
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 7
Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.
DA LJDIJA FEODOSEVNA TIMASUK DELL'OSPEDALE DEL CREMLINO A IGNAZIO MARINO DELL'ISMETT DI PALERMO.
Ljdija Feodosevna Timasuk, un'oscura addetta al reparto radiologico dell'ospedale del Cremlino, era una donna mediocre, piena di odio per la sua direttrice, l'ebrea Sofija Karpaj (la maggiore elettrocardiologa dell'Unione Sovietica), che dirigeva il reparto elettrocardiografico dell'ospedale. La Timasuk la denunciò a Stalin che stava imbastendo "il complotto dei medici" per liberarsi di un po' di Ebrei. La dr.ssa Karpaj fu arrestata subito dopo l'arresto di Jakov Etinger, ebreo, direttore del dipartimento di medicina interna dell'Istituto medico Stalin, e insieme ad M.B. Kogan, il terzo eminente medico dell'ospedale del Cremlino, anch'esso ebreo. La dr.ssa Karpaj finì alla Lubijanca torturata giorno e notte per due anni. Etinger e Kogan furono uccisi o morirono sotto la tortura.
Ljdija Feodosevna Timasuk fu insignita dell'Ordine di Lenin, la più alta onorificenza dell'Unione Sovietica e fu proclamata eroina nazionale.
La Timasuk era una sek-sot (sekret sotrudnik), un' informatrice segreta (Da Losuis Rapoport - La guerra di Stalin contro gli Ebrei - Rizzoli, ottobre 2002).
Dubito che la dr.ssa Della Villa, per la sua denuncia, abbia svolto il ruolo di informatrice segreta e che abbia ricevuto un invito a cena dal manager dr. Francesco Poli, anche se lo stile e il lessico della denuncia, come vedremo, sono proprio quelli della sek-sot.
Gli effetti delle due delazioni sono diversi, ma da un punto di vista qualitativo una delazione rimane sempre una delazione, che nel nostro caso appare ancora più grave perché non è giustificata dall'indirizzo di un'ideologia politica giusta o ingiusta che sia.
La piccola Lijdija Timasuk di Messina, dice d'essere salernitana e per questo chiese ed ottenne, ultima arrivata, di non essere inviata a prestare servizio al manicomio: del resto ciò rispondeva alla mia politica sanitaria di tenere i giovani lontani dal manicomio, che, come struttura chiusa, forma dei kapò, quando funziona bene (N. Glielmi in "Chi entra nella casa del buon Gesù, non esce più"- La Rota, 1974), o crea un'ordinata anarchia, ove tutti comandano perché ciascuno bada al suo orticello, ma nessuno è responsabile, o suscita disinteresse per il proprio lavoro psichiatrico e indifferenza per l'altro da sé, perché non tutti posseggono le virtù di Madre Teresa di Calcutta, quando, come per legge, la 180, l'ex ospedale psichiatrico funziona male perché dovrebbe essere chiuso. Ma forse perché da 3000 anni se ne sono viste di tutti i colori e, geneticamente tutti vecchi, sono disincantati e ciascuno bada al proprio "particulare". A qualsiasi livello e in ogni settore della vita sociale, raggiunta una posizione, questa non diventa un trampolino per conseguire maggiori virtude e conoscenza, ma per mantenere il potere da sfruttare in ogni senso, sicché il bidello è un comandante, come lo è l'ausiliario che non ti rifà il letto se non gli dai una mancia o non gli sei stato raccomandato. O forse perché si ha la coscienza d'essere nati servi e si intende, per contrapposizione, esercitare il potere. Capita così che un povero disgraziato di ammalato venga condannato al carcere per il delitto di lesa maestà se in piena confusione mentale e agitazione psicomotoria fa l'atto di sputare in faccia al rappresentate della legge.
Eppure dal suo aspetto e dal viso rotondeggiante, avrei dovuto capire che mi sarei messo una serpe nel manico, perché questa è una storia nella quale si incontrano e si danno appuntamento furbi, furbastri e veri cretini, i quali ultimi fanno sempre un gran danno, dovunque li metti.
Quando si vive lontano dalla propria terra è dolce sapere che nella stanza accanto c'è chi vanta la tua stessa origine, anche se parla romano. Qualche mese prima del caso Mirabile avevo ricevuto un fascio di rose rosse, portate dalla dr.ssa Della Villa insieme alla dr.ssa Rosita Gangemi presso il mio domicilio, mentre ero ricoverato in ospedale per una colica renale. Entrambe avevano ricevuto alcuni test psicologici che erano in dotazione del Centro Territoriale di Salute Mentale ed entrambe erano state stimolate a scrivere un lavoro scientifico su Paolo, un ammalato che era venuto da Bologna per la vegetoterapia carattero-analitica: ne parlerà la paziente Maria P. nel capitolo riservato alle dichiarazioni della psicologa, dr.ssa Rosita Gangemi. Le rose rosse non sono l'omaggio di una persona perseguitata, e chi teme, nella sua paranoia, di esserlo ti porta pane e vino perché intende stabilire un patto sacro non potendo costringerti con un rituale di sangue.
1. La calunnia
Al Signor Direttore Generale e p. c. Procura della Repubblica
Azienda U.S.L. n.5. Messina Pretura Circondariale - Messina
La sottoscritta Lucia Della Villa, in servizio dal novembre 1992 presso il S.P.D.C. dell' ospedale 'Regina Margherita' con la qualifica di Dirigente medico I livello Psichiatra, desidera portare a conoscenza della S. V. la situazione di grave disagio in cui si trova ad operare da qualche tempo.
Tale situazione si è venuta a creare a seguito di pressioni e minacce di crescente gravità rivolte alla scrivente da parte del Primario del Servizio nonché Capo settore del Dipartimento Salute Mentale, Dr. Nicola Glielmi.
Tali pressioni, operate anche in presenza di testimoni (a conoscenza di questo esposto e disponibili ad ogni chiarimento che si dovesse rendere utile ) attengono alle richieste perentorie e minacciose del Primario di modificare diagnosi, certificazioni, cartelle mediche dei ricoveri in reparto in maniera non conforme alla verità clinica, alle quali la sottoscritta si è sempre rifiutata di aderire.
Tali distorsioni dovevano avvenire per favorire operazioni personali del Primario e rispondenti a logiche di interesse privato, eventualmente approfondibili nelle opportune sedi.
Proprio ultimamente è accaduta una vicenda particolarmente scandalosa che ha coinvolto diversi professionisti (psichiatri del Servizio Territoriale, psichiatri del S.P.D.C. e medici del Pronto Soccorso Generale dell'Ospedale Regina Margherita).
Nel corso di questa vicenda - già oggetto di segnalazione da parte di altri Colleghi all'A.G. - la sottoscritta ha ricevuto dal Primario minacce di trasferimento in sede disagiata ed è stata oggetto di vessazioni divenute insostenibili.
A questo punto si rende necessario, purtroppo, denunciare la condizione in cui la sottoscritta è costretta a prestare la propria attività , condizione che deve ritenersi lesiva sia della professionalità della scrivente e della dignità della sua persona, sia dell'affidabilità di un Servizio operante in un settore medico particolarmente delicato.
Per i motivi suesposti si invita la S. V. a promuovere opportune indagini atte a sanare tali critiche condizioni di lavoro che, per la loro gravità, rendono non più eludibili seri provvedimenti , al fine di evitare che l'attività del Servizio Psichiatrico e dell'Azienda vadano incontro a pubblica disistima e condanne inevitabilmente generalizzanti. Nel ringraziare per l'attenzione, la scrivente resta disponibile per ogni ulteriore chiarimento. Con osservanza.
Messina,10.7.97 - Dr. essa Lucia Della Villa
Capo sett.: questa lettera suscita avvilimento. Qui non esiste assolutamente nulla di quanto denunciato. L'espressione "proprio ultimamente è accaduta una vicenda particolarmente scandalosa che ha coinvolto diversi professionisti (psichiatri del Servizio Territoriale, psichiatri del S.P.D.C. e medici del Pronto Soccorso Generale dell'Ospedale Regina Margherita)" illumina a giorno la calunnia della dr.ssa Lucia Della Villa.
Quali medici del Servizio Territoriale? Quali medici del pronto Soccorso generale? E perché?
