
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 12/B
Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.
L'INDAGINE DELLA POLIZIA DI STATO
“Sappiate dunque che l’inquisitore può mentire, ingannare, fare promesse, nascondere, sviare. Solo il papa può condannare il suo operato. Ma nessun papa lo ha mai fatto”. V. Evangelisti.
Poli Francesco
Direttore Generale dell'A.S.L. 5, ha riferito sull'iter che deve essere seguito per l’applicazione di un T.S.O. -
“" La legge n° 180 del 1978 riportata poi nella legge 833 dei 1978, dispone che gli accertamenti
sanitari obbligatori possono essere attuati nei confronti di persone affette da malattie mentali solo se contemporaneamente ricorrono tre condizioni: grave sindrome psichiatrica, rifiuto delle cure da parte dell'assistito, impossibilità di cure extra ospedaliere. Il provvedimento che dispone il T.S.O. deve essere preceduto dalla convalida di un medico della struttura pubblica e deve essere motivato con riferimento alle condizioni prima dette. Sulla base di detta documentazione la Ordinanza di ricovero viene emessa dal Sindaco che provvede anche ad informare il Giudice Tutelare che può convalidare o meno il ricovero. Dal momento che il medico proponente trasmette il caso al medico convalidante, la responsabilità sanitaria ricade interamente sul secondo medico e la legge non prevede che in caso di rifiuto di convalida possa accedersi ad altro medico per una convalida già negata... Il ricovero in T. S.O. è previsto per un massimo di sette giorni ed in caso di prolungamento il sanitario responsabile del P.O. deve richiedere al Sindaco nuova Ordinanza con l'indicazione presumibile dei ricovero. Poiché una delle condizioni del T.S.O. è il rifiuto dell'assistito alle cure, nella ipotesi che lo stesso dopo un giorno accettasse le cure il ricovero da obbligatorio diventa volontario."".-
““Nel caso specifico non sussisteva nessuna delle tre condizioni previste dalla legge non c'era una grave sindrome psichiatrica, ne è prova il fatto che il dr Sozzi e l'assistente sociale Favano erano sfavorevoli ad un T.S.O., diagnosi rafforzata dal fatto che la d.ssa Della Villa il giorno dopo dimetteva il paziente senza sentire la necessità di chiedergli se voleva continuare la degenza volontaria; da parte del Mirabile non c'era stato nessun rifiuto di sottoporsi alle cure che gli aveva prescritto il dr Sozzi, d'altronde al Centro di Salute Mentale c’era andato per avere la prescrizione di alcune medicine; c'era stata la disponibilità del dr Sozzi e dell'Assistente Sociale Favano di seguire il paziente direttamente a domicilio. Inoltre, lo psichiatra proponente, dr Mondì, aveva ottenuto il rifiuto dallo psichiatra convalidante, dr Sozzi. A ciò si aggiunga il fatto che il Mirabile manifestava, sempre in modo garbato, che non voleva essere ricoverato e che non voleva rientrare al lavoro in ritardo perché aveva ottenuto un breve permesso. - Dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti non è stato possibile stabilire se la cartella clinica sia stata compilata il giorno 26.6.97 oppure il 27.
Tuttavia, dalla lettura del verbale delle dichiarazioni rilasciate dal dr Glielmi alla Direzione Generale dell'A.S.L. 5, in data 5 agosto 1997, alla pagina otto si rileva che il medesimo faceva l'annotazione il giorno 27.6.1997. Infatti risulta scritto “…Successivamente, presso i locali del CIM, chiesi la cartella clinica del C.S.M. compilata dal dr Mondì e trovai che gli elementi essenziali della visita effettuata erano puntualmente riportati ed ho aggiunto di mio pugno un rapido cenno alla visita che avevo effettuato il giorno precedente
Infine, si comunica che per i trattamenti sanitari obbligatori la Legge n° 180 del 13 maggio 1978, prevede che siano disposti dal sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico ed avallata da un altro medico della struttura sanitaria pubblica. I medici nel formulare la proposta debbono tenere presenti le tre condizioni prescritte dalla legge: alterazioni psichiche gravi, rifiuto dei paziente di curarsi e impossibilità di cure extra ospedaliere. Il provvedimento coi quale il sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio, entro 48 ore dal ricovero dev’essere comunicato al Giudice Tutelare competente per territorio. Il Giudice Tutelare, entro le 48 ore successive, assunte le necessarie informazione provvede con decreto motivato a convalidare il trattamento sanitario obbligatorio. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera. Tanto si comunica e si rimane a disposizione della S.V. per eventuali ulteriori indagini che riterrà opportuno disporre in merito””.
Commento. Il delitto più grave che grida vendetta al cospetto di Dio è quello di accusare un innocente, conoscendo la sua innocenza. La dissociazione tra la fede e il comportamento - considerato che parliamo di Dio - è una costante della vita pubblica e meriterà una spiegazione. Si è sempre accettato: “fa come ti dico io e non come io faccio”, perché l’osservazione di comportamenti contraddittori con quanto è predicato, è tanto abituale da diventare una massima della saggezza popolare. Sigmund Freud aveva scoperto l’Id, l’Inconscio, e in definitiva aveva sostituito la fede nella psicoanalisi a quella nella religione. Ma la conoscenza psicoanalitica non basta, come non basta la fede religiosa. Soltanto con Wilhelm Reich si comprende l’origine biologica della contraddizione e dell’errore e può prospettarsi, pertanto, il rimedio, o la prevenzione che non vuole esser salvifica, ma funzionale allo sviluppo dell’uomo.
La legge non è uguale per tutti, come ci si ostina inutilmente a proclamare giornalmente. Il dr. Francesco Poli non è interrogato dall’Ispettore di Polizia, ma rilascia dichiarazioni che escludono domande e richieste di chiarimenti. La posizione della Polizia di Stato è ginocchioni davanti al potente manager. Ma neppure questa è una novità.
