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IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 5

Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.



UNA DIAGNOSI CRITICABILE SOLTANTO DA UN COLLEGIO DI PSICHIATRI

Secondo la psicoanalisi di Freud tutti percorrono tre fasi pregenitaliche, orale, anale, fallica, per giungere alla piena maturazione nella fase genitale. Alle fissazioni di libido nelle prime tre fasi corrispondono varie malattie dalle più gravi alle più lievi, dalla schizofrenia alla nevrosi, secondo la fase pregenitalica maggiormente interessata e secondo la quantità di libido in essa fissata.

Qualora la quantità di libido non sia tale da creare una vera e propria malattia psichiatrica, si possono intravedere i segni della sua fissazione nelle diverse fasi e, pertanto, distinguere caratteri orali, anali e fallici, se non pervengono alla maturazione genitale. 

Lo sviluppo della libido interessa l'umanità intera dal momento che tutti hanno una bocca, un apparato escretore e un apparato genitale, e tutti hanno una madre e un padre, siano essi presenti o assenti. 

Dall'analisi del suo scritto, il dr. Virginio Sozzi risulta fissato alla fase orale freudiana con le caratteristiche degli invidiosi, avidi, ingordi, dispettosi, fantastici, acritici, disordinati mentalmente, confusi, ecc.; o alla fase oro-visiva di Melania Klein; o può essere annoverato tra gli orali insoddisfatti con una dissociazione e mancata coordinazione, tra le funzioni degli occhi e quelle della bocca secondo la terminologia reichiana; o tra i succhiatori nella mia volgarizzazione del linguaggio reichiano per rendere di facile e immediata comprensione le caratteristiche psicologiche individuate dalla psicoanalisi nel carattere orale, che durante il riposo, quando non parla e non mangia, protrude le labbra in avanti come nell'atto di prendere e di succhiare; oppure tra gli "infantili che se cattivi, si tratta di quella cattiveria momentanea e superficiale che è propria dei bambini", secondo una descrizione di Andrea Camilleri in "Un filo di fumo", pag. 72, Sellerio. 

Tutte le popolazioni dell'Italia del Sud e quelle che soffrono cronicamente il malessere della fame sono fissate per la maggior parte alla fase orale freudiana. Per la fame da loro patita nei primi mesi di vita, stanno con le mani in mano e con la bocca aperta, aspettando sempre la grazia di Dio e anziché fare (la bella cacchina), sognano e fantasticano sciocchezze. Mentre nelle condizioni d'oralità soddisfatta, diventano poeti d'eroiche gesta, la cui origine è da far risalire all'epoca della pastorizia che con il latte e con la siringa ha molto a che fare. Gli orali insoddisfatti, definibili in dialetto siciliano "buddaci" dal pesce che sta con la bocca aperta, sono acritici e creduloni, pronti ad ingoiare qualsiasi lusinga di un agognato benessere. 

Al contrario del dr. Virginio Sozzi, il dr. Pietro Mondì dimostra nel suo scritto una maggiore maturità psicologica, una maggiore razionalità ed i tratti della fase freudiana successiva a quella orale, con la caratteristica della produzione, della creatività, spesso coattiva, ma sempre precisa ed ordinata che costituiscono le fondamenta dello sviluppo delle civiltà. 

Basta visitare Firenze per rendersi conto della creatività, della ripetizione ossessiva dei motivi architettonici, della ricchezza degli ornamenti e della sua ricerca in tutte le opere, per comprendere che quel popolo tutto e dappertutto è ordinato, preciso e che ha superato brillantemente la fase orale ed ha fatto la "bella cacchina" (le opere d'arte), nulla togliendo, con tale osservazione, al genio che nel meridione d'Italia, per la prevalenza delle caratteristiche orali della popolazione, rimane sconosciuto, se non odiato e contrastato, perché invidiato. 

Anche Napoli e Palermo presentano meravigliose opere d'arte, frutto di una straordinaria creatività artistica, ma esse sono immerse in vere e proprie discariche, ove regna il disordine e la confusione, che sono espressione dell'oralità insoddisfatta della maggior parte della popolazione, che, pertanto, non fruisce, non partecipa, e non può godere dell'opera d'arte. Il Maschio Angioino, la piazza del Plebiscito, con il colonnato della basilica di San Francesco e la facciata del Palazzo Reale, la Galleria Umberto I, la più bella d'Italia, con i suoi quattro bracci e il Teatro San Carlo, sono circondati da miseri quartieri, vere discariche umane. Il napoletano canta "o sole mio", la luna, il cielo, il mare di Mergellina, o il capo Posillipo. La magia di Firenze consiste, invece, nella fruizione giornaliera dell'opera d'arte da parte di tutta la popolazione perché, ovunque, ogni pietra sa di storia e d'arte. Certamente segno, anche questo, di un diffuso benessere sociale con la soddisfazione piena dei bisogni orali. 

La caratteristica d'ordine e di precisione del carattere anale, in un ambiente lavorativo ove prevalgano persone fissate alla fase orale, rende il soggetto inviso e odioso, perché ogni suo gesto, o parola, involontariamente, suona come offesa o come rimprovero al loro comportamento che pecca d'eccessiva superficialità e impreparazione. La correttezza della diagnosi, il rispetto delle regole e delle leggi, il rifiuto del "futtetinni" proprio del soggetto con carattere orale, ha reso possibile lo scontro tra il dr. Mondi e il dr. Sozzi, inaffidabile, superficiale, fissato alla fase orale. La differenza di carattere spiega anche l'odio immotivato e irrazionale del dr. Virginio Sozzi contro il dr. Pietro Mondì. 

Questi, richiesto di fare una relazione sui fatti accaduti nei giorni 26 e 27 giugno, stende, in pochissimo tempo, due relazioni rivelando precisione e ordine, che sono caratteristiche evolute della fase anale. 

Nessuno pretende che l'ispettore di Polizia, Salvatore Prestipino, e il giudice dr. Niccolò Crascì conoscano la psicoanalisi di Freud, la vegetoterapia di Reich, o l'antropologia culturale, ma si pretende che un investigatore e un pubblico ministero conoscano la grammatica, la sintassi, la logica e la semantica della lingua italiana. Si pretende che abbiano buon senso e modeste capacità critiche e investigative. 