I medici del Pronto Soccorso Generale vengono a contatto col malato psichiatrico nel momento del ricovero, debbono registrare rotture di testa o di braccia o altra patologia per i malati psichiatrici, ma non possono mettere bocca nelle faccende della psichiatria, perché il ricovero, soprattutto nel caso di un T.S.O, è predeterminato dall'ordinanza del Sindaco e soltanto il Primario della Psichiatria può sciogliere la riserva nei casi dubbi con una relazione scritta al giudice tutelare, anzi ha l'obbligo di farlo in ogni caso nelle 48 ore e dopo 7 giorni di richiedere la riconferma del ricovero per altri 7 giorni nel caso che lo ritenga opportuno. I medici del Pronto Soccorso Generale, nel caso di ricoveri volontari, non coatti, non possono ricoverare alcun ammalato in Psichiatria, se non previa consulenza di un medico del Servizio di Psichiatria. Un ammalato con TSO che presenti una grave patologia internistica, o chirurgica, va ricoverato nello SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) e soltanto il Primario della Psichiatria può smistare il malato nel reparto di medicina, o di chirurgia, assicurando la consulenza psichiatrica e, se necessario, l'assistenza infermieristica, inviando propri infermieri nel reparto di medicina, o chirurgia, per la sorveglianza del malato. Questo è stato un punto molto controverso nell'attuazione della legge 180, perché in generale gli altri reparti rifiutano il malato che presenti lievi note di patologia psichiatrica. Come si può tenere un ammalato affetto da epatite virale in un reparto di psichiatria, solo perché appare confuso o agitato?
Dalle dichiarazioni di tutti e della stessa dr.ssa Della Villa al Direttore Generale e alla dr.ssa Graziella Micali risulta che io ho telefonato alla stessa una sola volta, il giorno successivo al ricovero, il 27 giugno all'incirca alle ore 12,30.
Quale medico del Servizio Territoriale ha trasformato un normale ricovero in "una vicenda "particolarmente scandalosa" da coinvolgere anche i medici del Pronto Soccorso Generale? Non c'è bisogno di una zingara o di un aruspice per indovinarne il nome. Tale medico non può essere altri che il dr. Virginio Sozzi.
La frase, sopra riportata, rimane come un marchio indelebile di vergogna sulla carne della dr.ssa Della Villa, delle persone che gliel' hanno dettata e sulla carne dei magistrati inquirenti che non hanno voluto accertare la calunnia e la diffamazione e davanti a prove certe della colpevolezza del dr. Virginio Sozzi e della dr.ssa Lucia Della Villa si sono tirati indietro. Ne hanno tutti di che "battersi del folle ardir la guancia" come scrive l'Ariosto.
Interv.: i magistrati inquirenti hanno ricercato le prove "delle pressioni che attengono alle richieste perentorie e minacciose del Primario di modificare diagnosi, certificazioni, cartelle mediche dei ricoveri in reparto in maniera non conforme alla verità clinica, alle quali la sottoscritta si è sempre rifiutata di aderire e che tali distorsioni dovevano avvenire per favorire operazioni personali del Primario e rispondenti a logiche di interesse privato, eventualmente approfondibili nelle opportune sedi " ?
Capo sett.: i Pubblici Ministeri dottori Niccolò Crascì e Pietro Mondaini non hanno approfondito un bel niente e con la loro leggerezza mi hanno tolto l'onore, prendendo per buona la denuncia di una delirante. Perché bisogna considerare che l'obbligatorietà dell'azione penale (sancita dall'art. 112 della Costituzione) pretende, a prescindere dall'aspetto strettamente accusatorio, la ricerca della verità mediante l'analisi e lo studio di tutta la documentazione probatoria acquisita: cosa che il dr. Nicccolò Crascì e Daria Orlando da una parte, e il dr. Pietro Mondaini ed Eugenia Grimaldi dall'altra, non hanno fatto.
Nessuno di loro ha accertato le veridicità delle pesanti accuse. Se lo avessero fatto, esaminando i presunti corpi del reato presso l'archivio delle cartelle cliniche, magari dietro indicazione della dr.ssa Della Villa, avrebbero scoperto il seguente eclatante caso clinico.
La dr.ssa Della Villa rifiutava, a richiesta del padre che ne avrebbe assunto la responsabilità, di dimettere un giovane, che in seguito a un incidente automobilistico, era stato accompagnato dai vigili urbani allo S.P.D.C. in stato di shock traumatico. Fui chiamato presso il mio domicilio per risolvere la questione. In presenza della dr.ssa Della Villa e del di lui padre, medico, visitai il paziente, il quale effettivamente era in stato di agitazione psicomotoria, presentava confusione mentale e non ricordava nulla dell'incidente. Praticai in loro presenza un acting di vegetoterapia sugli occhi. Dopo 20 minuti dell'acting "occhi latero-laterali" il giovane appariva calmo, lucido e raccontò la dinamica dell'incidente, il luogo e il tempo. Decisi di dimettere il malato raccomandando di praticare una radiografia del cranio e una TAC. La dr.ssa Della Villa davanti alla mia decisione azzardò un "ma…" - " Ma …. si accomodi fuori!", le risposi. Che altro si poteva dire a una persona scostumata e ignorante che aveva accettato il malato con diagnosi di "ebbrezza alcolica" dei vigili urbani che nulla sanno degli effetti del fenurone sull'alito di chi l'assume? Che non aveva capito che l'agitazione psicomotoria e l'amnesia, scambiata per confusione da alcool, erano dovuti alla botta in testa subita dal paziente che durante l'incidente aveva battuto il capo contro lo sterzo e di cui portava i segni sulla fronte? Che, soprattutto, non si era resa conto del sorprendente cambiamento umorale e di coscienza avvenuti nel malato dopo il mio intervento di vegetoterapia ? Ed anche se il malato avesse fatto l'incidente per assunzione di alcool e non per intossicazione cronica da fenurone per curare l'epatite C, così come risultava dall'anamnesi, che valore poteva avere la supposta ubriachezza della diagnosi d'ingresso davanti al sospetto di un sub-edema cerebrale o peggio di un'emorragia cerebrale subaracnoidea da trauma cranico? Prescindendo dal mio intervento di vegetoterapia, il malato andava immediatamente controllato ed il padre medico poteva farlo, meglio di noi, nella sua attrezzata clinica chirurgica di cui era proprietario.
La dr.ssa Della Villa non sarebbe stata tanto impertinente da permettersi di azzardare il suo "ma", se fosse stata minimamente informata di convegni scientifici sulla psicologia dell'emergenza in guerra, nelle catastrofi naturali e nei traumi cranici; se fosse stata informata che da tempo si stava introducendo in Italia un metodo nuovo di intervento terapeutico sul soggetto traumatizzato, l'EMDR (Eyes Movement Desensitization And Retrocessing), che conferma le tecniche della vegetoterapia carattero-analitica reichiana, forse sconosciute ai promotori del metodo, i quali partono da studi di Neurofisiologia, che insegna come i movimenti oculari connettono i due emisferi cerebrali e aiutano a recuperare il ricordo e le emozioni del trauma; se fosse stata informata che il Dipartimento di Psicologia Clinica dell'American Psychological Association ha condotto una ricerca per definire il grado di efficacia terapeutica dei movimenti oculari, giungendo alla conclusione che essi non solo sono efficaci nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico, ma che hanno addirittura l'indice di efficacia più alto per quanto riguarda la diagnostica: anche se l'Associazione Psicologica Americana non ha rilevato, come insegna W.Reich, che gli occhi, cioè un terzo della materia cerebrale, sono interessati nella vita di una persona, fin dalla nascita in tutte le sue componenti neurovegetative, somatiche, emozionali e cognitive e che come tecnica terapeutica la mobilizzazione dei globi oculari bioenergeticamente agisce sull'edema cerebrale e sulla ipertensione cerebrale, oltre che connettere funzionalmente i due emisferi, rievocando i vissuti neurovegetativi, somatici, emozionali e cognitivi inconsci. Ma parlare di queste cose al Servizio di Psichiatria, magari dando qualche dimostrazione pratica, quando se ne presentava l'occasione, come nel caso sopra descritto, corrispondeva, secondo la dichiarazione rilasciata dalla dr. Rosita Gangemi all'ispettore di Polizia, a fare un uso improprio della mia autorità. Ella, infatti dichiara: "il dr. Glielmi utilizzava la sua autorità in maniera impropria nel senso di volerci convincere delle sue teorie". Davanti a tanta ignavia comprendo pienamente perché il prof. Ignazio Marino abbia chiesto che gli infermieri assunti dalla Regione Siciliana fossero mandati in America per imparare a fare gli infermieri.
