caso. Forse il P. M. dr. Niccolò Crascì non l'ha neppure letta, mentre è certo che abbia cestinato la relazione del dr. Mondì, l'unica clinica in senso tecnico, quelle degli altri medici essendo non relazioni cliniche sul malato ma testimonianze sui comportamenti del dr. Virginio Sozzi. Se il giudice delle Indagini Preliminari, dr.ssa Daria Orlando avesse letto la relazione del dr. Valenti confermata all'ispettore di Polizia Salvatore Prestipino non avrebbe rinviato a giudizio me e il dr. Pietro Mondì. Se l'avesse letta l'ispettore di Polizia non avrebbe cercato come prova dello ipotizzato sequestro di persona la presunta volontà mia di condizionare la diagnosi della dr.ssa Della Villa
perché il dr. Valenti scrive: "Il dr. Glielmi dice testualmente: "Scrivi tutto secondo la tua coscienza e secondo quello che hai osservato ed al più presto fammi recapitare la cartella clinica". Ciò gli sarà confermato nel suo interrogatorio e dallo stesso dr. Sozzi che smentirà le accuse di mie ingerenze nella compilazione della cartella clinica e della diagnosi. L'ispettore di Polizia signor Salvatore Prestipino, con un fiuto investigativo straordinario degno di Poirot, ipotizzerà una seconda telefonata intercorsa tra me e la dr.ssa Della Villa, e nonostante la dichiarazione di quest'ultima di aver ricevuto da me una sola telefonata, imperterrito seguirà la sua pista. Non chiederà alla stessa chi siano state le persone che l'hanno minacciata con molteplici telefonate.
In realtà il dr. Sozzi obbliga la dr.ssa Della Villa a dimettere l'ammalato e a fare una diagnosi di quasi sanità mentale per il Mirabile, con la minaccia di coinvolgerla in un sequestro di persona. Questo s'evince, come vedremo, dalla stessa lettera di Della Villa, la quale fa diagnosi di "stato d'ansia" (non è una diagnosi ma un sintomo), dimette l'ammalato, contro l'ordine del primario che le proibiva di dimettere gli ammalati se non dopo la supervisione della dr.ssa Carlo Stella o d'altro aiuto medico, non essendo, oltretutto, specializzata in psichiatria. Del suo operato informa il dr. Sozzi (estraneo al Servizio) e non piuttosto il primario del reparto. Dopo 14 giorni Lucia Della Villa, come la piccola dottoressa Lidia Timasciuk, scrive un infamante documento contro il suo capo. Meriterebbe d'essere cancellata dall'albo dei medici chirurghi per il delitto di calunnia contro il suo diretto superiore, delitto riscontrabile nel suo medesimo scritto, prescindendo dalle testimonianze che smentiscono le sue accuse
Il dr. Aldo Valenti dichiara di non aver assistito alla visita del malato, che nel corridoio gli avrebbe confessato d'essere venuto al Centro di Salute Mentale per una visita: non per avere la prescrizione dei farmaci come falsamente ha proclamato il Direttore Generale e come hanno scritto i giornali.
3) I dottori Di Marco Paolino e Italiano Claudio al Direttore Sanitario, 3/7/97.
Oggetto: relazione sui fatti avvenuti presso gli uffici del capo settore salute mentale e tossicodipendenze dr. Glielmi il 26/06/97
I sottoscritti dottori Di Marco Paolino e Italiano Claudio, medici in servizio al Ser.T. di Milazzo, trovandosi per ragioni di lavoro, presso gli Uffici del dr. Glielmi, tra le ore 12.30 e le ore 13.30, in presenza del sindacalista della CISL Medici (dr. G. Rao), e del dr. Valenti Aldo, psicologo, e di altre persone a noi non conosciute, premesso che non ricordano con precisione i fatti accaduti, pur tuttavia riferiscono quanto segue. Mentre si dibattevano i problemi connessi alla necessità di dover assicurare la figura di un responsabile del Ser.T. di Milazzo, in assenza del dr. Xerra, entrava nella stanza del Capo Settore il dr. Pietro Mondì, chiedendo una convalida per una proposta di TSO relativa ad un signore sulla cinquantina, di identità a noi non conosciuta; entrava successivamente il dr. Sozzi, sostenendo che il paziente in questione, a suo dire, non necessitava di ricovero alcuno, essendo sufficiente una adeguata terapia per la soluzione del caso. A questo punto il dr. Glielmi chiedeva chiarimenti in merito alla diagnosi psichiatrica formulata. Essendo nel frattempo sorta una animata discussione circa la validità o meno di un eventuale T.S.O., il dr. Glielmi, di persona, voleva valutare le condizioni cliniche del paziente, per verificare se fosse il caso o meno di convalidare il provvedimento sanitario di ricovero. Entrato, dunque, il paziente lo stesso procedeva di persona, in presenza del dr. Mondì', del dr. Rao, dei sottoscritti e di altre persone che non ricordiamo, ad una visita psichiatrica, al termine della quale, essendo emerso che il paziente non aveva, in atto, seguito le terapie prescrittegli e che, a suo dire, non necessitava di ricovero, ma doveva ritornare all'ufficio postale, decideva per una convalida del TSO. A questo punto il dr. Sozzi protestava vivacemente sostenendo che, comunque, un siffatto provvedimento era lesivo nei confronti del paziente e che si sarebbe potuto ugualmente prenderlo in carico, assumendosene ogni eventuale responsabilità, senza ricorrere al ricovero coatto. A questo punto il paziente veniva allontanato dalla stanza ed abbiamo ripreso le attività. Quindi, se ben ricordiamo, seguiva una fase convulsa, caratterizzata da animosità, da parte del Sozzi, durante la quale quest'ultimo, con atteggiamento concitato ed irriverente, chiedeva un ordine di servizio che lo trasferisse al Mandalari. Il dr. Glielmi, a questo punto, diceva al dr. Sozzi che poteva pure procedere egli stesso, di suo pugno, alla redazione di un siffatto ordine di servizio, che egli avrebbe sottoscritto. Alla fine, si riprendevano, ulteriormente, i lavori, già più volte interrotti da queste discussioni.
