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IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 12/A

Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.



L'INDAGINE DELLA POLIZIA DI STATO

Molti hanno creduto che il Capo Settore abbia chiesto il rito abbreviato, facendo staccare il suo processo da quello del dr. Pietro Mondì, per timore della condanna e per patteggiare la pena. Ma non sempre il lupo incontrato nella selva scappa davanti all’innocenza come scrive Orazio. In realtà, tale scelta difensiva è stata adottata allo scopo di evitare che il guazzabuglio creato dagli inquirenti si complicasse ulteriormente con testimonianze subornate e perché negli Atti del Tribunale sono presenti tutte le prove della sua innocenza. Il capitolo “riproduce delle esperienze, esattamente come un dipinto rappresenta un temporale. E’ una protesta contro l’intenzione larvata e ben celata, della peste emozionale, di scoccare contro una persona onesta le sue frecce velenose, stando riparata in sicuro rifugio. Dimostra che cosa sia la peste emozionale e come funzioni.” (da W. REICH “Ascolta piccolo uomo”, SugarCo Edizioni). 


PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MESSINA SEZIONE P.G. - POLIZIA DI STATO - Messina, 22.10.1997 

OGGETTO: Annotazione d'indagine relativa al procedimento penale nr. 2170/97, relativa al ricovero in T.S.O. eseguito nei confronti del signor Mirabile Giuseppe. 

Io sottoscritto Ispettore della Polizia di Stato, Prestipino Salvatore, in servizio presso la su indicata Sezione di P.G. riferisco a chi di dovere quanto appresso.
In data 19 settembre u.s. ho sentito a verbale, in qualità di persona informata sui fatti, il signor Mirabile Giuseppe in merito al suo ricovero coatto eseguito il giorno 26 giugno u.s. dai medici del Centro di Salute Mentale Messina Nord . - Lo stesso, durante la redazione del verbale, cui si rinvia, farfugliava tra se dei discorsi incomprensibili e senza che gli venisse posta alcuna domanda. Nel farfugliare, continuava a far riferimento sempre al denaro e a dei non meglio chiariti debiti. Per quanto concerne il suo ricovero, il Mirabile mi ha riferito di non aver formalizzato nessuna denuncia. A tal proposito ha manifestato l'intenzione di volerla fare però è stato molto vago, nel senso, che era indeciso se farla o meno. In merito a ciò m' ha chiesto dei chiarimenti, se aveva il diritto di fare la denuncia ed eventualmente chiedere anche un risarcimento danni per quanto subìto. Gli ho risposto che era sua facoltà fare o non fare denuncia.
In data 15.9.1997 trovandomi all'A.S.L. 5 dove ho acquisito la documentazione relativa ai trasferimenti cautelativi emessi a carico dei dr. Glielmi, Mondi e Sozzi, ho appreso informalmente dal dr Di Martino Giuseppe che il dr Mondi, durante la sua permanenza a Mistretta, da dove è stato trasferito per incompatibilità ambientale e dove effettuava servizio alle dipendenze dell'A.S.L.5, avrebbe picchiato una assistente sociale di quel centro, ma a quanto è dato sapere la stessa non ha fatto nessuna denuncia. Ho appreso pure, che il dr Mondi avrebbe avuto dei problemi anche col M/Ilo dei CC del luogo ma non ho saputo a che proposito. - 
Ulteriormente il dr Di Martino mi ha comunicato che il dr Sozzi Virginio era stato trasferito perché aveva contravvenuto alle regole deontologiche, indirizzando copia della relazione del Mirabile Giuseppe al sindacato SNAOS, mettendo cosi a conoscenza un ente estraneo all'A.S.L. 5. 
In data 27.9.97 mi sono recato presso il Centro di Salute Mentale, dove la signora Mangano Maria Luisa, assistente e responsabile del settore amministrativo del centro, a richiesta mi ha posto in visione la cartella clinica relativa al ricovero del signor Mirabile. Nella stessa non è stata rinvenuta la " madre" della ricetta sulla quale erano state prescritte, al Mirabile, le medicine e che era stata rilasciata il giorno 26.6.97 dal dr Sozzi allo stesso signor Mirabile. Per quanto riguarda la mancanza, nel fascicolo, della suddetta ricetta, la signora Mangano nulla ha saputo dire. Ha comunque dichiarato che la cartella clinica del Mirabile, contrariamente alla regola, non è stata depositata subito dopo la visita negli appositi schedari, ma che è stata trattenuta dal dr Glielmi fino a che lo stesso non è andato via perché assegnato ad altro incarico. 
La fotocopia della suddetta ricetta l' ho avuta direttamente dal signor Mirabile il giorno 3.10.1997.- 
Il giorno 29.9.97 mi sono recato dal Maggiore Mandanici, dei Vigili Urbani, il quale mi ha comunicato i nominativi dei Vigili Urbani che hanno eseguito il T. S.O. del Mirabile che corrispondono a: Bernava Andrea e Di Bartolo Salvatore. Per quanto riguarda le dichiarazioni dei Vigili operanti vedasi verbale di sommarie informazioni. - 
Nello stesso giorno mi sono recato all'Assessorato dei Servizi Sociali, dove, presso l 'Ufficio T. S.O. , dall'impiegata Zimbaro che mi ha posto in visione i registri, ho rilevato che il fonogramma relativo al T.S.O. in parola è stato registrato col n° 361 il 26.6.97 e che il giorno successivo (tramite l'Ufficio Notifiche) era stato ricevuto dall'assistente del Giudice Tutelare signora Rodilosso. Il giorno 27.6.97 alle ore 10,00 l'ospedale Margherita tramite fonogramma n° 145, firmato dr Chimenz, comunicava all'Ufficio T.S.O. del Comune, alla medesima impiegata Zimbaro, che il Mirabile era stato dimesso. Quest'ultimo fono è stato registrato in arrivo col n° 364 il 27.6.97.- 
Successivamente, con formale richiesta del 21.10.97, è stato chiesto all'Ufficio del Giudice Tutelare copia della documentazione riguardante il T.S.O. del Mirabile. Il giorno 22.10.97 l'assistente Rodilosso consegnava la relativa documentazione, dalla quale si rileva che il T.S.O. emesso a carico dei Mirabile non è stato convalidato. Per quanto riguarda la mancata convalida del T. S.O. da parte del Giudice Tutelare, la signora Rodilosso, interpellata in proposito, ha rinviato al fonogramma n° 107 del 30.6.97 delle ore 12,45, firmato dr V. Laganà, col quale si chiede all'ospedale R. Margherita "quali siano le condizioni mentali del paziente e se lo stesso necessità di un T.S.O." . L'Ufficio del Giudice Tutelare ricevuta risposta dall'ospedale R. Margherita, tramite fono del giorno 30.6.97 delle ore 12,47, firmato dr.ssa Della Villa, che il paziente " in condizioni psichiche e comportamentali tali da non richiedere il T.S.O. in condizioni di degenza non convalida l'ordinanza del sindaco n° 161 del 26.6.97 relativa al ricovero coatto. - 
In data 7.10.1997, presso il Centro di Salute Mentale ho acquisito in copia tre fonogrammi relativi alla richiesta al P.S. dell'ospedale Margherita, per il reparto di Psichiatria un posto letto uomini e poiché sul terzo fonogramma, in partenza dal Centro di Salute Mentale, trasmesso da Corigliano e ricevuto da Conti e firmato dr. Virginio Sozzi, non risulta il giorno e l’ora ho telefonato all’ospedale Margherita e su accertamento del Sov. Bonarrigo Carlo ho appreso che il fono è stato trasmesso alle ore 12,50 del giorno 26.6.97.-