Ma il buon senso e la capacità critica sono caratteristiche delle fasi successive a quella orale ed in particolare di quella genitale, sicché si giungerebbe al paradosso di pretendere da un soggetto fissato alla fase orale caratteristiche che non sono proprie di questa fase, altrimenti non avrebbero ingoiato, ad litteram, acriticamente e senza masticarla, la denuncia del dr. Sozzi. Il documento scritto da un soggetto orale è finito nelle mani di soggetti orali. Il caso, o meglio il manager dr. Francesco Poli, ha voluto che l'accusa di "sequestro di persona", fosse costruita da soggetti fissati alla fase orale e da gracili mentali, come vedremo, in seguito, per la denuncia della dr.ssa Lucia della Villa con la faccia a luna piena, e che fosse trattata da soggetti fissati alla fase orale e alla fase anale per la perspicacia ossessiva dell'indagine. Se cosi non fosse dovrei dichiarare che l'ispettore di polizia Salvatore Prestipino e il P.M. dr. Niccolò Crasci, abbiano mercificato la giustizia e si siano venduti al dr. Francesco Poli, ma poiché sono soggetti con prevalenza di libido fissata alla fase orale, si può solo dire che, intimamente, avessero l'aspettativa di una futura gratificazione. 

Un modesto investigatore genitalizzato, infatti, avrebbe rilevato che il dr. Pietro Mondì scrive due relazioni e avrebbe compreso che la prima è una relazione clinica sul malato Mirabile, e come tale presumibilmente corretta e veritiera, certamente non discutibile, ma criticabile soltanto da un collegio di psichiatri; e che la seconda è una testimonianza sui fatti del giorno 27, come tale discutibile e criticabile, con il raffronto (non eseguito) delle altre testimonianze. L'ispettore di polizia Salvatore Prestipino e il P.M., dr. Niccolò Crascì non hanno saputo fare questa semplice osservazione a causa della loro oralità insoddisfatta. 

Il problema grave, per la Giustizia, è che i magistrati dovrebbero sottoporsi ad un'analisi personale, siamo nel 3000! Non so, però, quanto diventerebbero più fanatici e più rigidi se dovessero imbattersi in scuole che non lavorano sugli occhi, sulla bocca e soprattutto sul collo. Ho incontrato degli psicoanalisti freudiani che fanno paura per la rigidità delle loro idee e per il collo rigido che non consente alcuna umanità, umiltà, e buon umore. Non mi sento altro che di consigliare la lettura delle opere di Whilelm Reich. 