Commento: i due medici usano l'aggettivo irriverente e non piuttosto irriguardoso, o irrispettoso. Nel vocabolario della lingua italiana di Devoto e Oli, alla voce irriguardoso si legge: "Che manca di riguardo o di rispetto nei rapporti sociali o gerarchici". Alla voce irrispettoso: "Che manca del dovuto rispetto". Alla voce irriverente: "Mancante di rispetto nei confronti di chi o di quanto è ritenuto superiore o sacro". I due medici si riferiscono all'autorità del capo settore per la sua intrinseca qualità, oltre al ruolo da lui ricoperto. I due medici, quindi, sono allibiti per "l'atteggiamento concitato e irriverente" del dr. Sozzi e non perché il capo settore abbia firmato il TSO, come scrive il dr. Sozzi (v. cap. 3)
I due medici scrivono "il dr. Sozzi chiedeva un ordine di servizio che lo trasferisse al Mandalari, ecc. ecc.". Nessuna minaccia, dunque, di trasferirlo al Mandalari, come falsamente ha scritto il Sozzi nella sua denuncia.
4) Il dr. G. De Luca al Direttore sanitario, 3/7/1997
Il 26.06.1997 intorno alle ore 12.30 circa, sono stato chiamato nell'ufficio del capo settore, dove presenti il Dr. Glielmi, il Dr. Mondì e il Dr. Valenti, mi veniva chiesto di visitare un signore, per avallare, secondo termini di legge, il provvedimento T.S.O. ritenuto necessario dal Dr. Mondì che aveva già visto il paziente. Facevo presente il mio imminente impegno in una riunione sindacale con lui stesso e che, se comunque non ci fosse stata l'immediata disponibilità di un altro medico del Servizio, avrei effettuato la visita io stesso. Intanto il Dr. Mondì usciva dalla stanza per chiamare un altro medico, mentre il sottoscritto si intratteneva nell'ufficio per l'inizio della suddetta riunione sindacale, assieme al Dr. Rao ed altri colleghi di Milazzo nel frattempo sopraggiunti. Tuttavia prima dell'inizio della riunione uscivo dalla stanza per accertarmi che il Dr. Mondì avesse trovato il collega per completare la visita. Lo stesso Mondì mi diceva che avrebbe visitato il paziente assieme al Dr. Sozzi. Quindi, ritornavo in riunione. Successivamente entrava il Dr. Sozzi riferendo che sulla base della visita effettuata, non vi era, a suo avviso, necessità di ricovero. A quel punto sono stato chiamato per una urgenza telefonica e mi sono allontanato dall'ufficio del CS.
Commento: alle "ore 12.30 circa" è nella stanza del capo settore. Non assiste alla prima aggressione del dr. Virginio Sozzi, né tanto meno alla visita del malato avvenuta dopo le ore 12.30.
5-) Il dr. Giuseppe Rao al Direttore Sanitario, 22/7/1997.
Oggetto: relazione sui fatti accaduti presso gli uffici della salute mentale e tossicodipendenze il26.06.1997.
Il giorno 26.06.97 mi trovavo presso gli uffici del Centro della salute mentale e precisamente ero nella stanza del dr. Glielmi, insieme ai colleghi Di Marco e Italiano, ed al dr. Valenti, quando ad un certo punto entrava il dr. Mondì , chiedendo la convalida di una proposta di T.S.O. da lui preparata , relativamente a una persona che a suo dire aveva bisogno urgente di essere curato e che lo stesso rifiutava di eseguire le terapie del caso.
Dopo qualche secondo entrava anche il dr. Sozzi che diceva di essere stato precedentemente invitato dal dr. Mondì ad una consulenza sul caso in oggetto e che a suo parere il paziente non necessitava di alcuno ricovero, ma che sarebbe bastata una terapia domiciliare. A questo punto interveniva il dr. Glielmi chiedendo chiarimenti sulla vicenda, visto però che le posizioni rimanevano invariate decideva di sottoporre personalmente a visita il paziente, alla fine della quale riteneva utile convalidare la proposta di T.S.O. precedentemente preparata dal dr. Mondì, ritenendo che il ricovero fosse elemento utile dal punto di vista clinico per la condizione del paziente. Vista la decisione del dr. Glielmi, il dr. Sozzi contestava vivacemente e con animosità la determinazione del dr. Glielmi.