Commento. Sembra che all’interno della dialettica di un processo penale gli avvocati riconoscano gli errori commessi dagli agenti della Polizia di Stato, ma, poi, non ne chiedano la punizione, o la pubblica riprovazione. La non punibilità dell’errore, anche di quello commesso con dolo manifesto, induce l’Autorità Investigativa a creare un guazzabuglio, che risente ambiguamente della situazione psicopatologica dell’investigatore e diventa una delle cause del protrarsi di processi semplici che richiederebbero poche ore per una giusta definizione. Soprattutto diventa il fattore principale dell’errore giudiziario, per cui l’accusato, innocente, finisce dietro le sbarre, mentre gli autori del guazzabuglio restano anonimi e impuniti. 
Il documento dell’Ispettore Salvatore Prestipino rappresenta l’esempio di come la Polizia di Stato, spesso, non segue criteri investigativi obbiettivi, ma piuttosto teoremi finalizzati alla persecuzione delle persone soggette ad indagini, secondo un altro più aberrante teorema che può riassumersi così: “una persona è colpevole per il solo fatto d’essere sottoposta ad indagini”. La riprova sta nel fatto che si ribadisce, pubblicamente, quasi ogni giorno, che una persona “indagata” è da considerare innocente fino a quando non sarà condannata. La mentalità, alquanto diffusa, è quella secondo la quale la persona “indagata” è colpevole perché non ha evitato quegli eventi e quelle persone, che lo hanno messo nei guai, per non avere evitato, secondo la più spicciola morale, le “cattive compagnie”. Tale assunto, porta direttamente alla colpa originaria di Adamo ed Eva. Si può, così, dare una spiegazione di comportamenti aberranti, delle forze della Polizia di Stato, nel procedimento di Enzo Tortora e di cento altri. Certamente se Enzo Tortora fosse stato più prudente, non si sarebbe incontrato con squallidi personaggi che lo hanno denunciato. La sua colpa è quella di avere avuto contatti con personaggi della stoffa di un Virginio Sozzi e di una calunniatrice come la piccola Lidia Timasuk messinese, la dr.ssa Lucia Della Villa. La sua colpa, quella di essere indagato da ispettori di Polizia, come il signor Salvatore Prestipino, da Pubblici Ministeri, come i dottori Niccolò Crascì e Pietro Mondaini ed essere giudicato da magistrati superficiali come le dottoresse Daria Orlando ed Eugenia Grimaldi. La sua colpa, quella di essere caduto nelle maglie della giustizia e di essere giunto al cospetto della dea bendata, che vorrebbe essere uguale per tutti, mentre è soltanto cieca. 
Ma i galantuomini quanti squallidi personaggi possono incontrare nel corso della loro vita?
Un collaboratore di Wilhelm Reich, durante il processo, per offese alla Corte, fuggiva, scomparendo, dopo avere rubato il motore ad energia orgonica, del quale non si è saputo più niente.
Caduta la quercia, ne hanno fatto legna da bruciare, edulcorando la scienza del Maestro, tagliando la parte più nuova e più inaccettabile da parte di un pubblico scientifico, corazzato e appestato, distruggendo la vegetoterapia carattero-analitica e l’orgonomia.
E quale sarebbe la colpa di quel primario psichiatra, che manda un assistente medico a controllare un ammalato, dopo avergli illustrato la patologia del paziente, e il medico, gracile mentale, offre al povero disgraziato, che si nutre con liquidi e con la cannuccia, un grosso torroncino che, in presenza del medesimo, gli rimane in gola soffocandolo? E quale sarebbe la colpa di quel primario che manda un suo collaboratore a praticare una fiala antieclamptica a un ammalato in piena crisi di eclampsia ed il gracile mentale, invece, gli pratica una fiala di aloperidolo? In questi casi si può intravedere, come attenuanti, una mancanza di umiltà del discente e un’ipervalutazione dell’ suo ego, che producono un’aggressione transferale verso il primario. Ma se si eliminano i gracili mentali, con le loro motivazioni inconsce, la sanità si fermerebbe, così come si fermerebbe una Procura della Repubblica e un Commissariato di Polizia.