Interv.: quali sono stati i rapporti che lei ha tenuto con la dr.ssa Della Villa?
Capo sett.: ho avuto molto poco a che farci, per non dire nulla, per il semplice fatto che i miei referenti erano gli aiuti medici dr.ssa Rosalia Carlo Stella, dr. Antonio Di Prima e dr. Francesco Chimenz. Altri referenti erano i capi-infermiere Franco Donnina prima e Filippo D'Arrigo poi, i quali giornalmente mi riferivano sulle necessità del reparto e sul servizio degli infermieri. Lo stesso dr. Giuseppe Rao, assistente medico, il più assiduo fra tutti i medici (passava intere giornate nel Servizio di Psichiatria, avendo la sua abitazione a quattro passi dal Margherita), in sei anni non mi ha mai prospettato un caso clinico, ma soltanto questioni sindacali che mi rappresentava nella legittima sede di Primario Coordinatore prima e di Capo settore poi, del Centro Territoriale, così come si può desumere dallo stesso caso Mirabile, visitato in presenza sua e di altri medici riuniti per ragioni sindacali nel mio ufficio.
2. La dr.ssa Lucia Della Villa interrogata dal direttore generale dr. Francesco Poli.
Oggi 11.07.1997, nei locali della Direzione Generale dell'AUSL 5, si sono riuniti il Dr. Francesco Poli - Direttore Generale dell' Azienda e la dr.ssa Graziella Micali - dirigente sanitaria 1° livello in servizio presso la Direzione Sanitaria dell'Azienda, al fine di raccogliere le dichiarazioni spontanee della dr.ssa Lucia Della Villa in servizio dal novembre 1992 presso l'SPDC annesso all'Ospedale R. Margherita di Messina con la qualifica di Dirigente Sanitaria di I livello in merito ai fatti accaduti il 26.06.1997 presso il Reparto di che trattasi e più specificatamente relativamente al TSO effettuato nei confronti del Signor Mirabile e disposto dal Dr. P. Mondì e convalidato dal Dr. N. Glielmi.- Si riporta pertanto la dichiarazione resa in forma integrale:
In data 26.06.1997 presso il Reparto SPDC dell' Ospedale R. Margherita di Messina ove prestavo servizio durante le ore pomeridiane, procedeva al ricovero di un tal Signor Mirabile che era stato accompagnato al P.S. dell' Ospedale dai VV.UU. del Comune di Messina, a seguito di ordinanza con cui si disponeva il TSO nei suoi riguardi a seguito di formale richiesta avanzata dai Dottori P. Mondì e N. Glielmi rispettivamente Dirigente Sanitario di I livello e Capo settore STTSM, che in pari data avevano effettuato la visita del paziente. Il Dr. Arcanà che trovavasi in servizio presso il P.S. dell' Ospedale mi raccomandava di usare particolare attenzione al caso di che trattasi. Successivamente il poliziotto in servizio presso il P.F. di Polizia mi rivolgeva espressa richiesta verbale di non procedere al ricovero coatto del paziente, diversamente si sarebbe visto costretto a notiziare l'autorità Giudiziaria dei contenuti di una segnalazione che gli sarebbe pervenuta e di cui io personalmente sconoscevo i contenuti nel dettaglio ma che sostanzialmente evidenziano delle irregolarità. Dopo gli adempimenti di rito, compilazione della cartella clinica ed assegnazione del posto letto, il paziente veniva ricoverato. Si consigliava terapia come meglio specificato in cartella clinica. Non avendo ravvisato obiettività degna di nota, il giorno successivo ho dimesso il paziente. Il Dr. Glielmi venuto a conoscenza del provvedimento di dimissioni, per via telefonica, richiedeva di cambiare la diagnosi che da me era stata formulata come "Stato di ansia ", e di riformularla in conformità a quanto da Egli e dal Dr. Mondì sottoscritto nella richiesta di TSO. Di fronte al mio diniego il Dr. Glielmi, proferiva minacce di " Mandarmi via ". Preciso altresì, che questo episodio segue altri accaduti similari. Ciò detto non ho altro da aggiungere tranne che agli episodi accaduti hanno assistito persone che possono testimoniare. Pertanto il presente verbale si dichiara chiuso e viene sottoscritto dai componenti: Firmato Lucia Della Villa, Grazia Micali.
Interv.: osservazioni?
Capo sett.: una prima osservazione è che la dr.ssa Della Villa non fa il nome delle persone che possono confermare le sue affermazioni. Con quale criterio il Direttore Generale sceglierà, come vedremo, di interrogare soltanto la psicologa dr.ssa Gangemi Rosita e l'infermiera sig.ra Lembo Liboria e non piuttosto il dr. Francesco Chimenz e l'infermiera Maria Italiano?
La dr.ssa Della Villa confessa candidamente di essere stata minacciata dall'agente del posto fisso di polizia a non ricoverare il malato "diversamente si sarebbe visto costretto a notiziare l'autorità Giudiziaria dei contenuti di una segnalazione che gli sarebbe pervenuta".
La dr.ssa Della Villa entra nel panico. Avrà dovuto passare una notte insonne e il giorno dopo, di primo mattino, dimette il malato senza richiedere un E.E.G., o un test psicologico, e senza consultarsi con l'aiuto medico dr. Francesco Chimenz, presente nel Servizio.
La mia telefonata e la domanda se si fosse consultata con la dr.ssa Carlo Stella prima di dimettere il malato ha aumentato di molto il suo terrore scatenando un vero delirio persecutorio, perché colta con le mani nel sacco, non potendo ella dimettere il malato non avendone la facoltà, né l'autorizzazione e avendo, al contrario, ricevuto un ordine scritto di non dimettere alcun ammalato, senza la previa supervisione dell'aiuto medico dr.ssa Rosalia Carlo Stella. Da questa colpevolezza, esaltata nella sua psiche, nasce il delirio inventivo e persecutorio con tematiche di trasferimento da lei temuto e mai da me neppure ipotizzato.
Ma è stata minacciata solo dall'agente al posto fisso di Polizia? Oppure la dr.ssa Della Villa ha subìto realmente minacce di trasferimento da parte di interlocutori da lei non nominati?
Che senso hanno le sue dichiarazioni al poliziotto del posto fisso di aver ricevuto delle minacce, al quale però non fa i nomi delle persone che la minacciano? Perché teme di fare i nomi delle persone che la minacciano? Certamente non deve trattarsi del Capo settore che non esita a calunniare. Questo aspetto della vicenda rimane oscuro. Il P.M. dr. Nicolò Crascì per accertare il reato "di abuso di potere e sequestro di persona" a carico di Glielmi e Mondì e il P.M. dr. Pietro Mondaini per accertare "il reato di calunnia" a carico della dr.ssa Della Villa, avrebbero dovuto, almeno, chiederle i nomi delle persone che l' hanno minacciata e che non ha voluto fare all'agente Bonarrigo.
Interv.: "Il Dr. Glielmi venuto a conoscenza del provvedimento di dimissioni, per via telefonica, richiedeva di cambiare la diagnosi che da me era stata formulata come "Stato di ansia ", e di riformularla in conformità a quanto da Egli e dal Dr. Mondì sottoscritto nella richiesta di TSO. Di fronte al mio diniego il Dr. Glielmi, proferiva minacce di " Mandarmi via "……".
Capo sett.: è smentita perfino dal suo sodale dr. Virginio Sozzi e dai dottori Mondì e Valenti.
Infatti il dr. Sozzi dichiara a L.C.S. della Direzione Generale: "Il giorno successivo in mia presenza il dr. Glielmi per via telefonica chiede notizie alla dr.ssa Della Villa del paziente Mirabile. Tuttavia non ho sentito proferire minacce dal dr. Glielmi all'indirizzo della dr. Della Villa, ma viene richiamata al fatto che detto ricovero era stato da lui personalmente disposto". Il dr. Sozzi è libero di pensare, di interpretare e di dare un "significato occulto" (v. cap. "La delazione") alle mie parole, criminalizzando una normale conversazione di servizio, ma non può spingersi a dichiarare di aver sentito profferire minacce, o strilli, o sfuriate.
