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IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 6

Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.



LA RELAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

“La Repubblica” del 27 novembre 2002 scrive: “Avviata la procedura di recesso per lo psichiatra dr. Franco La Spina, 53 anni, del Policlinico di Milano, per avere criticato su “La Repubblica” alcune iniziative dell’istituto. 
A protestare contro questo licenziamento non c’è solo la Cgil. Anche la Cisl annuncia di voler scendere in campo in difesa della libertà di opinione. “E’ un diritto sacrosanto, non si tocca” denuncia Emilio Di Donè della Cisl, “viviamo in un clima intimidatorio. Chi parla, chi dice la sua, rischia il licenziamento”. E svela: “A Milano molti manager ospedalieri hanno diffuso lettere ai medici in cui si invita a non parlare con la stampa. E questo equivale a mettere un bavaglio ai camici bianchi”. Al dr. Franco La Spina è stata risparmiata l’accusa di “bestemmiare” come allo scrivente, ma tale accusa non è stata risparmiata al “bestemmiatore no-global” don Vitaliano della Sala di Sant’Angelo a Scala (Av) che viene sollevato “a divinis”, come si legge nella stessa pagina di “La Repubblica”. A dire il vero, se don Vitaliano fosse un bestemmiatore, in senso letterale, forse non sarebbe incorso nelle ire della gerarchia: “Il decreto è chiaro: don Vitaliano non è più parroco, ma avrà una pensione, si asterrà “dall’esercizio di qualsiasi funzione legata all’ufficio” e lascerà “libera quam primum la casa parrocchiale”. Al dr. Franco La Spina e a don Vitaliano vanno la mia stima e la mia solidarietà. 
I sindacati a Messina, particolarmente la Cgil, andavano a braccetto con il manager dr. Francesco Poli. Qualcuno festeggiò la violenza esercitata contro la mia persona, non sapendo che di li a poco alcuni di loro, come pretesto per il licenziamento, sarebbero stati accusati, ingiustamente, di furto e di toccamenti lascivi alle infermiere. Gli episodi di Messina sono stati come una prova generale per i manager ai quali non interessa la Salute Pubblica, ma soltanto lauti guadagni e speculazioni economiche di ogni genere. Il nostro andava tra i preferiti comparendo perfino in televisioni della regione Campania. Queste però rimangono considerazioni giornalistiche con episodi significativi ma irrilevanti, anche se raggiungono le pagine di giornali nazionali. 
Ciò che, invece, diventa interessante, è lo studio del funzionamento della peste psichica che sembra essere il comune denominatore di condotte aberranti, considerata anche la diversa posizione assunta dai sindacati a Milano e a Messina. La peste psichica procede inarrestabilmente in tutti i campi e non risparmia neppure una persona come don Vitaliano che ha il torto di volere attuare il Vangelo di Cristo e di unirsi ai no-global, alle associazioni ambientaliste e pacifiste.
Il carattere nevrotico appestato di un leader ha bisogno della collaborazione di una moltitudine di piccoli uomini, per realizzare l’azione distruttiva sulla scena sociale. Il manager appestato di piccolissimissimi delatori, calunniatori, diffamatori, insinuatori, bugiardi e ubbidienti cretini per realizzare sulla scena amministrativa la lettera di recesso a due medici accompagnata dalla “doverosa” denuncia penale di sequestro di persona e per promuovere il licenziamento dei primari psichiatri e capi servizio dottori Camillo Martelli e Candido Armellini, del primario psichiatra Francesco De Natale, del capo settore della medicina di base dr. Giovanni De Gregorio insieme al suo caposervizio dr. Pietro Milone, o per perseguitare i primari psichiatri dottori Giuseppe Formica, Natala Fiore, Maria Teresa Pigneri con la complicità dei sindacati, diversamente da quanto oggi accade al dr. Franco La Spina, difeso dai sindacati. A Messina v’è stata l’eliminazione di questi medici, con la complicità dei sindacati e dell’Ordine dei medici e la soppressione di una dialettica vivace che poneva il malato al centro dell’attenzione. Nessuna meraviglia, quindi, che a Milano “chi parla, chi dice la sua, rischia il licenziamento” : è un dejà vu. 
L’ammalato ha perduto la dignità di persona, precedentemente conquistata, è diventato un mezzo di qualsiasi forma di speculazione e il più povero è condannato, come negli anni 50-60, ad essere contenuto con camicia farmacologica. 
Wilhelm Reich scrive in “Bambini del futuro” alle pag. 79, 81,82,83: “La peste psichica è una caratteristica del carattere come il senso di igiene, la diligenza, la sincerità. E’ un comportamento biopatico espresso nelle relazioni interumane……So che chiunque non abbia sperimentato personalmente le reazioni della peste psichica non può concepire o credere che tale malvagità esista…… perché uno degli irrazionalismi più caratteristici e nello stesso tempo più tragici, sta nel fatto che un uomo è pronto a rischiare la propria vita per uno stato ideale o una crociata di qualsiasi genere, mentre piegherà la schiena e sarà un codardo se chiamato a difendere le più semplici convinzioni sulla vita, il lavoro, l’amore, i bambini, la verità”.
La peste psichica usa come arma d’elezione la menzogna che presuppone la più assoluta mancanza di lealtà. 
La peste psichica è la malattia di un organismo corazzato, con blocco permanente e preminente del VII livello reichiano che comprende, insieme agli altri visceri della pelvi, l’apparato genitale e gli arti inferiori.

Il sadismo, la brutalità, il sudiciume pornografico, la menzogna, la difesa delle leggi morali e dei rigidi dogmi di una fede (accusa di bestemmia da parte del dr. Virginio Sozzi) che tengano a freno gli impulsi sessuali, sono fenomeni esteriori degli impulsi repressi che attraversano la corazza caratteriale. Nell’eziologia della peste psichica la condanna della masturbazione assume una particolare caratteristica. La condanna di questa pratica erotica, utile alla conoscenza del proprio corpo e alla capacità di provare piacere, in un soggetto, che da piccolo sia stato già privato di un’esperienza d’amore soddisfacente e gratificante con il seno materno, lo rende particolarmente appestato. Perché l’amplesso sessuale, che dovrebbe rappresentare il superamento della fase precedente, permanendo le idee di colpa sulla masturbazione, diventa un amplesso malato, sofisticato, fallico-narcisistico in cui l’organo genitale è un’arma per ferire e per offendere: la virilità proclamata e ostentata, addirittura come bene supremo:
Le problematiche sulla masturbazione non superate, oltre che in un amplesso narcisistico e sofisticato, si manifestano nella pornografia che è scambiata per libertà sessuale mentre la distruttività, nelle sue più varie manifestazioni, è la norma, e nella “disonestà dialettica adolescenziale inconscia”, intesa come atto del pensare e dell’agire distorto e contraddittorio. 
La menzogna e la contraddizione, qualora il bimbo cresciuto in ambiente a lui ostile non vi sia stato costretto per la sua sopravvivenza fin dalla più tenera età, trovano la loro origine in una visione peccaminosa della masturbazione. Durante la fase puberale, insieme alla maturazione delle ghiandole sessuali, si sviluppa la logica su un primitivo paradigma di pensiero. La masturbazione, condannata dai principi morali, produce una vera e propria distorsione della logica che si va sviluppando. La logica si cristallizza nella disonestà dialettica adolescenziale inconscia, che si estrinseca più tardi come retorica che è, spesso, l’esercizio della logica distorta e appestata. Il soggetto mente come se dicesse la verità e dice la verità come se mentisse, sul piano politico, etico ed estetico. Egli non riconosce la menzogna dalla verità perché ha operato i seguenti distinguo: “lo faccio, e pecco; lo faccio, non lo faccio; lo faccio, e non pecco perché non emetto il seme”, fino a giungere alla pratica della masturbazione anorgastica, o a quella con eiaculazione retrograda in vescica. I distinguo logici gli servono a superare l’angoscia della masturbazione. La rimozione dei distinguo serve a superare il complesso di colpa, ma la disonestà dialettica adolescenziale, staccata dalla masturbazione, come un vagone dalla motrice, viaggia per conto proprio, autonomamente e prende ogni sorta di passeggeri o avvenimenti. Si forma così il carattere bugiardo. 

Nel presente capitolo, tratterò della relazione dell’assistente sociale e delle sue dichiarazioni rilasciate nei diversi interrogatori, che si prestano all’esame del gregarismo e del funzionamento della peste psichica.
Il parere ”clinico” dell’assistente sociale signor Vincenzo Favano e la sua presenza alla visita del Mirabile non hanno alcun valore medico o legale. 
Ma è doveroso evidenziare le menzogne e le contraddizioni rilevabili nel documento, nelle dichiarazioni rese prima a L.C.S. della Direzione Generale e poi all’ispettore di polizia. 
Per il caso Mirabile ritengo che non si sia trattato di un complotto perché l’accordo tra il manager e i gregari, è tacito, sottinteso e spesso neppure riconosciuto. Gesù aveva detto: “essi non sanno quello che fanno” (Mt, 34), perché convinti di agire per un buon fine, in difesa della “Legge”.
I piccolissimissimi uomini del caso Mirabile, convinti di agire in difesa del “povero malato”. Se così non fosse, si dovrebbe accusare i Pubblici Ministeri dottori Niccolò Crascì e Pietro Mondaini del Tribunale di Messina, di mercimonio della Giustizia, corrotti dal manager dr. Francesco Poli, giunto da Catania a spadroneggiare nell’ASL di Messina. Questi tre personaggi hanno adottato la filosofia dell’errore che si può commettere in buona fede, che è un’altra caratteristica della peste psichica, mentre tutti, dal dr. Virginio Sozzi e Vincenzo Favano, alla delatrice e calunniatrice dr.ssa Lucia della Villa, al dr. Giuseppe Pracanica, alla dr.ssa Rosita Gangemi, dal poliziotto del posto fisso all’ispettore Salvatore Prestipino, sono dei gregari, portatori di materiale appestato, costituito dalla menzogna, dalla calunnia, dall’insinuazione, dal pretesto.
Del signor Favano riporto un episodio, che ne chiarisce il comportamento ipocrita e disonesto e ne evidenzia lo stile. 
Qualche mese prima della vicenda Mirabile, egli, trovandosi affacciato alle finestre del Centro di Salute Mentale e vedendomi in “Piazza della Repubblica”, sulla quale danno gli uffici del Centro, si nascose dietro le tendine della finestra e restò li a spiarmi, probabilmente nel timore di essere redarguito perché stava a prendere un po’ d’aria fresca. Un uomo d’età superiore alla cinquantina, come lui, non lo fa. L’episodio rivela paura infantile, legata a complesso di colpa, donde un errato rapporto con l’autorità, tanto più che non mi sono mai accorto di essere stato autoritario, come da sue dichiarazioni nell’assemblea per la costituzione dei gruppi di formazione in psicoterapia. Qualsiasi altro collaboratore avrebbe alzato impercettibilmente la mano in segno di saluto e sarebbe rimasto tranquillamente alla finestra, o si sarebbe ritirato senza nascondersi dietro la tendina, perché non è un delitto stare alla finestra, ma è ipocrisia nascondere di averlo fatto. 
L’esame del documento evidenzia che l’assistente sociale costruisce la sua relazione con un linguaggio medico e psicologico, riservandosi, a seconda dei casi, di omettere alcuni dati clinici importanti, perché, a suo dire, di non specifica sua competenza, mentre al contrario quando tratta di argomenti medici li riferisce in maniera distorta, non essendo medico. 
Uno psicoanalista quando deve fare un resoconto scientifico del suo lavoro, si trova in notevole imbarazzo perché esamina materiale fornito dal suo paziente. E se lo psicoanalista senza rendersene conto avesse capito male il sogno riferito dal paziente ed abbia sentito male le parole da lui dette? Nasce così quella che, per alcuni addetti ai lavori, è un lavoro scientifico e per altri una bella storia fantastica priva di validità scientifica. Per esempio l’episodio dell’affacciarsi alla finestra potrebbe essere contestato perché non certificato nelle carte. Ritengo pertanto interessante l’esame delle carte del caso Mirabile perché queste sono depositate in Tribunale, oggettivate, non si possono cambiare, possono solo essere studiate.
La relazione scritta a mano si distingue per l’ipocrisia, la confusione, le contraddizioni, le menzogne e il desiderio di apparire che rivela l’esistenza di un complesso di colpa e di inferiorità. 
Essa riportata integralmente sarà poi esaminata, in forma dialogica con un immaginario intervistatore, attraverso le sue stesse parole e le testimonianze degli altri.


Nella mattinata del giorno 27/6/97, l’assistente sociale è stato invitato a scrivere una relazione sul malato Mirabile. Il dr. Valenti scrive: “..…Il dr. Glielmi mi invita ad andare nella mia stanza insieme al signor Favano per relazionare sul paziente. Il signor Favano risultava scosso a tal punto che annotava che i fatti si erano verificati in data 27 luglio e non giugno (copia della minuta è in possesso del sig. Favano). Constatata la sua condizione, ho suggerito al signor Favano di dettarmi la sua relazione: sarei stato io a scrivere quanto lui stesso avesse riferito ed alla fine avrebbe verificato e sottoscritto quanto dichiarato e se quanto scritto corrispondeva a verità. Durante la stesura della relazione, al di fuori della stanza il dr. Sozzi lanciava messaggi del tipo: “State attenti a quello che scrivete!”, ripetendolo più volte. Si proseguiva nella compilazione della relazione del signor Favano, quando sono giunti i carabinieri……Nel frattempo si erano fatte le ore 14,15. Il signor Favano ha continuato successivamente la sua relazione da solo, e consegnata il giorno 1.7.1997 in presenza mia e del signor Donnici al dr. Glielmi che contestava il contenuto della relazione perché non conforme a quanto da lui verbalmente dichiarato il giorno della visita del signor Mirabile”
Va rilevato che la condizione del signor Favano, descritta dal dr. Valenti, è quella di un soggetto confuso e “scosso”, in preda a tremiti.
Vanno evidenziate le minacce del dr. Sozzi che, probabilmente, sono state determinanti nella compilazione della relazione dell’assistente sociale.
Il dr. Aldo Valenti testimonia che la relazione dell’assistente sociale è stata consegnata il giorno 1 luglio. Lo conferma la presenza nel mio ufficio del signor Piersalvatore Donnici che all’Ispettore di Polizia dichiara: “Il dr. Valenti è intervenuto qualche volta perché non era d’accordo su quello che aveva scritto il signor Favano”. La divergenza tra il dr. Valenti e il signor Favano riguardava il fatto che questi avesse omesso di riportare nella relazione le allucinazioni uditive del malato, così come gli aveva detto di scrivere il giorno 27 quando si erano appartati insieme per scrivere la relazione. All’obiezione del dr. Valenti, il signor Favano rispondeva che tali notizie non erano di sua competenza.