Va notato il chiacchierio del Direttore amministrativo dr. Giuseppe Di Martino, essendo solo un malevolo chiacchierio, non provato dai fatti, secondo il quale “il dr. Mondì avrebbe picchiato un’assistente sociale a Mistretta e avrebbe avuto dei problemi anche con il locale Maresciallo dei Carabinieri”. Risulta, invece, che l’assistente sociale e il maresciallo dei Carabinieri (in realtà, un Appuntato), marito della donna “picchiata”, pretendevano, in forza di un vantato stato sociale, superiore rispetto a quello di contadini e montanari in un paesino di montagna, che la dipendente assistente sociale, uscisse, a sua libido, dal servizio per fare shopping, senza alcuna autorizzazione del Responsabile, l’aiuto psichiatra dr. Pietro Mondì.
La notizia falsa - se fosse stata vera, il Direttore Amministrativo dr. Giuseppe Di Martino avrebbe dovuto scrivere una lettera di contestazioni al dr. Pietro Mondì - viene riportata per danneggiare l’immagine del medico, per assimilarla a quella di un delinquente comune, capace di operare un sequestro di persona.

L’Ispettore Prestipino, nella nota esplicativa n.2170/97 N.R. del 10 settembre 1997 con prot. 117/97 P. G. scrive al sostituto procuratore della repubblica: 
Presso il Centro di Salute Mentale di Messina Nord, venivano acquisiti in copia tre fonogrammi, di cui due in partenza ed uno in arrivo. Specificamente, con fono nr.5 del 26.6.1997, delle ore 12,30, diretto all’ospedale R. Margherita, firmato dal dr. Mondì ed avallato dalla firma del dr Glielmi, “si richiede la disponibilità di un posto letto uomini per un T.S.O.”
Con fono n° 1 del 26.06.1997 delle ore 12,35, l’ospedale R. Margherita risponde: “comunicasi disponibilità di un posto letto uomini per ricovero in T.S.O.” Dal terzo fono in partenza dal C.S.M. Messina Nord, firmato dal dr. Sozzi Virginio (sprovvisto di data ed ora) e indirizzato all’Ospedale R. Margherita si rileva: “in riferimento si annulla richiesta disponibilità posto letto uomini psichiatria” - La mancanza dell’ora e del giorno del fonogramma firmato dal dr. Sozzi, veniva accertata all’Ospedale R. Margherita, dove attraverso le lettura del fono in arrivo si rileva che è stato trasmesso dal C.S.M. alle ore 12,50 del 26/06/1997.

La richiesta di un posto letto dopo la visita del dr. Mondì, e prima che il malato fosse visitato dal Capo Settore, rientra nella prassi comune per impegnare il posto per un eventuale ricovero. Non può costituire in alcun caso prova di una volontà predeterminata di ricoverare un malato che sta per sottoporsi ad una seconda visita psichiatrica per la convalida del ricovero. Semmai, v’è da vedere la diligenza del dr. Mondì che si occupa della sorte del malato e chiede la disponibilità di un posto letto al “Margherita”. Suo preciso dovere era quello di ricoverare il malato. Il dove, sarebbe stato compito degli infermieri e, soprattutto, dei vigili urbani.

Ma è molto grave, che il dr. Virginio Sozzi, con un evidente delirio di onnipotenza, senza neppure consultarsi con il Capo Settore, abbia annullato la richiesta di un posto letto sottoscritta da lui e dopo che era stata controfirmata, alle ore 12,50, la proposta di ricovero coatto. 
L’Ispettore di Polizia signor Salvatore Prestipino e i Pubblici Ministeri, dottori Niccolò Crascì e Pietro Mondaini, non si sono accorti di questa grave insubordinazione, che avrebbe potuto far girare il malato nei Servizi Psichiatrici della Provincia e fuori Regione, se nel frattempo il posto fosse stato occupato da altro ammalato. Hanno interpretato la sua sconsiderata condotta come prova certa della sanità mentale del signor Mirabile, più o meno secondo il seguente ragionamento: “il fatto che il dr. Virginio Sozzi abbia annullato la richiesta di un posto letto è prova della salute mentale del signor Mirabile”. Con questo criterio stravagante si è inteso provare il reato di sequestro di persona da parte di piccoli uomini appestati, ignoranti e furbastri, che senza avere virtude e conoscenza - che si acquisisce con una laurea in Medicina e Chirurgia di sei anni e con una specializzazione in Psichiatria di altri quattro anni -. hanno ascritto i tre fonogrammi come prove del reato consumato. Questo si rileva dalle puntigliose e precise notizie raccolte dall’Ispettore Prestipino che meritano una spiegazione dell’origine e dello scopo, e cioè del loro collocamento nel procedimento penale, altrimenti sarebbero notizie senza senso, raccolte da un deficiente, mentre, invece, sono la prova “dell’intenzione larvata e ben celata, della peste emozionale, di scoccare contro una persona onesta le sue frecce velenose, stando riparata in sicuro rifugio”. 
L’ispettore di Polizia Salvatore Prestipino e i P.M. dottori Niccolò Crascì e Pietro Mondaini, non si accorgono, o non vogliono accorgersi, della condotta anomala e scorretta del dr. Sozzi, in tutta la vicenda. Avrebbero potuto, soltanto con queste notizie, distinguere fin dall’inizio, il galantuomo dal disonesto.
Ma va considerato un altro problema che, purtroppo, affligge la Polizia giudiziaria e la Magistratura Investigativa. Se Freud sbarcando in America, per una serie di conferenze sulla Psicoanalisi, dichiarò che “tutto il mondo era suo paziente”; e se il Capo Settore ha scritto e portato sulla scena del teatro dell’Ospedale Psichiatrico “L. Bianchi” di Napoli la commedia “Siamo tutti pazzi”: perché la Polizia Giudiziaria e la Magistratura Investigativa davanti a persone accusate di un crimine non dovrebbero al pari di Freud e del Capo Settore considerarle, pregiudizialmente, “criminali” secondo il loro criterio di lavoro? Tuttavia, la differenza c’è. Non è data da “Moi” e “Toi”, ma dalla coscienza del “Siamo”, dal “C’est nous”. Del resto S. Freud, prima delle conferenze in America, aveva da tempo pubblicato la sua autoanalisi.