Il dr. Mondì Pietro al Direttore sanitario, 2/7/97 (prima relazione) 
Oggetto: Relazione dettagliata sui fatti del 26/06/'97 T.S.O..Signor Mirabile 
In ordine a quanto richiestomi dal capo settore, fornisco dettagliata relazione scritta su quanto in oggetto. In data 26/06 u.s., vengo informato da una infermiera della richiesta telefonica di una visita urgente e sulla possibilità di farla io stesso. Chiedo all'infermiera di domandare all'utente le motivazioni circa la necessità dell'urgenza. L'infermiera riferisce che l'utente dice di stare molto male e di non potere oltre resistere. Si concorda con l'utente un appuntamento per le ore 11,30 dello stesso giorno. Puntuale, si presenta al Servizio il Signor Mirabile. Durante il colloquio egli si presenta visibilmente agitato e confuso, gesticola molto, appare irrequieto. Chiedo allo stesso cosa abbia. Il Signor Mirabile non riesce neanche ad esprimersi compiutamente sul suo disturbo: prima dice che è colpa del caldo, successivamente che è venuto da noi per prendere consiglio (non specifica in merito a cosa), poi dice che ogni cosa è la conseguenza del fatto che essendo troppo buono di carattere, è stato raggirato (anche in questo caso non riferisce da chi). Cerco di stimolare il colloquio con il paziente, che a domande specifiche risponde con frasi come queste: "Nella vita non bisogna mai essere troppo buoni", oppure "Io ho sbagliato e adesso debbo pagare". Infine, insistendo ancora, apprendo di un suo pregresso (a suo dire) stato depressivo, curato in una non meglio specificata struttura specialistica psichiatra di Barcellona, con una terapia che non ricordava. Apprendo altresì che ciò è avvenuto in conseguenza della morte della moglie in un incidente stradale. Apprendo inoltre che si era ripreso, ma che in atto sta male a causa di cattive azioni compiute dai parenti della moglie. Continuo ad insistere, chiedendo quali fossero le cattive azioni subìte, mi risponde che forse con un chiave contraffatta, non sa dire come, erano penetrati in casa sua per rubare dei B. O. T. cointestati a sé ed ai nipoti della moglie; gli stessi erano stati poi scambiati con la complicità di un ignoto bancario. Ad un certo punto riferisce di essere stato fermato per strada da un Signore, che lo avrebbe rimproverato di essersi intascato i soldi datigli come risarcimento dall'assicurazione per la morte della moglie. In condizione di esasperazione, quasi piangendo, mi dice: "Dottore, io ho speso quello che mi è stato dato giustamente, non ho approfittato di nulla, io." Ogni tanto il paziente inserisce nella conversazione frasi che non sembrano avere alcun rapporto logico con quanto sta dicendo, ad esempio nel più bel mezzo del colloquio, esordisce con la seguente frase: "Qui fa caldo come a casa mia. Siamo sotto la soletta. Oggi si sta bene nei sotterranei". Poiché il paziente mi dice di essere esasperato per il fatto di essere solo, preoccupato per lo stato dissociativo e confusionale in cui trovasi, chiedo l'intervento di un assistente sociale al fine di trovare qualcuno (parente o amico) che si occupi del paziente. Mi rivolgo pertanto all'assistente sociale Signor Favano, cui chiedo tra l'altro di contattare la sorella del paziente, il cui indirizzo e numero telefonico riesco ad ottenere assai difficilmente, proprio in conseguenza dello stato dissociativo e confusionale nel quale il paziente in quel momento versava. Sempre con difficoltà, ci dice di frequentare un gruppo nella Parrocchia di S. Caterina; ci fa menzione di un amico di cui non ricorda il nome e del quale non sa dirci né l'indirizzo né il numero di telefono. Continuando il colloquio, vengo a sapere che egli sente una voce appartenente a Gesù, che gli dice di raggiungere la moglie nell'aldilà (questo viene anche riferito in presenza del Signor Favano). Apprendo altresì che i parenti della moglie, per motivi che non sa dirmi, vogliono gambizzarlo o ucciderlo. A questo punto gli domando se questi parenti gli fossero ostili anche da prima o soltanto adesso. Mi risponde che gli sono diventati ostili dopo la morte della moglie e che non sa spiegarsi il motivo. Nel frattempo il Signor Favano mi porta a conoscenza del fatto che la sorella del paziente non è disponibile ad occuparsene, perché deve assistere il marito gravemente affetto da carcinoma polmonare. Ritenendo che il paziente non possa stare in quello stato, almeno fino a quando non si siano attenuati i sintomi ad impronta psicotica riscontrati nel colloquio clinico, invito lo stesso a ricoverarsi volontariamente presso il S.P.D.C. dell'Ospedale "R. Margherita", dove contattato il Dr. Chimenz Francesco, apprendo della disponibilità di un posto uomini. Il paziente non vuole ricoverarsi assolutamente, anzi, sentendo parlare di ricovero, diventa omissivo, cerca di andare via, si preoccupa e fa dietro-front su quanto già riferito in merito a convinzioni ed ideazioni a carattere delirante e diventa taciturno. A questo punto, cerco un collega per la convalida di un eventuale T.S.O. che, secondo giudizio clinico, appare in quel momento necessario, in considerazione del fatto che il paziente vive da solo e non può gestire il suo stato di malattia. Chiedo pertanto un esame al Dr. Sozzi. Il Dr. Sozzi, in un frettoloso esame durato circa due minuti ed imbeccando il paziente con risposte come questa: "Lei le prende le medicine? Non è vero che le prende?" perviene al giudizio che il paziente non è da ospedalizzare. Tuttavia, poiché secondo scienza e coscienza, per i motivi precedentemente esposti, mi preoccupa la situazione del paziente, che ritengo non gestibile al di fuori di una situazione di ricovero, decido di prospettare il caso al Primario Dr. Nicola Glielmi. Il Dr. Glielmi prontamente visita il paziente e successivamente, col paziente fuori stanza, chiede alla presenza anche di altri Medici del Settore, là convenuti per altri motivi, a me ed al Dr. Sozzi, di illustrare le motivazioni cliniche a supporto delle nostre posizioni. Io faccio presente quanto già esposto in questo documento, manifestando la mia preoccupazione in merito al fatto che il paziente, che vive da solo, non possa gestire da sé la sua situazione morbosa. Il Dr. Sozzi riferisce soltanto che il paziente non va ospedalizzato, senza specificare le motivazioni cliniche supportanti il suo giudizio. Il Dr. Glielmi pertanto convalida la richiesta di T.S.O. da me presentata. A questo punto, il Dr. Sozzi rivolge all'indirizzo del Dr. Glielmi e di me stesso frasi poco rispettose ed addirittura ingiuriose. Uscito dalla stanza del Dr. Glielmi per ottemperare agli atti medici relativi al ricovero del Signor Mirabile, vengo accolto da un battere di mani da parte del Dr. Sozzi, in presenza del paziente, asserendo peraltro che in quel servizio (il Centro di Salute Mentale di Messina Nord), non vi fossero più Psichiatri. Sempre lo stesso Sozzi, in presenza degli agenti di Polizia Municipale accorsi, testualmente rivolgendosi al paziente, dice: "Lei, quando arriverà al Margherita, chiami la Polizia e denunci il Dr. Mondì e il Dr. Glielmi per sequestro di persona" (ciò è stato riferito, anche in presenza tra gli altri, dell'O. T. A. Signor Giovanni Ferro che trovavasi nel corridoio, in attesa di colloquiare col capo settore). 

Rientrato nella stanza del capo settore, trovo il Signor Favano che a T.S.O. concluso, riferiva al Dr. Glielmi le sue osservazioni, minimizzando la patologia del soggetto e non riferendo quanto egli stesso aveva ascoltato in merito alle allucinazioni auditive a contenuto suicidario esplicitatemi dal paziente. 

Il dr. Pietro Mondì al Direttore Sanitario, 2/7/97 (seconda relazione) 
Oggetto: Relazione sui fatti accaduti giorno 27/06/ '97 
Come da richiesta del capo settore della Salute Mentale e Tox, fornisco relazione scritta in merito a quanto accaduto il 27 Giugno u.s., intorno alle ore 13.00 circa. Il capo settore mi invitava nella sua stanza, informandomi circa una denuncia presentata dal Signor Mirabile nei miei confronti per i fatti accaduti il giorno precedente, consequenzialmente al ricovero di detto utente. Pertanto il dr. Glielmi chiedeva all'infermiera Signora Castriciano di fargli avere la cartella clinica redatta quel giorno, onde discutere con me sul fatto. Ad un certo punto entrava, peraltro senza neanche bussare, il Dr. Sozzi che ad alta voce gridava che in quella sede si voleva manomettere la cartella. Il Dr. Glielmi pertanto invitava il Sozzi ad uscire dalla stanza, visto il comportamento irriguardevole ed aggressivo da lui tenuto. Il Sozzi profferiva ad alta voce frasi nelle quali diceva: "Non mi lascio fregare" ed inoltre "Qua c'è manomissione di cartella" - "voglio i carabinieri ed il mio sindacalista". Il capo settore invitava ancora il Dr. Sozzi ad uscire. Vista la resistenza da lui presentata ad uscire dalla sua stanza, Egli invitava la Signora Mangano Marisa a chiamare i carabinieri. Intervenuti dopo circa mezz'ora i carabinieri, si dichiarava da parte nostra quanto avvenuto. Aggiungo che nell'attesa dell'arrivo della forza pubblica, il Dr. Sozzi ha continuato a rimanere nella stanza, indirizzando nei confronti del capo settore frasi poco riguardose, alcune anche a carattere minaccioso, come: "Vi manderò tutti in galera" e tutte in tono assai concitato. Per i fatti accaduti, mi riservo di querelare il Dr. Sozzi per aver offeso il mio onore ed il mio decoro. 