Il dr. Francesco Poli più di altri, per essere il Direttore Generale di un’Azienda Sanitaria, avrebbe dovuto sapere che la legge 180, in tutto il suo iter, fin dall’inizio con una proposta e con una convalida scritte, ha inteso evitare, tra l’altro, il sequestro di persona; che la legge 180 prevede precise vie procedurali da parte di qualsiasi cittadino che voglia opporsi al ricovero coatto di un ammalato; che il ricovero con T.S.O. è un atto medico e che la legge prevede precise vie procedurali per correggere l’errore diagnostico, qualora si verificasse, e non la denuncia per sequestro di persona per il medico che tale provvedimento adotta.
Il dr. Francesco Poli è ipocrita, oltre che bugiardo, perché volutamente ignora che il dr. Virginio Sozzi si era rifiutato di assumere, non controfirmando il T.S.O., quella responsabilità sanitaria, che a suo dire, “ ricade interamente sul secondo medico”.
E’ un disonesto perché volutamente ignora che il comportamento omissivo del dr. Sozzi, costringeva il dr. Pietro Mondì “ad accedere ad altro medico per una convalida negata” verbalmente.
E se il Mirabile, lasciato libero, si sarebbe gettato da un ponte, di chi sarebbe stata la colpa? Soltanto del dr. Pietro Mondì, perché il documento da lui approntato, il TSO, non era stato controfirmato con un parere negativo dal dr. Virginio Sozzi.
Dire, pertanto, che “ la legge non prevede che in caso di rifiuto di convalida possa accedersi ad altro medico per una convalida già negata” (verbalmente), è soltanto la dichiarazione di un disonesto e proprio perché non si tratta di un uomo comune, ma del Direttore Generale, che queste cose dovrebbe conoscere a memoria.
Non ha alcuna importanza, ai fini dell’accertamento del reato di sequestro, la circostanza descritta, piena di insinuazione, secondo la quale non si sa se la cartella clinica sia stata scritta il giorno 26 oppure il 27, considerato che nessuna legge ne scandisce i tempi, se non il buon senso, qualora debba riportarsi in cartella l’esito di un accertamento di laboratorio, o la prescrizione di un farmaco (cosa che non fatto il dr. Virginio Sozzi) e considerato, soprattutto, che la cartella clinica non è un documento indispensabile ed essenziale per la proposta di ricovero con T.S.O., proposta che rimane l’unico documento richiesto dalla legge N.180.
Il dr. Francesco Poli pesca nel torbido o meglio in acque limpidissime che egli intorbida lanciando, poi, l’accusa pretestuosa del lupo a monte, all’agnello a valle di avergli intorpidito l’acqua.
Egli scrive: “Dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti non è stato possibile stabilire se la cartella clinica sia stata compilata il giorno 26.6.97 oppure il 27. Tuttavia, dalla lettura del verbale delle dichiarazioni rilasciate dal dr. Glielmi alla Direzione Generale dell'A.S.L. 5, in data 5 agosto 1997, alla pagina otto si rileva che il medesimo faceva l’annotazione il giorno 27.6.1997. Infatti risulta scritto “…Successivamente, presso i locali del CIM, chiesi la cartella clinica del C.S.M. compilata dal dr. Mondì e trovai che gli elementi essenziali della visita effettuata erano puntualmente riportati ed ho aggiunto di mio pugno un rapido cenno alla visita che avevo effettuato il giorno precedente”. Il giorno 26 il Capo Settore ha lavorato sul documento richiesto dalla legge: il modello della proposta di ricovero che gli è stato sottoposto e non sulla cartella clinica.
I magistrati inquirenti e giudicanti sanno leggere e scrivere? O ignorano le regole elementari del loro mestiere, dal momento che non si accorgono delle bugie, delle insinuazioni e dei pretesti che non giustificano neppure l’abuso di potere del dr. Francesco Poli? O, piuttosto, si sono messi anch’essi ginocchioni davanti al potente manager, come l’ispettore Salvatore Prestipino, o come alcuni giornalisti, che hanno ripetuto sui loro giornali le sciocchezze dette e scritte dal dr. Poli del tipo: “Il malato si era recato al Centro di Salute Mentale per avere la prescrizione dei farmaci e non per essere visitato”?
Il dr. Francesco Poli dichiara il falso quando scrive: “d’altronde (il Mirabile) al Centro di Salute Mentale c’era andato per avere la prescrizione di alcune medicine”, mentre , invece, risulta che vi si era recato per essere visitato.
Perfino gli oligofrenici sanno che il medico per prescrivere un farmaco deve prima fare una diagnosi e che per fare la diagnosi deve visitare il malato. Per tutti i medici, nessuno escluso, è questa la regola di tutti gli Ordini Professionali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri. Nel caso specifico, il signor Mirabile Giuseppe si presentava per la prima volta presso il Centro di Salute Mentale di Via Tommaso Capra, e soltanto uno sprovveduto, come il dr. Virginio Sozzi, poteva “riprescrivere” i farmaci indicati dal malato, senza visitarlo, così come risulta dalle dichiarazioni del dr. Pietro Mondì.
Frisina Concetta, infermiera, interrogata dall’Ispettore Salvatore Prestipino il 29/9/1997,ore 17.00. –
Domanda: Lei il giorno 26.6.1997 era di servizio ?
Risposta: Il giorno 26 ho assunto servizio alle ore 12,00. Giunta in Ufficio mi è stato ordinato dal dr. Mondì di trattenere il signor Mirabile e non farlo andare via. Ho obbedito all’ordine ed ho iniziato ad intrattenere il signor Mirabile colloquiando con lui, il quale mi diceva che si era recato presso il nostro centro per farsi visitare da un medico e che aveva premura di rientrare in ufficio perché aveva ottenuto un permesso dal Direttore ove presta servizio. Quel giorno al Centro di Salute Mentale c’era un gran baccano, il dr. Mondì gridava. perché aveva paura, che il paziente potesse scappare. Verso le 12,30 sono arrivati i Vigili Urbani ed anche l’ambulanza che doveva trasportare il paziente all'Ospedale Margherita. Gli infermieri dell'ambulanza mi hanno chiesto se dovevano venire su con la barella io gli ho risposto che non era il caso, anche perché il paziente teneva un comportamento molto compito, ordinato e molto spaventato perché aveva intuito che doveva essere trasportato con la forza in ospedale. Il signor Mirabile mi pregava di lasciarlo andare perché doveva rientrare in ufficio, ma io ho dovuto obbedire all'ordine del dr. Mondì. A mio avviso il signor Mirabile non era un tipo da ricoverare con T.S.O., durante la mia carriera non mi è mai capitato di trattare con un paziente così garbato.