Commento: dalle sue dichiarazioni non si desume che egli storcesse la bocca o rimanesse allibito per la firma del TSO. Tutt'altro! Egli scrive: "Il primario riteneva utile convalidare la proposta di T.S.O. …..ritenendo che il ricovero fosse elemento utile dal punto di vista clinico per la condizione del paziente".
Nella descrizione del comportamento del dr. Sozzi mantiene "un profilo basso", come confesserà nella conversazione telefonica.
Nel primo interrogatorio dell'ispettore di polizia, dichiarerà che durante la mia visita egli era intento a leggere le sue carte e, pertanto, non aveva seguito l'esame clinico del malato, ma dichiarerà pure che insieme agli altri colleghi si era dato da fare per convincere il malato a ricoverarsi volontariamente, e che al suo rifiuto scattava la procedura del ricovero coatto. Perché avrebbe dovuto darsi da fare se non avesse condiviso l'operato del capo settore?
Nel secondo interrogatorio all'ispettore di Polizia, per il procedimento di Glielmi e Mondì contro Francesco Poli ed altri per diffamazione, gli scapperà di dire, in una parentesi, come voce dal sen sfuggita: "Il comportamento della dr.ssa Lucia Della Villa da un punto di vista clinico è stato perfetto non in contrasto con le decisioni primariali precedentemente adottate", frase che può essere letta anche così: "Il comportamento clinico del dr. Glielmi è stato clinicamente perfetto non in contrasto con le decisioni mediche posteriormente adottate dalla dr.ssa della Villa".
Nella conversazione telefonica dirà di avere incontrato il Mirabile per strada e di averlo giudicato gravemente ammalato. La conversazione, interpretata a senso unico dal giudice delle indagini preliminari dr.ssa Eugenia Grimaldi, svelerà l'inganno del Direttore Generale, il complotto ordito alle mie spalle ed il comportamento paranoide della dr.ssa Lucia Della Villa, che è sottoposta a minacce da parte di non meglio precisati personaggi della Direzione Generale. Se fosse stato mio amico, come scrive pretestuosamente la dr.ssa Eugenia Grimaldi che non prende in alcuna considerazione le sue rivelazioni, il dr. Giuseppe Rao, non avrebbe dichiarato all'ispettore di polizia che durante la visita al malato leggeva le sue carte, o dichiarato, nel secondo interrogatorio, che il comportamento della dr.ssa Della Villa "sia stato clinicamente perfetto non in contrasto con le decisioni primariali precedentemente adottate", dichiarazione che ha il solo scopo di proteggere la dr.ssa Della Villa dall'accusa di aver fatto un sequestro di persona, perché mentre noi (Glielmi e Mondì) in scienza e coscienza avevamo ordinato il ricovero, ella avrebbe trattenuto al S.P.D.C., contro la sua scienza e coscienza, un ammalato non bisognevole di ricovero coatto.
6) Dichiarazione spontanea dell'OTA Giovanni Ferro, 03/07/1977
E' sentito il signor Ferro Giovanni sui fatti accaduti il 26/6/1997 nel corridoio antistante l'ufficio del capo settore, circa il ricovero coatto del signor Mirabile, in quanto da dichiarazione di altri, risulta che lo stesso vi fosse presente. Assistono alle dichiarazioni spontaneamente rese dietro richiesta del capo settore, l'infermiera Intelisano Gerarda e il Dr. Valenti Aldo.
D.: - mi dica quello che ha sentito o visto circa il ricovero del signor Mirabile.
R.: - premesso che il sottoscritto, non entra in merito del ricovero in quanto non qualificato nel potere esprimere opinioni sulle patologie, riferisco, per quanto di mia memoria, quanto segue: il paziente, al momento in cui si sono presentati i vigili e gli infermieri, con supposta calma, manifestava l'indignazione per quanto accaduto e chiedeva ai signori presenti (2 vigili, 2 infermieri di ambulanza) cosa avrebbe potuto fare per manifestare eventuale contestazione per un supposto diritto leso, come da sua opinione personale. A questo punto il Dr. Sozzi riferiva al paziente che lo stesso avrebbe potuto fare regolare denuncia per "sequestro di persona". Da ciò ne scaturisce un diverbio tra il Dr. Mondì e il Dr. Sozzi. Il Dr. Mondì precisa che precedentemente aveva informato lo stesso paziente che nel caso in cui avesse voluto contestare il T.S.O., avrebbe potuto rivolgersi al giudice tutelare, in quanto è un suo diritto, per cui non riteneva necessario parlare di "sequestro di persona" in presenza del paziente e di persone estranee al caso, poiché questo atteggiamento potrebbe causare agitazione e confusione nel paziente. Il Dr. Sozzi ribadisce che se danno e confusione sono stati causati al paziente, ciò è avvenuto in conseguenza del provvedimento adottato (T.S.O.), che lui non riteneva necessario. Il paziente rinnovava la volontà di andarsene, perché a suo dire non si considerava colpevole di alcun fatto o reato che potessero giustificare tale T.S.O. Gli infermieri dell'ambulanza invitarono il paziente a non agitarsi, malgrado a mio dire, calmo e sconcertato, altrimenti lo avrebbero dovuto trasportare con la forza. Comunque dal momento in cui sono arrivati i Vigili al momento in cui il paziente è stato trasportato, saranno trascorsi 20 minuti, durante i quali il Dr. Sozzi ha manifestato la sua contrarietà al provvedimento, ribadendo al paziente che sarebbe stato suo diritto fare denuncia per "sequestro di persona". Al che il diverbio si è spostato davanti alla porta della segreteria amministrativa. A mio parere, come persona non come esperto (sono O. T. A. presso l'SPDC), entrambi i medici sembravano fortemente contrariati, tanto che il Dr. Sozzi diceva al Dr. Mondì che comunque avrebbe fatto di tutto perché uno dei due se ne andasse da questo ufficio. Tanto che a questo punto, per quel poco di mia conoscenza, il Dr. Mondì mi è sembrato in preda ad una crisi di malessere, per cui il sottoscritto lo ha invitato a sedersi. Comunque il Dr. Mondì, qualche attimo prima che il Dr. Sozzi profferisse questa frase, parlava ad alta voce nel corridoio dicendo che aveva agito secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Si precisa che a momenti alterni vi erano altre persone alle quali da entrambi i due medici non è stato dato esempio di correttezza professionale.