Commento: si evidenzia che il dr. Mondì è un medico diligente e attento, preciso ed ordinato nell'esposizione dei fatti. La prima relazione è molto chiara e non dà adito ad alcun dubbio sulla patologia presentata dal malato. Per la descrizione analitica, precisa e logica diventa superfluo qualsiasi commento. 

E' clinicamente tanto chiara ed esplicativa che da sola sarebbe bastata a far cadere la questione. Ma il Direttore Sanitario, dr. Giuseppe Pracanica, ha avuto l'ardire di scrivere, pretestuosamente, nella sua relazione al Direttore Generale, di non averla presa in considerazione e di non averla esaminata, perché quando si è presentato nel mio ufficio il suo inviato, il dr. Marcello Nucifora, il dr. Pietro Mondì era per quel giorno assente per riposo settimanale e che essendo assente non gli era stata chiesta alcuna relazione. Facendo intendere con mentalità mafiosa -"per il non detto, il rimando, il sottinteso che é il vero discorso da capire, mentre quello che appare come l'esplicito discorso principale non è che copertura, fumo negli occhi" (A. Camilleri opera citata) - che la relazione del dr. Mondì essendo stata stilata dopo la visita del dr. Marcello Nucifora, fosse stata in qualche modo condizionata dal capo settore, come se le altre relazioni non fossero state stilate, dopo la visita dello stesso dr. Marcello Nucifora e dopo la sua richiesta. 

Il P.M. Niccolò Crasci, ha fatto di peggio. Egli ha cestinato la relazione del dr. Pietro Mondì. La sua prima relazione è costituita da tre pagine. La seconda da una pagina. Nel carteggio dell'allegato n. 9 depositato presso il Tribunale di Messina alle pagine contrassegnate con i numeri 44, 45 e 46 dal dr. Niccolò Crascì, vengono riportati alla pagina 44 la prima pagina della 1° relazione, alla pagina 45 la 2° relazione del dr. Mondì sui fatti del giorno 27 giugno, e alla pagina 46 la terza pagina della 1° relazione. Manca la seconda pagina, la più importante, della 1° relazione. Il P.M. dr. Niccolò Crascì, anche se non fosse stato lui a cestinare la pagina centrale della prima relazione, ma un suo segretario, non si è accorto che il discorso non filava e che di punto in bianco la relazione saltava dalle Alpi alle Piramidi, e da queste alle Alpi, senza la descrizione geografica di ciò che vi è in mezzo, anzi ficcandovi l'isola del Madacascar che nulla ha a che vedere con il Bel Paese. Grave irresponsabilità ed eccessiva leggerezza! O, semplicemente, non poteva, o non doveva accorgersene. 

Considerato che il dr. Giuseppe Pracanica e il dr. Niccolò Crascì hanno rispettivamente annullato e cestinato le relazioni del dr. Pietro Mondì, si anticipa qui il verbale della sua audizione presso l'ufficio del Direttore Generale ed il verbale dell'interrogatorio reso all'ispettore di Polizia, perché si possano cogliere eventuali dissonanze, contraddizioni e illogicità se ve ne siano. 

Verbale audizione del dr. Pietro Mondì (11 agosto 1997) 
"Il direttore generale formula la seguente domanda: ci vuole dire sui fatti avvenuti il giorno 26 giugno 1997? 
Il dr. Mondì risponde: "alle ore 11,30 del giorno 26 si è presentato un paziente, tale Mirabile Giuseppe che all'esame clinico appariva confuso e dissociato. Considerato che il paziente non era in grado di autogestire il proprio stato morboso, mi attivai per verificare se era possibile gestire lo stato del paziente al proprio domicilio con assistenza dei familiari. Ho eseguito l'accertamento tramite l'assistente sociale Favano, dal quale venivo a sapere che non vi era nessun familiare disponibile ad assistere il paziente. Infatti l'unico congiunto, la sorella risiedeva a 45 km. dalla città e non si diceva disponibile ad assistere il fratello, poiché doveva assistere il marito che versava in cattive condizioni di salute. 
A questo punto io dissi al Favano se c'era la possibilità di assistere il paziente al proprio domicilio o in condizioni di non ricovero e non ne furono prospettate. Cercai allora di convincere il paziente per un ricovero volontario, cosa che il paziente rifiutò nel modo più assoluto. Inoltre il paziente, rifiutava anche ogni tipo di terapia. Poiché il paziente non era in grado di autogestire il proprio stato morboso, viveva da solo, non vi era la possibilità di assistenza familiare, ritenni opportuno proporre il ricovero in T.S.O. 

Mi rivolsi per la ratifica al dr. Gianplacido De Luca, il quale si dichiarò indisponibile per impegni sindacali. Intervenne il dr. Sozzi il quale si dichiarò disponibile, il quale, dopo un brevissimo colloquio col paziente della durata di due minuti, durante il quale suggerì al paziente qualche risposta, si disse genericamente, senza addurre motivi diagnostici, contrario al T.S.O. 

Chiesi a questo punto, perché preoccupato delle conseguenze legali, ma soprattutto morali dell'abbandono del paziente in questo stato di relazionare il proprio diniego per iscritto, cosa che il dr. Sozzi non volle fare. A questo punto, sempre preoccupato delle conseguenze morali e legali, ritenni opportuno prospettare il caso al primario dr. Nicola Glielmi, presente nella struttura. 

Il dr. Glielmi visitò l'ammalato in presenza di diversi medici, e successivamente, e paziente assente, chiese chiarimenti in merito a me e al dr. Sozzi. 

Io espressi i dubbi di prima, mentre il dr. Sozzi espresse il generico convincimento che il paziente non dovesse essere ricoverato, senza esprimere nemmeno la diagnosi che aveva chiesto il dr. Glielmi. 

Il dr. Sozzi esclama che ciò che si stava facendo era psichiatria di anno zero e che in quella struttura non vi erano psichiatri. 