“Relazione del servizio sociale. 
Sulla tarda mattinata del 26/6/1997, su richiesta del dr. Mondì presenzio e collaboro al colloquio (già in corso) del suddetto col paziente, signor Mirabile, abitante a………….
Il mio incontro con il paziente ha la durata di circa 15 minuti, parte in collaborazione col dr. Mondì, parte da solo con il paziente.
Il signor Mirabile appare al colloquio un po’ confuso nella elaborazione delle sue risposte, pur dando dei contenuti adeguati alle domande a lui rivolte. Non si evidenzia comunque nessuno stato di aggressività né a livello comportamentale né nell’espressione verbale.
Il paziente lamenta di soffrire molto di solitudine. In ufficio era stato trasferito dal lavoro agli sportelli ad una attività di scrivania, solo, in una stanza degli Uffici Centrali, ma in particolare lamenta solitudine da quando la moglie, XXXXX Letteria è deceduta circa 14 mesi fa . 
Quando gli vengono richieste notizie su possibili contatti con i familiari fornisce il numero di telefono di una volontaria del centro di ascolto S. Caterina (signora…….., tel. aaaaaaa), nonché della propria sorella YYYYYY, abitante a……… (tel.xxxxxxx –xxxxxxx: asilo nido). Con la volontaria il paziente aveva preso accordi per andare il pomeriggio a visita specialistica presso un medico psichiatra privato.
Mi assento quindi (10 minuti circa) per telefonare immediatamente ad ambedue i numeri ed avere maggiori notizie sulla situazione del paziente. La volontaria afferma di non conoscerlo approfonditamente, ma riferisce che da quando è morta la moglie il paziente dimostra di sentirsi solo e disorientato.
Alla sorella, signora YYYYYY chiedo, tra l’altro, se lo stato in cui si trova il paziente in questi giorni è occasionale o se è da tempo che è così, e ciò allo scopo di appurare se il paziente si trova in atto in una fase acutizzata o se è quello il suo modo di essere abituale. La risposta chiarisce che è dalla morte della moglie che il soggetto presenta il modo di essere attuale.
Vengo a sapere inoltre che il padre ha 70 anni e vive a AAAAAAA, mentre il paziente vive da solo a ZZZZZZZ . La sorella afferma che solo in caso di assoluta emergenza sarebbe disposta a venire a Messina, dal momento che il proprio marito è reduce da pochi giorni da una complicata operazione ai polmoni.
Dopo tali notizie rientro nella stanza del dr. Mondì e vi trovo anche il dr. Sozzi, chiamato dal dr. Mondì per un parere sul caso. Al termine del colloquio il dr. Sozzi afferma che a suo giudizio il paziente non necessita di T.S.O. Dal momento che il dr. Sozzi manifesta parere nettamente contrario a quello del dr. Mondì, orientato invece al ricovero urgente, il caso viene prospettato al signor capo settore.
Nel frattempo il paziente esce in corridoio dalla stanza del dr. Mondì esprimendo disappunto perché non vuole essere ricoverato: ha chiesto un permesso al suo capo-ufficio ed è tempo che rientri in servizio. Inoltre pronuncia più volte frasi come: ‘Chi me lo ha fatto fare a me di venire qua stamattina?’.”
Durante la discussione col capo settore, presenti, tra altri, i sanitari direttamente interessati al caso, il signor capo settore chiede una immediata opinione sintetica sul caso al dr. Mondì, al dr. Sozzi ed a me stesso. Fornisco quindi come elemento di maggior valutazione le notizie assunte telefonicamente, anche perché tali notizie mi sembrano molto importanti ai fini di una più oculata decisione circa l’urgenza o meno del T.S.O.
In particolare riferisco che:
1) Il paziente stesso, pur affermando di essere stato imbrogliato e derubato dai parenti, è in grado di chiarire che i titoli giacenti in banca e sottoscritti erano intestati alla moglie ed ai nipoti di questa, i quali hanno provveduto a ritirare per se stessi quanto era anche a loro intestato.
2) Sia la volontaria, ma in particolare la sorella, hanno affermato che lo stato di disorientamento in cui si presenta il soggetto sussiste costantemente dal momento in cui lo stesso ha perso la propria compagna (14 mesi).
Seguono altri interventi del dr. Sozzi e del dr. Mondì, i quali sostengono ancora le proprie posizioni.
Con l’occasione il dr. Glielmi, allo scopo di un approfondimento diretto, effettua un colloquio col paziente stesso alla presenza degli operatori e subito dopo si manifesta propenso al T.S.O. firmando i documenti di ricovero.
Seguono ulteriori vivaci discussioni tra il dr. Sozzi e il dr. Glielmi.
Poichè le vicende connesse al caso si svolgono in occasionali e repentine entrate ed uscite dalla stanza del capo settore da parte degli operatori direttamente interessati, in più occasioni cerco di entrare in contatto col dr. Sozzi (il quale è disponibile perché si faccia una ricetta farmacologica da consegnare al paziente) e col dr. Mondì a cui ribadisco la necessità di rivalutare il caso in una luce meno drammatica, ma lo stesso mi risponde che ha già fatto la sua diagnosi e che il paziente necessita di immediato TSO.
Sono infatti già in ambulatorio i vigili urbani, chiamati dal dr. Mondì per la traduzione del paziente all’ospedale Margherita.
Non avendo ottenuto ripensamento da parte del dr. Mondì intervengo presso il capo settore esprimendo in un accorato appello le mie esplicite valutazioni programmatiche sul caso. Dal momento che il paziente vive come incongruo e punitivo il ricovero coatto, d’altra parte, non mostra segni di aggressività, violenza o acutizzazione del disturbo e accetta altresì di curarsi dietro nostra prescrizione farmacologica, propongo di consentirgli di tornare a casa o in ufficio con l’impegno di ricontattarlo l’indomani nello stesso ambulatorio o in visita domiciliare, mantenendolo così in attenta e costante osservazione
Alla mia specifica richiesta il dr. Glielmi mi chiede di riprendere i documenti di ricovero in una tacita evidente ipotesi di rivalutazione del caso, ma quando mi reco immediatamente presso gli infermieri il dr. Mondì , li presente, afferma che tali documenti sono già stati affidati all’addetto, il quale li sta già portando all’ospedale Margherita. Riferisco tale particolare al capo settore, ma poco dopo l’infermiere di turno mi porta gli stessi documenti spiegando che c’era stato un equivoco. Seguono ulteriori discussioni presso il capo settore, il quale, in conclusione, traendo le proprie valutazioni anche sulla base del colloquio diretto, riconferma il suo orientamento verso un breve ricovero che possa prevalentemente servire a responsabilizzare il paziente ad una maggiore considerazione delle cure mediche che lo stesso ha dichiarato di trascurare occasionalmente.
Cerco quindi di rassicurare il paziente sulla brevità del ricovero e sul fatto che nell’occasione può ricevere adeguate cure e conferisco con i vigili urbani, raccomandando massima cautela per evitare l’uso della forza fisica, cosa che in effetti viene evitata dal tatto degli stessi vigili e la docilità del paziente.
Subito dopo telefono sia alla volontaria, sia alla sorella, raccomandando in particolare a quest’ultima, di telefonare al fratello ricoverato per una ulteriore opera di rassicurazione. Telefono alle Poste Centrali per avvertire eventualmente l’Ufficio del contrattempo, ma sono le 14,15 e non risponde nessuno. 
In data odierna telefono al presidio Ospedaliero, da cui vengo a sapere che alle ore 10.30 il paziente è stato dimesso. - 27/06/97 Assistente Sociale Vincenzo Favano”

Interv.: “Sulla tarda mattinata del 26/6/1997, su richiesta del dr. Mondì presenzio e collaboro al colloquio (già in corso) del suddetto col paziente, signor Mirabile, abitante a………….
Il mio incontro con il paziente ha la durata di circa 15 minuti, parte in collaborazione col dr. Mondì, parte da solo con il paziente.
Il signor Mirabile appare al colloquio un po’ confuso nella elaborazione delle sue risposte, pur dando dei contenuti adeguati alle domande a lui rivolte”. 
Sopra la parola confuso ce n’è un’altra cancellata. Qual è?
Capo sett.: è la parola “disorientato”. Il signor Favano, il giorno precedente, incontrato nel corridoio, mentre chiedevo del dr. Sozzi, alla domanda “questo che tiene?”, riferendomi al malato, aveva risposto “è confuso e disorientato”. L’espressione “un po’ confuso” mi contrariò perché quella di “confuso e disorientato” aveva, in un certo senso, contribuito al mio giudizio diagnostico. Avrebbe potuto scriverla tranquillamente se non mi avesse detto in precedenza “confuso e disorientato”. Perché, infatti, avrei dovuto definirlo alla presenza di altri collaboratori “un grande bugiardo”? Colsi la sua tendenza alla menzogna e lo cacciai fuori dal mio ufficio.Per l’intervento del dr. Valenti aggiunse la parola “disorientato”, poi cancellata. 

Interv.: “Non si evidenzia comunque nessuno stato di aggressività né a livello comportamentale né nell’espressione verbale”.
Capo sett.: è vero. Egli usa il parametro “aggressività”, ma non ne interpreta l’assenza. Il malato è un depresso al quale turbina in testa la voce di Gesù. Chi soffre di solitudine e nell’ambiente di lavoro è isolato in una stanza, non può stare allegro.

Interv.: “Il paziente lamenta di soffrire molto di solitudine. In ufficio era stato trasferito dal lavoro agli sportelli ad una attività di scrivania, solo, in una stanza degli Uffici Centrali, ma in particolare lamenta solitudine da quando la moglie, XXXXX Letteria è deceduta circa 14 mesi fa”.
Capo sett.: inoltre, si presenta senza energia. Il signor Favano viene colpito da questo aspetto e ricorderà all’Ispettore di Polizia che il paziente aveva un tono sommesso appena udibile usando l’espressione “anche se più sommessamente”. Un tale soggetto suscita pietà che motiva il giudizio e i comportamenti del dr. Sozzi e del signor Favano. Essa turba l’obiettività di una ricerca scientifica o di una relazione sanitaria o parasanitaria. 

Interv.: “Quando gli vengono richieste notizie su possibili contatti con i familiari fornisce il numero di telefono di una volontaria del centro di ascolto S. Caterina (signora…… tel. aaaaaaa), nonché della propria sorella YYYYYY, abitante a……… (tel. xxxxxxx –xxxxxxx: asilo nido). 
Capo sett.: la descrizione fa pensare che il malato senza indugio abbia risposto alle domande rivoltegli. Questa è una menzogna clinica. Il dr. Pietro Mondì scrive: “Mi rivolgo all’assistente sociale signor Favano, cui chiedo tra l’altro di contattare la sorella del paziente, il cui indirizzo e numero telefonico riesco ad ottenere assai difficilmente, proprio in conseguenza dello stato dissociativo e confusionale nel quale il paziente in quel momento versava. Sempre con difficoltà, ci dice di frequentare un gruppo nella parrocchia di Santa Caterina; ci fa menzione di un amico di cui non ricorda il nome e del quale non sa dirci né l’indirizzo né il numero di telefono”. 
Chi dei due mente? Il dr. Mondi riferendosi al malato passa dalla forma “mi dice” alla forma “ci dice” e con precisione fa il resoconto dei fatti. Il signor Favano, invece, usa un impersonale “quando gli vengono richieste notizie”. Il diverso modo di scrivere la stessa notizia è un buon indicatore per accertare chi mente. 

Interv.: “Con la volontaria il paziente aveva preso accordi per andare il pomeriggio a visita specialistica presso un medico psichiatra privato.”
Capo sett.: il malato doveva sentirsi tanto male da non potere aspettare il pomeriggio per la visita privata. Chi è il medico privato? Il dr. Sozzi che si vede sottratta una visita a pagamento a causa del ricovero coatto?

Interv.: “Mi assento quindi (10 minuti circa) per telefonare immediatamente ad ambedue i numeri ed avere maggiori notizie sulla situazione del paziente. La volontaria afferma di non conoscerlo approfonditamente, ma riferisce che da quando è morta la moglie il paziente dimostra di sentirsi solo e disorientato.”
Capo sett.: compare la parola “disorientato”, la cui assenza all’inizio della relazione aveva provocato la mia contrarietà. il signor Favano intende minimizzare la sintomatologia del malato e attribuisce il “disorientamento”, da lui osservato, alla volontaria che, comunque, conferma la sintomatologia presentata dal malato. Sembra colto dalla paura di esprimere il suo giudizio “clinico” e riferisce quello della volontaria, dietro la quale si nasconde come dietro alla tendina della finestra.

Interv.: “Alla sorella, signora YYYYYY chiedo, tra l’altro, se lo stato in cui si trova il paziente in questi giorni è occasionale o se è da tempo che è così, e ciò allo scopo di appurare se il paziente si trova in atto in una fase acutizzata o se è quello il suo modo di essere abituale.”
Capo sett.: ottime, encomiabili domande se non vi desse una connotazione medico-clinica che esula dal suo campo e dalle sue funzioni. Non spetta a lui appurare e giudicare “se lo stato in cui si trova ecc. ecc.”. Il dr. Mondì chiede “l’intervento di un assistente sociale al fine di trovare qualcuno (parente o amico) che si occupi del paziente”. Questo è il compito specifico di un assistente sociale ed è quello che ha avuto dal medico. L’assistente sociale va oltre i suoi compiti e nella relazione riferisce la notizia “clinica”, come se fosse un medico, prima ancora di dare le notizie che gli erano state richieste, e che sono proprie della sua professione. Il suo giudizio “clinico” è una vera chicca perché è il signor Favano ad osservare che “il paziente si trova in atto in una fase acutizzata” e non la sorella la quale, non vedendo il fratello da mesi, può solo dire, genericamente, che il paziente sta male dalla morte della moglie, nulla sapendo dello “stato attuale” del paziente, che solo il signor Favano conosce: ancora una volta si nasconde dietro la tendina per non assumere la responsabilità della sua osservazione. Ha il vezzo di fare il medico e l’abilità di fare dare un giudizio medico agli altri.
Nelle interrogazioni per le indagini che seguiranno, dirà di aver parlato al telefono con il marito della sorella. Con tale menzogna, se si considera che il marito giaceva in un letto quasi moribondo, inconsciamente vuole far comprendere agli inquirenti che egli è un bugiardo, o che è stato costretto a mentire? Di sicuro questa duplice versione avrebbe dovuto richiamare l’attenzione degli inquirenti per valutare l’attendibilità del testimone che andrebbe sempre esaminata. 