Commento: smentisce il capo d'accusa pretestuoso oltre che calunnioso del direttore sanitario, dr. Giuseppe Pracanica, secondo il quale in presenza del paziente e d'estranei, il capo settore avrebbe tenuto "un comportamento censurabile". Tale comportamento, non solo in presenza del malato, è stato tenuto dal dr. Virginio Sozzi.
Il signor Giovanni Ferro testimonia i propositi minacciosi del dr. Sozzi nei confronti del dr. Mondi che si concreteranno nella denuncia del giorno seguente. Un cieco vedrebbe visto la strumentalizzazione del malato da parte del dr. Sozzi per odio verso il dr. Mondi.
L'aggressione del dr. Sozzi al dr. Mondì, con iniziale battimano, e la disputa che è seguita in presenza del malato, può configurarsi come uno psicodramma nel quale il malato, messo al centro dell'azione, esce dalla situazione di "estrema solitudine". L'effetto terapeutico, secondo la scuola gestaltica, sarebbe stato notevole.
7) Il signor Franco Catinello al Direttore Sanitario, 04/07/97
Oggetto: Relazione sui fatti accaduti presso l'Ufficio del capo settore il 27/06/'97.
In data 27/06/97 intorno alle ore 13.00 - 13.15, mentre svolgevo la mia opera presso l'ufficio del capo settore, sentivo voci concitate e dai toni alti. Dopo qualche attimo vedevo il Dr. Glielmi Nicola uscire dalla propria stanza portandosi verso il corridoio, invitandomi ad intervenire per allontanare il Dr. Sozzi Virginio dal suo ufficio. Nel contempo il Dr. Glielmi si riportava presso il proprio ufficio ed il sottoscritto lo seguiva entrando con lui nella stanza. Notavo nella stessa il Dr. Mondì Pietro che si trovava seduto senza parlare, il Dr. Valenti Aldo che cercava di fare opera di persuasione al Dr. Sozzi Virginio affinché si allontanasse dalla stanza. Nel contempo il Dr. Glielmi Nicola continuava ad invitarmi ad accompagnare fuori il Dr. Sozzi Virginio. Per non esacerbare vieppiù gli animi, non ho naturalmente eseguito quanto richiestomi. Il Dr. Sozzi profferiva frasi come: "Io di qui non me ne vado perché volete manomettere la cartella clinica e mi volete fregare". A questo punto il Dr. Glielmi Nicola chiedeva l'intervento dei Carabinieri alla Signora Mangano Maria Luisa, la quale ha immediatamente ottemperato. A quel punto uscivo dalla stanza.
Commento: contraddice le false dichiarazioni di Maria Luisa Mangano secondo la quale i dottori Mondì e Valenti "gridavano". Il dr. Mondì sta seduto senza parlare. Il dr. Valenti non grida e fa opera di persuasione sul dr. Sozzi perché esca dall'ufficio.
8) Marisa Mangano al Direttore Sanitario, 4/7/97
Oggetto: Relazione sui fatti accaduti in data 27.06.1997
Premesso che questa relazione è stata richiesta dal capo settore della Salute Mentale, Dr. Nicola Glielmi, espongo quei fatti di cui sono a conoscenza.
Venerdì, 27/07/1997 all'incirca verso alle ore 13.00, l'infermiera professionale Castriciano Maria entrava nella mia stanza pregandomi di intervenire nell'ufficio del capo settore, per cercare di sedare una "lite". Nella stanza urlavano tutti i presenti. Il Dr. Glielmi intimava al Dr. Sozzi di uscire dal proprio ufficio, ma il Dr. Sozzi si rifiutava di uscire. Gridavano anche il Dr. Valenti ed il Dr. Mondì.
Ma io non riuscivo a comprendere il motivo di tanto baccano.