Non si comprendono i motivi dell’indagine svolta presso gli uffici del Consigliere dirigente del giudice Tutelare dr. V. Laganà. Questi, stando ai convincimenti dell’Ispettore Prestipino e del P.M. dr. Crascì, dovrebbe essere incriminato per omissione di atti d’ufficio, per non aver perseguito un crimine perseguibile d’ufficio, “il sequestro di persona”. Ma questa semplice considerazione, non ha illuminato le cellule nervose del dr. Niccolò Crascì che, dopo aver mandato l’Ispettore nell’ufficio del giudice tutelare, avrebbe dovuto chiedersi perché lo stesso non avesse proceduto d’ufficio per un delitto tanto esecrabile.

L’Ispettore di Polizia signor Salvatore Prestipino scrive: 
in data 27.9.97 personale dipendente si recava presso il Centro di salute Mentale dove l’Assistente-responsabile del Settore Amministrativo, Mangano Maria Luisa, poneva in visione la cartella clinica relativa al ricovero del signor Mirabile. Nella stessa non veniva rinvenuta la “madre” della ricetta sulla quale erano state prescritte, dal dr. Sozzi il giorno 26.06.1997, le medicine al Mirabile. Per quanto riguarda la mancanza, della suddetta ricetta, la signora Mangano nulla ha saputo dire, riferiva comunque che la cartella clinica del Mirabile, contrariamente alla regola, non era depositata, subito dopo la visita, negli appositi schedari, ma che era stata trattenuta dal dr. Glielmi fino a quando lo stesso non è stato trasferito ad altro incarico. Copia della predetta ricetta veniva fornita direttamente, in data del 3.10.97 dal sig. Mirabile”.

Va ricordato innanzitutto che il Capo Settore poteva mettere sottochiave la cartella clinica del Mirabile.
Il primario è l’unico responsabile della tenuta delle cartelle cliniche. In teoria dovrebbe tenerle tutte nel suo ufficio e sottochiave. Se nei grossi Centri di Salute Mentale non lo fa e le affida a personale della segreteria è solo per ragioni pratiche, allo scopo di facilitare il lavoro dei suoi collaboratori. Negli ospedali psichiatrici, una volta deceduto l’ammalato o dimesso, la cartella clinica passava all’archivio, ove un impiegato addetto ne era responsabile. Neppure un giudice poteva accedere all’archivio delle cartelle cliniche senza l’autorizzazione del Direttore dell’Ospedale, né poteva accedere alla visione delle cartelle cliniche nei vari reparti senza l’autorizzazione del primario di reparto, il quale poteva anche rifiutarsi di mostrarle. 
L’Ispettore di Polizia raccoglie e riferisce notizie non veritiere. Non solo, ma egli manipola le stesse notizie col chiaro intento di danneggiare gli accusati, gettando su di loro ombre di gravi sospetti.
Egli lascia intendere che la “madre” della ricetta è stata sottratta dal Capo Settore perché “la cartella clinica, contrariamente alla regola, non era depositata, subito dopo la visita, negli appositi schedari, ma che era stata trattenuta dal dr. Glielmi”. Questa sintesi, ed è quella che leggerà il Sostituto Procuratore, è una manipolazione di prova ed una subdola diffamazione della persona del Capo Settore: ancora le peste larvata!
Esaminiamo gli atti.
Il dr. Sozzi nella sua denuncia scrive:“In separata sede ho riprescritto Noritren e Lexotan”. Non ha, pertanto, trascritto i farmaci in cartella clinica, avendoli prescritti di nascosto. La cartella clinica, infatti, è priva della trascrizione dei farmaci, cosi come di qualsiasi suo giudizio clinico. Sembra logico supporre che soltanto il Sozzi possa sapere dove sia finita la matrice della ricetta.
Interrogato dall’Ispettore di Polizia sul perché non avesse scritto nulla in cartella clinica, risponde: “Il giorno dopo della visita nessuno mi ha chiesto di scrivere il mio giudizio in cartella”.
Il Capo Settore sarebbe responsabile anche della negligenza, da disagio psichico, del dr. Virginio Sozzi !
Ma l’Ispettore di Polizia, signor Prestipino Salvatore si ritiene soddisfatto della risposta idiota e inconcludente del dr. Virginio Sozzi e non chiede a lui, che solo poteva saperlo, dove fosse finita la matrice della ricetta. Lo chiederà al Capo Settore che nulla può sapere e nulla sa della ricetta, fino a quando non gli viene mostrata dallo stesso Ispettore Prestipino, dopo più di 20 mesi. 