Interv.: “La risposta chiarisce che è dalla morte della moglie che il soggetto presenta il modo di essere attuale”. 
Capo sett.: al signor Favano dovevano essere ben chiari il tempo e le ragioni per le quali il Mirabile presentava “ il modo di essere attuale” perché aveva assistito alla visita del paziente e si era trattenuto da solo con lui. A meno che il Mirabile non si trovasse in una condizione di tanta e tale confusione da non fargli capire che si trovava così dalla morte della moglie, non si comprende perché il signor Favano, avesse bisogno del chiarimento della di lui sorella. Egli attribuisce, come detto innanzi, un giudizio alla sorella che la stessa non può dare. Le parole chiave per comprendere l’operazione del signor Favano sono:“occasionale”, “abituale” e “attuale”. Da “occasionale”, per scivolamento di significati passa al “modo di essere attuale”, che diventa un modo di “essere abituale”. Il lettore comprende che trattasi di soggetto normale, esente da patologia psichiatrica. Per il passaggio di significati da una parola all’altra, la malattia psichica è negata. A questo punto si potrebbe tranquillamente dire che il signor Mirabile si fosse recato al Centro di Salute Mentale per salutare un suo amico. Sembra un paradosso. Ma è la verità: si è sostenuto da parte del Direttore Sanitario, e del manager dr. Poli, da avvocati e Pubblici Ministeri in Tribunale e sui giornali, che il signor Mirabile si era recato al Centro di Salute Mentale per prendere delle medicine e non per essere visitato.

Interv.: “Vengo a sapere inoltre che il padre ha 70 anni e vive a AAAAAAA, mentre il paziente vive da solo a ZZZZZZZ . La sorella afferma che solo in caso di assoluta emergenza sarebbe disposta a venire a Messina, dal momento che il proprio marito è reduce da pochi giorni da una complicata operazione ai polmoni”. 
Capo sett.: va notato l’avverbio “inoltre”. L’assistente sociale, “oltre” alle notizie “clinico-mediche”, apprende quelle proprie del suo ruolo, che per il lettore poco accorto o ignaro acquistano, quindi, valore secondario, mentre hanno valore primario ai fini di stabilire la necessità o meno del ricovero coatto. Il dr. Mondì, così interpreta queste notizie “inoltre” da lui raccolte: “Il signor Favano mi porta a conoscenza del fatto che la sorella del paziente non è disponibile ad occuparsene, perché deve assistere il marito gravemente affetto da carcinoma polmonare”. Nella relazione del medico non si trova alcun cenno delle elucubrazioni “mediche” del signor Favano, ma soltanto la notizia richiestagli e da lui dovuta.

Interv.: “Dopo tali notizie rientro nella stanza del dr. Mondì e vi trovo anche il dr. Sozzi, chiamato dal dr. Mondì per un parere sul caso. Al termine del colloquio il dr. Sozzi afferma che a suo giudizio il paziente non necessita di T.S.O. Dal momento che il dr. Sozzi manifesta parere nettamente contrario a quello del dr. Mondì, orientato invece al ricovero urgente, il caso viene prospettato al signor capo settore”
Capo sett.: il dr. Sozzi è chiamato dal dr. Mondì non perché dia un parere sul caso, ma perché vidimi il T.S.O. con un si o con un no. L’assistente sociale dimostra di ignorare la legge 180, strumento di lavoro dei medici e di tutti gli operatori psichiatrici. Corretta quest’imprecisione, si possono fare due osservazioni. La prima: il signor Favano dopo tali notizie rientra nella stanza e sembrerebbe che non riferisca niente ad alcuno. Forse si limita a dire che la sorella del malato non può assistere il fratello. Avrà pure dovuto dare questa notizia al dr. Mondì, dal momento che questi me ne ha parlato e lo ha scritto. La seconda: l’uso impersonale del verbo. “Il caso viene prospettato al capo settore” lasciando intendere che “sia stato prospettato” dal dr. Mondì, insieme al dr. Sozzi e a lui medesimo. Nella mia stanza è entrato solo il dr. Mondì. Dopo questa “prospettazione” fatta dal solo dr. Mondì, io esco dalla stanza per far chiamare il dr. Sozzi. Il motivo per il quale mi alzo dal mio tavolo è molto serio e grave: è il rifiuto del dr. Sozzi di controfirmare il T.S.O. con un si o con un no, con un parere favorevole o sfavorevole. E’ questo il momento in cui il signor Favano, nel corridoio, mi dice che il paziente “è confuso e disorientato”. La relazione del signor Favano si presta come un bell’esempio per comprendere come poco alla volta per scivolamento delle parole l’una sull’altra, di frasi impersonali e imprecise che si sovrappongono l’una sull’altra, di piccole menzogne mescolate ad alcune precisazioni incontestabili, si costruisca un falso che può sembrare a chi legge come una verità sacrosanta. Così è stato interpretato dal direttore sanitario, assolutamente ignorante in psichiatria, incapace di accorgersi delle contraddizioni di natura clinica, logica, temporale e logistica. 

Interv.: “Nel frattempo il paziente esce in corridoio dalla stanza del dr. Mondì esprimendo disappunto perché non vuole essere ricoverato: ha chiesto un permesso al suo capo-ufficio ed è tempo che rientri in servizio. Inoltre pronuncia più volte frasi come: ‘Chi me lo ha fatto fare a me di venire qua stamattina?’.” 
Capo sett.: l’assistente sociale scrive che il malato pronuncia le frasi di disappunto dopo la visita del dr. Mondì. Il malato, interrogato dall’Ispettore di Polizia, dirà che prima della mia visita il dr. Mondì gli ha chiesto se lui desiderasse salutare il suo Direttore. Il malato dice di aver risposto che non aveva nulla in contrario. La garbata proposta del dr. Mondì non può mettere il malato in stato d’allarme, perché egli pensa d’essere introdotto nella mia stanza per salutarmi. La frase “chi me lo ha fatto fare ecc.”, quindi, è stata pronunziata dopo la mia visita e non prima, e, cioè, dopo che il malato ha conosciuto la mia decisione. L’assistente sociale è smentito dallo stesso ammalato. Ma è lo stesso assistente sociale a smentirsi nella dichiarazione rilasciata all’ispettore di polizia. Egli dichiara: “Quando mi rendo conto che la sorte del paziente è proprio quella che lo stesso avrebbe - per sua stessa dichiarazione - voluto evitare tento ripetutamente di convincere il Dr Mondì a rivedere la sua stessa valutazione, ma i miei tentativi sono vani. Quindi parlo con il paziente, cercando di rassicurarlo e con i Vigili, pregandoli di utilizzare molto tatto. Il paziente esprime frasi tipo " ma chi me l 'ha fatto fare a me stamattina di venire qua?”.
Questa eclatante contraddizione merita una spiegazione. Il malato ha pronunziato la frase sia prima che dopo della visita? Il malato dice di no, non avrebbe potuto pronunciarla.
Tuttavia, ammesso che la frase sia stata pronunziata prima della mia visita e che il signor Favano si sia trattenuto in conversazione con lo stesso nel corridoio, così come scrive, non si comprende come possa sentire le lamentele del malato, ripetute più volte, e contemporaneamente essere presente nel mio ufficio per assistere alla discussione tra me e il dr. Virginio Sozzi. L’assistente sociale scrive la relazione, come se svolgesse un tema scolastico sulla gestalt e non racconta i fatti come realmente sono accaduti, perché questi hanno un tempo e un luogo. Confonde il prima con il dopo che diventano nunc, il corridoio con la mia stanza che diventano hic, secondo il principio della gestalt dell’hic et nunc. L’unica spiegazione possibile, dunque, è che egli, secondo il principio dell’hic et nunc della gestalterapia, confonda i luoghi ed il prima con il dopo.
La descrizione gestaltica dei fatti, secondo il principio dell’hic et nunc del gestalterapeuta Vincenzo Favano, non esime, però, gli inquirenti dal dovere di evidenziare le numerose contraddizioni rilevabili nel suo scritto che sono, poi, in contrasto con le sue dichiarazioni successive e con quelle degli altri.
Egli non è presente nella mia stanza nel tempo che precede la visita al malato, perché ignora i contenuti della discussione tra me e il dr. Sozzi. Non è presente durante la visita perché ignora i contenuti e lo svolgimento della mia particolarissima visita. Di questa ho riferito nell’audizione presso il manager e ne parlerò più avanti. 
Il confronto con le mie dichiarazioni durante l’audizione del direttore generale sul contenuto e le modalità della visita dimostrerà che il signor Favano mente, perché se fosse stato presente, egli più di ogni altro avrebbe dovuto farvi riferimento. Non ha potuto, invece, dire niente a L.S.C. della direzione sanitaria. Non ha potuto dire niente all’ispettore di Polizia, nonostante avesse nel frattempo letta la cartella clinica, perché non ha potuto leggere la mia audizione che è stata secretata.

Interv.: “Durante la discussione col capo settore, presenti, tra altri, i sanitari direttamente interessati al caso, il signor capo settore chiede una immediata opinione sintetica sul caso al dr. Mondì, al dr. Sozzi ed a me stesso. Fornisco quindi come elemento di maggior valutazione le notizie assunte telefonicamente, anche perché tali notizie mi sembrano molto importanti ai fini di una più oculata decisione circa l’urgenza o meno del T.S.O.”
Capo sett.: egli mente. Al dr. Sozzi è stata chiesta tre volte una diagnosi. Mi ha risposto con grande violenza verbale. Il signor Favano non dice una parola su quest’aggressione riferita da tutti. Se fosse stato presente sarebbe colpevole di mentire e di non dire quanto visto e sentito da tutti. Il rifiuto del dr. Sozzi a fornirmi una sua diagnosi e non la divergenza sui provvedimenti da adottare, mi obbliga a visitare il malato.
I medici Italiano e Di Marco scrivono: “A questo punto il dr. Glielmi chiedeva chiarimenti in merito alla diagnosi psichiatrica formulata”.
Il dr. Aldo Valenti scrive e confermerà all’ispettore di Polizia: “Ad un tratto dei lavori entra, nella stanza del capo settore il Dr. P. Mondì, che rivolgendosi al Dr. N. Glielmi fa presente che ha appena concluso un incontro con un paziente e per il quale considerata la diagnosi da lui formulata ritiene opportuno il ricovero del paziente e che quindi l’intervento da lui prospettato (T.S.O.) necessita dell’avallo di un altro medico. Il Dr. Glielmi invita il Dr. V. Sozzi ad accomodarsi nella sua stanza per visitare il paziente Mirabile. Dopo pochi minuti il Dr. Sozzi rientra nella stanza dove stava proseguendo l’ incontro di lavoro, dichiarando che secondo lui il paziente non doveva essere ricoverato, contraddicendo quanto era stato prospettato dal Dr. Mondì. A questo punto il Dr. Glielmi chiede espressamente al Dr. Sozzi: “Mi dica la sua diagnosi.” Il dr. Sozzi ribadisce che il paziente non è da ricoverare. Controbatte il Dr. Glielmi: “Dr. Sozzi le ho chiesto la diagnosi, non il tipo di intervento che valuteremo successivamente”. A questo punto il dr. Sozzi in modo alterato esclama: “Questa è psichiatria dell'anno zero” e il dr. Glielmi ancora: “Dr. Sozzi desidero la sua diagnosi”. Il dr. Glielmi dispone che venga ammesso il paziente per essere visitato e per una valutazione del caso.”
Il dr. Giuseppe Rao scrive:“A questo punto interveniva il dr. Glielmi chiedendo chiarimenti sulla vicenda”. La “vicenda” non può non essere altro che la richiesta della formulazione di una diagnosi. Questo è stato il punto di rottura con il dr. Sozzi e non il provvedimento che necessariamente doveva seguire soltanto dopo la formulazione della diagnosi. Dalle testimonianze di tutti risulta che il signor Favano non era presente nel mio ufficio e che su questo punto mente quando afferma: “chiede una immediata opinione sintetica sul caso al dr. Mondì, al dr. Sozzi ed a me stesso”

Interv.: perché il signor Favano mente?
Capo sett.: credo che inserire la sua presenza nel mio ufficio prima durante e immediatamente dopo la visita abbia il solo scopo di negare che il dr. Sozzi sia stato protagonista di un deprecabile e incivile comportamento. In tutta la sua relazione non v’è una sola parola sul disgustoso episodio che fa fatto allibire i medici. 

Interv.: “In particolare riferisco che:
1) Il paziente stesso, pur affermando di essere stato imbrogliato e derubato dai parenti, è in grado di chiarire che i titoli giacenti in banca e sottoscritti erano intestati alla moglie ed ai nipoti di questa, i quali hanno provveduto a ritirare per se stessi quanto era anche a loro intestato.
2) Sia la volontaria, ma in particolare la sorella, hanno affermato che lo stato di disorientamento in cui si presenta il soggetto sussiste costantemente dal momento in cui lo stesso ha perso la propria compagna (14 mesi)”.
Capo sett.: è puro autocompiacimento. L’assistente sociale mente. Non è stato presente nel mio ufficio, né prima, né durante la mia visita ma soltanto dopo, a convalida firmata, per sua stessa dichiarazione successiva, quando sono arrivati in reparto i Vigili Urbani per accompagnare il malato al Sevizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura del “Margherita”. Egli è un testimone che si trovava nel corridoio e magari origliava dietro la porta. 
Il dissennato comportamento del dr. Sozzi è stato tanto acceso prima della visita e tanto acceso e vergognoso immediatamente dopo, da non poter dare spazio ad alcuno, tanto meno ad un assistente sociale per riferire le “notizie assunte telefonicamente”. Egli stesso confermerà questa circostanza e dirà all’ispettore di polizia: “Nel mentre assistevo ad una discussione animata che non mi consentiva di relazionare sugli accertamenti fatti”. Egli origlia e non assiste, si autocompiace per un supposto sermone che avrebbe potuto fare, ma non ha fatto. Questo significa mentire sfacciatamente.
E’ impensabile, poi, che egli, timido ed introverso, che il giorno dopo per un litigio, tra persone a lui ben conosciute, diventa “scosso”, confuso e tremante, possa, in un’atmosfera tesa e incandescente, in presenza di tre estranei, i dottori Di Marco, Italiano e Rao, prendere la parola e concionare come un oratore tranquillamente nel modo in cui egli si descrive. I dottori Italiano, Di Marco e Rao avrebbero memorizzato la sua presenza, se non altro per il contenuto clinico della sua orazione.