Il dr. Pietro Mondì all'ispettore di Polizia Salvatore Prestipino: "Domanda: Era presente quando il dr. Glielmi ha telefonato al S. P. D. C. parlando con la dr.ssa Della Villa? - Risposta: "Ero presente alla telefonata con la dr.ssa Della Villa, alla quale il dr. Glielmi raccomandò di scrivere tutto, secondo scienza e coscienza."
Il dr. Aldo Valenti scrive nella sua relazione: "Il dr. Glielmi è a colloquio telefonico con la dr.ssa Della Villa alla quale fa richiesta della cartella clinica essendo il primario del "Margherita". Ritengo che la dr.ssa Della Villa non l'avesse ancora completata in quanto il dr. Glielmi dice testualmente: " Scrivi tutto secondo la tua coscienza e secondo quello che hai osservato e al più presto fammela recapitare".
Lo steso dr. Valenti allo stringente interrogatorio dell'ispettore di polizia così risponde alle sue domande:
" Domanda: - Lei era presente quando il dr. Glielmi parlava al telefono con la dr.ssa Della Villa?
Risposta: -…il dr. Glielmi ha chiesto telefonicamente alla dr.ssa Della Villa informazioni sulla situazione del paziente e nel contempo le chiedeva di fargli recapitare la cartella in questione. Deduco che la cartella non era stata ancora completata in quanto il dr. Glielmi invitava la dr.ssa Della Villa di scrivere quanto lei avesse osservato e quanto riteneva scrivere rispetto la sua coscienza. A tale proposito voglio precisare che il dr. Glielmi aveva chiesto chi aveva autorizzato le dimissioni avendo dato lui incarico ad un aiuto del reparto, solitamente alla dr.ssa Carlo Stella di curare la conduzione del reparto in sua assenza e di conseguenza anche le dimissioni.
Domanda: - Risulta che il dr. Glielmi dopo i fatti appena esposti avesse preparato il trasferimento in sede disagiata sia per la dr.ssa Della Villa sia per il dr. Sozzi per averlo lei stesso abbozzato al computer su ordine del dr. Glielmi?
Risposta: - Non mi risulta di aver fatto bozze di questo tipo, però posso dire che a seguito dello scontro avvenuto tra il dr. Glielmi e il dr. Sozzi quest'ultimo aveva fatto richiesta di essere trasferito all' Ospedale Mandatari ".
Nelle funzioni di primario del SPDC avrei potuto dire: "Come ti sei permessa di dimettere l'ammalato senza consultarmi, così come era tuo dovere essendo io il primario del S.P.D.C. e così come ti avevo chiesto di fare con ordine scritto date le tue continue stupidaggini?".
Le ho chiesto soltanto se si fosse consultata con la dr.ssa Rosalia Carlo Stella: punto! Non era il caso che in presenza di due colleghi, i dottori Mondi e Sozzi, facessi cenno al mio ordine di servizio, mentre il dr. Valenti ne era a conoscenza per la sua collaborazione nell'ufficio di segreteria. Il tatto più che cortese, per non mortificarla agli occhi dei dottori Mondi e Sozzi, del tutto estranei al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, contrasta nettamente con la descrizione che ella farà all'ispettore di Polizia, parlando di sfuriate e di grida. Il suo sodale dr. Virginio Sozzi, sarebbe stato lieto di testimoniare sfuriate e grida. Ma di esse sfuriate non fa cenno in questo interrogatorio reso al Direttore Generale.
Interv.: c'è traccia del suo ordine di servizio e perché lo aveva fatto?
Capo sett.: è nella documentazione acquisita agli atti. Nel mese di maggio 1997 in rapida successione l'uno dall'altro si verificarono due episodi che mi indussero a stilare l'ordine di servizio.
All'epoca la dr.ssa Della Villa, non ancora specializzata in psichiatria, svolgeva il ruolo di assistente medico per cui fu invitata a consultarsi, in mia assenza, con l'aiuto dr.ssa Rosalia Carlo Stella prima di qualsiasi dimissione per evitare reclami da parte dei medici e da parte dei familiari degli ammalati che si vedevano piombare il paziente a casa, senza alcun preavviso.
Il padre di un giovane era venuto nel mio ufficio e si era incatenato a un termosifone perché suo figlio ricoverato al S.P.D.C. era stato dimesso dalla dr.ssa Della Villa, senza alcun preavviso, dopo poche ore di permanenza nel Servizio Psichiatrico. La legge 180 punta al rispetto della personalità del malato e della sua libertà, ma bisogna sempre valutare se il soggetto sia nelle condizioni di farne buon uso e soprattutto bisogna coinvolgere i familiari che non di rado abbandonano il malato a se stesso. Il malato, tornato a casa, vi aveva appiccato il fuoco.
La dr.ssa Maria Teresa Pigneri stava preparando l'accoglienza in casa famiglia di una ragazza ricoverata al S.P.D.C. La dr.ssa Della Villa, improvvisamente senza avvertire il primario Pigneri, dimise la ragazza che finì sul marciapiede, vanificando il suo lavoro.
Ma questa è storia che riguarda tutti i medici che si sentono o sono una nullità e anziché acculturarsi e mettersi all'altezza di chi ne sa un po' più di loro, profittano dell'assenza del primario per il brivido di esercitare, impropriamente, un potere medico, o di apparire.
Un assistente medico volontario, in mia assenza, modificò la diagnosi di "psicosi maniaco depressiva", scritta sul frontespizio della cartella clinica, in "distimia", credendo di fare bella figura agli occhi degli infermieri, che, invece, se ne lamentarono, sapendo anch'essi che le due diagnosi si equivalgono. Inoltre, in mia assenza, aveva ordinato di chiudere le porte del Servizio Psichiatrico, che, invece, per mio ordine dovevano stare aperte dalle 8.00 alle ore 18.00. Il medico fu invitato garbatamente a lasciare il Servizio: non gli feci alcuna contestazione per evitare che mi desse insulse spiegazioni. L'Assessore alla Sanità della Regione Siciliana, on. Sardo Infirri, che me lo aveva presentato, non ha mai saputo i motivi per i quali lo mandai via. Perché infierire contro i mentecatti?
Uno psicologo con assunzione trimestrale, nel pomeriggio precedente a quello indicato nell'ordine di assunzione, si era recato al Servizio mettendo tutti gli ammalati in stato di agitazione tanto che il giorno dopo erano in aperta rivolta contro di lui. Non chiesi neppure cosa avesse detto o fatto. Probabilmente per mostrare un suo potere aveva ordinato di chiudere le porte, o peggio, per fare il saputello, aveva parlato male del primario perché seguiva le teorie di Wilhelm Reich, o l'indirizzo di Franco Basaglia.
Gli chiesi le credenziali. Mi esibì l'ordine di servizio firmato dal Presidente della Provincia Regionale di Messina, Prof. Giuseppe Campione. Dopo averlo letto, lo restituii e con calma serafica gli dissi: "Vede dottore, qui sta scritto che lei è assunto per tre mesi nei Servizi Territoriali. Questo è un Servizio Ospedaliero. La prego di accomodarsi fuori dal reparto e di non farsi vedere mai qui dentro."
Il Direttore prof. Ernesto Buzzanca intervenne in suo favore, essendo il fratello di un prelato, ma non poté fare altro che impiegarlo in un ambulatorio per gli handicappati, preesistente alla legge 180.
Altrettanto accadde per un psicologo che mi aveva chiesto di frequentare il Servizio come volontario. Dopo una iniziale collaborazione rivelò una saccenteria più unica che rara, disturbando l'andamento del reparto. Questi era parente di un magistrato.
Si rendeva necessario sviluppare il nuovo Servizio Psichiatrico su solide basi lavorative e di onestà intellettuale, perché non si trasformasse in un piccolo manicomio.