Risulta dagli Atti che la cartella clinica del signor Mirabile è stata a disposizione di tutti, non escluso il dr. Sozzi, dalle ore 13.00 del 26 giugno fino alle ore 13.00 del giorno 27 giugno.
La cartella clinica del Mirabile è stata sequestrata e messa sottochiave alle ore 13 del 27 giugno e non “subito dopo la visita” come l’Ispettore Salvatore Prestipino fa dire alla signora Mangano M. Luisa.
A dire della infermiera Castriciano, che non è stata interrogata, la cartella clinica è stata per più di 24 ore sul tavolo della signora Mangano per la registrazione nel Registro del Servizio Sanitario Nazionale, come prassi richiede. Sarebbe stato sufficiente guardare tale registro per appurare la verità. Ma forse gli Uffici della Polizia Giudiziaria di Messina non dispongono di un Registro Generale nel quale vengono annotate le attività degli agenti e dei funzionari.
Il dottor Mondì scrive nella sua relazione: “ …Il 27 giugno u.s., intorno alle ore 13.00 circa… il dr. Glielmi chiedeva all’infermiera signora Castriciano di fargli avere la cartella clinica redatta quel giorno (26 giugno), onde discutere con me sul fatto
Il dr. Valenti scrive: “Per quanto riguarda il giorno successivo 27.06.1997 ….il dr. Glielmi chiama il dr. Mondì invitandolo a portare la cartella clinica del paziente in questione. La cartella viene portata dall’infermiera signora Castriciano ed assieme a lei entra il dr. Sozzi.
La stessa signora Mangano Maria Luisa, alla specifica domanda dell’Ispettore Prestipino “dove era o dove è stata custodita la cartella relativa al signor Mirabile”, risponde: “Per quanto riguarda la cartella clinica del signor Mirabile posso dire con certezza che non era custodita nei suddetti schedari poiché dovendo riporre un documento scritto dal dr. Sozzi e datato 7.7.97, gli infermieri non hanno potuto riporlo rispondendomi che la cartella clinica era in possesso del dr. Glielmi. Il documento rimasto in evidenza nelle mie carte è stato depositato nella cartella clinica del signor Mirabile successivamente al 23 luglio…”.
Neppure la signora Mangano Maria Luisa dice: “la cartella clinica del Mirabile contrariamente alla regola, non era stata depositata, subito dopo la visita, negli appositi schedari ma trattenuta dal dr. Glielmi”.
Ella dichiara che dovendo riporre un documento del dr. Sozzi, datato 7.7.97, presumibilmente quel giorno o dopo, non ha potuto farlo, perché la cartella era nelle mani del primario.
L’Ispettore di Polizia manipola le dichiarazioni della signora Mangano Maria Luisa. 
La manipolazione è evidente. Essa è scandalosa e getta disonore sulla Polizia di Stato, tanto più se si considera che l’Ispettore Prestipino conosce le testimonianze innanzi riportate perché agli Atti, se non addirittura da lui stesso raccolte. 

Tuttavia rimane la domanda: dov’è la matrice della ricetta? La riposta sembra ovvia. Se si parla di matrice bisogna intendere che non si tratta di fogli volanti, ma di ricettario ben assemblato e numerato, foglio per foglio, madre e figlia, fornito dall’Assessorato Regionale alla Sanità della Regione Siciliana, per il controllo dei farmaci. Ciascun medico del Centro di Salute Mentale di via Tommaso Capra, essendo essi in numero maggiore di cinque, disponeva di un proprio ricettario, da servire anche per le visite domiciliari. Non si può, infatti, organizzare un servizio con un solo ricettario comune per tutti i medici, perché, per la prescrizione del farmaco, un medico finirebbe per disturbare l’attività di un altro collega, a parte il fatto che il ricettario personale diventa un controllo della produttività di ciascuno.
Dov’è la matrice della ricetta consegnata al paziente? Risposta: nel ricettario consegnato in dotazione al dr. Virginio Sozzi. La matrice di una ricetta può essere fotocopiata, ma per nessun motivo strappata dal ricettario, neppure per riporla in cartella clinica e neppure per consegnarla al giudice.

Ammesso, infine, che il capo settore, fosse venuto in possesso del ricettario del dr. Virginio Sozzi, per quale motivo avrebbe dovuto distruggere la matrice della ricetta? Non è questa una prova dello stato d’ansia del malato e della sua depressione del tono dell’umore? E forse una prova della sanità mentale del Mirabile? 

Inoltre, la signora Mangano, nel verbale di sommarie informazioni, dichiara, all’Ispettore Salvatore Prestipino: “Il documento rimasto in evidenza nelle mie carte è stato depositato nella cartella del signor Mirabile successivamente al 23 luglio, cioè dopo che il dr. Glielmi era stato sospeso. Debbo aggiungere che di tanto in tanto chiedevo agli infermieri se la cartella clinica del signor Mirabile era ritornata negli schedari ad ogni risposta negativa riportavo il documento nel mio fascicolo dei documenti in evidenza”.
Un impiegato non solerte, ma soltanto minimamente consapevole dei suoi compiti, avrebbe subito consegnato il documento del dr. Sozzi, quale esso sia, al Primario Responsabile per riporlo nella cartella clinica del Mirabile e proprio per il fatto che era stata messa sotto chiave, cioè in somma evidenza. 
Invece di consegnare il documento al Capo Settore per la sua normale destinazione, e magari con regolare ricevuta della consegna dell’atto se dubitava che andasse distrutto, se ne andava in giro a chiedere agli infermieri per sapere se la cartella clinica fosse ritornata al suo posto, come una gallinella sperduta al pollaio, trattenendo il documento tra le sue carte per 15 giorni. 