Interv.: “Seguono altri interventi del dr. Sozzi e del dr. Mondì, i quali sostengono ancora le proprie posizioni”
Capo sett.: “Altri interventi”, fanno pensare a normali opinioni divergenti di due medici su un caso clinico. La frase è una sterile ripetizione della precedente dichiarazione. Il signor Favano mente per la seconda volta sulla stessa circostanza perché riferisce fatti ai quali non ha assistito. 

Interv.: “Con l’occasione il dr. Glielmi, allo scopo di un approfondimento diretto, effettua un colloquio col paziente stesso alla presenza degli operatori e subito dopo si manifesta propenso al T.S.O. firmando i documenti di ricovero”.
Capo sett.: il signor Favano si trattiene in lungo e in largo circa le sue doverose considerazioni “mediche” e assistenziali, ma non sa dire nulla sul mio “colloquio col paziente”.
Scrive ciò che avrebbe potuto scrivere una qualsiasi persona presente nel centro di Salute Mentale che sapesse che stavo effettuando o che avevo effettuato una visita ad un malato. Anche il signor Ferro Giovanni, che l’ispettore di Polizia non ha saputo individuare, o non ha voluto interrogare, ha comunicato, con dovizia di particolari all’agente Bonarrigo Carlo del Posto Fisso della Polizia di Stato del “Margherita”, quanto era accaduto presso il Centro di Salute Mentale. Eppure il signor Ferro Giovanni, il giorno 26 giugno, non è mai entrato nella mia stanza. La relazione del signor Favano, molto circostanziata, avrebbe dovuto o potuto fare riferimento a notizie di questo genere: “il capo settore poneva al paziente queste domande:….”. Non lo ha fatto, non poteva farlo, perché non era presente.
Interrogato da L.C.S. della Direzione Generale tra il 10 e 12 luglio, dichiarerà di non aver potuto leggere la cartella clinica e nulla saprà dire sulle domande da me poste al malato perché la cartella clinica era stata messa sottochiave nella tarda mattinata del 27 giugno. Dirà a L.C.S della Direzione Generale: “A mio parere il paziente rispose in maniera pertinente alle domande che gli furono poste dal dr. Glielmi in maniera logica”. Riferisce di un interrogatorio svoltosi in “maniera logica”. Niente di più falso! Sospettando di trovarmi davanti a un malato schizofrenico, feci domande non affatto logiche, usando un linguaggio e tenendo un comportamento schizofrenico, per stimolare il paziente che si presentava mutacico e reticente. Né appariva logico chiedere al malato come avrebbe speso 100 milioni piuttosto che chiedergli: “come stai” ed occuparsi della sua depressione.
A seguito della mia sospensione dall’attività il 23 luglio, la cartella clinica che era stata messa sotto chiave il 27 giugno, sarà alla portata di tutti e sarà studiata in tutti i particolari.
Solo, quindi, nell’interrogatorio dell’Ispettore di polizia avvenuto il 22 settembre, cioè dopo aver letto la cartella clinica, riporterà elementi particolareggiati della visita. 
Ma proprio per essere da lui descritti in maniera tanto analitica e particolareggiata, così come riportati in cartella clinica, il signor Favano manifesterà di mentire perché se fosse stato presente, proprio lui, che si professa gestalterapeuta, e non gli altri, avrebbe dovuto farvi riferimento, perché avevo svolto un vero e proprio psicodramma. Ma questo, come riferito innanzi, non era annotato in cartella clinica. Le bugie hanno veramente le gambe corte! Tuttavia cerchiamo di cogliere il carattere menzognero anche dall’analisi grammaticale e sintattica delle sue espressioni.
Egli scrive “alla presenza degli operatori” ma non include se stesso e non dice chi siano gli operatori. Per significare la sua presenza avrebbe dovuto scrivere: “in presenza mia e degli operatori” o aggiungere la congiunzione “anche” e il pronome indefinito “altri”, così: “in presenza anche di altri operatori”. Solo con queste espressioni avrebbe potuto certificare con assoluta chiarezza la sua presenza al momento della visita.

Interv.: “Seguono ulteriori vivaci discussioni tra il dr. Sozzi e il dr. Glielmi”
Capo sett.: Il signor Favano, scrive a mano 6 fogli e mezzo, riportando analiticamente e puntigliosamente i suoi movimenti, i minuti impiegati (10 e 15 minuti), i vari numeri di telefono, i contenuti dei colloqui telefonici, i movimenti delle varie persone coinvolte, le espressioni del malato fuori del mio ufficio, si guarda bene dal riferire le aggressioni verbali del dr. Virginio Sozzi e le definisce genericamente “vivaci discussioni”.

Interv.: “Poiché le vicende connesse al caso si svolgono in occasionali e repentine entrate ed uscite dalla stanza del capo settore da parte degli operatori direttamente interessati, in più occasioni cerco di entrare in contatto col dr. Sozzi (il quale è disponibile perché si faccia una ricetta farmacologica da consegnare al paziente) e col dr. Mondì a cui ribadisco la necessità di rivalutare il caso in una luce meno drammatica, ma lo stesso mi risponde che ha già fatto la sua diagnosi e che il paziente necessita di immediato TSO.”
Capo sett.: della disponibilità del dr. Sozzi “a fare una ricetta farmacologica da consegnare al paziente” non ne sono venuto a conoscenza né prima, né durante, né dopo la visita. Del resto il signor Favano si riferisce ad “occasioni” fuori dal mio ufficio. Ma l’assistente dimostra di ignorare che in questo preciso momento il malato possiede già in tasca una ricetta del dr. Sozzi, che ha “riprescritto in separata sede” i farmaci al malato, dallo stesso suggeriti al medico (interrogatorio del signor Mirabile alla Polizia). Nessuno, prima della visita mi ha comunicato che il malato accettava i farmaci. Il paziente mi ha detto di non averne bisogno perché non si riteneva ammalato. Sorge il sospetto che la ricetta fosse stata consegnata al malato molto tempo dopo la visita, tanto più che non si è trovata la matrice. 

Interv.: “Sono infatti già in ambulatorio i vigili urbani, chiamati dal dr. Mondì per la traduzione del paziente all’ospedale Margherita.”
Capo sett.: la presenza dei vigili nel Centro è la prova che la visita da me è stata già fatta e la convalida è stata firmata. In questo momento l’assistente sociale entra per la prima volta nel mio ufficio. 

Interv.: “Non avendo ottenuto ripensamento da parte del dr. Mondì intervengo presso il capo settore esprimendo in un accorato appello le mie esplicite valutazioni programmatiche sul caso. Dal momento che il paziente vive come incongruo e punitivo il ricovero coatto, d’altra parte, non mostra segni di aggressività, violenza o acutizzazione del disturbo e accetta altresì di curarsi dietro nostra prescrizione farmacologica, propongo di consentirgli di tornare a casa o in ufficio con l’impegno di ricontattarlo l’indomani nello stesso ambulatorio o in visita domiciliare, mantenendolo così in attenta e costante osservazione”.
Capo sett.: dopo che sono giunti i vigili per eseguire il T.S.O., l’assistente sociale entra nel mio ufficio.
Le sue espressioni meritano un chiarimento. 
“L’accorato appello” evidenzia pietà, soggettività emozionale e non oggettività scientifica, come si richiede per qualsiasi ammalato.
“Il paziente vive come incongruo e punitivo il ricovero coatto” : tutti gli ammalati vivono come incongruo e punitivo un ricovero coatto, altrimenti non sarebbero ammalati da ricoverare con TSO. Dall’interrogatorio del dr. Giuseppe Rao all’ispettore di Polizia risulta che il malato è stato reso ampiamente edotto del significato di un ricovero coatto incombente, così come di un ricovero volontario. Se il malato avesse avuto un minimo di lucidità avrebbe preferito il ricovero volontario che gli avrebbe consentito di essere dimesso dopo qualche ora dal Servizio di Psichiatria, a norma di legge ampiamente a lui illustrata.
La “mancanza di aggressività e violenza”, è normalissima in un soggetto depresso che soffre “di estrema solitudine”. 
“L’impegno di ricontattarlo l’indomani”, sarebbe potuto rivelarsi tardivo.
La proposta di “mantenerlo così in attenta e costante osservazione”, rivela che l’assistente sociale ha percepito la pericolosità del malato e che anche lui avesse avuto il dubbio che il malato avrebbe potuto eseguire gli ordini di Gesù. 

Interv.: “Alla mia specifica richiesta il dr. Glielmi mi chiede di riprendere i documenti di ricovero in una tacita evidente ipotesi di rivalutazione del caso, ma quando mi reco immediatamente presso gli infermieri il dr. Mondì , li presente, afferma che tali documenti sono già stati affidati all’addetto, il quale li sta già portando all’ospedale Margherita. Riferisco tale particolare al capo settore, ma poco dopo l’infermiere di turno mi porta gli stessi documenti spiegando che c’era stato un equivoco. Seguono ulteriori discussioni presso il capo settore, il quale, in conclusione, traendo le proprie valutazioni anche sulla base del colloquio diretto, riconferma il suo orientamento verso un breve ricovero che possa prevalentemente servire a responsabilizzare il paziente ad una maggiore considerazione delle cure mediche che lo stesso ha dichiarato di trascurare occasionalmente”
Capo sett.: l’assistente sociale, entrato in campo, si dà da fare, avanti e indietro, entrando ed uscendo dal mio ufficio. La “tacita ed evidente ipotesi di rivalutazione del caso” cade davanti al rifiuto opposto dal signor Favano di tenere compagnia al malato per un paio d’ore e sorvegliarlo, non disponendo di struttura ad hoc, quale il “Centro Crisi”. Questo rifiuto comparirà nelle sue dichiarazioni successive e con falsa saccenteria, ma in realtà per discolparsi, dirà che il malato andava assistito da personale di sesso femminile. Dirà testualmente: “Sempre a mio parere la struttura sanitaria avrebbe dovuto rispondere offrendo al paziente la sicurezza affettiva di un buon rapporto professionale, immediato, da parte di un operatore, possibilmente di sesso femminile” : siccome egli è di sesso maschile non poteva offrire l’immediato rapporto professionale! 
Va chiarita un’altra importante circostanza. I Vigili Urbani per muoversi dal loro ufficio debbono avere tra le mani la proposta di ricovero controfirmata da due medici. I Vigili, quindi, si sono presentati al Centro di Salute Mentale esibendo la proposta di ricovero all’infermiera, per spiegare i motivi della loro presenza e perché sia loro affidato il malato. Il signor Favano va alla ricerca del TSO e lo chiede al dr. Mondì il quale giustamente dice che il documento è già in viaggio per il Margherita: è un documento, cioè, che è uscito dalla nostra struttura. L’infermiera, probabilmente presente alla discussione o interpellata, chiede ai Vigili di consegnarle il documento perché lo desidera il capo settore. Gentilmente i Vigili consegnano il documento che viene portato al capo settore. Il disonesto signor Vincenzo Favano, incredibilmente, mente anche su questa circostanza e dichiarerà all’ispettore di Polizia che il documento non era stato firmato: “Prestipino: Quando sono arrivati i Vigili Urbani, il Dr Glielmi aveva già convalidato con la firma sui documenti la richiesta di TSO formulata dal Dr Mondì? 
Favano: No.”
Da questa menzogna nasce l’accurata indagine di polizia per accertare se il Sindaco avesse firmato in precedenza i modelli delle ordinanze? E ammesso che il Sindaco avesse firmato in precedenza modelli in bianco di ordinanza, che c’entrano Glielmi e Mondì? Debbono rispondere anche di presunti reati commessi da altri? Che relazione esiste tra l’accusa di sequestro di persona per un ricovero coatto e l’ordinanza del Sindaco? Si indaga, a spese dello Stato, laddove non è necessario e neppure utile, ma soltanto ridicolo.

Interv.: “Cerco quindi di rassicurare il paziente sulla brevità del ricovero e sul fatto che nell’occasione può ricevere adeguate cure e conferisco con i vigili urbani, raccomandando massima cautela per evitare l’uso della forza fisica, cosa che in effetti viene evitata dal tatto degli stessi vigili e la docilità del paziente.
Subito dopo telefono sia alla volontaria, sia alla sorella, raccomandando in particolare a quest’ultima, di telefonare al fratello ricoverato per una ulteriore opera di rassicurazione. Telefono alle Poste Centrali per avvertire eventualmente l’Ufficio del contrattempo, ma sono le 14,15 e non risponde nessuno. 
In data odierna telefono al presidio Ospedaliero, da cui vengo a sapere che alle ore 10.30 il paziente è stato dimesso .- 27/06/97 Assistente Sociale Vincenzo Favano” 
Capo sett.: nessun commento.