Per questi episodi, e per qualche altro, mi guadagnai la fama di "primario terribile", sicché i dottori Federico Fischetti, Giuseppe Buzzanca, Francesco Cocuzza, Salvatore Bonomo, Valentino Striale ed altro personale, quando giunsero alla mia presenza, erano molto preoccupati. Ma dopo il primo imbatto, dovuto più ai loro timori che alla mia volontà di colpire gli incapaci e gli inetti, si stabilì con essi un rapporto di proficua collaborazione nella più assoluta libertà d'azione e di reciproco rispetto apprendendo il metodo di lavoro. Dopo cinque anni il peggiore infermiere del Servizio di Milazzo si mostrò di essere in assoluto il migliore infermiere della Provincia, intesa come Ente che aveva gestito il personale dell'Ospedale Psichiatrico Provinciale "L. Mandalari".
DELLA VILLA LUCIA, medico del S.P.D.C. interrogata dall'ispettore di Polizia il 5/9/1997 ore 09,30-12,30.
"Domanda: Dottoressa nella denuncia da lei presentata, fa riferimento a pressioni e minacce, vuole specificare che tipo di pressioni e che tipo di minacce ? - Risposta: Nella tarda mattinata ( verso le 12.30-13.00 ) del 27 giugno 1997 il Dr. GLIELMI mi ha telefonato per conoscere la diagnosi di dimissione relativa al paziente Mirabile Giuseppe. Rispondo che la diagnosi è " stato d'ansia ". Il dottore GLIELMI risponde: Ti rendi conto che sono stato io a fare il T.S.O. e come puoi dimettere una persona che è in T.S.O. e se tu togli il T.S.O. e se tu fai questa diagnosi infici quanto abbiamo diagnosticato noi, devi cambiare la diagnosi. Rispondo: ma dottore GLIELMI non posso, ma che cosa mi chiede, questa non è una cosa che si può fare. Ho cercato di prenderla come una sfuriata da parte sua, siccome ne fa spesso, tentavo di non irritarlo ancora di più mantenendo comunque la mia posizione sulla diagnosi dei paziente. Ad un certo punto lui ha detto cosa vuoi fare? Vuoi fare finire sotto processo MONDI'".
Capo settore: E' smentita dalle testimonianze dei dottori Valenti, Mondì e Sozzi, riportate innanzi.
Interv.: "Io mi sono meravigliata della parola processo poi ho collegato l'intervento del poliziotto ( Bonarrigo ) in servizio presso il Posto Fisso del Pronto Soccorso Generale, ho fatto un ragionamento un po' egoistico e ho pensato, questa volta c'è aria di guai, allora ho smesso di avere un atteggiamento conciliante e mi sono spaventata."
Capo settore: la meraviglia è mia per quanto ella ha scritto e dichiarato. Probabilmente la parola "processo" l'ha sentita dal dr. Sozzi. Infatti, collega tale parola all' "aria di guai" minacciati il giorno prima, anche se li attribuisce solo all'agente Bonarrigo, tacendo le minacce ricevute dal dr. Sozzi che potrebbero essere state di questo tipo: "se non dimetti il malato ti mando sotto processo". Esplicitamente il Sozzi aveva minacciato me e il dr. Mondì di denunciarci per sequestro di persona. Date le testimonianze del dr. Valenti, del dr. Mondì e dello stesso dr. Sozzi, che la smentiscono, rimane il dubbio che diventa certezza, che la dr.ssa Della Villa "spaventata per l'aria di guai" ha, coscientemente, commesso un falso ideologico: ha minimizzato la diagnosi di ingresso "di psicosi acuta a margine di delirio" a semplice "stato d'ansia". Ha rischiato e la fortuna le è venuta incontro perché il malato non s'è ammazzato. Ma anche per questa paura è stata indotta a minimizzare il più possibile la patologia del malato perché se questo si fosse ammazzato, non avrebbe potuto essere giudicata responsabile, avendo formulato una diagnosi di "stato d'ansia" [L'ammalato sarà ricoverato dopo qualche mese per grave agitazione psicomotoria, rimarrà nel Servizio di Psichiatria per più di 15 giorni e gli verrà prescritto aloperidolo, un farmaco usato per controllare la componente schizofrenica della malattia presentata dal signor Mirabile, ottimamente diagnosticato dal dr. Pietro Mondì. Soltanto un idiota potrà sostenere che il nuovo ricovero sarà causato dallo shock subito dal primo].
Una volta dimesso il malato, la dr.sa Della Villa poteva scrivere in cartella clinica tutto ciò che voleva, perché nessun altro medico avrebbe potuto esaminarlo. Lo "stato d'ansia" è un sintomo e non una diagnosi e si può riferire tanto alla schizofrenia, tanto alla depressione, tanto alla nevrosi che all'isterismo. Giustifica, però, nella sua ambiguità, la dimissione e la mette al riparo dalla responsabilità di eventuali azioni auto od eteroaggressive che il malato avrebbe potuto compiere. Va considerato anche la buona fede e che sia stata effettivamente incapace di evidenziare lo stato psicotico del malato. Ma tutta la vicenda puzza di malafede, anzi puzza di marcio.
Interv.: "Ho cominciato a strillare perché potevo finire io sotto processo e lui mi chiedeva di fare una cosa che mi esponeva a questo rischio. Il colloquio a questo punto è diventato pesante nel senso che eravamo alterati entrambi e il dottore GLIELMI urlava, devi cambiare la cartella se no io ti mando via veramente."
Capo settore: la gallina strepita perché spera che il gallo canti. Nessuna minaccia secondo la testimonianza di Valenti, Mondì e dello stesso Sozzi. Ed io non ero affatto alterato. La dr.ssa Della Villa strillava come una pazza, spaventata sia dal poliziotto che stava dietro la porta, sia dalla mia domanda per sapere se aveva informato la dr.ssa Carlo Stella prima della dimissione del malato.
Non so se la dr. Della Villa ha soltanto letto la cartella clinica all'agente Bonarrigo rassicurandolo o se ne avesse anche consegnato copia. Se lo avesse fatto, si aprirebbe un altro delicato capitolo, in quanto il Responsabile di un Servizio è sempre il primario e solo lui può consegnare, nei dovuti termini di legge, la cartella clinica di un ammalato, dietro disposizione scritta di un Magistrato e non per semplice richiesta di un agente di Polizia.
Rimane, comunque, la domanda: chi ha messo sull'avviso il poliziotto Bonarrigo e perché? E come il Bonarrigo ha potuto permettersi un comportamento tanto illegittimo che va dalle minacce alla dr.ssa Della Villa fino alla pretesa di avere la cartella clinica?
Interv.: "Presenti alla conversazione telefonica vi erano la dottoressa Rosita Gangemi, che era entrata sentendomi urlare, e alcune infermiere tra le quali la signora Lembo Liboria, la signora Italiano e che la dottoressa Gangemi e la signora Lembo hanno già reso dichiarazione presso la Direzione Generale dell' A.S.L. 5 ( al Dr. Francesco POLI ), in merito a questa telefonata".
Capo settore: Sigmund Freud chiederebbe innanzitutto perché l'ispettore di Polizia o perché la dr.ssa Della Villa gli indica di racchiudere tra parentesi il nome del dr. Francesco Poli. Forse per indicarlo, entrambi, come un famiglio, o come il regista dell'agguato?
La dr.ssa Della Villa, infatti, dichiarando di sapere che la Gangemi e la Lembo "hanno già reso dichiarazione in merito a questa telefonata" rivela la familiarità che si richiede per un complotto, dimostrando, senza rendersene conto, che le dichiarazioni di Lembo e di Gangemi sono state concordate.
Interv.: "Nei giorni successivi questa tensione andava aumentando fino ad avere notizia, da me non accertata, di trasferimento in sede disagiata (Mistretta) con presa di servizio 12 luglio. Solo il pensiero che il Dr. GLIELMI avesse potuto concretizzare le minacce e quindi il mio lavoro non poteva più essere svolto in libertà mi ha costretto a fare l'esposto alla Direzione Generale e alla Procura della Repubblica nel timore di non essere ascoltata in Direzione Generale."
Capo settore: magnifico questo timore di non essere ascoltata in Direzione Generale: una dichiarazione stupefacente per la sua viltà! Ha la coscienza di essersi comportata come una sek-sot (sekret sotrudnik), o meglio come una squallida informatrice, giacché non è una segreta informatrice, e tenta di giustificarsi. La denuncia della dr.ssa Della Villa non ha il linguaggio del medico.