La strana condotta della signora Mangano, degna della burocrazia sudamericana, non fa sorgere alcun sospetto, alcun dubbio nel solerte Ispettore di Polizia che raccoglie una falsa testimonianza come se fosse oro colato. Infatti, la signora Mangano M. Luisa, con aria confidenziale, propria della più infida burocrazia, come se parlasse a un vecchio compagno di scuola, così continua nelle sue confidenze: “Dopo qualche giorno sono andata dal dr. Glielmi per fargli firmare della posta, al computer c’era seduto il dr Valenti che stava scrivendo, e non ricordo esattamente ed a proposito di che cosa ma ricordo perfettamente che il dr. Glielmi disse queste parole “dobbiamo aspettare perché se Sozzi lo mando a Mistretta”…(sic! nda). Successivamente mi sembra di aver visto sulla scrivania del dr. Glielmi degli appunti riguardanti il trasferimento del dr. Sozzi a Mistretta”.
L’ispettore Salvatore Prestipino non raccoglie prove, ma squallide dicerie infamanti. 
Le dichiarazioni della signora Mangano non sono convalidate da altre persone, né suffragate dagli appunti (inesistenti), né confortate da un ordine di servizio di trasferimento (inesistente), e sono smentite dal dr. Aldo Valenti, interrogato in proposito. 
Assolutamente false le dichiarazioni della signora Mangano Maria Luisa, che avrebbe potuto evitarle perché “nulla cosa è più rea della menzogna quando di quella si può far senza”, come scrive S. Enea Piccolomini (Historia de duobus amantibus, 1444): in quanto, se queste notizie fossero vere, non avrebbero nulla a che vedere con il reato di “sequestro di persona”.
I giudici inquirenti e giudicanti come possono stabilire una relazione di causa ed effetto tra il ricovero del Mirabile e l’eventuale notizia di un supposto minacciato trasferimento? 
Avrebbero dovuto leggere, invece, un nesso di causalità, la vendetta, tra la minaccia di un asserito trasferimento e la denuncia del dr. Virginio Sozzi e della dr.ssa Lucia Della Villa. Se questa idea avesse attraversato le loro cellule nervose, avrebbero capito che si sarebbero imbarcati in una vicenda clinico-giudiziaria non sostenibile dalla psichiatria, né dalla logica, né dalla dinamica applicativa della legge N.180, né, soprattutto, dall’esame del carteggio che soltanto un’intelligenza investigativa rozza e primitiva consiglia di leggere, solo in quelle parti che sembrano portare elementi favorevoli all’accusa, sottolineando singole espressioni, che lette al di fuori del contesto, possono sembrare prove, mentre non lo sono. 
Il carteggio rivela, in ogni sua parte, soltanto la volontà di danneggiare gli accusati con la costruzione di prove affidate a persone incompetenti ad esprimere un giudizio clinico sul malato, con dichiarazioni inconsistenti, contraddittorie ed erronee.