Allora il dr. Glielmi decise di ratificare la mia proposta di T. S. O. e successivamente convalida e proposta vennero inviate al sindaco per l'esecuzione. Quindi i vigili urbani sono intervenuti per dare esecuzione all'ordinanza del sindaco; alla loro presenza, il dr. Sozzi rivolgendosi all'ammalato, nello stato clinico in cui trovavasi, disse di denunciare il dr. Mondì e il dr. Glielmi per "sequestro di persona". Vi erano presenti anche altre persone. Dissi, io, al dr. Sozzi che non era conveniente, stante la situazione dell'ammalato, parlare di sequestri di persona, ma sarebbe stato più opportuno e più deontologico, così come feci io, informare il paziente che aveva la possibilità di rivolgersi al giudice tutelare." 

Domanda: Lei ha dichiarato che l'ammalato risultava confuso e disorientato, altre dichiarazioni risultano all'azienda, come quella del dr. Sozzi che descrive l'ammalato "ben orientato nel tempo e nello spazio, rispondeva lucidamente a tono alle domande, anche se un pò ansioso" e come il signor Favano, che ha riferito: "l'unico tranquillo era l'ammalato, nella gran confusione che crearono i medici" 

Risposta: "Per quanto riguarda il signor Favano, ritengo che costui, in quanto assistente sociale, non abbia le cognizioni e la preparazione adeguata per esprimere un giudizio clinico rispetto al paziente. Per quanto attiene il dr. Sozzi, non ho cognizioni riguardo la discordanza sullo stato clinico dell'ammalato." 

Domanda: "La legge 180 prevede che quando un medico riscontra le condizioni per il T.S.O. fa la proposta, che deve essere convalidata da un medico della struttura pubblica. La stessa legge non prevede che in caso di rifiuto si vada alla ricerca di altro sanitario che operi la convalida." 

Risposta: "Non mi convinse l'esame sommario ed approssimativo del dr. Sozzi, né lui mi ha fornito dichiarazione scritta in merito al rifiuto della convalida che mi garantisse dalle conseguenze dell'art. 591 c.p." 

Domanda: "In ordine a detta risposta, risulta all'azienda, per dichiarazione del dr. Sozzi, che lo stesso aveva formulato "diagnosi ansioso depressiva e, in separata sede, prescriveva la terapia precedentemente praticata, a cui il Mirabile dichiarava che si sarebbe volentieri sottoposto." 

Risposta: "Quanto dichiarato dal dr. Sozzi non mi risulta e per quanto a mia conoscenza non esistono documenti che lo attestino" 

Domanda: "Risulta a lei che normalmente quando viene un ammalato al CIM, si compila una cartella ?" 

Risposta: "Per l'ammalato preso in carico è consuetudine aprire una cartella. Voglio specificare che sono stati fatti in passato T.S.O. anche senza cartella clinica, sia presso la sede dove sono in servizio, che in altre sedi, secondo una prassi consolidata. Infatti, se io vado a fare un T.S.O. perché chiamato dalla Polizia, eseguo il T.S.O. senza compilare alcuna cartella, ma soltanto con una proposta motivata come prescritto dalla legge." 

Domanda: "La sua proposta di T.S.O. è quella contenuta nella cartella o c'è un certificato a parte ?" 

Risposta: "C'è un certificato a parte e ribadisco che nel formare la cartella clinica, ricordo di avere specificato la data del 26 giugno 1997. Ovviamente ho indicato detta data nel giorno in cui ho compilato il referto." 

Domanda: "Qualcuno sostiene che Lei dopo la discussione col dr. Sozzi ha chiamato i vigili urbani per la esecuzione di un T.S.O." 

Risposta: "Proposta e convalida sono stati inviati al Sindaco per gli adempimenti relativi. Nego in maniera assoluta quanto richiestomi." 

Domanda: "Nel caso di specie orientativamente in quale ora sono intervenuti i vigili urbani per eseguire il T.S.O." 

Risposta: "Non ricordo precisamente l'orario, credo verso le 13,30-14,00" 

Domanda: "Che cosa può riferire dei fatti avvenuti il giorno 27 giugno in ordine allo stesso ammalato." 

Risposta: "Chiamato dal dr. Glielmi per discutere il caso del paziente ricoverato il giorno prima, il dr. Glielmi chiese all'infermiera la cartella clinica del paziente, che non si trovava perché fuori posto momentaneamente, ma rinvenuta la stessa fu portata al dr. Glielmi. 

Improvvisamente entrò nella stanza il dr. Sozzi gridando ad alta voce che si voleva manomettere la cartella e che voleva la presenza dei carabinieri e del proprio sindacalista. Lo stesso gridava frasi di questo genere: "Qui si vuole manomettere la cartella, state attenti a quello che scrivete, questa volta non mi fregate." 

Quando disse la frase "state attenti a quello che scrivete", si rivolse al signor Favano che in quel momento predisponeva la relazione richiesta dal Primario dr. Glielmi." 

Domanda: Lei, dr. Mondì, il giorno 27, ha scritto in cartella clinica oltre quelle (notizie) del 26 giugno? 

Risposta: "No, assolutamente." 

Domanda: "Risulta a Lei che altri abbiano aggiunto il giorno 27 giugno in cartella altre relazioni, dichiarazioni, ecc.?" 

Risposta: "Mi risulta che i signor Favano stava scrivendo una relazione, ma non so se questa dovesse essere allegata alla cartella." 

Domanda: Risulta a Lei che il dr. Glielmi scrisse in cartella il 27 giugno? 

Risposta: "A me non risulta" 

Domanda: "Era presente quando il dr. Glielmi ha telefonato al S. P. D. C. parlando con la dr.ssa Della Villa?" 

Risposta: "Ero presente alla telefonata con la dr.ssa Della Villa, alla quale il dr. Glielmi raccomandò di scrivere tutto, secondo scienza e coscienza." 

Domanda: "Le risulta che l'assistente sociale Favano sia intervenuto dopo la convalida del dr. Glielmi, per evitare il ricovero in T.S.O. ritornando sulle decisioni già prese e per cercare di curare il soggetto in altro modo?" 

Risposta: "Effettivamente il signor Favano, a convalida già fatta, intervenne sul dr. Glielmi per fargli cambiare opinione. La proposta del signor Favano di rivedere all'indomani il paziente in ambulatorio contrastava con le reali condizioni cliniche del paziente e con la necessità di assistenza della quale il paziente in quel momento abbisognava a mio modo di vedere" 

L'avv. Freni precisa che l'affermazione contenuta nell'odierna memoria aggiuntiva inerente alla presunta ingerenza del dr. Sozzi nei confronti della dr. Della Villa per la dimissione del paziente, è una logica ipotesi formulata dal dr. Mondì, che tuttavia merita di essere accertata. 