Perché nei giorni successivi la tensione andava aumentando? Chi la faceva aumentare? La dr.essa Della Villa mente nella maniera più vergognosa a tutti, tacendo i nomi delle persone che la minacciavano e facevano aumentare la tensione. La notizia del suo trasferimento è stata accertata come falsa dal suo sindacalista, dr. Giuseppe Rao.
Il dr. Giuseppe Rao, assistente medico al SPDC nella conversazione telefonica dichiara che mai mi ero permesso di intervenire sull'operato dei medici, se non per indirizzarli in maniera clinicamente, moralmente e professionalmente corretta.
Il dr. Giuseppe Rao alla mia domanda: "Ma chi sono questi testimoni cui la Della Villa fa riferimento", risponde: "Presumo che faccia riferimento agli infermieri perché lei fa riferimento alle pressioni di quel giorno (26 giugno)".
La dr.ssa Della Villa, dunque, ha ricevuto minacce il giorno 26 ed il dr. Rao è convinto che sia stato io a farle. Evidentemente la dr.ssa Della Villa gli ha mentito e non gli ha fatto il nome della persona (il dr. Sozzi) che il giorno 26 l' ha minacciata.
La dr.ssa Della Villa, ha dato ad intendere a tutti che io le avessi chiesto di cambiare la diagnosi in cartella clinica e che l'avessi minacciata di trasferimento a Mistretta. Nessuno si è accorto del suo delirio, o delle sue menzogne. Neppure il dr. Rao si è accorto che la dr.ssa Della Villa mentiva, così come ha mentito all'agente di Polizia del Margherita, signor Bonarrigo, non facendo i nomi del suoi persecutori.
Emblematiche sono le parole del dr. Rao: "Io conosco la Della Villa e so che quando sostanzialmente Lucia è incavolata, infervorata non so come dire… tenga conto che nella sua mente quando Lucia scriveva queste cose, le scriveva con lo spirito di una che è convinta che qualcun altro, nella fattispecie Lei, le sta facendo una ritorsione" .
Questa sola dichiarazione, letta con un minimo di intelligenza e di onesta intellettuale dai magistrati inquirenti, avrebbe dovuto fare archiviare il caso Mirabile. Penso che i giovani magistrati dr. Niccolò Crascì e Pietro Mondì lo hanno tenuto aperto per esercitarsi e per fare pratica. Ma non posso fare la medesima considerazione per persone esperte quali l'ispettore di Polizia signor Salvatore Prestipino ed il commissario dr. Mario Caggeggi del Commissariato di Viale S. Martino quando si sono trovati davanti ad accuse insostenibili e ad una montagna di contraddizioni.
Sempre il dr. Rao più avanti nella conversazione dice: "Dottore Glielmi, io sono d'accordissimo con Lei. Io ho anche litigato con qualche collega. Perché a un certo punto ho detto: "Figlioli, guardate che ho parlato io con Glielmi ed ho visto il protocollo e non c'è l'ordine di servizio'. Nessuno ci credeva. Perché allora Della Villa se l'è inventata questa cosa?… Che motivi aveva 20 giorni dopo di fare la denuncia? Tranne che qualcuno non l'avesse spaventata".
Il dr. Rao litigava con qualche collega perché la dr.ssa Della Villa aveva dato ad intendere a tutti d'essere perseguitata da me: una menzogna ed una calunnia mastodontiche.
Ma i magistrati dr. Pietro Mondaini e la dr.ssa Eugenia Grimaldi di tutta la conversazione telefonica registrata comprendono soltanto che il dr. Giuseppe Rao è mio amico, l'unica cosa dubbia. L'aver dichiarato di aver litigato con i suoi colleghi ai quali la dr. Della Villa aveva raccontato frottole; l'aver detto che mai avevo chiesto ad alcuno di cambiare diagnosi o imposto ad alcuno il mio giudizio clinico diagnostico per scopi personali e privati; l'aver detto che la dr.ssa Della Villa gli ha confidato che in direzione generale le avevano comunicato che esisteva un mio ordine di trasferimento per lei a Mistretta; l'aver detto di avere personalmente controllato il mio protocollo per accertare l'esistenza del mio ordine di servizio, su incarico della stessa, essendo il suo rappresentante sindacale e di averle detto: "Ma guarda, Lucia, io ti debbo dire che ciò non è vero. Ho parlato con Glielmi ed ho controllato personalmente il registro del suo protocollo"; l'aver detto di essere a conoscenza che il giorno 26 giugno fossero state fatte pressioni sulla dr.ssa Della Villa, quando io non avrei potuto farle perché ho telefonato il 27; l'aver detto che le pressioni sono continuate dopo il giorno 27, per evidenti confidenze della dr.ssa Della Villa, la quale, però, non ha mai fatto nomi e cognomi dei suoi persecutori, tanto da fare ipotizzare al dr. Rao che "qualcuno si è intromesso tra lei [Glielmi] e la dr.ssa Della Villa"; l'aver richiamato la mia attenzione sul fatto che la lettera della dr. Della Villa sia stata scritta quindici giorni dopo il ricovero del Mirabile e che in questo tempo qualcuno abbia spaventato e minacciato la dr.ssa Della Villa di trasferimento a Mistretta; l'aver dichiarato che "Lucia gli ha confidato di avermi denunciato per cautelarsi perché io so che quando sostanzialmente Lucia è incavolata, infervorata non so come dire…" sragiona e non si sa dove va a finire ed è capace di scrivere "quel pò pò di lettera": tutto questo per i signori magistrati dr. Pietro Mondaini e dr. Eugenia Grimaldi non sono una testimonianza dell'infamante calunnia della dr.ssa Della Villa, perché il dr. Giuseppe Rao è "mio amico". A leggere la conversazione telefonica tenuta con il dr. Rao Giuseppe non è difficile pensare, che il manager o qualche suo servo sciocco e disonesto, le abbia fatto questo discorso: "Veda dottoressa (per dire ascolti), il dr. Glielmi ha fatto un ordine di servizio per un suo trasferimento a Mistretta. Ora se lei vuole salvarsi accusi il dr. Glielmi e scriva questo e quello…", come da manuale e da sperimentato copione.
Ma il giudice dr.ssa Maria Eugenia Grimaldi nel procedimento N.2853/97 R.G.N.R. - N. 1924/99 R.G. G.I.P. nei confronti di Poli Francesco, Della Villa Lucia, Mobilia Giuseppe, "dopo attenta analisi degli atti contenuti nel fascicolo processuale e delle trascrizioni delle registrazioni prodotte dai querelanti" non ha capito nulla della tresca ordita ai miei danni e questo non era obbligata a capirlo. Ma non ha capito nulla della calunnia e della diffamazione contro la mia persona, forse perché non conosce la lingua italiana, o forse perché i concetti di calunnia e di diffamazione acquistano significati diversi secondo la latitudine e la longitudine.
Interv.: "Domanda: Dottoressa lei cambiò la cartella clinica seguendo i suggerimenti del Dr. Glielmi? Risposta: No e non ho mai avuto intenzione di farlo, anche se per qualche momento ho creduto di poter calmare il Dr. Glielmi nei miei confronti."
Capo settore: pura invenzione. Viene da pensare piuttosto che la dr.ssa Della Villa redigesse la cartella clinica secondo le minacce e le aspettative del poliziotto e non secondo verità scientifica. Ma questa è una pura supposizione, non dimostrabile, che se dovesse essere vera, rimane attaccata come un granchio e come un grumo di colpa nella coscienza della dr.ssa Della Villa.
Interv.: "Domanda: Il poliziotto del Posto Fisso del Pronto Soccorso Generale cosa le ha detto in merito al paziente Mirabile e quando gliel'ha detto ? Risposta: Il signor Mirabile sale in reparto verso le 14,30, precedentemente io lo avevo accolto al Pronto Soccorso Generale dove sia i Vigili Urbani che lo avevano accompagnato, sia il collega smontante del Pronto Soccorso Generale, dr. Vincenzo Arcanà e mi pare anche il poliziotto del Posto Fisso mi hanno sollecitato a prestare la massima attenzione sulla regolarità di questo T.S.O."
Capo settore: il dr. Arcanà e perfino i Vigili Urbani interferiscono nell' azione clinica della dr.ssa Della Villa.