Oltre a quello di suggerire la risposta desiderata, imbeccando il testimone - come può osservarsi in molti interrogatori dell’Ispettore di Polizia – va segnalato il gioco perverso di riportare tutto il materiale raccolto, senza fare una prima cernita tra una dichiarazione vera, una dubbia e un’altra manifestamente falsa.
Tale perverso gioco non ha permesso ai giudici dell’Indagini Preliminari, dottoresse Daria Orlando ed Eugenia Grimaldi, di fare chiarezza e distinguere il grano dal loglio. La seconda, dopo la decisione della prima del rinvio a giudizio, molto più superficialmente ha agito con pregiudizio secondo il teorema A è uguale a B, B è uguale a C , A è uguale a C, senza verificare che A fosse A e non piuttosto Z , B fosse B e non P, e C fosse C e non Q . 
Credo che sia dovere di un Ispettore di Polizia dire alla persona interrogata: “Lei sta mentendo manifestamente”, se mente; “Lei non risponde alla domanda”, se dà delle risposte di traverso e inconcludenti; “Chiarisca questo punto… ”, se esso è importante per accertare la verità. 
A parte la tecnica di un interrogatorio, che si insegna in tutte le Scuole di Polizia, diventa necessario porsi le seguenti domande:
Un Ispettore di Polizia Giudiziaria deve raccogliere e riportare tutte le notizie, quelle attendibili e verosimilmente vere insieme e quelle manifestamente false?
Oppure deve riportare solo le notizie che trovino un riscontro nella realtà dei fatti?
La questione appare controversa perché nel secondo caso si giudica che l’investigatore sia capace di critica e di giudizio.
Nel primo caso, che sia incapace, la qualcosa può effettivamente verificarsi qualora l’indagine sia affidata a un gracile mentale, incapace di critica e di giudizio, e qualora possegga la terza elementare come titolo di studio.
Ma quando l’Ispettore di Polizia, con titolo di scuola superiore, o con laurea, con intelligenza di medio grado, riporta tutte le dichiarazioni, quelle vere e quelle false, senza neppure segnalare le seconde nella sintesi riassuntiva, egli non assolve più il compito di ricercare la verità dei fatti, ma, per aver letto qualche libro di Freud, smette di fare l’investigatore e si mette a fare lo psicoanalista.
Il metodo di raccogliere tutte le notizie vere, che corrispondano alla realtà, insieme a quelle fantastiche, erronee e false, senza fare alcun commento o critica, come il Coro nella tragedia greca, è quello proprio della psicoanalisi. Lo psicoanalista raccoglie, senza alcun commento, verità, fantasie, contraddizioni e bugie del suo paziente, salvo a confutarle quando riterrà opportuno di farlo, nell’interesse del paziente, la qualcosa può accadere, in alcuni casi, anche dopo parecchi mesi e/o anni. Adottare per un’indagine di Polizia Giudiziaria il metodo psicanalitico, per rimandare il chiarimento dello svolgimento dei fatti, o “il fatto” in Tribunale, non serve la Giustizia, ma piuttosto l’Ingiustizia quando l’innocenza della persona indagata è evidentissima già nel corso del procedimento, per mancanza del “fatto”.
La metodologia investigativa dell’Ispettore Salvatore Prestipino presenta tale distorsione che, pertanto, crea un vero guazzabuglio. Ed egli non potrà fare a meno di scrivere che il malato “farfugliava tra se dei discorsi incomprensibili e senza che gli venisse posta alcuna domanda”, la qualcosa scritta da un ignorante in psichiatria, significa che il signor Mirabile è gravemente ammalato.
La sua relazione è ambigua in ogni sua parte. Non è la descrizione obbiettiva della verità dei fatti, come ci si attende da un ispettore di Polizia. Egli allarga i limiti dell’indagine per un delitto inesistente. Crea una bella cornice, ma priva della tela, del fatto pittorico. Nella ricerca ostinata di prove di colpevolezza perde di vista il fatto esenziale: il medico può, secondo scienza e coscienza, ordinare un T.S.O.? Qual è l’interesse personale del medico di prescrivere un T.S.O.? E nel caso specifico, qualora si sospetti il dolo, quale utile economico ha prodotto ai medici il sequestro del Signor Mirabile? Sono queste le domande che il P.M., dr. Niccolò Crascì, avrebbe dovuto porsi.
L’allargamento delle indagini oltre i fatti essenziali che gli articoli di legge definiscono con esattezza, può completare l’indagine, ma può anche trasformarla in quel guazzabuglio di ipotesi, di impressioni, fantasticherie, sensazioni personali che finiscono col prendere il posto dell’oggetto dell’indagine. 

LE TESTIMONIANZE (PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MESSINA – SEZIONE P.G., POLIZIA DI STATO)

Gli interrogatori del dr. Mondì Pietro, del dr. Sozzi Virginio, della psicologa Gangemi Rosita, dell’assistente sociale Favano Vincenzo, della signora Mangano Maria Luisa sono stati riportati nei capitoli precedenti e messi a confronto con le loro relazioni, inviate alla Direzione Generale. 
Dalla Polizia Giudiziaria non è stato interrogato il signor Ferro Giovanni. Questi testimonia il comportamento minaccioso del dr. Virginio Sozzi, il quale “minaccia il dr. Mondì che avrebbe fatto di tutto per farlo mandare via dal Centro di via Capra”. Questa importante testimonianza, che non viene ascoltata né dal Direttore Generale dell’A.S.L., né dall’Autorità Giudiziaria, avrebbe chiarito che il motivo della denuncia non era la difesa del malato, né una controversia medico legale, ma soltanto la condizione mentale di un soggetto invidioso per di liberarsi di un collega giudicato scomodo, o antipatico.
Non è stato interrogato il signor Catinello Francesco, presente nell’ufficio del Capo Settore nella mattinata del 27 giugno. Egli testimonia l’arroganza del dr. Virginio Sozzi che rifiuta di uscire dalla stanza del Capo Settore.
Non è stato interrogato lo psichiatra dr. Giamplacido De Luca presente nella stanza del Capo Settore nel momento immediatamente precedente alla visita del malato.
Non sono stati interrogati i medici dottori Claudio Italiano e Paolino Di Marco, presenti e compartecipi alla visita del signor Mirabile Giuseppe. Costoro testimoniano il comportamento “irriverente”, del dr. Virginio Sozzi e la sua petulante richiesta di essere trasferito all’ospedale psichiatrico. La loro testimonianza riguarda il comportamento del dr. Virginio Sozzi e non il giudizio clinico sul malato per il semplice fatto che essi condividono quello del Capo Settore. I dottori Italiano e Di Marco dovevano essere i primi ad essere ascoltati, sia dalla Direzione Generale, sia dall’Autorità Giudiziaria. 
Non sono stati interrogati il dr. Francesco Chimenz, le infermiere Lembo Liboria e Maria Italiano, presenti nell’ufficio medico del SPDC del Margherita, durante la telefonata del Capo Settore alla dr.ssa Lucia Della Villa. 
E’ stata interrogata, invece, la psicologa dr.ssa Gangemi , che si trovava a 20 passi dal detto ufficio. Così come è stata sentita l’infermiera Frisina Concetta che si trovava a più di 30 passi dall’ufficio del Capo Settore nel Centro di Salute Mentale di Via Capra. 
Sorge il sospetto che la scelta delle persone “interrogate” sia stata determinata dalla volontà di occultare la verità e che le persone “non interrogate” e presenti ai fatti denunciati, abbiano fatto sapere, in qualche modo, di non essere disponibili a rilasciare false testimonianze. A meno che queste tre persone non siano state sentite informalmente e le loro dichiarazioni non risultassero idonee a sostenere le menzogne della dr.ssa Della Villa.
La sintesi delle dichiarazioni del signor Piersalvatore Donnici, evidenzia una manipolazione della Polizia di Stato allo scopo di occultare la verità dei fatti.
La testimonianza resa dall’agente di Polizia, signor Bonnarrigo, presso l’ospedale “Margherita”, evidenzia l’assoluta superficialità dei magistrati inquirenti e giudicanti.
Il dr. Giuseppe Rao, psichiatra e sindacalista dichiara di non potere dare alcun giudizio sulla patologia del malato, perché impegnato, durante la visita del Capo Settore, a leggere le sue carte. Pilato insegna moltissimo. 
Il dr. Aldo Valenti dopo stringante interrogatorio, di due ore e trenta minuti primi, dichiara che secondo lui per il paziente si potevano adottare altri provvedimenti. Ed è proprio quello che si aspettava che fosse detto e che il commissario dr. Mario Gaggeggi ha sottolineato nella sua sintesi. Per il commissario, dr. Mario Gaggeggi, come per il Pubblico Ministero, dr. Niccolò Crascì, è irrilevante che uno psicologo non sia abilitato a porre una diagnosi psichiatrica, così come è irrilevante il fatto che il dr. Valenti abbia dichiarato di non avere assistito alla visita del Capo Settore perché impegnato in una conversazione telefonica con la moglie per tutto il tempo della visita. Per essi è irrilevante che non esprima un giudizio psicologico, ma soltanto un’opinione come l’uomo della strada, in seguito ad una banale conversazione col malato, di qualche secondo, avvenuta nel corridoio antistante l’ufficio del Capo Settore. Ma tant’è, per costoro, la psichiatria non è una scienza esatta, o meglio non è neppure una scienza. Come del resto la legge non è una scienza, per cui buona parte dei suoi operatori possono considerarsi come dei professionisti della manipolazione dei diritti delle persone. 