L'avv. Freni chiede che l'ufficio voglia accertare con ogni mezzo, anche interrogando il dr. Sozzi, se quest'ultimo dimostri attendibilità intrinseca ed estrinseca per i fatti riferiti. 

Domanda: "Risulta a Lei che il dr. Sozzi abbia fatto interventi sui medici del reparto per la dimissione del soggetto ricoverato?" 

Risposta: "Non mi risulta direttamente, però ho documenti, dei quali dispone questo ufficio, che mi hanno consentito di elaborare questa ipotesi, che è stata prospettata nella precedente memoria difensiva" 

Letto confermato e sottoscritto: Avv. Freni Giovambattista, avv. Mondì Giuseppe, il segretario Giuseppe Costanzo Bana, Francesco Poli 

Commento: l'audizione del dr. Mondì è tenuta il giorno 11 del mese d'agosto alla presenza del direttore generale, del direttore amministrativo, del capo settore affari del personale che funge da segretario e con l'assistenza della parte degli avvocati Giambattista Freni e Giuseppe Mondì. 

Il dr. Mondì non dice una parola in meno o di soverchio e le sue espressioni, sono molto garbate. Le sue dichiarazioni non necessitano di commento. Egli definisce il malato "confuso e dissociato", non una parola in più. 

Il dr. Mondì è impreciso in un punto. Io chiesi i chiarimenti ai due medici prima e dopo la visita. Credo che il dr. Mondì non abbia parlato del primo chiarimento per una questione di deontologia professionale perché avrebbe dovuto denunciare il comportamento aggressivo del dr. Sozzi. 

Egli elude la domanda sulla "gran confusione creata dai medici a dire del signor Favano", perché semplicemente non da spazio al pettegolezzo e alla menzogna, caratteristica questa di tutti i soggetti con fissazione orale della libido. Si limita a dire che l'assistente sociale non ha la competenza per emettere una diagnosi psichiatrica: rimane ai fatti di legge. Non ha neppure invitato gli inquisitori a leggere la relazione di Ferro Giovanni. 

L'avvocato Freni chiede che "l'ufficio voglia accertare con ogni mezzo, anche interrogando il dr. Sozzi, se quest'ultimo dimostri attendibilità intrinseca ed estrinseca per i fati riferiti". Egli non conosce la terminologia psichiatrica e con garbate parole dichiara, evidentemente dopo la lettura della lettera del dr. Sozzi, che questi è un delirante, o è un bugiardo, o è tutte due le cose. 

L'avv. Freni precisa che l'affermazione contenuta nell'odierna memoria aggiuntiva inerente alla presunta ingerenza del dr. Sozzi nei confronti della dr. Della Villa per la dimissione del paziente, è una logica ipotesi formulata dal dr. Mondì, che tuttavia merita di essere accertata. 

N.B. Non si riporta la memoria difensiva, stilata dall'avvocato Gianbattista Freni, costituendo essa l'elaborazione legale dei fatti sopra descritti. 

Interrogatorio del dr. PIETRO MONDI' da parte dell'ispettore di Polizia, ore 17 del giorno 29 marzo 1999. 
Ispettore di Polizia: risulta che il signor Mirabile Giuseppe, verso le ore 12.00 del 26 giugno 1997 si è recato presso il Centro di Salute Mentale di Messina Nord per chiedere la prescrizione di alcune medicine e che il primo medico a cui si e rivolto è stato lei? Cosa ha da dire? 

Dr Mondì: desidero precisare che il signor Mirabile non è venuto per farsi prescrivere delle medicine bensì per sottoporsi a visita. A tal proposito vorrei aggiungere che non è deontologicamente corretto prescrivere medicine senza visitare il paziente. Il signor Mirabile aveva preso un appuntamento per una visita specialistica qualche giorno prima. 

Ispettore di Polizia: risulta documentalmente da qualche parte che il signor Mirabile prenotò la visita? 

Dr Mondì: la prassi era che gli appuntamenti venivano raccolti dal personale infermieristico che poi li proponevano ai medici. L'appuntamento del signor Mirabile se non ricordo male mi fu proposto dall'infermiera Castriciano. 

Ispettore di Polizia: risulta che dopo di lei il signor Mirabile è stato visitato dal dr. Virginio Sozzi ed è stato sentito anche dall'assistente sociale signor Favano Vincenzo. Cosa ha da dire in merito? 

Dr Mondì: il signor Mirabile è stato visitato da me, dopodiché avendo io valutato che il Mirabile appariva notevolmente confuso ed aveva manifestato durante il colloquio medico l'ideazione di suicidio, io mi informai immediatamente se vivesse con qualcuno o da solo. Seppi che viveva da solo e che non aveva parenti a Messina. Allora contattai l'assistente sociale Favano per vedere di parlare con la sorella del Mirabile che stava a Barcellona e con alcuni volontari presso la parrocchia S. Caterina dal momento che ritenevo che le sue condizioni mentali non fossero tali da potere gestire da se il suo stato di salute mentale. A tal proposito la sorella ci fece sapere che non poteva assistere il fratello poiché il marito era stato appena dimesso per un intervento per carcinoma polmonare, se non ricordo male, e quindi doveva assistere il marito. I volontari della Parrocchia contattati da me e dall'assistente sociale Favano dicevano di non essere nelle condizioni di poterlo assistere continuativamente. Ritenendo che il paziente non potesse gestire da se la sua condizione patologica, gli chiesi se volesse ricoverarsi per un periodo utile al suo ristabilimento presso un reparto psichiatrico ospedaliero, ma il paziente non volle prendere neanche in considerazione questa ipotesi. A questo punto cercai di convincerlo della necessità di accettare un ricovero volontario, tuttavia non vi riuscii. A questo punto valutai l'ipotesi di un T.S.O. dal momento che lo stato di confusione del paziente e le sue manifeste intenzioni suicide mi facevano preoccupare per la sua incolumità. Chiamai allora il dr. Sozzi per la convalida. Il dr. Sozzi dopo un brevissimo esame mi disse che non ve ne era di bisogno. Io allora gli chiesi di sottoscrivermi questa sua dichiarazione dal momento che credevo che lasciando il paziente in quelle condizioni avrei potuto avere responsabilità morali e anche penali, ma il dr. Sozzi si rifiutò di sottoscrivere quanto da me richiesto. Chiamai il dr. Sozzi per la convalida perché così e prescritto dalla legge 180/78. Se il dr. Sozzi avesse sottoscritto il suo rifiuto di convalidare il TSO avrei dovuto necessariamente annullare la procedura. 