Interv.: "Quindi il paziente sale in reparto io prendo i dati per la cartella clinica e scendo nella stanza dei medici al piano di sotto per alcune visite ambulatoriali di pazienti che seguo regolarmente per controllo farmacologico e vengono perché sanno che ci sono io di turno il giovedì pomeriggio. Nel frattempo il paziente rimaneva nel reparto con gli infermieri per la verità abbastanza tranquillo in attesa del mio ritorno." Capo settore: Nulla da dire
Interv.: "Mentre effettuavo le visite nella stanza dei medici viene il poliziotto a chiedere se avevo riscontrato effettivamente alterazioni psichiche, nel paziente Mirabile, tali da richiedere il T.S.O.. A tale proposito mi chiedeva e possiamo definirlo un colloquio assolutamente informale e amichevole di dimettere il paziente qualora non avessi riscontrato la necessità di trattenerlo; ho risposto che non avevo ancora ben visitato il paziente ma qualora il suo stato fosse in atto non " urgente " non avrei comunque potuto e voluto dimetterlo prima delle 24 ore di osservazione necessarie. Voglio precisare che in nessun modo il colloquio con il poliziotto debba apparire come un tentativo di ingerenza o di forzatura da parte sua". Capo settore: ma non aveva dichiarato al direttore Generale di essere stata minacciata dal poliziotto del posto fisso? Mente adesso, o ha mentito prima? Su questa "precisazione" tornerò quando parlerò della testimonianza della dr.ssa Rosita Gangemi.
Interv.: "Durante il resto del pomeriggio ho parlato con il signor Mirabile, ho accertato la sua volontà di seguire una terapia farmacologica e a questo proposito il Mirabile mi mostrava proprio la ricetta a firma del Dr. SOZZI, ( prescrizione: Noritren compresse, Lexotan gocce) rilasciata la stessa mattina presso il Servizio Territoriale Tutela Salute Mentale dove si era appunto recato perché: " dopo la morte per un incidente stradale della moglie, in un periodo di depressione conseguente al lutto, un medico gli aveva prescritto un antidepressivo che aveva avuto una buona efficacia. Sentendo da un po' di giorni un disagio e un malessere che temeva potesse aumentare, non ricordando il nome di quel farmaco, si era recato, chiedendo un permesso dove lavora, presso un ambulatorio psichiatrico - sicuro che il medico avrebbe potuto risalire più facilmente al nome di quel farmaco che lui ricordava un po' storpiato ".
Interv.: risposte in apparenza logiche e veritiere se non fossero finalizzate alla costruzione di un teorema accusatorio che la dr.ssa Della Villa già conosce. Ma quando si mente si rischia sempre di cadere in gravi errori. Dalle dichiarazioni dell'assistente sociale Favano risulta che il Mirabile, dato il suo acuto malessere, dovesse addirittura essere accompagnato nello studio privato di uno psichiatra dalla volontaria del Centro parrocchiale di "Santa Caterina". Il signor Favano non scrive che tale visita fosse motivata dal desiderio del Mirabile di conoscere il farmaco di cui aveva dimenticato il nome. Come si può sostenere che il malato Mirabile si sia recato presso il nostro Centro per avere la prescrizione di un farmaco di cui ha dimenticato il nome? La cosa, però, potrebbe anche verificarsi. Ma qui è il malato a smentirla. Il malato Mirabile, interrogato dall'Ispettore Prestipino", dice: "il dr. Mondì mi ha chiesto il tipo e il nome delle medicine che prendevo ed io glielo detto". Ma che rispetto si ha dell'ammalato? Quando dice la verità, non è creduto perché considerato ammalato! Tutti, non medici naturalmente, si sforzano in ogni modo di voler far passare un ammalato per sano di mente, però quando questi dice la verità semplice e lapalissiana, non lo si ascolta perché le sue dichiarazioni non valgono niente perché dette da un "malato".
La dichiarazione della dr.ssa Della Villa sui motivi della richiesta della visita al Centro di Salute Mentale da parte del malato, rende la sua testimonianza falsa. Ella per fare piacere al manager con raro servilismo, strafa e vilmente mente per sostenere la tesi assurda e paradossale del dr. Francesco Poli, resa pubblica sui giornali.
Diversamente si dovrebbe pensare che la testimonianza sia stata concordata, ma non penso che il manager abbia potuto accordarle personalmente tanta confidenza.
La colpa del dr. Mondì e del dr. Glielmi, sarebbe stata quella di aver visitato il malato.
Ma soltanto i mascalzoni e gli incompetenti possono pensare che un medico, trovandosi davanti un malato che non conosce, possa prescrivergli un farmaco senza visitarlo. Tale tesi è stata recepita dai giornalisti e dai giudici. E infine quale rispetto ha la dr. Della Villa del malato Mirabile, se inventa delle bugie su di lui e le riferisce con tanta saccenteria, nella certezza di non poter essere contraddetta "perché il malato è sempre ammalato e perciò non attendibile"?
E' questa la tragedia del malato psichico, in famiglia, ieri nell'ospedale psichiatrico, oggi nel servizio psichiatrico. In questo sta la differenza tra lo psichiatra che visita il malato e lo considera un oggetto da usare in ogni modo anche quando lo fa dipingere, o cantare, o recitare e tra lo psichiatra che visita il malato e lo vede come persona, con le sue luci e con le sue ombre.
Interv.: "Per il resto confermo quanto ho scritto nella cartella clinica. Alla domanda secondo lei perché è stato portato in Ospedale, il signor Mirabile rispondeva non lo so ed era chiaramente poco disposto a raccontare i fatti accaduti precedentemente al ricovero perché spaventato".
Capo settore: "Spaventato" è un segno clinico. Allo spavento corrisponde una specifica facies del malato che la dr.ssa Della Villa in cartella clinica non descrive. Dubito che potesse esserlo. Poteva essere piuttosto mutacico e reticente, guardingo e non fiducioso, ma certamente non spaventato. Ma il participio spaventato, per uso dell'ispettore di Polizia e del magistrato che lo leggerà, fa il suo bell'effetto.
Interv.: Abbiamo parlato di altro nel tentativo di chiarirmi lo stato psicopatologico del paziente. Avvertendo la necessità di sapere quanto era successo durante la mattinata presso il Servizio, ho pensato di chiedere ai colleghi e perciò non ho insistito su questo argomento con il Mirabile".
Capo sett.: quali colleghi? Perché non ne fa i nomi? E' il dr. Sozzi che ha telefonato alla dr.ssa Della Villa minacciandola che sarebbe incorsa anche lei nel reato di sequestro di persona? O è la dr.ssa Della Villa che, sua sponte, trovandosi davanti a un paziente calmo, tranquillo, e "un poco depresso", sente la necessità di approfondire il suo stato mentale? Non sembra piuttosto che la dr.ssa Della Villa con tale dichiarazione intenda anticipare la domanda se avesse ricevuto minacce dal dr. Sozzi il giorno 26 e con tale dichiarazione smentirle? La dr.ssa Della Villa mente su tutta la linea.
Non ho visto mai un malato ansioso - la sua diagnosi è "stato di ansia" - che non fosse per l'appunto "ansioso" di raccontare i fatti propri, la sua vita, i suoi disturbi, i timori, i deliri, le allucinazioni. Perfino gli schizofrenici, quando sono ansiosi, magari non riescono a verbalizzare i motivi dell'ansia, ma tentano in ogni modo di essere ascoltati a meno che non siano paralizzati dall'angoscia in uno stato catatonico. Troppe contraddizioni cliniche nel contesto di una sola frase. Non mi stancherò mai di porre all'attenzione con lettere di fuoco la frase scritta dalla dr.ssa Della Villa nella sua denuncia: "Proprio ultimamente è accaduta una vicenda particolarmente scandalosa, che ha coinvolto diversi professionisti (psichiatri del servizio territoriale, psichiatri del S.P.D.C. e medici del Pronto Soccorso Generale dell'Ospedale Regina Margherita)" Chi ha scatenato la vicenda particolarmente scandalosa che ha coinvolto anche il dr. Arcanà del Pronto Soccorso Generale?