Interv.: che cosa scrivono gli altri sulla presenza del signor Favano nel tempo in cui ella ha visitato il malato?
Capo sett.: il dr. Mondì scrive: “Rientrato nella stanza del Capo Settore, trovo il signor Favano che, a T.S.O. concluso, riferiva al dr. Glielmi le sue osservazioni”. Per concluso deve intendersi che i vigili erano già in reparto per accompagnare il malato.
Interv.: il dr. Valenti?
Capo sett.: il dr. Valenti sia nella relazione, sia nell’interrogatorio dell’Ispettore di Polizia non fa cenno alcuno alla presenza dell’assistente sociale. Non dice neppure che il signor Favano sia presente nel mio ufficio dopo la firma del T.S.O. perché egli stesso in quel momento si trova fuori. Dopo avere descritto i fatti secondo i tempi di accadimento, vedasi quarto capitolo, scrive: “Il dr Glielmi ritiene opportuno visitare personalmente il paziente il quale viene portato nella stanza del D. Glielmi, dove si stava tenendo la riunione, a quel punto io sono uscito perché ritenevo inopportuna la mia presenza.” 
Lui psicologo! Ritiene inopportuna la sua presenza! L’invito, infatti, ad assistermi nella visita era stato fatto ai soli medici. Perché l’assistente sociale e non lo psicologo avrebbe dovuto presenziare ad un atto eminentemente medico, dal momento che dovevo visitare il malato? E’ possibile, poi, pensare che un primario, sentita una relazione di un aiuto medico, per visitare il malato chiami l’assistente sociale perché confermasse le dichiarazioni fatte dal medico? 
Interv.: il dr. De Luca?
Capo sett: conferma la presenza degli altri medici nel mio ufficio fino al momento dell’ingresso del dr. Sozzi. Quindi esce di scena. Non v’è traccia della presenza del signor Favano.
Interv.: il dr. Giuseppe Rao?
Capo sett.: nella relazione consegnata il giorno 22 luglio, il dr. Rao non fa alcun riferimento alla presenza del signor Favano né prima, né durante, né dopo la visita. 
Il 24 settembre 1997, interrogato dall’Ispettore di Polizia alla domanda: “Quando il dr. Glielmi ha visitato il paziente nella stanza quante persone c’erano e chi erano?”, risponde: “Oltre a me c’erano i due colleghi, il dr. Claudio Italiano e l’altro di cui in questo momento non ricordo il nome, il dr. Glielmi , il dr. Sozzi, il dr. Mondì, mi pare ci fosse il dr. Aldo Valenti e non ricordo se in quel momento o successivamente ci fosse l’assistente sociale, signor Favano.”
Non ricorda il nome del dr. Di Marco Paolino. Non nomina il dr. Gianplacido De Luca il quale lascia la riunione sindacale circa 5-8 minuti prima della mia visita. La memoria visiva del dr. Rao lega insieme la figura di Aldo Valenti a quella del signor Favano. Siccome il dr. Valenti è assente, ne segue che anche il signor Favano è assente. Del dr. Valenti dice: “Mi pare ci fosse” . Del signor Favano dice: “Non ricordo se in quel momento o successivamente”. 
Interv.: I dottori Claudio Italiano e Di Marco Paolino?
Capo sett.: premettono di non ricordare con precisione i fatti accaduti. Dichiarano di trovarsi alle ore 12.30 nel mio ufficio col sindacalista CISL, il dr. Giuseppe Rao, col dr. Aldo Valenti e con “ altre persone a noi sconosciute”. Il riferimento è al dr. De Luca, da loro non nominato e al personale della segreteria che aveva portato nell’ufficio del capo settore, dietro sua richiesta, le carte e le lettere scritte dagli stessi, compresa una relazione del dr. Xerra e del dr. Nastasi, il terzo assistente medico del Ser.T. di Milazzo. La vertenza riguardava per l’appunto la sostituzione del dr. Xerra.
I due medici di Milazzo, nonostante la premessa di “non ricordare con precisione”, descrivono abbastanza bene gli avvenimenti in successione temporale. Essi riferiscono “dell’animosità del dr. Sozzi, del suo atteggiamento concitato e irriverente e della sua richiesta di trasferimento al “Mandalari”. La richiesta del dr. Sozzi di trasferimento al Mandalari denuncia il dr. Sozzi come bugiardo, perché nessuna minaccia in tal senso gli è stata fatta. I dottori Italiano e Di Marco certamente avrebbero fatto cenno all’orazione dell’assistente sociale se non altro per i suoi contenuti di natura medica.

Verbale su dichiarazioni rese dal signor Favano del Settore Salute Mentale a L.C.S. della Direzione Generale.
“Il signor Favano conferma di aver sottoscritto la nota che gli viene esibita e dichiara che i contenuti sono rispondenti ai fatti accaduti relativi al caso del paziente Mirabile.
Dichiaro che il paziente si è presentato spontaneamente al Servizio ove è stato visitato dal dr. P. Mondì. Sono intervenuto per coadiuvare il sanitario e ho provveduto a contattare i familiari per approfondire il caso.
Nel frattempo il dr. Sozzi è intervenuto nella valutazione del caso il quale dichiarava che non necessitava il TSO.
Nel mentre assistevo ad una discussione animata che non mi consentiva di relazionare sugli accertamenti fatti. Di più il dr. Mondì senza indugio, faceva chiamare i VV. UU. Rivolgendomi al dr. Sozzi gli chiedevo se poteva prescrivere un trattamento farmacologico ambulatoriale o domiciliare al paziente. Avendo comunque visto che nelle more erano sopraggiunti i VV.UU., mi recavo dal Capo Settore per esprimere il mio punto di vista. Tuttavia il dr. Glielmi provvedeva alla convalida del TSO considerato che aveva condiviso le conclusioni diagnostiche del dr. Mondì.
Preciso di avere rappresentato al dr. Glielmi il mio avviso esposto nella nota di cui sopra che si intende qui riportata.
A mio parere il paziente rispose in maniera pertinente alle domande che gli furono poste dal dr. Glielmi in maniera logica.
Ho sollecitato il Capo Settore a volere rivedere le sue valutazioni secondo il convincimento che mi ero fatto del caso non sortendo comunque alcun risultato, considerato che poteva continuarsi un programma terapeutico domiciliare. Il dr. Glielmi tuttavia ebbe un momento di ripensamento subito rientrato non appena il personale gli riferiva che l’iter del TSO era ormai innescato. Considerato che sono stato sentito si configurava una ipotesi di diagnosi di equipe nella quale il mio parere non è stato tenuto in alcun conto, “a giudizio del signor Favano il paziente è l’unico a rimanere perfettamente lucido e tranquillo, differentemente dagli altri intervenuti”.
[Le virgolette ed il corsivo sono miei perché è l’interrogante L.C.S. a scrivere la frase, forse neppure detta dal Favano: infatti passa dalla prima alla terza persona, inserendosi nel di lui discorso.] 
ADR.( a domanda risponde) – Il giorno dopo mi viene richiesta una relazione sui fatti accaduti da aggiungersi su una sezione della cartella riservata allo psicologo. Il dr. Sozzi sopravviene al fine di evitare che si manipolasse la cartella. Non avevo comunque potuto leggere il contenuto della cartella. Quindi alla presenza del dr. Valenti, in altro ambiente, comincio a stilare la mia relazione che ho concluso in un secondo tempo.
Il giorno dopo (28.6.97) il dr. Glielmi chiede che gli legga la mia relazione alla presenza del Valenti. A questo punto vengo aggredito verbalmente dal Capo Settore in ordine ai contenuti della mia relazione, mi invita a presentare la mia relazione, ammonendomi che sarà tenuto in conto il mio comportamento per il quale “sarò sanzionato con eventuale trasferimento”. 
[Le virgolette ed il corsivo sono miei perché nell’originale scritto a mano “Sarò sanzionato con eventuale trasferimento” è incarcerato e sostituito “Con trarrò le mie conclusioni”. La lettura della relazione, cui fa riferimento il Favano, è avvenuta alla presenza del dr. Valenti e del signor Donnici che lo smentirebbero e perciò fa cancellare “Sarò sanzionato con eventuale trasferimento”. Se ne deduce che l’interrogante L.C.S. scrive una frase non detta dal Favano, e questi per aggiustare la correzione finisca col dire “trarrò le mie conclusioni” che è una minaccia generica. Tuttavia, avuta l’imbeccata da L.C.S. si lancia nel racconto di presunte minacce passate, mentendo, come risulterà dalle sue stesse dichiarazioni pubblicate in “Psicopoli”, La Grafica Editoriale, 1995. 
Preciso di essere stato oggetto nel passato di minacce similari allorquando mi sono trovato a dissentire sull’operato del dr. Glielmi o a rappresentare disfunzioni del Servizio che “spesso” in un caso specifico si sono verificati anche alla presenza dei pazienti.
[“Spesso” da me virgolettato ed in corsivo perché nel documento è incarcerato. Dal che si deduce che il signor Favano ha fatto passare la frase scritta dall’interrogante, ma non poteva permettere che scrivesse “spesso”, perché non ha mai rappresentato disfunzioni del servizio, ma solo quelle che lo potevano riguardare. Durante il trasferimento del Centro di Salute Mentale da Viale della Libertà al Sant’Angelo dei Rossi, più di cinquanta persone hanno dato l’arrembaggio per occupare l5 locali. Il signor Favano che a Viale della Libertà occupava un ripostiglio, ove lo aveva confinato il mio predecessore, con una poltrona e una sedia, non avendo un tavolo, non ha potuto occupare alcuno spazio particolare, se non quello riservato agli assistenti sociali. Si è presentato con una coppia di coniugi, chiedendo uno spazio per la gestalterapia. Gli è stata data subito. Questo il disservizio.] 
ADR – Ho telefonato alla dr.ssa Della Villa che mi disse che non poteva riferire notizie sul caso riferendo che aveva da poco colloquiato con il dr. Glielmi. Era in stato di concitazione.
ADR Il 28/6/97 il dr. Glielmi mi accoglie alla presenza del signor Donnici e Valenti come testimoni sui fatti. Ho letto la mia relazione su un pezzo nel quale sono stato interdetto “hai detto che il paziente era confuso e disorientato”, frase che pur non ricordando ho aggiunto. Più avanti sono stato contraddetto ed a supporto di ciò il dr. Glielmi ha invitato i presenti a convalidare il suo assunto. Mi ha dato del bugiardo. A quel punto l’ho invitato ad acquisire agli atti la mia relazione integralmente, anche della frase di cui sopra che non corrispondeva alla minuta in mio possesso.
Firmato L.C.S. e Vincenzo Favano”

Interv.: osservazioni?
Capo sett.: non conosco L.C.S. Non so se è un laureato in medicina o in legge. Si rileva, chiunque egli sia, che è una persona infida e malvagia e non affatto imparziale come si converrebbe: è un’ appestato! Suggerisce al signor Favano le risposte che deve dare. Anzi, scrive frasi e avverbi che questi non conferma, per cui è costretto a incarcerarli. Non conosce l’uso della lingua italiana. Infatti si inserisce, e fuori posto, in terza persona in un discorso fatto in prima persona dal signor Favano. L’ espressione “sarò sanzionato con eventuale trasferimento” è scritta, da L.C.S. di sua iniziativa, per cui è costretto ad incarcerarla ed a sostituirla con “trarrò le mie deduzioni”. Ma non si comprende se a trarle sarà il signor Favano, oppure il capo settore. Un documento scritto con i piedi. Le sgrammaticature hanno il loro peso per tratteggiare il profilo del redattore del documento.

Interv.: le dichiarazioni del signor Favano?
Capo sett.: conferma l’analisi della precedente relazione.
“Secondo il convincimento che mi ero fatto del caso” rivela che l’assistente sociale ha oltrepassato i limiti e crede di essere medico. Egli è intervenuto nel mio ufficio dopo le ore 13,05, e solo ad operazioni concluse ha espresso i suoi pareri. Infatti dice: “Avendo comunque visto che nelle more erano sopraggiunti i VV.UU., mi recavo dal Capo Settore per esprimere il mio punto di vista.” 
Il signor Favano sa della disponibilità del dr. Sozzi a prescrivere i farmaci: non sa che il dr. Sozzi già “ha riprescritto una ricetta farmacologica”.
Egli dice: “A mio parere il paziente rispose in maniera pertinente alle domande che gli furono poste dal dr. Glielmi in maniera logica”. Ma ancora non conosce le domande perché non ha potuto leggere la cartella clinica.
Dopo la domanda di L.C.S. “se conoscesse i contenuti della cartella clinica” leggerà la cartella clinica resa disponibile il giorno 23 luglio e all’Ispettore Prestipino farà altre dichiarazioni, naturalmente menzognere nel senso che riferirà quanto ha avuto modo di apprendere leggendo la cartella clinica e non per avere personalmente assistito alle domande da me poste al malato.
Dice di non ricordare che in corridoio mi avrebbe detto del malato che era “confuso e disorientato”. Il ricordarlo avrebbe significato che il mio rilievo “tu sei un bugiardo” era giusto e legittimo. 
“Nel mentre assistevo ad una discussione animata che non mi consentiva di relazionare sugli accertamenti fatti”, come quel soggetto disonesto che richiede i soldi all’assicurazione perché è caduto dall’ulivo, mentre lo potava, confessa, alla fine, d’essere stato spinto da un compare nella bettola dopo un’abbondante bevuta. Ma non aveva scritto nella sua relazione: 
“In particolare riferisco che:
1) Il paziente stesso, pur affermando di essere stato imbrogliato e derubato dai parenti, è in grado di chiarire che i titoli giacenti in banca e sottoscritti erano intestati alla moglie ed ai nipoti di questa, i quali hanno provveduto a ritirare per se stessi quanto era anche a loro intestato.
2) Sia la volontaria, ma in particolare la sorella, hanno affermato che lo stato di disorientamento in cui si presenta il soggetto sussiste costantemente dal momento in cui lo stesso ha perso la propria compagna (14 mesi)”?
ADR. Il 28/6/97 il dr. Glielmi mi accoglie alla presenza del signor Donnici e Valenti come testimoni sui fatti. Ho letto la mia relazione su un pezzo nel quale sono stato interdetto “hai detto che il paziente era confuso e disorientato”, frase che pur non ricordando ho aggiunto. Più avanti sono stato contraddetto ed a supporto di ciò il dr. Glielmi ha invitato i presenti a convalidare il suo assunto. Mi ha dato del Bugiardo. A quel punto l’ho invitato ad acquisire agli atti la mia relazione integralmente, anche della frase di cui sopra che non corrispondeva alla minuta in mio possesso”.
Il pezzo sul quale è stato interdetto è a metà del quinto rigo, quindi è stato interdetto subito.
Non dice che “più avanti” è stato “contraddetto” in presenza di Donnici, dal dr. Valenti e non da me, perché nella relazione non riportava quanto gli aveva verbalmente comunicato e cioè che durante la visita con il dr. Mondì, aveva sentito il malato dire che “sentiva la voce di Gesù che gli intimava di raggiungere la moglie nell’aldilà”.
Non si riesce a decifrare il significato di “a supporto di ciò il dr. Glielmi ha invitato i presenti a convalidare il suo assunto” perché il signor Donnici il 26 mattino non era in servizio e il faccia a faccia tra me e lui è avvenuto nel corridoio: quindi né il Donnici né il Valenti potevano convalidare il mio assunto, ma semmai testimoniare “l’interdizione” nel mio ufficio, cosa che il signor Donnici ha puntualmente fatto collocandola, insieme al dr. Valenti, nella mattinata del 1 luglio e non 28 giugno.