Ispettore di Polizia: lei (medico proponente) dopo aver visitato il paziente aveva proposto al dr. Sozzi (medico convalidante) il T.S.O. a carico del Mirabile ma che lui, dr Sozzi, non ha voluto controfirmare perché riteneva che il paziente non fosse da ricoverare. Cosa ha da chiarire in merito? 

Dr Mondì: il dr Sozzi non mi diede una risposta precisa e per iscritto quindi mi trovai nella situazione di dovere prospettare il caso al Primario, dr Glielmi, mio diretto superiore. 

Ispettore di Polizia: lei ha chiesto al paziente se voleva essere ricoverato? 

Dr Mondì: io ho chiesto al paziente se voleva essere ricoverato volontariamente ma lui rispose di no. 

Ispettore di Polizia: dalle indagini espletate in merito, risulta in modo inequivocabile che il signor Mirabile non voleva essere ricoverato perché non ne vedeva la necessità. Che lo stesso rifiutò in modo esplicito e netto anche un ricovero volontario. Risulta pure che il medesimo accettava di assumere volontariamente le medicine che gli erano state prescritte dal dr Sozzi. Cos'ha da dire in merito? 

Dr Mondì: per quanto ne so nessuna medicina gli era stata prescritta dal dr. Sozzi. 

Ispettore di Polizia: dalle indagini risulta che il dr Sozzi con ricetta data 26.06.1997 prescrisse al Mirabile delle medicine . E precisamente Noritren e Lexotan. 

Dr Mondì: se lo fece lo ha fatto fuori dalla prassi consolidata nel servizio giacché il medico curante ero io. Comunque se lo fece non lo fece in mia presenza e non me ne diede informazione. Al di là di tutto ciò io ritenni che il paziente per le condizioni che presentava non era in grado di autoassistersi perché verosimilmente con molta probabilità non le avrebbe prese dal momento che durante il colloquio mi disse che non riteneva di non avere la necessita di prendere le medicine. 

Ispettore di Polizia: il fatto è che non vedevano la necessità del ricovero neanche il dr. Sozzi Virginio e l'assistente sociale Signor Favano Vincenzo. Anzi quest'ultimo si era offerto di seguire il paziente da vicino andando a trovarlo anche a casa. L'ipotesi che il ricovero coatto non fosse necessario viene rafforzato anche dal fatto che il giorno successivo la d.ssa Della Villa dimetteva il paziente e non sentiva neanche la necessità di fargli prolungare il ricovero volontariamente. Cos'ha da dire in merito? 

Dr Mondì: per quanto attiene il dr. Sozzi ho già dichiarato. Il signor Favano non era esperto per poter formulare una diagnosi e una prognosi in quanto non è medico né tantomeno psichiatra. Lo stesso dicasi per un suo intervento di assistenza domiciliare al paziente non professionalmente competente e fuori dal dettato della legge. Sull'operato della d.ssa Della Villa non ritengo di pronunciarmi. Per quanto attiene il fatto che sia stato dimesso dopo 24 ore è un fatto ricorrente nei TSO. Comunque il fatto che la d.ssa Della Villa abbia ricoverato per 24 ore in TSO il Mirabile significa che la stessa ha ritenuto che il TSO era valido poiché avrebbe potuto dimetterlo immediatamente rivolgendosi al Giudice Tutelare come previsto per legge. 

Ispettore di Polizia: dottore lei è a conoscenza che da parte del Giudice Tutelare il TSO eseguito nei confronti del Mirabile non è stato convalidato? 

Dr Mondì: ne ho avuto cognizione dopo oltre un mese perché tale informazione fu richiesta dall'allora mio difensore nel provvedimento amministrativo interno all'Azienda. 

Ispettore di Polizia: perché di fronte al rifiuto di convalida di ricovero coatto opposto dal dr Sozzi non ha lasciato ricadere su di lui la responsabilità del caso? Perché si è recato dal dr Glielmi che poi gli ha controfirmato la richiesta di ricovero coatto? 

Dr Mondì: perché il dr. Sozzi non volle sottoscrivere il suo rifiuto di convalida. Pertanto io, mosso da scrupoli di tipo deontologico e dal timore di andare incontro a conseguenze legali per abbandono di persona incapace e abbisognevole di cure, prospettai la situazione al Prof. Glielmi in quanto mio diretto superiore e non chiesi la convalida che fu fatta da questi dopo avere lungamente visitato il paziente. 

Ispettore di Polizia: il dr Sozzi dove avrebbe dovuto scrivere il suo rifiuto al ricovero in TSO? 

Dr Mondì: nello stesso modulo della mia richiesta o nella cartella clinica o ancora meglio in entrambi i documenti. 

Ispettore di Polizia: il dr Sozzi ha dichiarato che non ha potuto scrivere la sua diagnosi e quindi anche il rifiuto sulla cartella clinica perché questo materialmente non gli è stato consentito. 

Dr Mondì: penso che il dr. Sozzi abbia dovuto dare una spiegazione del suo comportamento. Resta il fatto che nell'immediatezza non ha contestato l'assenza della cartella clinica nemmeno ai Vigili Urbani. 

Ispettore di Polizia: dal momento della visita e per i giorni seguenti dov'era custodita la cartella clinica del Mirabile? 

Dr Mondì: tutte le cartelle cliniche come consuetudine e come previsto per legge venivano conservate nello schedario dell'infermeria. 

Ispettore di Polizia: risulta che la cartella clinica del Mirabile non era custodita in archivio ma rimase in possesso del dr Glielmi. Cosa ha da dire in merito? 

Dr Mondì: a me non risulta. 