Domanda: Quando l’Assistente Sociale signor Favano è andato a chiedere i documenti relativi al T.S.O. al dr. Mondì perché li doveva portare al Capo Settore dr. Glielmi, lei era presente ?
Risposta: I fatti erano talmente concitati che non posso dire con precisione come si sono svolti, tutti erano nel corridoio, Vigili Urbani, medici ed infermieri dell’ambulanza.
Domanda: Lei, signora, si è rivolta all’Assistente Sociale signor Favano e gli ha detto che i documenti relativi al T.S.O. ancora non erano stati dati al messo perché li portasse al Margherita ?
Risposta: No, non ricordo, con quella confusione che c’era potrebbe anche darsi che glielo abbia detto però non ne sono sicura.
Domanda: Chi teneva la cartella clinica del paziente Mirabile?
Risposta: Non so chi potesse averla. I fatti mi hanno sconvolta, mi sono dispiaciuta di quanto è successo ai danni del signor Mirabile perché poteva andare e venire all’ambulatorio così come fanno altri pazienti sotto cura.
Domanda: Lei la mattina del 27.06.1997 era di servizio ?
Risposta: Non ricordo se quel giorno ero di servizio dovrei vedere i fogli firma.
Domanda: Lei ha visto o sentito se nella mattinata del 27 il dr. Glielmi litigava con il dr. Sozzi ? Risposta: No, non ho sentito litigare nessuno, in quanto la stanza del dr. Glielmi è molto distante dalla stanza degli infermieri.
Commento. La dichiarazione “per farsi visitare da un medico”, da parte di chi ha accolto il malato, smentisce clamorosamente il dr. Francesco Poli.
L’ispettore Prestipino chiede: “Lei ha visto o sentito se nella mattinata del 27 il dr. Glielmi litigava con il dr. Sozzi ?”.
Ma perché il dr. Glielmi doveva litigare con il dr. Sozzi e non piuttosto il dr. Sozzi con il dr. Glielmi? La differenza non è da poco, perché la domanda svela la malafede dell’Ispettore e l’orientamento da lui impresso a tutta la sua indagine.
Bernava Andrea vigile urbano interrogato dall’Ispettore di Polizia il 04/10/1997, ore 9.00-9.50.
Domanda: Risulta che lei il giorno 26.06.1997 era in servizio e si è recato presso il C.S.M. per eseguire un T. S.O. nei confronti del signor Mirabile Giuseppe, vuole dire cosa è successo?-
Risposta: Il giorno 26.06.1997 ho iniziato il turno di servizio unitamente al mio collega Di Bartolo Salvatore. Alle ore 13,05 circa su disposizione della nostra Sala Operativa, ci portavamo presso l'Istituto di Salute Mentale sito in via Capra 80 per eseguire un T.S.O.. Giunti sul posto trovavamo ad attenderci un'ambulanza. Salivamo a contattare i medici i quali ci facevano presente che il signor Mirabile Giuseppe aveva bisogno di un T. S.O. in quanto affetto da stato psicotico acuto. Il signor Mirabile alla nostra presenza, si presentava calmo e garbatamente si rifiutava di portarsi con noi in ospedale in ambulanza. Dopo diversi tentativi siamo riusciti a convincerlo di portarsi a controllo all'ospedale Margherita, infatti intorno alle 13,40 circa, scortavamo l'ambulanza presso il suddetto nosocomio. Preciso che ci siamo allontanati dall'ospedale Margherita dopo aver lasciato il signor Mirabile direttamente al reparto psichiatria depositando contestualmente l'ordinanza di ricovero firmata dal sindaco.
Domanda: Voi eravate in uniforme?
Risposta: Si
Domanda: Vi siete resi conto se in merito a questo T. S. O. c'erano delle divergenze tra i medici o se i medici tra di loro litigavano?
Risposta: No, in quanto la stanza dei medici era lontana dal punto in cui noi ci trovavamo. Noi eravamo all'entrata del C.S.M. con il signor Mirabile e gli operatori dell'ambulanza, in attesa che il certificato di ricovero coatto venisse consegnato dai medici.
Domanda: Dopo quanto tempo che eravate sul posto vi è stato consegnato il certificato medico?
Risposta: Non ricordo con esattezza quanto tempo è passato suppongo una decina di minuti.
Domanda: Voi quando siete arrivati al C.S.M. e vi siete messi in contatto con il medico non avete ricevuto subito il referto di ricovero coatto?
Risposta: No, non ci è stato consegnato subito. Infatti dopo esserci presentati ai medici siamo ritornati nell'atrio per tenere sotto controllo la persona da ricoverare e dopo pochi minuti ci hanno consegnato il referto di ricovero coatto sottoscritto da due medici. Noi di regola controlliamo i nomi dei medici che hanno disposto il ricovero perché poi i nomi stessi devono essere riportati sull'ordinanza stessa.
Si rappresenta che in sede di redazione dei presente verbale è stata chiamata telefonicamente la Sala Operativa dei Vigili Urbani per avere informazione sull'ora in cui è stato richiesto l’intervento per il T.S.O. di cui si tratta. La Sala Operativa rispondeva al Vigile Bernava che l’ora della chiamata non era stata registrata ma era stata registrata l’ora di invio del personale VV.UU: il che è avvenuto alle ore 13.04.
Domanda: Ha altro da aggiungere? Risposta: No, non ho altro da aggiungere.
Commento. Si nota la ricerca ostinata di elementi di colpevolezza a carico degli accusati, come se i VV.UU. movendosi dal loro ufficio alle ore 13.00 anziché alle ore 13.04, potessero costituire delle prove di un reato. All’ispettore di Polizia Giudiziaria interessa che lo “psichiatra” Bernava dichiari che “il signor Mirabile alla nostra presenza, si presentava calmo e garbatamente si rifiutava di portarsi con noi in ospedale in ambulanza. ”. Tale “parere psichiatrico”, sarà, poi, tenuto in alta considerazione dal Pubblico Ministero dr. Niccolò Crascì che anziché chiedere una perizia psichiatrica sul malato, indica come testimone il Bervnava per il suo prezioso “parere psichiatrico”. Questi giudici, che pretendono per la loro professionalità un’altissima considerazione, mentre buttano nel fango quella di chi potrebbe avere più sapienza e integrità morale!