Ho visto anche entrare l'assistente sociale Favano. Ho cercato comunque di calmare gli animi, ma non ci sono riuscita. In mezzo a quel pandemonio il Dr. Glielmi mi ha intimato di chiamare i Carabinieri. Ho tentato di temporeggiare, non sembrandomi dignitoso fare intervenire la forza pubblica. Mi illudevo di fare risolvere la diatriba con una stretta di mano da parte di tutti! Ma il capo settore continuava ad ordinarmi di chiamare i Carabinieri.
Ho ottemperato all'ordine e sono uscita dalla stanza. Dopo un po' ho visto nel corridoio un Carabiniere, che si avviava verso la stanza del capo settore e l'ho rivisto passare - quando è andato via. Alle ore 14.15 ho terminato il mio lavoro e sono uscita per rincasare. Quanto sopra è tutto quello che è di mia conoscenza per avervi assistito personalmente.
Commento: le sue dichiarazioni non sono corrispondenti al vero, perché contraddette dal dr. Valenti, dal dr. Mondì e dal signor Catinello.
E' falso che "gridavano anche il dr. Valenti e il dr. Mondì". Il bersaglio da colpire oltre al dr. Mondì, è il dr. Valenti che svolgeva compiti di psicologo e insieme amministrativi presso l'ufficio del capo settore, essendo egli l'unico, fra tutti, ad avere conoscenze nel campo dell'informatica.
Si dubita che ella non riuscisse "a capire il motivo di tanto baccano", dal momento che era stata invitata a chiamare i carabinieri, perché il dr. Sozzi non voleva uscire dalla stanza del capo settore.
Falsa e ipocrita è la dichiarazione: "Ho tentato di temporeggiare, non sembrandomi dignitoso fare intervenire la forza pubblica". Il signor Francesco Catinello scrive: " il Dr. Glielmi Nicola chiedeva l'intervento dei Carabinieri alla Signora Mangano Maria Luisa, la quale ha immediatamente ottemperato". Il dr. Virginio Sozzi scrive nella sua denuncia: "Il dr. Glielmi chiamava la signora Marisa Mangano affinché telefonasse ai Carabinieri, cosa che la signora subito faceva."
Per "una stretta di mano e per il buon nome dell'istituzione" sarebbe stato sufficiente invitare il suo compagno di sindacato e di merende ad uscire dal mio ufficio, prendendolo per mano o sottobraccio come un agnellino, tale avendolo descritto nell'interrogatorio reso all'ispettore di Polizia che si riporterà subito qui di seguito per un confronto.
La signora Maria Luisa Mangano con le sue menzogne raggiungerà il suo obiettivo: la segreteria del capo settore sarà smantellata, il ragioniere Catinello Francesco, da sempre occupato negli uffici di segreteria all'ospedale psichiatrico "L. Mandalari", sarà mandato sul servizio d'autoambulanze a Taormina, e il dr. Aldo Valenti trasferito a Barcellona Pozzo di Gotto, con suo enorme disagio, se si considera che risiede a Reggio Calabria. Ho sempre alleviato il disagio dei miei collaboratori, avvicinandoli alle loro residenze, convinto che avrebbero lavorato meglio e con piacere. Questi i motivi dei trasferimenti da me operati e che solo agli invidiosi e a gente da poco poteva dare fastidio. Del resto per il dr. Sozzi non ho adottato alcun trasferimento.
8 bis) Maria Luisa Mangano, amministrativa interrogata dall'ispettore di Polizia il 30/9/1997, ore 17.00-
D.: - Signora vuole dire la mansione che svolge presso il CSM di Messina Nord?
R.: - Sono Assistente Amministrativa e responsabile della segreteria del settore di Salute Mentale.
D.: - lei era in servizio il giorno 26 e 27 giugno 1997?
R.: - si ero in servizio, il giorno 26 ho iniziato a lavorare alle ore 12,00 mentre il giorno 27 ho fatto il turno antimeridiano. Il giorno 26 non mi sono mossa dalla mia scrivania per cui non sono in grado di riferire su fatti accaduti in mia presenza ma potrei riferire solo per sentito dire. Per il 26 posso riferire su tre fonogrammi, il primo presumo fatto dal dr. Mondì. Col primo fono in partenza, registrato col n° 5 del 26.6.97 delle ore 12,00 si chiedeva al pronto soccorso del "Margherita" se c'era un posto uomini disponibile presso SPDC; col secondo fono in arrivo, delle ore 12,35, il pronto soccorso del Margherita comunicava la disponibilità del posto; alle ore 12,50 con fono partenza n° 6 veniva annullata la richiesta precedente del posto letto. Per i fatti del giorno 26 non ho altro da dire. Il giorno 27 sulla tarda mattinata sentivo delle discussioni concitate provenire dalla stanza del dr. Glielmi. Ad un certo momento è entrata nella mia stanza l'infermiera Castriciano Maria la quale mi pregava di andare nella stanza del dr. Glielmi nel tentativo di calmare gli astanti. Mi sono recata nella stanza del dr. Glielmi dove erano presenti: i dottori Glielmi, Mondì, Sozzi, Valenti e non ricordo se c'era l'Assistente Sociale Favano, o altre persone.