Interv.: quali sono le disfunzioni cui si riferisce il Favano?
Capo sett.: non lo so, perché non ne parla, come fanno tutti i delatori che parlano genericamente, e non riferiscono mai le circostanze dei fatti accaduti: siamo al si dice. Le disfunzioni sono state sempre tantissime. In psichiatria, sotto certi aspetti, meno gravi che nelle altre branche della medicina per il semplice fatto che per la cura delle malattie psichiatriche non si richiedono particolari attrezzature e strumentazioni dal costo elevatissimo. Sotto certi altri aspetti, maggiori che nelle altre branche per il semplice fatto che ancora oggi la psichiatria è considerata l’ultima delle discipline mediche e vi si investe poco danaro. Poche stanze, per esempio, per un numero elevato di operatori di grado e ruolo diversi creano naturali disfunzioni. E’ grave l’intenzione diffamatoria con cui ne parla il Favano. 

Interv.: Quale è stato il rapporto tra lei e il signor Favano, considerata la carica di odio espressa nei suoi riguardi?
Capo sett.: l’assistente sociale signor Vincenzo Favano nella sala teatro dell’Ospedale “Mandalari” in presenza di più di ottanta persone, medici, psicologi, sociologi e assistenti sociali dichiara: “Il dr. Di Pietro mi ha chiesto di fare i gruppi, perché ho sempre fatto esperienza di gruppi, ho fatto una relazione che il dr. Di Pietro ha letto e ha approvato… mentre il dr. Glielmi ha fatto una cosa più efficace, è stato nel mio gruppo, mi ha chiesto la documentazione sugli studi ed esperienze che ho fatto, le ha analizzate singolarmente. La sua presenza nel gruppo per tutto il periodo durante il quale ho lavorato al S. Angelo ha garantito il migliore controllo che si possa fare ad un operatore. Dr. Glielmi mi perdoni, ma inizialmente la Sua presenza nel gruppo l’ ho vissuta un po’ come sadica. Ma poi ho capito che Lei si poneva nel gruppo alla pari con tutti, partecipando attivamente con un ruolo soltanto apparentemente passivo.” ( N. Glielmi, Psicopoli, pag.71, La Grafica Editoriale,1994).
Quello che l’assistente sociale non ha mai saputo, perché non glielo ho mai detto, è che ogni mattina uno stuolo di psicologi veniva a lamentarsi che egli facesse psicoterapia e che un altro stuolo di assistenti sociali veniva a lamentarsi poiché non svolgeva il suo ruolo di assistente sociale e si sottraeva alle visite sul territorio.
Queste continue e giornaliere lamentele mi spinsero ad entrare nel gruppo di gestalterapia per assumerne la responsabilità. Dopo questa malleveria nessuno venne più a lamentarsi, né a contestare il fatto che io glia vessi dato una stanza, dal momento che io stesso facevo parte del suo gruppo. Nella sede del “Sant’Angelo dei Rossi” eravamo circa 50 persone tra medici, psicologi, pedagogisti, sociologi, assistenti sociali, amministrativi, infermieri, ausiliari. Avevamo a disposizione non più di 15 stanze. La lotta si faceva anche e soprattutto per il possesso di una stanza: il disagio era vissuto da tutti in quanto le disfunzioni erano enormi.

Interv.: Quali “disfunzioni si sono verificate anche in presenza dei pazienti”? 
Capo settore: non lo so, probabilmente fa riferimento alla coppia di coniugi per la richiesta di uno spazio per la gestalterapia. 
Cercai di far fronte alle carenze strutturali organizzando un servizio pomeridiano, in maniera da distribuire le presenze quotidiane tra mattino e pomeriggio. Ciò corrispondeva anche alle esigenze di quella parte di utenti che al mattino lavorava. Per ridurre la presenza degli operatori al Sant’Angelo, inoltre, istituii il Centro Psico-geriatrico di Via Napoli, restaurato con pochissima spesa dal momento che gli operatori vi lavorarono come muratori, piastrellisti, fontanieri e pittori e che l’acquisto dei materiali fu a carico mio e degli stessi. Qui mandai, dagli altri Servizi, i 7 infermieri che vi avevano lavorato come operai e dal Sant’Angelo un infermiere, due medici, due assistenti sociali ed una volontaria, due volontari tecnici della riabilitazione, uno psicologo ed un ausiliario. Si pensò che volessi costruire la mia clinica privata. In realtà, la struttura, oltre ad accogliere sei ammalati come casa famiglia e a svolgere l’attività ambulatoriale, aveva il compito principale di studiare le modalità di senescenza della popolazione messinese, mediante la somministrazione di testi di neuropsicologia. Ma queste iniziative davano fastidio a molte persone, soprattutto a quelle associazioni che si battevano per la costituzione di case famiglie, blaterando sulla oppressione e sulla libertà degli ammalati, ma in realtà per speculare su di essi e procacciarsi lauti guadagni. Io avevo dimostrato che si potevano creare case famiglia con pochissima spesa, guidate dagli stessi operatori psichiatrici che venivano impiegati in attività di studio, di sperimentazione, mentre svolgevano la loro attività psichiatrica territoriale. Mi sembrava mortificante per un medico essere destinato ad occuparsi di una casa famiglia collocata all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico “L. Mandalari” con pochi stimoli di studio, di ricerca e di contatto con ammalati non istituzionalizzati. Un primario che era stato da sempre addentro alle cose politiche, mi confidò: “la tua iniziativa è ottima, ma dà fastidio che sia tu a farlo”, rivelando quell’ atmosfera di potere culturale, tipicamente meridionale, per cui i migliori cervelli vanno fuori dalla loro terra d’origine. 
Le disfunzioni sono riferite in “Psicopoli” e le ho sempre denunciate pubblicamente. Non avevo certo bisogno dei suggerimenti del signor Favano che ha sempre guardato al suo piccolo orticello. Ora questo individuo, che a dire dei suoi colleghi proteggevo e al quale, per non mortificarlo, non ho mai chiesto, dopo l’accaduto, come mai non avesse inviato il signor Gaetano, colpito da ictus fulminante, da un medico internista per curargli la pressione arteriosa invece di trastullarsi per due anni con la gestalterapia, fa queste accuse che fanno accapponare la pelle.

Interv.: lei dice di avere istituito un turno lavorativo pomeridiano. Non poteva affidare il Mirabile ai medici del turno pomeridiano?
Capo sett.: per la richiesta di licenze del personale e per il gran caldo, il 20 giugno, cioè 6 giorni prima della visita del Mirabile il turno pomeridiano era stato sospeso.
Interv.: il signor Favano è laureato in psicologia? 
Capo sett.: no! È assistente sociale. 
Interv.: il signor Favano deve odiarla molto per esporsi tanto maldestramente.
Capo sett.: non ne aveva motivo. Se, poi, avesse nutrito segretamente del rancore, non me ne sono mai accorto. Ma il nascondersi dietro la tendina come un bambino ne illustra la personalità. Il discorso del signor Favano presenta la caratteristica della nave che affonda: i sorci l’abbandonano! Quando l’assistente sociale sarà interrogato dall’ispettore Prestipino, io ero stato già messo fuori gioco. Questa è una circostanza di non scarsa importanza per valutare le sue dichiarazioni. La sua diventerà una testimonianza accuratamente e puntigliosamente ostile per il semplice motivo che le sue dichiarazioni, non veritiere, non potevano che creargli favore agli occhi del nuovo padrone, il manager dr Francesco Poli. 

Interv.: un assistente sociale può fare psicoterapia? 
Capo sett: all’assistente sociale è consentito per via del “group-work”; inoltre il signor Favano effettivamente si era recato per un anno in America per apprendere la pratica della gestalterapia. Tuttavia i suoi colleghi reclamavano giornalmente, perché non svolgeva il lavoro per il quale era stato assunto: non ha mai svolto le funzioni di assistente sociale e non si è mai recato al domicilio di un ammalato. Un osservatore attento non può non notare che la sua relazione sembra più un compito scolastico, come per un esame, anziché una relazione di servizio. Del resto, credo che non ne avesse mai fatte. Si rileva in essa il desiderio di apparire e il suo complesso di inferiorità per non essere medico, o psicologo. Meglio avrebbe fatto ad iscriversi alla Facoltà di Psicologia a Padova, anziché andare in America. Ma all’epoca non aveva i titoli per accedere all’Università.
Nella qualifica di primario coordinatore e presidente del Dipartimento di Salute Mentale con la proposta “Gruppi di studio e formazione”, approvata dal Dipartimento e dalla Direzione Sanitaria, non getto una pietra nello stagno, ma un macigno, perché con la proposta del 12/05/93 di “costituire gruppi di studio e formazione cui potranno partecipare medici, psicologi, pedagogisti, sociologi, assistenti sociali ed infermieri operanti nel S.T.T.S.M. (Servizio Territoriale Tutela Salute Mentale) della U.S.L. 41, con lo scopo di accrescere e completare la qualificazione professionale degli stessi, il cui progetto nasce dall’esigenza di offrire al disturbato psichico modelli diversificati di trattamenti psicoterapeutici e quindi dalla necessità di fornire agli operatori psichiatrici strumenti più efficaci ed incisivi per la prevenzione, cura e riabilitazione dei pazienti” (N. Glielmi, Psicopoli, La Grafica Editoriale, pag.32,1994), faccio una vera e propria dichiarazione di guerra. I gruppi di studio furono osteggiati da tutti i medici, ma una cosa era certa: avrei incoraggiato tutte le attività di socioterapia e di psicoterapia. Anche a Messina, come a Taormina, la richiesta da parte degli ammalati di praticare la vegetoterapia cresceva di giorno in giorno, tanto da avvalermi della collaborazione del dr. Valenti, del dr. Mondì e dei volontari, pedagogista dr.ssa Maria Grazia Saporito e Rosario Iannello. La psicologa dr. Rosita Gangemi, come vedremo, mi rivolgerà la stessa accusa fatta a Socrate: quella di corrompere la gioventù.

INTERROGATORIO ALLA POLIZIA DI STATO DEL SIGNOR FAVANO VINCENZO, 22/9/1997, ore 9,30-12,30.
Il documento originale depositato in Tribunale riporta la dicitura “Domanda e Risposta”. Siccome l’interrogatorio è interrotto dal commento del Capo settore, si avverte che il testo dell’interrogatorio è riportato in corsivo, la voce Domanda è sostituita con Prestipino e la voce Risposta con Favano o Continua Favano, laddove la risposta data è spezzata dal commento.

Prestipino: Signor Favano, lei che attività lavorativa svolge?
Favano: Sono Assistente sociale presso il Servizio Territoriale di Tutela della Salute Mentale.
Prestipino: Lei era in servizio il 26 giugno 1997?
Favano: Si.
Prestipino: Ricorda cosa é successo quel giorno relativamente al ricovero coatto eseguito nei confronti del signor Mirabile?
Favano: Trovandomi nel corridoio, di passaggio, sono stato contattato dal Dr. Mondi, il quale mi invitava a collaborare al caso di Mirabile Giuseppe. Ne è seguito un breve colloquio con il Mirabile in parte in compartecipazione col Dr Mondi e in parte da solo. Ottenuti dei numeri di telefono di familiari, sono andato a telefonare per informarmi meglio sulle condizioni attuali del paziente. In particolare vengo a sapere dal marito della sorella che il Mirabile si trova in questa condizione di confusione da quando è morta la moglie. 
Capo sett.: mi ero proposto di non interromperla, perché già abbiamo parlato abbastanza di questo personaggio. Ma non posso non evidenziare un’altra piccola menzogna. Egli qui dice di “aver saputo dal marito della sorella del Mirabile”, e non dalla sorella, come scritto nella relazione. Mente adesso o ha mentito nella relazione scritta? L’incarico ricevuto dal medico è di accertare se qualcuno può prendersi cura di lui e non lo stato patologico, di competenza medica. Tuttavia descrive il malato in una condizione di confusione.

Continua il Favano: “La stessa cosa mi viene confermata da una volontaria del centro di ascolto Santa Caterina. Ottenuti questi dati rientro nella stanza del colloquio e vi trovo, oltre al paziente, il Dr Mondi ed il Dr Sozzi, chiamato per un ulteriore consulto. Risulta evidente anche da successive affermazioni del Dr Mondi, che lo stesso è del parere di un ricovero coatto immediato del paziente (TSO), mentre il Dr Sozzi, terminato il colloquio si dichiara di parere contrario. Seguono da parte mia ulteriori contatti sia col paziente, che con i due sanitari interessati al caso, formulando anche le mie deduzioni, nel tentativo di pervenire ad una convergenza di opinioni. Assieme al Dr Sozzi verifico la disponibilità del paziente ad una eventuale cura a domicilio ed il paziente stesso accetta tale cura, al punto che chiede delucidazioni precise sulla somministrazione dei farmaci. 
Capo sett.: “Assieme al dr. Sozzi verifico la disponibilità del paziente ad una eventuale cura a domicilio ed il paziente stesso accetta tale cura…...”. Tale dichiarazione, così netta, non compare nella relazione scritta a mano, non compare nelle dichiarazioni rese a L.C.S. della Direzione Generale. 

Continua il Favano: Senonché, uscito dalla stanza del Dr Sozzi per andare a conferire col Dr Mondì, nella speranza di convincerlo a tale ultima soluzione (cure a domicilio), noto con dispiacere che sono già arrivati i Vigili Urbani, evidentemente chiamati dal Dr Mondi per la traduzione urgente del paziente all'ospedale " Margherita". A questo punto decido di informare il signor Capo Settore, Dr Glielmi, perché prenda lui stesso una decisione più oculata e definitiva.
Capo sett.: la presenza dei Vigili Urbani dopo le ore 13,05 sono la chiara dimostrazione che la visita da parte mia è stata già fatta e che il signor Favano, pertanto, non poteva avervi preso parte. La stessa frase “più oculata e definitiva” esprime il concetto che la decisione era stata da me già presa e che avevo già firmato la convalida della proposta di ricovero.