Il dr. Giuseppe Rao, medico S.P.D.C., interrogato dall’Ispettore di Polizia il 24/9/1997, ore 10.00-
Domanda: Dottore vuole dire dove lavora e con quali mansioni?
Risposta: Lavoro presso il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell'Ospedale “Margherita” appartenente al Dipartimento di Salute Mentale del Distretto Messina Nord della AUSL n'5 e sono medico Dirigente Psichiatra di I° livello.
Domanda: Lei nella mattinata del 26.6.1997 si trovava presso il Centro di Salute Mentale di Messina Nord per una riunione di lavoro con il dottor Glielmi ed altre persone ?
Risposta: Si.
Domanda: Vuole riferire cosa è successo quel giorno relativamente al ricovero T. S.O. eseguito nei confronti de signor Mirabile ?
Risposta: Mentre mi trovavo presso la sede del Capo Settore della Salute Mentale dr. Glielmi, insieme a due colleghi del Dipartimento di Salute Mentale di Milazzo per una riunione di lavoro, mi sembra di ricordare che ad un certo punto entra nella stanza il dr. Mondì dicendo al dr. Glielmi che aveva visitato un paziente che a suo modo di vedere necessitava di un ricovero urgente e di cure immediate e che lo stesso paziente era stato visitato dal dr. Sozzi che non era della stessa opinione clinica. A questo punto entrava nella stanza anche il dr. Sozzi sostenendo le motivazioni del perché il paziente non venisse ricoverato con carattere di urgenza e che sarebbe bastata magari una presa in carico di tipo ambulatoriale. A questo punto mi sembra di ricordare, che tra i due medici inizia un confronto sulle condizioni psicopatologiche del paziente.
Domanda: Cosa sosteneva clinicamente il dr. Sozzi ?
Risposta: Tecnicamente non ricordo dettagliatamente le motivazioni cliniche che lo spingevano a non essere d'accordo con le altre motivazioni cliniche sostenute dal dr. Mondì, ricordo però che il dr. Sozzi sosteneva che a suo modo di vedere il paziente non necessitava del ricovero urgente.
Domanda: Cosa sosteneva clinicamente il dr. Mondì?
Risposta: Anche in questo caso debbo dire di non ricordare tecnicamente le motivazioni cliniche che il dr. Mondì portava come presupposto per il ricovero con carattere di urgenza del paziente interessato. Ricordo però che comunque il dr. Mondì sosteneva la necessità che il paziente venisse ricoverato.
Domanda: Dottore, vada avanti nel riferire i fatti
Risposta: Interviene a questo punto il dottore Glielmi dicendo che avrebbe visitato il paziente per accertarsi della validità delle motivazioni cliniche poste dal Mondì e dal Sozzi per cui inizia con il paziente un colloquio clinico alla fine del quale decide di convalidare la proposta di ricovero coatto precedentemente fatta dal dr. Mondì sposando quindi le motivazioni cliniche del dr. Mondì.
Domanda: Quando il dr. Glielmi ha visitato il paziente nella stanza quante persone c'erano e chi erano?
Risposta: Oltre a me c'erano i due colleghi di Milazzo, il dr. Claudio Italiano e l'altro di cui in questo momento non ricordo il nome, il dr. Glielmi, il dr. Sozzi, il dr. Mondì, mi pare ci fosse il dr. Aldo Valenti e non ricordo se in quel momento o successivamente ci fosse l'Assistente Sociale, signor Favano. Ricordo che il dr. Glielmi faceva delle domande al paziente che però non ricordo il contenuto anche perché io mi ero messo a leggere dei documenti miei oggetto della riunione con il Capo Settore. Ricordo che alla fine della visita del dr. Glielmi inizia una discussione tra il dr. Sozzi e il dr. Glielmi sempre sulle motivazioni del ricovero dello stesso.
Domanda: Che tipo di discussione, era animata ? Il paziente dove era al momento della discussione dei medici ?
Risposta: La discussione era sicuramente animata. Ricordo che il paziente, comunque, entrava ed usciva dalla stanza per cui non ricordo esattamente se ha assistito o meno alla animosità della discussione e al contenuto della stessa. A questo punto ricordo che viene mandata la richiesta di T.S.O. al Comune, firmata dal dr. Mondì e controfirmata dal dr. Glielmi, per inciso ricordo anche che si cerca di fare opera di persuasione con il paziente perché questo si ricoveri volontariamente al fine di evitare il T.S.O. ma dopo l’opposizione di questi si recede dal tentativo di persuaderlo al ricovero.
Domanda: Chi era la persona o il medico che cercava di persuadere il paziente al ricovero ?
Risposta: Mi sembra di ricordare ma non posso essere preciso che fosse il dr. Glielmi.
Domanda: Che lei sappia il paziente ha manifestato la sua volontà in modo chiaro sul fatto che non voleva essere ricoverato ?
Risposta: Questo sicuramente.
Domanda: Chi ha comunicato al paziente che sarebbe stato ricoverato comunque con un ricovero coatto ?
Risposta: Ricordo che al paziente da più persone presenti venne spiegato il perché veniva espletato il ricovero con T.S.O. Ad un certo punto esco dalla stanza e dopo un lasso di tempo vedo arrivare i Vigili Urbani, mi sembra fossero in divisa.
Domanda: A che ora sono arrivati i Vigili Urbani ? A che ora, il dr. Glielmi, ha controfirmato il T.S.O. ?
Risposta: Non ricordo con esattezza gli orari. Ricordo che fosse tarda mattinata.
Domanda: Lei ha avuto modo di vedere la cartella clinica del paziente e se qualcuno dei medici se ne è impossessato violentemente ?
Risposta: No.
Domanda: Come si comportava il paziente, era agitato o era tranquillo ?
Risposta: Apparentemente tranquillo ed ansioso, sicuramente non violento né agitato.