D.: - quando lei è entrata nella stanza del dr. Glielmi di che cosa parlavano?
R.: - non parlavano, litigavano. Il dr Glielmi urlava, bestemmiava intimando al dr. Sozzi di uscire dalla stanza. Naturalmente il dr Sozzi diceva di no perché aveva paura che alterassero la cartella clinica relativa al signor Mirabile. Ho cercato in qualche maniera di poterli calmare, ho forse gridato più di loro per farmi sentire, ma Glielmi si alzò dalla scrivania, prese per le spalle il dr Sozzi e ha incominciato a scuoterlo. Il dr Sozzi si è reso morbido e sì faceva scuotere, il dr Mondi a sua volta cingeva la vita del dr. Glielmi dicendogli "Professore non lo faccia, non lo faccia". Il dr Valenti esortava il dr Glielmi di stare calmo ma Glielmi mi intimò di chiamare i Carabinieri affinché facessero uscire dalla stanza il dr. Sozzi. Ho cercato di temporeggiare perché mi vergognavo di fare intervenire i Carabinieri. Alla fine temendo il peggio ho provveduto a telefonare ai Carabinieri i quali mi hanno chiesto chi
ero, il luogo da dove telefonavo e perché telefonavo. E' arrivato sul posto, dopo 15 minuti circa, un Carabiniere che si è recato nella stanza del dr. Glielmi e non so altro. Dopo 20 minuti circa l'ho visto uscire e andare via. Dopo qualche giorno sono andata dal dr. Glielmi per fargli firmare della posta, al computer c'era seduto il dr Valenti che stava scrivendo, e non ricordo esattamente ed a proposito di che cosa ma ricordo perfettamente che il dr Glielmi disse queste parole " dobbiamo aspettare perché se Sozzi lo mando a Mistretta…"
Successivamente mi sembra di aver visto sulla scrivania del dr. Glielmi
degli appunti riguardanti il trasferimento del dr Sozzi a Mistretta.
D.: - lei era presente nella stanza del dr. Glielmi quando lui parlava con la d.ssa Della Villa?
R.: - no.
D.: - dove sono custodite le cartelle cliniche dei pazienti che sono in cura da voi? e dove era o dove è stata custodita la cartella relativa al signor Mirabile?
R.: - le cartelle cliniche sono custodite negli appositi schedari siti nelle stanze degli infermieri. Per quanto riguarda la cartella del signor Mirabile posso dire con certezza che non era custodita nei suddetti schedari poiché dovendo riporre un documento scritto dal dr Sozzi e datato 7.7.97, gli infermieri non hanno potuto riporlo rispondendomi che la cartella era in possesso del dr Glielmi. Il documento rimasto in evidenza nelle mie carte è stato depositato nella cartella del signor Mirabile successivamente al 23 luglio, cioè dopo che il dr Glielmi era stato sospeso. Debbo aggiungere che di tanto in tanto chiedevo agli infermieri se la cartella del signor Mirabile era ritornata negli schedari ad ogni risposta negativa riportavo il documento nel mio fascicolo dei documenti in evidenza.
Commento: la Mangano ricorda fatti, date, ore e minuti! La teste fa riferimento a tre fonogrammi: due in partenza ed uno in arrivo. Suppongo che alle ore 12.00 del 26 giugno 1997, il dr. Mondì avesse già visitato il malato che si era presentato puntuale alle ore 11.30 e che, dopo un esame di mezz'ora, si fosse fatto un'idea abbastanza precisa sulla patologia presentata dal malato, tanto da chiedere la disponibilità del posto letto all'ospedale "R. Margherita". La Mangano fa il nome del dr. Mondì per il primo fonogramma e tace quello del dr. Sozzi per il secondo in partenza dal CSM, che annulla la richiesta fatta da Mondì. La Mangano sa bene che il fonogramma del dr. Mondì sarebbe potuto essere annullato soltanto dal primario soprattutto perché la proposta di ricovero era stata da lui controfirmata e, pertanto, tace il nome dr. Sozzi per non evidenziare la sua insubordinazione. Sono, infatti, le ore 12.50, e la convalida del TSO è stata già firmata. Quest'analisi fa valutare oggettivamente la mala fede della Mangano. Ella mente coscientemente sapendo di mentire: si rileva dalle testimonianze di tutti i presenti. L'egregio investigatore signor Salvatore Prestipino, uomo d'ordine e di legge avrebbe dovuto chiedersi perché il dr. Sozzi, avesse osato annullare la richiesta di un posto letto dopo che la proposta di ricovero era stata convalidata dal primario piuttosto che allegare agli atti copie dei due fonogrammi come prove del sequestro di persona. I normali comportamenti medici e la gerarchia sono stravolti. Egli non ha potuto o voluto indagare su una condotta insubordinata tanto palese; se lo avesse fatto avrebbe capito che il sequestro di persona non era neppure ipotizzabile e che la denuncia del dr. Virginio Sozzi era motivata da sentimenti d'invidia e di odio verso il dr. Mondì, perché solo un pazzoide può annullare la richiesta di un posto letto dopo la convalida del capo settore.