Continua il Favano: “Il signor Capo Settore, alla presenza di una decina di persone con le quali era in riunione,”
Capo sett.: mente con grande sfrontatezza. Le persone con le quali ero in riunione prima della visita del signor Mirabile erano i dottori Rao, Italiano, Di Marco, De Luca, Valenti. Le persone presenti nel mio ufficio durante la visita sono i dottori Rao, Di Marco, Italiano, Mondì e Sozzi. Dopo la visita, momento al quale si riferisce il signor Favano, c’erano soltanto i dottori Rao, Italiano, Di Marco. Il dr. De Luca, per sua dichiarazione, era andato via da più di un’ora. Il dr. Valenti, per sua dichiarazione, era fuori della mia stanza. I dottori Mondì e Sozzi, per dichiarazione dello stesso assistente sociale, confermata dalla testimonianza del signor Ferro, erano nelle rispettive stanze e nell’ufficio di segreteria. Quattro medici, me compreso, diventano 10 persone. Non sono un decina, ma meno della metà. L’assistente sociale non vede doppio, ma triplo. 

Continua il Favano: procede ad un primo esame del caso chiedendo velocemente il parere degli operatori interessati, i quali ribadiscono le proprie posizioni; fornisco - per quanto mi riguarda - le notizie assunte dalle telefonate, nella convinzione che le stesse siano sufficienti a fare inquadrare il paziente in una valutazione meno impellente e meno urgente. ( Nella fattispecie che il paziente si trova in queste condizioni da quando è morta la moglie - circa un anno - e che l'episodio denunciato dal paziente come sottrazione indebita di denaro ha un suo risvolto obiettivo che il paziente stesso è in grado di precisare, quando afferma che il conto in banca era intestato alla moglie e ai di lei nipoti). Per approfondire ancora il caso, il Dr Glielmi decide di visitare egli stesso il paziente, interrogandolo alla presenza degli astanti.
Capo sett.: assolutamente falso. Egli, per sua dichiarazione entra nel mio ufficio dopo che ha visto i vigili urbani. Bugiardo perché riferisce all’ispettore di Polizia notizie che qualsiasi operatore psichiatrico avrebbe potuto dare per sentito dire, ma non per avervi personalmente assistito. La notizia della sottrazione di danaro non compare nella sua relazione. Falso perché queste notizie, mi sono state date dal dr. Mondì e non da lui. L’espressione “una valutazione meno impellente e meno grave”, significa che una “valutazione” era già stata presa, scritta e codificata. Egli inventa e racconta fatti secondo una personale opinione e non secondo il loro svolgimento nel tempo e nel luogo. Cosa significa “procede ad un primo esame”? E’ una frase di routine? Ad essere generosi debbo dire che l’assistente sociale racconta i fatti come se fossero accaduti in un sogno, senza tempi e senza luoghi. Ho già parlato dell’ “hic et nunc” in gestalterapia. Non si può sostenere, almeno in un Tribunale, che i tempi ed i luoghi non hanno importanza. Perché, per esempio, se mi fosse stato comunicato, prima della visita, che il malato era in possesso di una ricetta medica, io non lo avrei neppure visitato, in quanto la prescrizione del farmaco è una precisa assunzione di responsabilità da parte del secondo medico, il dr. Sozzi.

Continua il Favano: In particolare chiede al Mirabile cosa farebbe se lui (Dr Glielmi) gli desse 100 milioni. Il paziente appare piuttosto imbarazzato, forse per la presenza di numerose persone e noto che stropiccia nervosamente la borsa che ha in mano; risponde che comprerebbe da mangiare, dei vestiti e infine, anche se più sommessamente, afferma che si comprerebbe una casa. Qualcuno degli astanti afferma che cento milioni per una casa sono pochi.
Capo sett.: tutto vero, o in parte. Ma perché non lo ha scritto nella sua relazione? Non poteva scriverlo perché non è stato presente alla visita. Perché non lo ha raccontato a L.C.S della Direzione Sanitaria? Non poteva raccontarlo in quanto, come da dichiarazione resa a L.C.S. non aveva letto la cartella clinica, messa sotto chiave, nella quale ho riportato queste brevi notizie. In conclusione, sollecitato da L.C.S., dopo il suo interrogatorio, legge la cartella clinica e racconta all’ispettore di Polizia di aver assistito alla visita e come prova, riporta quanto io avevo scritto in cartella clinica. Il signor Favano è un bugiardo: primo perché non poteva vedere il malato “stropicciare nervosamente la borsa”. Ammesso e non concesso che egli stesse a spiare attraverso uno spiraglio della porta, che doveva essere chiusa, non poteva vedere né il viso né le mani del malato perché questi, a più di sei metri di distanza dalla porta, gli volgeva le spalle ed era seduto su una poltrona di pelle con un’alta spalliera. Forse ha visto veramente il malato “stropicciare la borsa”, ma, per l’hic et nunc gestaltico, come nell’esame di un sogno, sposta nel mio ufficio l’azione vista nella stanza del dr. Mondì. Secondo, perché non riferisce un episodio che avrebbe dovuto interessarlo moltissimo, non riportato in cartella clinica, ma riferito nella mia audizione presso il Direttore Generale il 5 agosto 1997: lo psicodramma da me svolto per stimolare il malato al colloquio, data la sua reticenza.

Continua Favano: A conclusione del breve colloquio il Dr Glielmi manifesta la sua decisione di procedere al TSO e firma i documenti di ricovero. Ne consegue un chiara presa di posizione da parte del Dr Sozzi il quale contesta il provvedimento ritenendolo dannoso per il paziente. La discussione diventa molto animata anche per l'intervento del Dr Mondì di parere contrario. Il Dr Glielmi comunque conferma la sua decisione.
Capo sett.: definisce la mia visita di circa 20 minuti come “breve colloquio”. Perché? Egli ha letto la lettera del dr. Sozzi che definisce la mia visita “breve e banale” e intende, chiaramente, dare sostegno alle dichiarazioni del dr. Sozzi. Egli risponde non secondo verità, ma secondo convenienza e partigianeria.

Continua Favano: Quando mi rendo conto che la sorte del paziente è proprio quella che lo stesso avrebbe - per sua stessa dichiarazione - voluto evitare tento ripetutamente di convincere il Dr Mondì a rivedere la sua stessa valutazione, ma i miei tentativi sono vani. Quindi parlo con il paziente, cercando di rassicurarlo e con i Vigili, pregandoli di utilizzare molto tatto. Il paziente esprime frasi tipo " ma chi me l'ha fatto fare a me stamattina di venire qua?”.
Capo sett.: finalmente! Il signor Favano chiarisce quando è stata pronunciata la lamentela del malato e la colloca dopo la mia visita e non prima, come aveva lasciato intendere nella relazione scritta: anzi, la colloca non dopo l’arrivo dei vigili ma quando questi stanno per andarsene, perché raccomanda loro di “utilizzare molto tatto” con il malato. Non si può fare a meno di pensare che il signor Favano riferisca questi particolari, non indispensabili anche se veri, per presentarsi nelle vesti della persona a modo e per bene nell’appariscenza gestaltica della forma, ma cosciente di essere un disonesto.

Continua Favano: Interpreto con dispiacere che le sue parole e il suo atteggiamento denotano grave disappunto, come se il paziente si sentisse ingiustamente punito. A nulla valgono le mie rassicurazioni che all'ospedale "Margherita" sarebbe stato adeguatamente curato. Il suo disappunto mi colpisce in maniera tale che decido di tentare un ultimo accorato appello presso il capo Settore Dr Glielmi, al quale riferisco che il paziente vive il provvedimento come punitivo e propongo in alternativa una cura domiciliare, offrendomi io stesso di andare a trovarlo a casa nel più breve tempo possibile e più spesso possibile per tenere la situazione sotto controllo. Il Dr .Glielmi sembra sensibile al mio intervento e mi chiede di andare a prendere i documenti di ricovero nell'evidente ipotesi di riformulazione del giudizio. Quando però chiedo alla infermiera signora Frisina tali documenti, il dr. Mondì, presente nella stanza, mi risponde che ciò non è più possibile in quanto i documenti sono già nelle mani del messo che è già in viaggio verso il "Margherita". Così, un pò sconsolato riporto la notizia al Dr Glielmi e la cosa sembra finire qui, ma poco dopo la signora Frisina mi informa direttamente che i documenti sono ancora in nostro possesso; con gli stessi in mano ritorno dal Dr Glielmi, ma è presente anche il Dr Mondì il quale ancora una volta ribadisce la sua posizione. Cosi il Dr Glielmi lascia che la procedura segua il suo corso. Scoraggiato non tralascio un ulteriore ennesimo ed ultimo tentativo di colloquio col Dr Mondì, ma lo stesso mi risponde, alterato e indignato che lui ha fatto la sua diagnosi, che si è laureato con 110 e lode e che si sentiva offeso delle mie insistenze. Convinto ormai che il peggio - a mio avviso - non poteva essere più in alcun modo evitato telefono alla sorella del paziente, informandola della situazione e raccomandandole di essere vicina al fratello se non fisicamente anche telefonicamente.
Capo sett.: nessun rilievo, tranne il fatto che si è dichiarato disponibile a seguire il malato soltanto per il giorno dopo, quando sarebbe potuto essere troppo tardi, e non da subito come richiedeva il caso. Proporre di tenerlo sotto controllo, implica la percezione della pericolosità del malato.

Continua Favano: Sono quasi le ore 14,00 quando vedo giù i Vigili che con molto tatto e dopo lunghe trattative riescono a convincere il paziente a farsi portare all' ospedale“Margherita”.
Capo sett.: da rilevare che deve stare spesso affacciato alla finestra e che nascondersi dietro le tende risponde a un suo reale senso di colpa. Il vigile urbano Bernava dichiara che è andato via alle ore 13,40 e non alle ore 14.00. Nessuno sembra accorgersi che il signor Favano mente su tutto.

Prestipino: A che ora si è presentato, presso il C.S.M., il signor Mirabile? 
Favano: Quando il Dr Mondì mi ha contattato erano, grosso modo le 11,30 o le 12,00 ed evidentemente c' era già stato un colloquio preliminare dello stesso dottore col paziente. 
Capo sett.: se il colloquio preliminare si fosse svolto prima delle ore 11.30, il malato sarebbe dovuto arrivare al C.S.M. alle ore 11.00 e non alle ore 11.30, come indicato con precisione dal dr. Mondì. Il signor Favano è stato contattato dal dr. Mondì alle ore 11.30, oppure alle ore 12.00? Dall’esame degli orari indicati da tutti gli altri operatori risulta che l’assistente sociale sia stato contattato dal dr. Mondì tra le ore 12,15 e le ore 12,30. Che cosa, poi, significa nel linguaggio medico “colloquio preliminare”? E’ un colloquio dopo il quale il medico di pronto soccorso, visitando il malato o soltanto ascoltandolo, lo smista in un reparto specialistico, ove viene esaminato clinicamente e con accertamenti di laboratorio e quindi curato. Nel nostro caso, lo psichiatra dr. Pietro Mondì, aiuto medico, non fa una visita psichiatrica, ma un “colloquio preliminare” e poi smista il malato al “Prof. Favano”. Qui la paranoia esce dai capelli. 

Prestipino: Chi ha comunicato al signor Mirabile che nei suoi confronti si stava preparando un ricovero coatto?
Favano: credo che lo abbia dedotto dalle stesse discussioni sentite da lui stesso. Comunque a decisioni prese sono stato io stesso a comunicarglielo ufficialmente soprattutto nell’intento di rendergli meno drammatica possibile tale prospettiva.
Capo sett.: non è stato dunque il capo settore a comunicarglielo “brutalmente”, come riferito dal dr. Sozzi nel suo interrogatorio all’ispettore di Polizia. Questa è l’ennesima prova che l’assistente sociale mente perché se fosse stato presente alla visita avrebbe confermato il “brutalmente” del dr. Sozzi. Non lo conferma perché la parola “brutalmente” non compare nella lettera del dr. Sozzi, ma solo nella testimonianza resa all’ispettore di Polizia. E’ un bugiardo perché non sa che i medici Italiano, Rao e Di Marco hanno cercato di convincere il malato a ricoverarsi volontariamente per scongiurare il ricovero coatto. Se fosse stato presente alla mia visita non si sarebbe arrogato con tanta saccenteria il dovere di comunicare “ufficialmente” al malato la mia decisione. 

Prestipino: Ma il signor Mirabile voleva essere ricoverato oppure no? 
Fvano: Su esplicita domanda da parte del Dr. Sozzi il paziente ha chiaramente espresso la volontà di seguire una cura presso il proprio domicilio e di non volere essere ricoverato, anche perché aveva richiesto al suo Ufficio un permesso per visita medica ed intendeva rientrare per tempo.
Prestipino: Il signor Mirabile vi ha detto cosa era venuto a fare da voi? 
Favano: Mi risulta che lui stesso si era rivolto telefonicamente al nostro centro per avere un appuntamento per visita specialistica.
Capo sett.: il manager dr. Francesco Poli e la stampa sosterranno che il malato si era presentato al Centro di Salute Mentale non per essere visitato, ma soltanto per avere la prescrizione di farmaci. L’ispettore di Polizia intende appurare questa circostanza. A me stesso contestò che il malato era venuto da noi per avere dei farmaci e non per essere visitato. Mi alzai e gli dissi: “Tolga questa domanda dall’interrogatorio perché farebbe una cattiva figura. Una persona intelligente non fa questo tipo di domande”. 

Prestipino: Che comportamento teneva il signor Mirabile? Era violento, agitato, o poteva essere di pericolo per sè o per gli altri?
Favano: A mio avviso il paziente, anche se un pò confuso e depresso, non presentava segni di violenza o di pericolo per se o per gli altri. Ho ritenuto di dover giudicare normali le espressioni di scoraggiamento manifestate dal paziente in conseguenza della morte della moglie e successive condizioni di estrema solitudine. Sempre a mio parere la struttura sanitaria avrebbe dovuto rispondere offrendo al paziente la sicurezza affettiva di un buon rapporto professionale, immediato, da parte di un operatore, possibilmente di sesso femminile.
Capo sett.: va notato il tono medico della risposta contraddetto, tuttavia, nella clinica con il giudizio di “estrema solitudine”. Con altrettanta saccenteria medica giudica che il malato avesse bisogno di un “immediato rapporto professionale con un operatore possibilmente di sesso femminile”. Egli non è una donna (un’analisi più serrata spingerebbe ad esaminare le pulsioni inconsce omosessuali) e non essendo dotato di particolare sensibilità femminile, non può fornire tale rapporto. Con tale dichiarazione mette a posto la coscienza per il rifiuto opposto di prendere “immediatamente” l’ammalato in carico. 