Domanda: Quale è l’iter amministrativo da seguire nel caso di un T. S.O. ?
Risposta: Il T.S.O. per essere valido deve presentare la firma di due medici di una struttura pubblica uno proponente l’atro convalidante. Perché ci siano gli estremi per un T.S.O. occorre che vi siano delle condizioni particolari quali la condizione clinica del paziente, il fatto che il paziente rifiuti le eventuali terapie e che queste non possono essere praticate in ambiente diverso da quello ospedaliero.
Domanda: Deve aggiungere altro relativamente ai fatti accaduti in sua presenza ?
Risposta: No.
Commento. Il dr. Valenti, per sua dichiarazione, è assente durante la visita ed altrettanto il signor Favano, la cui figura, nel ricordo del dr. Rao, è legata a quella di Valenti: quindi il signor Vincenzo Favano non è presente alla visita del signor Mirabile. L’osservazione non è di poco conto perché dimostra che il signor Favano ha dichiarato il falso nel sostenere di essere stato presente alla visita del capo settore. Del resto il signor Favano, come dimostrato nel capitolo che lo riguarda, nulla ha saputo dire dello svolgimento della visita e delle aggressioni del dr. Virginio Sozzi all’indirizzo del Capo Settore.
Ma come voce dal sen sfuggita, finalmente, il dr. Giuseppe Rao esprime, sia pure indirettamente, il suo giudizio clinico e dice: “per inciso ricordo anche che si cerca di fare opera di persuasione con il paziente perché questo si ricoveri volontariamente al fine di evitare il T.S.O. ma dopo l'opposizione di questi si recede dal tentativo di persuaderlo al ricovero”.
Perché i presenti, tutti medici - il dr. Rao usa l’impersonale “si cerca… si recede” - dovevano fare opera di persuasione con il paziente se non fossero stati convinti dell’urgenza del ricovero? O sono anch’essi complici del reato consumato per non averlo impedito? Come se alcune persone assistessero alla scena di un uomo che spinge in un fiume in fondo a un burrone un bimbo, ed anziché fermare la mano dell’assassino, dicessero al bimbo: “ Su bello, fatti il bagnetto”.
Sempre come voce dal sen sfuggita, il dr. Giuseppe Rao in un secondo interrogatorio reso al medesimo Ispettore di Polizia, dà il seguente giudizio, racchiuso in una parentesi dall’interrogante: “la dr.ssa Della Villa Lucia ha tenuto un comportamento clinicamente perfetto, non in contrasto con le decisioni primariali precedentemente prese per il ricovero del malato”, confermando la necessità del ricovero, forse perché teme di essere imputato per corresponsabilità, essendo stato presente alla visita, forse perché intende proteggere la dr.ssa Della Villa, iscritta al suo sindacato, forse perché dice semplicemente quella verità che ha tentato di eludere nell’interrogatorio riportato innanzi, lavandosene le mani come Pilato.
Donnici Piersalvatore, amministrativo Centro Salute Mentale, interrogato dall’Ispettore di Polizia il 02/10/1997, ore16,45.
Domanda: Signor Donnici lei che lavoro svolge e con quali mansioni?
Risposta: Sono assistente amministrativo presso il Centro di Salute Mentale.
Domanda: Lei era in servizio le mattine del 26 e 27 giugno 1997?
Risposta: Il giorno 26 ero in servizio col turno antimeridiano mentre per quanto riguarda il giorno 27 non ricordo
Domanda: Risulta che quando il signor Favano Vincenzo leggeva la sua relazione al dr. Glielmi e riguardante il signor Mirabile lei era presente, vuole dire cosa è successo.
Risposta: Premetto che la relazione dell'assistente sociale signor Favano si trovava già nella cartella riguardante il paziente Mirabile. Prima dell'intervento dei signor Favano sono stato chiamato dal Capo Settore dr Glielmi per assistere alla lettura della suddetta relazione. Successivamente è stato chiamato l'Assistente sociale signor Favano per discutere la sua relazione. Se non ricordo male una parte della relazione è stata letta direttamente dal dr Glielmi e poi dal signor Favano. Durante la lettura della relazione i due si soffermavano su alcune frasi, che il dr Glielmi riteneva non soddisfacenti, in sintesi in più punti della relazione si sono alterati tutti e due. Dopo un poco il signor Favano ha lasciato la stanza perché non voleva continuare la lettura della sua relazione in quanto non riuscivano più a comunicare.
Domanda: Il dr Glielmi chiedeva al signor Favano di cambiare o modificare la sua relazione?
Risposta: No, si limitava a contestare alcune parti della relazione.
Domanda: Oltre a lei al signor Favano e al dr Glielmi durante la lettura della relazione chi c'era?
Risposta: C'era anche il dr. Valenti.
Domanda: Il dr Valenti come si comportava, nel caso specifico contestava pure lui la relazione del signor Favano?
Risposta: Se non ricordo male, durante la lettura della relazione è intervenuto qualche volta perché non era d’accordo su quello che aveva scritto il signor Favano.
Domanda: Ma lei perché è stato chiamato a presenziare alla lettura della relazione? Risposta: Non riesco a capire il perché, forse per risultare come testimone alla lettura della relazione.
Domanda: Ha altro da aggiungere?
Risposta: Al momento non ho altro da aggiungere mi riservo, se dovessi ricordare altri fatti relativi al caso di riferirle immediatamente.
Sintesi delle dichiarazioni di Donnici Piersalvatore operata dal commissario dr. Mario Gaggeggi.
“”… il signor Donnici alla Domanda: risulta che quando l'assistente sociale Favano leggeva la sua relazione al dr Glielmi e riguardante il signor Mirabile lei era presente, rispondeva-. "" Premetto che la relazione dell'assistente sociale Favano si trovava già nella cartella clinica riguardante il paziente Mirabile. Prima dell'intervento dei signor Favano sono stato chiamato dal Capo Settore, dr Glielmi, per assistere alla lettura della suddetta relazione. Successivamente è stato chiamato l'assistente sociale Favano per discutere la sua relazione. Se non ricordo male una parte della relazione è stata letta direttamente dal dr Glielmi e poi dal signor Favano. Durante la lettura i due si soffermavano su alcune frasi, che il dr Glielmi non riteneva soddisfacenti, in sintesi su più punti della relazione si sono alterati tutti e due. Dopo un po’ il Signor Favano ha lasciato la stanza perché non voleva continuare la lettura della sua relazione in quanto non riuscivano più a comunicare. Durante la lettura della relazione c'era il dr Valenti ......””