Mirabile Giuseppe, interrogato dall’Ispettore di Polizia il 19 settembre 1997, ore 17.00

Domanda: signor Mirabile, lei il giorno 26 giugno 1997 si è recato presso il Centro di Salute mentale sito in Via Tommaso Capra?
Risposta: si, mi sono recato presso il Centro di Salute Mentale per chiedere la prescrizione di alcune medicine perché le mie le avevo finite. Il primo medico che ho incontrato è stato il dr. Mondi al quale mi sono rivolto. Lo stesso mi ha fatto alcune domande sul mio stato di salute, io naturalmente gli ho risposto che stavo bene. Il dr. Mondi mi ha domandato cosa mi era successo ed io gli ho risposto che dopo la morte di mia moglie ero rimasto turbato, scosso. Mi ha chiesto il tipo e il nome delle medicine che prendevo ed io glielo detto. Dopo mi ha mandato dal dr. Sozzi per farmi prescrivere le medicine. Il dr. Sozzi dopo avermi prescritto le medicine mi ha detto che potevo andarmene.
Domanda: Le domande gliel’ ha fatte solo il dr. Mondi, oppure c’erano anche altri medici?
Risposta: Non ricordo bene se c’erano anche altri medici. Ricordo che il dr Mondì mi ha chiesto se volevo salutare il suo direttore. Io gli ho detto che non avevo nulla in contrario. Infatti l’ ho salutato.
Domanda: Quando ha salutato il Direttore del dr Mondi nella stessa stanza c'erano altre persone? 
Risposta: Non ricordo bene se c'erano anche altre persone
Domanda: Signor Mirabile lei verso che ora si è recato presso il Centro di Salute Mentale?- Risposta: Erano le ore 12,00 circa.
Domanda: I Vigili Urbani verso che ora li ha visti? 
Risposta: Ma, penso che potevano essere le 12,40 circa. 
Domanda: Qualche medico le ha chiesto se lei voleva essere ricoverato? Risposta: Non ricordo il medico che me l’ ha chiesto. Comunque a chi mi ha chiesto se volevo essere ricoverato gli ho detto che non ne vedevo la necessità e ho risposto pure che non volevo essere ricoverato. Ai Vigili che erano giunti sul posto gli ho chiesto cosa fosse successo. Mi hanno risposto, no, niente e si guardavano in faccia. Più tardi, verso le ore 13,00, i Vigili Urbani ai quali mi ero rivolto, mi hanno accompagnato all’ospedale Margherita. Agli stessi ho detto non so per quale motivo mi portate all'ospedale. Loro mi hanno risposto, non si preoccupi ora torniamo subito. Ma io gli ribadivo: non ho fatto niente per essere ricoverato. Comunque, sta di fatto che mi hanno accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Margherita e lì mi hanno lasciato.
Domanda: All'ospedale Margherita che cosa è successo, quando è stato visitato dal medico?
Risposta: All'ospedale Margherita, nel pomeriggio, mi ha visitato una dottoressa, la quale mi ha chiesto: lei cosa fa qui? Io le ho risposto, non so perché mi hanno portato qui. La dottoressa mi ha detto, oggi non lo posso dimettere, domani mattina lo mando a casa. Infatti l'indomani, giorno 27.6.97, sono stato dimesso.
Domanda: Signor Mirabile vuole aggiungere altro oltre a quanto già detto?
Risposta: Posso dire che il ricovero è stato fatto contro la mia volontà e che non lo ritenevo affatto necessario. Se uno tutte le volte che uno va per chiedere la prescrizione di medicine viene ricoverato, non so. Quel giorno non ero per niente agitato, ero abbastanza tranquillo.
Fatto letto confermato e sottoscritto in data ora e luogo di cui sopra. 
(Seguirà parte B)

 


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