Prestipino: Chi ha chiamato i Vigili Urbani e a che ora sono stati chiamati? 
Favano: Desumo che siano stati chiamati dal Dr Mondì o da chi per lui, anche perché di tale iniziativa non ne sono stato avvisato, comunque ho visto più Vigili Urbani, in abito civile, all'interno della struttura sanitaria approssimativamente verso le ore 12,30 - 13,00.
Capo sett.: si evidenzia la supponenza, dal momento che egli sarebbe dovuto essere “avvisato”, magari con carta bollata, non essendo sufficiente la convalida del T.S.O. per fargli capire che si chiamano i vigili per fare accompagnare un malato psichiatrico per eseguire l’ordinanza del Sindaco. Dice che ha visto più vigili: quanti? Non lo sa dire. Ma non era stato detto da tutti che alle ore 12.30 non avevo ancora visitato il malato? Non era risaputo che i vigili non potevano essere presenti nel C.S.M. tra le ore 12.30 e le 13.00, perché prendono servizio alle ore 13.00 e che nello specifico caso, si sono mossi dal loro ufficio alle ore 13,05? L’ispettore di Polizia conosce questi orari e tuttavia scrive tutte le sciocchezze dichiarate dal Favano senza contestarne alcuna, ma dandogli credito. Il signor Favano è il testimone giusto e lo interroga per tre ore piene. 

Prestipino: Come ha fatto a sapere che erano Vigili Urbani?
Favano: Li ho identificati perché ho chiesto chi fossero a qualche infermiera; successivamente confermava ciò il contenuto delle loro discussioni ed io stesso successivamente ho parlato con loro per i motivi su esposti.
Capo sett.: si nasconde ancora dietro la tenda, secondo il suo stile. Non ha il coraggio di chiedere le generalità a persone estranee al servizio e i motivi della loro presenza, ma lo chiede ad un’infermiera. Capisce la loro identità “successivamente dal contenuto delle loro discussioni”, ascoltando di nascosto. Come avrebbe potuto un tale soggetto esporre con dovizia di notizie i risultati delle sue telefonate in un clima rovente, alla presenza di estranei quali i dottori Italiano, Di Marco, a lui sconosciuti? 

Prestipino: Quando sono arrivati i Vigili Urbani, il Dr Glielmi aveva già convalidato con la firma sui documenti la richiesta di TSO formulata dal Dr Mondì? 
Favano: No.
Capo sett.: sembra il colloquio tra due dementi! Se non fosse stato già convalidato con la firma sui documenti la richiesta di TSO, per quale grazia divina i Vigili Urbani avrebbero dovuto trovarsi al Centro di Salute Mentale? 

Prestipino: Da chi è stata compilata la relativa cartella clinica? E' stata completata in tutte le sue parti e nello stesso giorno cioè il 26.6.97 
Favano: La cartella clinica è stata compilata inizialmente dal Dr Mondì e corredata dall'intervento del Dr Glielmi. Successivamente è stata inserita anche la mia relazione di servizio sociale.
Prestipino: Dunque lei non sa se la cartella clinica è stata compilata il giorno 26 oppure sono state inserite ulteriori osservazioni il giorno 27.6.97? 
Favano: Io so che il giorno stesso, il 26 sia il Dr Mondi che il Dr Glielmí hanno scritto sulla cartella non sono in grado di precisare se i contenuti sono stati modificati o meno perché la cartella è stata requisita dal signor Capo Settore, lo stesso giorno e da lui conservata per diversi giorni.
Capo sett.: altra menzogna: la cartella clinica è stata messa sottochiave il giorno 27 giugno dopo le ore 12.00 e soltanto il 1° luglio vi ho inserito la relazione dell’assistente sociale, come da testimonianze del dr. Valenti e del signor Donnici.

Prestipino: Lei ha compilato la sua relazione, nel fare ciò ha subito pressioni affinché inserisse contenuti diversi da quelli da lei liberamente ritenuti giusti? 
Favano: La prima volta che il Capo Settore ha voluto che io gli leggessi la mia relazione alla presenza del Dr Valenti, prima ancora che ne completassi la lettura mi ha detto che non andava bene, che lui non l'avrebbe controfirmata e che se non fosse stata come doveva essere vuol dire che lui avrebbe tratto le sue conclusioni... il che è stato da me interpretato come una velata minaccia. Rifacendo su suo invito la relazione ho semplicemente confermato le espressioni già compilate che in atto risultano nella stesura attuale.
Prestipino: Sul primo foglio della sua relazione c'è una parola cancellata per quale ragione? Favano: Perché alla seconda lettura della mia relazione, che il Dr Glielmi ha voluto di fronte a due testimoni (Dr Valenti e signor Donnici), sia il Dr Glielmi che il Dr Valenti hanno vigorosamente insistito che a quel punto, nella lettura precedente, io avevo inserito la parola “disorientato", adesso - secondo la loro versione - evidentemente omessa.
Siccome grande è stata la loro insistenza su questo punto ho ritenuto sulle prime che io stesso avessi potuto anche omettere involontariamente la stessa parola e per questo motivo l’ ho aggiunta di mio pugno. Successivamente però - nella stessa mattinata - riguardando la brutta copia mi sono reso conto che in effetti io non avevo scritto in quel punto la parola "Disorientato", e, siccome per questo motivo il Dr Glielmi mi aveva dato del " Gran Bugiardo " sono ritornato con la brutta copia in mano nella stanza del Capo Settore per dimostrare che il bugiardo non ero io. Cosi, alla loro presenza ho cancellato il termine che loro mi avevano imposto e che obbiettivamente non compariva affatto - almeno in quel punto - nella brutta copia.
Capo sett.: il signor Favano mente ed evidenzia molta confusione. 
Egli data la sua relazione al 27 giugno. Ad L.S.C. dichiara che gli eventi qui descritti si sono verificati il giorno 28 giugno, mentre il dr. Valenti e il signor Donnici li collocano il 1° luglio. La confusione merita una spiegazione.

Ricostruiamo, quindi, gli eventi confrontando le sue dichiarazioni con quelle degli altri e con l’aiuto della psicoanalisi, perché uno psicoanalista ricerca la verità come patologo della menzogna conscia o inconscia. 

Il signor Piersalvatore Donnici all’ispettore di polizia il 2/10/1977, ore 10,45 dichiara:
“Domanda: Risulta che quando il signor Favano Vincenzo leggeva la sua relazione al dr. Glielmi e riguardante il signor Mirone lei era presente, vuole dire cosa è successo. 
Risposta: Premetto che la relazione dell'assistente sociale signor Favano si trovava già nella cartella riguardante il paziente Mirone. Prima dell'intervento del signor Favano sono stato chiamato dal Capo Settore dr Glielmi per assistere alla lettura della suddetta relazione. Successivamente è stato chiamato l'Assistente sociale signor Favano per discutere la sua relazione. Se non ricordo male una parte della relazione è stata letta direttamente dal dr. Glielmi e poi dal signor Favano. Durante la lettura della relazione i due si soffermavano su alcune frasi, che il dr Glielmi riteneva non soddisfacenti, in sintesi in più punti della relazione si sono alterati tutti e due. Dopo un poco il signor Favano ha lasciato la stanza perché non voleva continuare la lettura della sua relazione in quanto non riuscivano più a comunicare.
Domanda: Il dr. Glielmi chiedeva al signor Favano di cambiare o modificare la sua relazione? 
Risposta: No, si limitava a contestare alcune parti della relazione.
Domanda: Oltre a lei al signor Favano e al dr Glielmi durante la lettura della relazione chi c'era?
Risposta: C'era anche il dr. Valenti.
Domanda: Il dr. Valenti come si comportava, nel caso specifico contestava pure lui la relazione del signor Favano?
Risposta: Se non ricordo male, durante la lettura della relazione è intervenuto qualche volta perché non era d’accordo su quello che aveva scritto il signor Favano.”

Si notano subito delle incongruenze. Le sue dichiarazioni risultano allineate a quelle della signora Maria Luisa Mangano (compagna di merende del dr. Virginio Sozzi), perché entrambi della segreteria medica del Centro di Salute Mentale, in contrapposizione e ostili alla segreteria del capo settore, gestita dal dr. Valenti e dal signor Francesco Catinello che, dopo la mia sospensione, saranno perseguitati per cui Maria Luisa Mangano e Piersalvatore Donnici assumeranno la responsabilità della segreteria del capo settore.
Comunque va rilevato che il signor Donnici ci tiene a premettere “che la relazione dell'assistente sociale signor Favano si trovava già nella cartella riguardante il paziente Mirone”. Questo significa che il signor Donnici non ha assistito alla discussione tra me e il signor Favano. Se fosse stato presente avrebbe dovuto dire di aver visto il signor Favano consegnarmi la relazione che veniva allegata alla cartella clinica di Mirabile. Soprattutto sarebbe stato lietissimo di testimoniare che avevo gravemente offeso il signor Favano definendolo “gran bugiardo”. La premessa e la mancanza di questa testimonianza, indicano con certezza che il signor Donnici si trova nel mio ufficio soltanto dopo che ho recepito la relazione del signor Favano inserendola nella cartella clinica e dopo che l’ho invitato ad accomodarsi fuori dal mio ufficio.
Il dr. Aldo Valenti nella sua relazione (v.cap.4) scrive: “A questo punto (tarda mattinata del 27 giugno) il dr. Glielmi prende la cartella che si trovava sulla sua scrivania e ne dispone il “sequestro” riponendola nella sua scrivania sottochiave e mi invita ad andare nella mia stanza assieme al Signor Favano - assistente sociale- per relazionare sul paziente. Il Signor Favano risultava scosso a tal punto che annotava che i fatti si erano verificati in data 27 luglio e non giugno (copia della minuta è in possesso del Signor Favano). Constatata la sua condizione, ho suggerito al Signor Favano di dettarmi la sua relazione: sarei stato io a scrivere quanto lui stesso avesse riferito ed alla fine avrebbe verificato e sottoscritto quanto dichiarato e se quanto scritto corrispondeva a verità. Durante la stesura della relazione, al di fuori della stanza il Dr. Sozzi lanciava messaggi del tipo: “state attenti a quello che scrivete!” ripetendolo più volte. Si proseguiva nella compilazione della relazione del signor Favano, quando sono giunti i carabinieri perché chiamati dalla Signora M. Mangano - amministrativa del CSM - per quello che era accaduto precedentemente… Nel frattempo si erano fatte le ore 14,15. Il signor Favano ha continuato successivamente la sua relazione da solo e consegnata il giorno 01.07.1997 in presenza mia e del Signor Donnici - amministrativo - al Dr. Glielmi che contestava il contenuto della relazione perché non conforme a quanto da lui verbalmente dichiarato il giorno della visita del Signor Mirone.” . 

Cosa è successo, dunque, il primo luglio nella stanza del capo settore?
Entrano il signor Favano e il dr. Valenti. Il signor Favano inizia a leggere la sua relazione. Alla lettura del quinto rigo è stato da me interrotto. Al rilievo che il giorno 26 giugno, prima della visita al malato, mi aveva detto di lui “è confuso e disorientato”, ha aggiunto la parola “disorientato”, ma continuava a dire che non era vero. Intanto veniva contestato anche dal dr. Valenti perché non aveva scritto la sintomatologia del paziente a lui descritta verbalmente. A questo punto gli ho dato del “gran bugiardo”, più per la sua mendacità da me personalmente verificata, che per le contestazioni del dr. Valenti che non potevo conoscere, dal momento che la lettura si è interrotta al quinto rigo. Esce insieme al dr. Valenti. Entra il signor Donnici per motivi d’ufficio o perché chiamato da me. Subito dopo rientra il dr.Valenti e quindi il signor Favano con la minuta. Egli dichiara all’ispettore di polizia: “Sono ritornato con la brutta copia in mano nella stanza del Capo Settore per dimostrare che il bugiardo non ero io”.
Per quale motivo avrebbe dovuto mostrare a me “la brutta copia”? Non l’aveva scritta insieme al dr. Valenti? La riposta più logica a questa domanda è che egli abbia voluto mostrarla al signor Valenti per dimostrare che “il bugiardo non ero io”, ma il dr. Valenti. Infatti, dopo essere stato invitato ad accomodarsi fuori dall’ufficio è rientrato con la minuta in mano; ma il fatto non poteva riguardarmi. Riguardava, invece, al dr. Aldo Valenti con il quale aveva iniziato a scrivere “la brutta copia” e che lo contestava perché non aveva riportato le allucinazioni uditive del malato a lui riferite. Durante la discussione tra il Favano e il dr. Valenti, alla presenza di Donnici, non ho opposto il movimento di un ciglio alla cancellazione della parola aggiunta per suggerimento del dr. Valenti. Mi è sembrato che fosse una ripicca contro il dr. Valenti che lo accusava di aver falsato le dichiarazioni a lui fatte il giorno 27 giugno. 

Perché il signor Favano parla di due letture del documento, mentre nel mio ufficio ha soltanto iniziato a leggerla perché è stato interrotto al quinto rigo? Perché ha letto la relazione al dr. Valenti nella stanza di quest’ultimo.
Perché il dr. Valenti ha accompagnato nel mio ufficio il signor Favano? Questi non poteva venire da solo? Perché il dr. Valenti non approvava la relazione che era in contrasto con quanto gli aveva raccontato e desiderava d’essere presente. Il dr. Valenti nulla sapeva del “confuso e disorientato” e al mio rilievo prendeva la parola per contestargli che non aveva scritto delle voci di Gesù.
Perché il dr. Valenti lo contestava, dal momento che nel mio ufficio la lettura del documento non è proseguita oltre il quinto rigo? Perché aveva già letto la relazione del Favano.
Perché il signor Favano dichiara: “Successivamente però - nella stessa mattinata - riguardando la brutta copia”? Perché si riferisce al tempo impiegato per leggere e discutere la relazione al dr. Valenti, oltre al tempo speso nella mia stanza.
Infatti chi legge questa frase comprende che l’azione si è svolta nel tempo di un’ora, due, mentre il tempo impiegato per l’entrata di Valenti e Favano, uscita degli stessi, entrata di Donnici, rientro di Valenti e Favano, non supera i dieci, dodici minuti.

Scrive il dr. Valenti: “Nel frattempo si erano fatte le ore 14,15. Il signor Favano ha continuato successivamente