Commento. Nella sintesi dell’interrogatorio, quella che leggerà il Sostituto Procuratore della Repubblica, viene eliminata la seconda parte nella quale il Donnici testimonia che il dr Valenti “durante la lettura della relazione è intervenuto qualche volta perché non era d’accordo su quello che aveva scritto il signor Favano.”
La manipolazione della testimonianza del Donnici ha lo scopo di occultare fatti molto importanti che dimostrano che la relazione del signor Favano Vincenzo è una relazione non veritiera ed in molti punti falsa.
Il dr. Aldo Valenti scrive nella relazione inviata al Direttore Generale: “ A questo punto il dr. Glielmi prende la cartella clinica e ne dispone il “sequestro” riponendola nella sua scrivania sottochiave e mi invita ad andare nella mia stanza assieme al signor Favano – assistente sociale – per relazionare sul paziente. Il signor Favano risultava scosso a tal punto che annotava che i fatti si erano verificati in data 27 luglio e non giugno (copia della minuta è in possesso del signor Favano). Constata la sua condizione, ho suggerito al signor Favano di dettarmi la sua relazione: sarei stato io a scrivere quanto lui stesso avesse riferito ed alla fine avrebbe verificato e sottoscritto quanto dichiarato e se quanto scritto corrispondeva a verità. Durante la stesura della relazione, al di fuori della stanza il dr. Sozzi lanciava messaggi del tipo “state attenti a quello che scrivete” ripetendolo più volte. Si proseguiva nella compilazione della relazione del signor Favano, quando sono giunti i carabinieri chiamati dalla signora Mangano”.
Si rende necessario chiarire i fatti per evidenziare la gravità della manipolazione della testimonianza del signor Donnici Piersalvatore operata dalla Polizia di Stato. Si anticipano pertanto alcune parti della testimonianza del dr. Aldo Valenti all’Ispettore Salvatore Prestipino:
“Domanda: Ma il dr Sozzi che motivo aveva per sospettare che la cartella clinica potesse essere manipolata?
Risposta: Non capisco il perché di questa cosa in quanto il Sozzi perseverava in questo comportamento dietro la porta della stanza presso la quale mi trovavo col signor Favano Ass. Soc. che doveva relazionare sull’accaduto del giorno prima ed eravamo sprovvisti della cartella clinica del paziente che era rimasta in possesso del dr Glielmi chiusa nel suo cassetto. Il dr. Sozzi da dietro la porta di un’altra stanza diversa dal dr. Glielmi faceva minacce o allusioni del tipo “state attenti a quello che fate” – “non manipolate la cartella”. Queste dichiarazioni da parte del dr. Sozzi risultano false in quanto la cartella era rimasta nella stanza del dr. Glielmi.
Domanda: - Come mai lei aiutava il signor Favano a redigere la sua relazione?
Risposta: - Su invito del dr. Glielmi mi recavo nella mia stanza con il signor Favano per la compilazione della relazione in quanto il signor Favano appariva scosso dall’accaduto tanto che registrava la sua relazione in data 27 luglio e non il 27 giugno. Avendo verificato questo particolare stato emotivo suggerivo al signor Favano di dirmi quanto voleva esporre e che successivamente avrebbe potuto verificare quanto da me scritto.
Domanda: - Risulta che ci sono state delle pressioni affinché il signor Favano modificasse la sua relazione, lei cosa sa in proposito ?
Risposta: - Al signor Favano veniva contestato dal dr. Glielmi che quanto aveva dichiarato verbalmente il giorno prima " che il paziente appariva confuso e frastornato " tali termini non venivano menzionati nella relazione stilata il giorno dopo. Il dr. Glielmi gli muoveva queste accuse definendolo bugiardo, in presenza mia e del signor Donnici.”
Il Capo Settore, infatti, dopo la lettura della prima riga della relazione, dà del bugiardo al signor Favano e lo invita ad accomodarsi fuori del suo ufficio.
Il dr. Valenti conosce i contenuti e le espressioni della minuta della relazione per aver contribuito alla sua stesura o per averla egli stesso scritta sotto dettatura del signor Favano, che “conserva copia della minuta”.
Il dr. Valenti, quindi, contesta il Favano “Perché non era d’accordo su quello che aveva scritto”.
Appare evidente che la relazione del Favano, consegnata il giorno 1 luglio 1977 non è veritiera perché scritta tra i giorni 28 giugno e 1 luglio, presumibilmente, sotto le minacce del dr. Virginio Sozzi.
La manipolazione della testimonianza del signor Donnici ha lo scopo di occultare questa verità: la relazione del signor Favano configura una falsa testimonianza.
Non si può attribuire a superficialità il taglio della testimonianza del signor Donnici, ma a ben oculata manipolazione per non fare cadere una testimonianza che è giudicata fondamentale.
Per completezza va detto che è manipolata la testimonianza del signor Donnici, perché come testimone contro il Capo Settore, non può portare elementi in suo favore, mentre la testimonianza del dr. Valenti è considerata, pregiudizialmente, come inattendibile perché favorevole al Capo Settore.
BONNARRIGO CARLO, agente di polizia di Stato presso l’Ospedale “Regina Margherita”, 6/10/97 ore 9,15-10,15.
“Domanda: Bonarrigo, era in servizio il 26.06.1997 presso il Posto Fisso dell'Ospedale Margherita e con quale turno?
Risposta: Si, ero in servizio.
Domanda: Ricorda cosa è successo in merito al ricovero del signor Mirabile Giuseppe?