Ispettore di Polizia: per legge, per poter eseguire un T.S.O. debbono sussistere tre condizioni: 1) la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, 2) che ci sia il rifiuto delle cure da parte dell'assistito, 3) che non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere. Nel caso relativo al T.S.O. effettuato ai danni del Mirabile non sussisteva nessuna delle tre condizioni. Cos'ha da dichiarare in merito? 

Dr Mondì: secondo me sussistevano tutte e tre le condizioni. 

Ispettore di Polizia: cosa è successo la mattina del 27 giugno 1997 al centro di salute mentale di Messina Nord? Intendo dire se il fatto ha avuto un seguito il giorno dopo? 

Dr Mondì: la domanda non è attinente con le contestazioni fatte. 

Ispettore di Polizia: preciso la domanda. Intendo dire se per il ricovero del Mirabile IL GIORNO 27 ci sono state delle liti tra lei e il dr Sozzi, il dr Glielmi ed altre persone? 

Dr Mondì: posso dire che il c'è stata una lite tra il dr Sozzi e dr Glielmi giacché il Sozzi accusava il dr Glielmi di avere intenzione di manipolare la cartella. 

Ispettore di Polizia: in che data lei compilò la cartella clinica del Mirabile? 

Dr Mondì: all'atto della visita cioè lo stesso giorno 26 giugno 1997. 

Ispettore di Polizia: Sa in che data il dr Glielmi compilò la cartella clinica del Mirabile? 

Dr Mondì: no, non lo so. 

Ispettore di Polizia: quando il dr Glielmi visitò il Mirabile quante persone c'erano presenti e che funzione avevano queste persone con la visita vera e propria? 

Dr Mondì: c'erano più persone, di preciso non lo ricordo. Io, il dr Glielmi e il dr Sozzi avevamo una funzione nella visita. Per gli altri non so. 

Si dà atto che l'avvocato Dr Mondì Giuseppe presente all'atto rileva che sono state formulate domande non propriamente attinenti a contestazioni formulate alla persona sottoposta a indagine. 

Si dà atto che per la redazione del presente verbale sono state osservate le regole generali previste per l'interrogatorio (art. 64 e ss. c.p.p.) 

Fatto letto ecc.ecc. 



Commento: il dr. Mondì smentisce in maniera logica e razionale tutti i capi d'accusa e primo di tutti l'inaudita affermazione che un malato si rechi dal medico per avere la prescrizione dei farmaci e non per essere visitato. In realtà il Mirabile ha chiesto la visita specialistica nella mattinata del 26 giugno e alle ore 11,30 convenute, puntuale si presenta all'appuntamento. Credo che con tale imprecisione, con allargamento dei tempi, il dr. Mondì voglia sottolineare che il paziente aveva chiesto un visita specialistica e non un incontro per ottenere la prescrizione dei farmaci come sostenuto dal manager dr. Francesco Poli, di cui il Prestipino si fa sciocco portavoce. Soltanto un idiota, infatti, può credere che il medico prescriva il farmaco ad un ammalato senza visitarlo preventivamente, anche ammesso che lo stesso chiedesse un appuntamento per la sola la prescrizione di farmaci. L'insistenza dell'ispettore su un argomento, che non andrebbe neppure posto e discusso, denuncia soltanto accanimento persecutorio. 

L'interrogatorio serrato dell'ispettore di polizia potrebbe fare pensare che egli voglia eliminare ogni dubbio circa la correttezza professionale del dr. Pietro Mondì. Ma l'ispettore di polizia, a parte il fatto che le dichiarazioni del dr. Pietro Mondì non hanno avuto alcun peso per la richiesta di rinvio a giudizio da parte del P. M. dr. Niccolò Crascì, e nel giudizio del Giudice delle Indagini Preliminari, dr.ssa Daria Orlando, commette un errore di trascrizione, un lapsus calami che svela la sua mancanza d'imparzialità e le sue intenzioni persecutorie. Egli scrive: "Durante il colloquio mi disse che non riteneva di non avere la necessità di prendere le medicine." Avrebbe dovuto scrivere: "Durante il colloquio mi disse che non riteneva di avere la necessità di prendere le medicine", così come presumibilmente si crede che sia stato dettato il dr. Mondì, per le sue caratteristiche di precisione e d'ordine che si possono rilevare in tutto l'interrogatorio. Più avanti, infatti, il dr. Mondì dichiara che "secondo lui sussistevano tutti e tre i motivi di legge per il ricovero coatto". Trattasi, dunque, di lapsus calami da parte dell'ispettore Pretipino, che per quel doppio "non" nella frase, questa diventa un'affermazione e non una negazione. 

Ponendo l'ipotesi che il dr. Mondì avesse commesso un lapsus verbi, dettando una frase sbagliata, l'ispettore di polizia, avrebbe dovuto accorgersi che la frase dettata era in contrasto con le dichiarazioni successive. Il non essersene accorto, se non fosse stato un suo lapsus calami, denuncia ugualmente, come questo, involontario e non intenzionale, una volontà di nuocere al soggetto interrogato ed una metodologia investigativa programmata e di parte, perché avrebbe commesso un lapsus intelligentiae, non comprendendo quanto è comprensibile da un soggetto con un Q.I. di 0,50. 

Email al dr. Pietro Mondì del 1 novembre 2002 
Prego eliminare quanto a Suo giudizio non risponda alla verità scientifica e farmi avere il capitolo a Napoli. Cordiali saluti dr. Nicola Glielmi. 

Risposta: Non ritengo esserci alcunché da eliminare, poiché tutto rientra nell'oggettiva esposizione dei fatti. A titolo di cronaca, La informo di quanto recentemente é stato messo in giro, nell'ambiente medico - psichiatrico messinese: per motivi che attualmente ignoro, la D.ssa Della Villa, sarebbe apertamente venuta alle mani con il suo collega Dr. Perella; il fatto sarebbe stato riferito per gli adempimenti ritenuti necessari, dal Dr. Perrella al Primario del DSM ME - NORD, Dr. Federico Fischetti. Questo sarebbe uno dei tanti episodi di frizione e scontro tra medici, che di recente hanno avuto luogo presso il S.P.D.C. dell'Ospedale di Papardo. Lascio a Lei, ogni ulteriore commento. Cordiali Saluti. F.to Pietro Mondì. 

Commento: poveri ammalati!


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