Interv.: "Domanda: Dottoressa quali sono i presupposti di legge per effettuare un T.S.O. e se nel caso del signor Mirabile sono stati rispettati ? Risposta: I presupposti sono tre: condizioni psichiche tali da richiedere interventi urgenti che non possono essere praticati fuori dall'Ospedale e che gli stessi non sono accettati dal paziente. Presupposto fondamentale per un atto che priva il paziente della libertà è la certezza da parte del medico della non coscienza di malattia. Dopo il colloquio con il Mirabile l'osservazione del comportamento fino alla mattina successiva durante la degenza anche da parte degli infermieri di turno, dopo aver parlato con la sorella del paziente ( spesso ci riferiamo anche ai parenti per allargare le notizie anamnestiche ) ritenevo non sussistere più nessuna condizione per prolungare il ricovero coatto ."
Capo settore: Ecco, il diavolo fa la pentola senza il coperchio. Straordinaria questa risposta della dr.ssa Della Villa: "Ritenevo non sussistere più nessuna condizione per prolungare il ricovero coatto" significa che il giorno 26 c'erano tutte le condizioni per un ricovero coatto. E già perché se così non fosse, la vera sequestrante sarebbe la dr. Della Villa che ha tenuto nel Servizio per circa 20 ore una persona non bisognevole di ricovero coatto. Sarebbe lei e non i dottori Glielmi e Mondì che nella proposta di ricovero avrebbero potuto sbagliare in tutta scienza e coscienza, nel dubbio che il malato si potesse suicidare, ispirati dalla prudenza che in questi casi è necessaria e dalla volontà di agire nell'interesse del malato.
I signori giudici, pubblici ministeri e giudici delle indagini preliminari, non hanno rilevato questa dichiarazione importantissima. Non hanno rilevato che la dr.ssa Della Villa, assistente medico, ultima giunta nel Servizio di Psichiatria, ha dimesso il malato senza consultarsi con un suo diretto superiore, la dr.ssa Rosalia Carlo Stella, aiuto medico, così come da mia disposizione scritta? Con chi si è consultata la dr. Della Villa? Con i medici del Centro di Salute Mentale, con il dr. Sozzi. Perché non ha telefonato al primario del Servizio Psichiatrico perché il ricovero era stato trattato proprio da lui? Perché non ha informato il primario responsabile del reparto come sarebbe stato suo preciso dovere e proprio perché il giorno precedente aveva ricevuto pressioni da tutti? E quanto la minaccia di essere coinvolta nel reato di sequestro di persona ha inciso nella formulazione della diagnosi "stato d'ansia" su un malato che avrebbe dovuto per lo meno essere sottoposto a qualche test mentale per accertarne la patologia, data la reticenza dello stesso e dato il contrasto dei medici sull'opportunità del ricovero di cui mostra di essere a conoscenza? E quanto la minaccia di esser coinvolta in un reato ha condizionato il suo comportamento che da ogni lato è soltanto aberrante? Ma in reparto non c'era l'aiuto medico dr. Francesco Chimenz? Perché il foglio di dimissione porta la firma della dr.ssa Della Villa e non quella dell'aiuto medico dr. Francesco Chimenz, suo diretto superiore, presente in reparto e responsabile delle dimissioni in assenza mia e della dr.ssa Carlo Stella? Se un assistente medico di un Servizio di Psichiatria si comporta tanto perfidamente, come le si può dare credito? Qui difettano, innanzitutto, le regole generali di comportamento medico, a meno che non ci si trovi davanti ad una sindrome d'innesto con idee di grandezza e di persecuzione su un terreno deficitario.
Interv.: "Non ho ritenuto proporre al paziente nemmeno la prosecuzione della degenza in modo volontario in quanto da quel momento in poi la capacità decisionale del signor Mirabile poteva essere rispettata e quindi lui poteva benissimo scegliere luogo di cura, curanti e interventi".
Capo sett.: la dr.ssa Della Villa con l'espressione " da quel momento in poi la capacità decisionale del signor Mirabile poteva essere rispettata", ribadisce la necessità e l'obbligatorietà del ricovero del giorno precedente.
Interv.: "Domanda: Dottoressa vuole riferire l'iter amministrativo che deve precedere un T.S.O.? Risposta: Richiesta motivata, cioè soltanto proposta da parte di un medico; convalida eventuale di tale proposta da parte del medico del Pronto Soccorso Generale più uno psichiatra della struttura pubblica oppure due psichiatri della struttura pubblica. Con i prestampati degli Enti pubblici di richiesta T.S.O. motivata, vengono chiamati i Vigili Urbani o qualunque Forza Pubblica disponibile, ì quali provvedono alla autorizzazione della richiesta da parte del Sindaco; trasmesso al Pronto Soccorso Generale numero di fono e protocollo del provvedimento coattivo, solo allora noi del S.P.D.C. teniamo occupato il posto letto in reparto. Domanda: Dottoressa ha altro da aggiungere ? Risposta: No.
Capo sett.: appare confusa e confusionaria: soprattutto alcuna convalida da parte del medico del Pronto Soccorso Generale, non abilitato, per legge, a dare un giudizio psichiatrico anche se avesse la specializzazione in psichiatria. Sembra che l'unica preoccupazione in un Servizio Psichiatrico sia quella di tenere occupato il posto letto in reparto.
Interv.: le conclusioni?
Capo sett.: i magistrati inquirenti si sono dimostrati ciechi e sordi, volutamente ciechi e sordi, davanti a prove di colpevolezza del dr. Virginio Sozzi e della dr.ssa Lucia Della Villa, per omissioni, inadempienze, leggerezze, scorrettezze professionali, menzogne, calunnie e bugie rilevabili nei loro scritti e nelle loro dichiarazioni, tanto che ho deciso di richiedere il rito abbreviato affinché il procedimento si svolgesse sulle carte e non con la presentazione dei tanti testimoni che si sono offerti di testimoniare in mio favore.
Quando sono giunto come primario al Servizio Psichiatrico dell'Ospedale "Regina Margherita", il Servizio era già marcio perché male impostato fin dalla sua nascita per la cultura del privilegio personale, a scapito dell'interesse del malato. Una cosa è istituire un Servizio, su basi del rispetto del merito, del sapere, della deontologia medica, del rispetto del malato, ed altra cosa è dirigere un Servizio, nato male. Il Servizio era talmente marcio che effettivamente ho minacciato un medico di trasferirlo all'ex ospedale psichiatrico se non la smetteva di segnarsi 7-10 interventi di pronto soccorso, remunerati, ogni qualvolta era di pronta reperibilità. Al dr. Giuseppe Rao che ne prendeva le difese, sostenendo che non potevo entrare nella condotta clinica degli altri medici, risposi: "Io non entro nella condotta clinica degli altri medici e nelle vostre valutazioni cliniche, ma faccio presente che non si possono fare fino a 10 interventi per una questione di tempo. Perché per il traffico cittadino, lei che sta a quattro passi dall'ospedale non può recarsi più di tre-quattro volte da casa all'ospedale e dall'ospedale a casa in 18 ore di reperibilità. E poi da un punto di vista statistico risulta che tutti voi medici, molto raramente fate qualche intervento quando siete reperibili, mentre il medico, da te difeso, ogni volta che è reperibile ne fa fino a dieci. Dal che debbo dedurre che o siete disonesti voi, perché quando siete chiamati, non andate in ospedale, ma date istruzioni telefoniche, o è disonesto il tuo assistito sindacale che, pertanto appare troppo zelante". Il medico smise di segnarsi gli interventi di pronta disponibilità che evidentemente si inventava, restando nel servizio per un intero pomeriggio e rimase al Margherita.
E' assurdo, ma purtroppo è la verità, ce lo rivela la dr.ssa Della Villa, la psichiatria è ridotta alla funzione di tenere occupato il posto letto in reparto.
Infine segnalo che mentre scrivo queste note un ex primario psichiatra, sporco di fuori e di dentro, che dovrebbe zittire per essere stato eliminato dal manager Francesco Poli con l'accusa di essere un ladro, va dicendo che io abbia chiesto il patteggiamento e sia stato condannato a quattro mesi con la condizionale. Del resto i giornali siciliani non hanno dato notizia della mia piena assoluzione perché "il fatto non sussiste".
La diffamazione continua e bisogna chiedersi quanto essa costi in salute a chi ha bisogno dell'opera medica e se vale la pena di denunciare il marcio, anziché mettere come gli struzzi la testa sotto la sabbia e proclamare a gran voce che tutto va bene e che siamo i migliori.
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