Risposta: Quando è giunta l’ambulanza, con a bordo il paziente Mirabile, scortata dai Vigili Urbani, come di solito faccio, mi sono avvicinato ed ho chiesto informazioni sul caso e mi è stato risposto che si trattava di un T. S.O. Il paziente veniva accompagnato in una stanza del Pronto Soccorso ed io rimanevo nel corridoio. Dopo un paio di minuti è giunta una persona che lavora nel nosocomio, non so con quale qualifica se infermiere o portantino, il quale rivolgendosi agli astanti fermi nel corridoio, io riassumo per quello che ricordo, diceva: di trovarsi presso il Centro di Salute Mentale e di avere assistito alle divergenze tra i medici circa l’emissione del T.S.O. - Riferiva che i medici dei C.S.M. avevano litigato in merito all'emissione dei T.S.O.. Il discorso avveniva poco distante dal posto da cui mi trovavo io, ma in posizione tale da poter sentire ciò che è stato detto. Relativamente ai fatti appena sentiti, ho ritenuto opportuno chiedere al medico che aveva preso in carico il paziente e chiedere conferma di ciò che avevo appena sentito e se il paziente a suo giudizio fosse realmente da ricoverare. Alla domanda il medico rispondeva che questi casi vengono trattati direttamente dai medici di psichiatria e che se volevo ulteriori chiarimenti potevo chiederli alla dottoressa Della Villa. Più tardi mi sono recato dalla dottoressa Della Villa ho chiesto informazioni, chiedendole: il paziente è effettivamente da ricoverare? La medesima allargandomi le braccia mi rispondeva che un suo superiore aveva firmato il T.S.O., non so quello che è accaduto al C.S.M. ragione per cui sono obbligata a tenerlo in osservazione perché il paziente potrebbe essere calmo in questo momento e tra poco dare in escandescenza. Udita la risposta della dottoressa sono rientrato al mio posto di lavoro in quanto per ciò che concerne la mia attività non c'era nulla da rilevare.
Domanda: Il paziente in qualche momento si è rivolto a lei per manifestargli il suo dissenso circa il ricovero in T. S.O.?
Risposta: Il giorno dopo, quando è stato dimesso, il paziente si portava al Posto Fisso e mi raccontava il suo dissenso circa il ricovero che aveva subito, riferiva che stava bene e che non era necessario subire quello che ha subito. Io gli ho risposto che ero a disposizione per raccogliere una eventuale denuncia relativamente ai fatti sopra citati. Mi ero già seduto alla macchina da scrivere, ed è stato a questo punto che il signor Mirabile mi ha detto: no non voglio che lei scriva niente perché tanto i medici hanno sempre ragione. Prima che se ne andasse gli ho detto che se lui ci ripensava io ero sempre a disposizione a raccogliere le sue denunce.
Qualche giorno dopo la dottoressa Della Villa mi telefonava e mi chiedeva se avevo un momento libero perché mi doveva chiedere delle delucidazioni. Quando ho avuto un po’ di tempo libero ci sono andato e lei mi ha riferito che in merito al ricovero del signor Mirabile aveva ricevuto delle telefonate minacciose, ma non mi ha detto da chi. Queste erano finalizzate affinché lei strappasse, cambiasse la diagnosi circa il ricovero del paziente Mirabile. Aggiungeva che se non cambiava la cartella clinica secondo le richieste dell'interlocutore avrebbe subito un trasferimento in sede disagiata. Quindi mi esponeva i suoi timori sulle minacce che aveva subito e mi chiedeva se era il caso di fare denuncia. L’ ho rassicurata dicendole di non cambiare la cartella clinica e di non avere nessuna paura e di presentare direttamente denuncia dei fatti accaduti alla Procura della Repubblica”.
Commento. La Polizia di Stato e gli inquirenti operano ancora con metodi da Santa Inquisizione e da regime. Nel cinque e seicento per lo meno l’investigatore era sostenuto da una fede religiosa che gli consentiva, in nome di Cristo, di affermare anche il falso e di non tenere conto delle prove discolpanti per l’accusato. Nei regimi dittatoriali le menzogne, le omissioni, la costruzione di prove false, la non comprensione degli inquirenti e la loro malafede sono giustificate da un credo politico. In una democrazia questi metodi sono assolutamente deprecabili ed inaccettabili.
Appare strano che un ammalato, confuso, appena dimesso, anziché correre subito a casa, si rivolga a un poliziotto per lamentarsi di un ricovero ospedaliero. Dall’insieme delle dichiarazioni del Bonnarrigo nasce il sospetto che il malato sia stato inviato presso l’agente di Polizia o questi abbia invitato il malato nel suo ufficio per fare denunciare i medici. Il Bonnarrigo, già pronto dietro la macchina da scrivere per raccogliere un tassello della trama che si sta costruendo ha dovuto rinunciarvi perché il malato dice: “no, non voglio che lei scriva niente perché tanto i medici hanno sempre ragione”.
Chi ha spinto il malato, del quale il Capo Settore nutre il dovuto rispetto, nell’ufficio del posto fisso di Polizia al Margherita? Ma questa è ben lieve cosa rispetto all’uso del malato come strumento di controversia, o di lotta, illudendolo, addirittura, che avrebbe potuto ricavare centinaia di milioni dalla sconfitta del Capo Settore. Ma questa è storia che riguarda la difesa del diritto del malato e il suo Tribunale.
Si rende necessario, invece, confrontare le dichiarazioni del Bonnarigo e quelle della dr.ssa Della Villa. Codesta, interrogata in Direzione Sanitaria, dichiara: “Il Dr. Arcanà che trovasi in servizio presso il P.S. dell’Ospedale mi raccomandava di usare particolare attenzione al caso di che trattasi. Successivamente il poliziotto in servizio presso il P.F. di Polizia mi rivolgeva espressa richiesta verbale di non procedere al ricovero coatto del paziente, diversamente si sarebbe visto costretto a notiziare l'autorità Giudiziaria dei contenuti di una segnalazione che gli sarebbe pervenuta e di cui io personalmente sconoscevo i contenuti nel dettaglio ma che sostanzialmente evidenziano delle irregolarità.”
Da questa dichiarazione si evince che la dr.Della Villa è stata minacciata dal signor Bonnarrigo.