Va posto l'accento sulla parola "bestemmiava" che è sempre un formidabile capo d'accusa. La parola "bestemmiava" non compare nella sua relazione del 4 luglio, ma solo qui dopo che ha letto, presumibilmente, la denuncia del dr. Sozzi inviata al sindacato SNAOS di cui la Mangano era ed è dirigente.
Si evidenzia la frase "naturalmente il dr. Sozzi diceva di no". La signora Mangano con l'avverbio "naturalmente" esprime con molta chiarezza un giudizio soggettivo e di parte. Non è affatto naturale, infatti, che un soggetto invitato ad uscire fuori dalla stanza del suo capoufficio resista con tanta violenza da indurre lo stesso a chiamare i Carabinieri per liberarsi della presenza di un cafone e di un maleducato. Neppure in una bettola un ubriacone si oppone all'invito del gestore di accomodarsi fuori della sua bottega quando comincia a dare fastidio.
La Mangano dichiara che "il dr. Valenti esortava il dr. Glielmi a stare calmo". La signora Mangano è una bugiarda e racconta esattamente il contrario di ciò che ha visto perché il dr. Valenti esortava il dr. Sozzi a stare calmo e ad uscire dalla stanza.
Nella sua relazione consegnata il 4 luglio 1997 la signora Mangano
scrive: "Gridavano anche il dr. Valenti e il dr. Mondì". Ella è smentita dal signor Catinello Francesco. L'esaltato, eccitato, ossessivo, maleducato e "irriverente" dr. Dr. Sozzi, come descritto da tutti, per la signora Mangano è un povero innocente agnellino docile e "morbido".
Ella dichiara: "Di tanto in tanto chiedevo agli infermieri se la cartella del signor Mirabile era ritornata negli schedari, ad ogni risposta negativa riportavo il documento nel mio fascicolo dei documenti in evidenza": forse doveva trattarsi d'una lettera con un contenuto sconcio da non mostrare al primario, perché un impiegato amministrativo, che non sia un gracile mentale, chiede al capoufficio dove sia la cartella clinica, per riporvi un documento, oppure lo consegna al capoufficio e non va in giro a chiedere se la cartella sia tornata al suo posto, come una gallinella.
Questa testimone, nonostante le palesi bugie, è stata creduta: gli inquirenti hanno corso dietro ad un inesistente ordine di servizio di trasferimento del dr. Sozzi, che anche se fosse esistito, sarebbe stato perfettamente legittimo, avendo io, nella qualifica di primario coordinatore il potere di trasferire un medico da un posto all'altro nella stessa Unità Sanitaria Locale, e nella qualifica di capo settore di trasferirlo nelle altre Unità Sanitarie Locali della provincia. Tale ordine di servizio non è mai esistito per il semplice fatto che con la lettera al Direttore Sanitario ne avevo chiesto il trasferimento, riservandomi, ovviamente, di concordare con lui la destinazione.
Gli inquirenti hanno letto la mia relazione?
La loro non è un'indagine investigativa, ma piuttosto la costruzione di un teorema accusatorio di stampo staliniano.
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Alcune manipolazioni della Polizia di Stato, altre saranno riportate nei capitoli a seguire.
La Polizia Giudiziaria di Stato scrive:
"In data 27.9.97, personale dipendente si recava presso il Centro di salute Mentale dove l'Assistente responsabile del Settore Amministrativo, Mangano Maria Luisa, poneva in visione la cartella clinica relativa al ricovero del signor Mirabile.
Nella stessa non veniva rinvenuta la "madre" della ricetta sulla quale erano state prescritte, dal dr. Sozzi il giorno 26.06.1997, le medicine al Mirabile. Per quanto riguarda la mancanza, della suddetta ricetta, la signora Mangano nulla ha saputo dire. Riferiva comunque che la cartella clinica del Mirabile, contrariamente alla regola, non era depositata, subito dopo la visita, negli appositi schedari, ma che era stata trattenuta dal dr. Glielmi fino a quando lo stesso non è stato trasferito ad altro incarico. Copia della predetta ricetta veniva fornita direttamente, in data del 3.10.97 dal sig. Mirabile".
Il lettore, il magistrato, comprenderà che la "madre" della ricetta sulla quale erano state prescritte le medicine al Mirabile sia stata sottratta dal capo settore perché la cartella è stata soltanto nelle sue mani da "subito dopo la visita".
Su una maldicenza, su un'ipotesi assurda, nel passaggio di mano delle carte da un personaggio all'altro, si costruisce un teorema, come nei processi staliniani e si manda la gente innocente in galera. Sono questi, purtroppo, i metodi della Polizia di Stato.
Il Commissario della Polizia di Stato ha manipolato le dichiarazioni della Mangano? E se non le avesse manipolate, come ha fatto a non a non accorgersi che la signora Maria Luisa Mangano è una bugiarda incallita?
Il dr. Sozzi nella sua denuncia scrive che "in separata sede ha riprescritto Noritren e Lexotan". Appare logico pensare che se egli prescrive i farmaci di nascosto, non li trascriva in cartella clinica e che egli solo possa sapere dove sia finita "la madre" della ricetta. L'ispettore di Polizia avrebbe dovuto chiedere al solo dr. Virginio Sozzi dove avesse riposto "la madre della ricetta", va, invece, a chiederlo alla signora Mangano, la quale non sa nulla. L'ispettore di Polizia non chiede al dr. Sozzi dove abbia messo "la madre della ricetta", ma "perché non avesse fatto nessuna annotazione in cartella clinica". Il dr. Sozzi risponde che "il giorno dopo della visita nessuno gli ha chiesto di scrivere il suo giudizio in cartella". E' la risposta di un gracile mentale. Perché mai, qualcuno avrebbe dovuto chiedergli di scrivere, "il giorno dopo della visita", il suo giudizio in cartella clinica dal momento che questa fino alle ore 12 del 27 giugno è stata a disposizione di tutti e in particolare dei due aiuti medici, il dr. Mondì e il dr. Sozzi?
La cartella clinica del Mirabile è stata sequestrata e messa sottochiave, nel mio cassetto alle ore 12 del giorno 27 giugno e non "subito dopo la visita" fatta il giorno precedente, come la Polizia di Stato fa dire alla signora Mangano. Non solo, ma l'estensore della nota del Commissariato di Polizia, aggiunge di sua iniziativa: "contrariamente alla regola", non era depositata…", ignorando, o fingendo di ignorare che non è contrario ad alcuna regola il fatto che il primario possa mettere sotto chiave qualsiasi documento, qualora ritenga di farlo, così come il Commissario di Polizia, a suo insindacabile giudizio, può fare delle carte del suo ufficio.
A dire della Castriciano, che non è stata interrogata, la cartella clinica è stata per più di 24 ore sul tavolo della Mangano per la registrazione statistica.
Il dottor Mondì scrive: " …Il 27 giugno u.s., intorno alle ore 13.00 circa… il dr. Glielmi chiedeva all'infermiera signora Castriciano di fargli avere la cartella clinica, onde discutere con me sul fatto".
Il dr. Valenti scrive: "Per quanto riguarda il giorno successivo 27.06.1997 ….il dr. Glielmi chiama il dr. Mondì invitandolo a portare la cartella clinica del paziente in questione. La cartella viene portata dall'infermiera signora Castriciano ed assieme a lei entra il dr. Sozzi."
Il dr. Virginio Sozzi nella sua denuncia scrive: "A questo punto il dr. Glielmi chiamava il dr. Mondì e quindi l'assistente sociale affinché scrivesse la relazione sulla striminzita cartella clinica compilata da Mondì". A parte il giudizio deotologicamente riprovevole sull'operato di un collega, il dr. Virginio Sozzi per potere parlare di cartella clinica "striminzita" deve averla avuto tra le mani, e pertanto è falso che la cartella clinica " non era depositata, subito dopo la visita negli appositi schedari", a meno che non si debba intendere che effettivamente non si trovava negli appositi schedari ma sul tavolino della graziosa signora Mangano.
Codesta alla specifica domanda dell'ispettore Prestipino "dove era o dove è stata custodita la cartella relativa al signor Mirabile", risponde: "posso dire con certezza che non era custodita nei suddetti schedari poiché dovendo riporre un documento scritto dal dr. Sozzi e datato 7.7.97, gli infermieri non hanno potuto riporlo rispondendomi che la cartella clinica era in possesso del dr. Glielmi. "
La Mangano non dice: "La cartella clinica del Mirabile contrariamente alla regola non era stata depositata, subito dopo la visita, negli appositi schedari ma trattenuta dal dr. Glielmi". Sembra, anzi, che ella, fino al 7/7/97, non sapesse neppure che la cartella clinica fosse stata sequestrata e messa sotto chiave nel cassetto della mia scrivania.
La manipolazione della notizia diventa squallida se si tengono presenti le testimonianze del dr. Mondì, del dr. Valenti e degli stessi Virginio Sozzi e Maria Luisa Mangano, che l'Ispettore e il Commissario di Polizia avevano l'obbligo di conoscere e di studiare con più attenzione per coglierne le contraddizioni, le bugie e le false dichiarazioni. La sintesi operata dal Commissario di Polizia sulle indagini espletate dall'Ispettore è presentata al magistrato come la Verità indiscutibile, mentre è un Falso in piena regola. L'indagine investigativa della Polizia di Stato, che nulla a che vedere con il reato di sequestro di persona, non è altro che "cortiglio" di bassa lega e getta disonore su tutta la Polizia di Stato.
Infine una considerazione più generale: gli inquirenti non hanno preso in esame le testimonianze di Valenti, di Rao, di Italiano, Di Marco, di De Luca, di Ferro, di Catinello che, tranne i primi due non sono stati neppure sentiti dall'Autorità Giudiziaria, perché, forse, giudicati miei amici e quindi di parte, così come sono abituati a condurre il loro uffici, donde deriva che la legge è uguale per tutti tranne che per gli amici e la giustizia ha una connotazione casalinga.
Spero che mi leggano, soprattutto, gli agenti di Polizia perché non abbiano a ripetere gratuite schifezze.
Chiedo scusa al lettore per aver trattato roba da "cortiglio", che sa di mentalità e comportamenti borbonici del Regno Delle Due Sicilie.
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