Interrogata dall’Ispettore di Polizia dice: “Mentre effettuavo le visite nella stanza dei medici viene il poliziotto a chiedere se avevo riscontrato effettivamente alterazioni psichiche, nel paziente Mirabile, tali da richiedere il T.S.O. A tale proposito mi chiedeva e possiamo definirlo un colloquio assolutamente informale e amichevole di dimettere il paziente qualora non avessi riscontrato la necessità di trattenerlo; ho risposto che non avevo ancora ben visitato il paziente ma qualora il suo stato fosse in atto non " urgente " non avrei comunque potuto e voluto dimetterlo prima delle 24 ore di osservazione necessarie. Voglio precisare che in nessun modo il colloquio con il poliziotto debba apparire come un tentativo di ingerenza o di forzatura da parte sua”.
La precisazione della dr.ssa della Villa è una riprova della minaccia innanzi dalla stessa descritta, anche perché secondo il vecchio adagio: “scusatio non petita, accusatio manifesta”.
L’agente di polizia Carlo Bonnarigo interrogato dall’Ispettore Prestipino dice: “Qualche giorno dopo la dottoressa Della Villa mi telefonava e mi chiedeva se avevo un momento libero perché mi doveva chiedere delle delucidazioni. Quando ho avuto un po' di tempo libero ci sono andato e lei mi ha riferito che in merito al ricovero del signor MIRABILE aveva ricevuto delle telefonate minacciose, ma non mi ha detto da chi. Queste erano finalizzate affinché lei strappasse, cambiasse la diagnosi circa il ricovero del paziente Mirabile. Aggiungeva che se non cambiava la cartella clinica secondo le richieste dell'interlocutore avrebbe subito un trasferimento in sede disagiata. Quindi mi esponeva i suoi timori sulle minacce che aveva subito e mi chiedeva se era il caso di fare denuncia. L'ho rassicurata dicendole di non cambiare la cartella clinica e di non avere nessuna paura e di presentare direttamente denuncia dei fatti accaduti alla Procura della Repubblica”.
Chi ha minacciato “qualche giorno dopo” (dopo il 27 giugno), la dr.ssa Lucia Della Villa?
Perché la dr.ssa Della Villa non fa i nomi delle persone che l’ hanno minacciata?
Appare evidente che ella intenda precostituirsi delle prove contro i suoi persecutori che solo degli idioti possono identificare nella persona del Capo Settore. Eppure la dichiarazione del Bonnarrigo è molto chiara.
Il dr. Giuseppe Rao dirà: “Altre persone, si sono inserite tra il Capo Settore e la dr.ssa Della Villa minacciandola”.
Si pongono, pertanto, le seguenti domande:
Gli inquirenti signor Prestipino Salvatore, il commissario dr. Mario Gaggeggi, i P. M. Niccolò Crascì e Pietro Mondaini, i giudici dr.ssa Daria Orlando e dr.ssa Eugenia Grimaldi, hanno letto i tre passi sopra riportati? Hanno letto bene la testimonianza dell’agente Carlo Bonnarrigo della Polizia di Stato?
Perché non hanno indagato per scoprire chi erano i persecutori della dr.ssa Lucia Della Villa, considerato che, per dichiarazione della stessa, dal 27 giugno a tutto l’11 di luglio 1997 (giorno della denuncia della dr.ssa Della Villa) ha ricevuto una sola telefonata dal Capo Settore?
Perché il P. M. dr. Niccolò Crascì non ha indagato sulle accuse della dr.ssa Della Villa al Capo settore? La denuncia è “manipolazione di cartelle cliniche per scopi personali, non corrispondenti alla realtà clinica” Egli ha dato per certa un’autentica calunnia e menzogna. Non ha accertato in alcun modo l’oggetto dell’accusa.
Perché il P.M. dr. Pietro Mondaini non ha indagato la dr. Della Villa per calunnia a seguito della denuncia del Capo Settore?
Perché il P.M. dr. Pietro Mondaini non ha esperito alcuna indagine sulla denuncia di calunnia e diffamazione contro Sozzi e nonostante siano già ben evidenti negli atti depositati in Tribunale dal manager dr. Francesco Poli ?
L’Ispettore di Polizia Salvatore Prestipino ed il commissario dr. Mario Gaggeggi, i Pubblici Ministeri dr. Niccolò Crascì e dr. Pietro Mondaini, i giudici delle Indagini Preliminari dr.ssa Daria Orlando e dr.ssa Eugenia Grimaldi non si accorgono, o non vogliono accorgersi, dell’iperbolica e scandalosa calunnia della dr.ssa Della Villa. Non si accorgono, o non vogliono accorgersi delle bugie fantastiche e scandalistiche del dr. Virginio Sozzi.
Il dr. Virginio Sozzi e la dr.ssa Lucia della Villa godono presso i magistrati inquirenti e presso i giudici delle indagini preliminari di un’assoluta fiducia, quella stessa accordata agli accusatori di Enzo Tortora, quella stessa accordata a tutti “i confidenti”, che sono dei delinquenti.
Né si accorgono, o non vogliono accorgersi, dei pretesti e delle menzogne del dr. Francesco Poli.
Va, infine, ricordato che l’Ispettore di Polizia Salvatore Prestipino ha indagato il Capo Settore e il dr. Pietro Mondì per denuncia presentata dal manager dr. Francesco Poli. E contemporaneamente ha indagato il dr. Francesco Poli, il dr. Virginio Sozzi e la dr.ssa Lucia Della Villa per denuncia presentata contro di loro dal Capo Settore e dal dr. Pietro Mondì. Le carte dal primo procedimento sono passate al secondo. Questo potrebbe spiegare perché alcuna indagine si sia svolta sulle calunnie della dr.ssa Della Villa.
Due procedimenti con due Pubblici Ministeri diversi e con il medesimo investigatore della Polizia Giudiziaria. Si ignora se tale procedura sia corretta. Sembrerebbe di no, dal momento che i due procedimenti non sono stati unificati, ma affidati a due diversi Pubblici Ministeri.
Sembra prassi ordinaria, nella Polizia Giudiziaria e nei magistrati inquirenti e giudicanti accettare come verità assolute le calunnie più fantasiose, più inconsistenti, più irreali. Questa regola si ripete con tanta frequenza da diventare un patologico fenomeno generale, nonostante la diversa formazione culturale degli inquirenti, nonostante la loro maggiore o minore esperienza investigativa, nonostante il loro diverso contesto sociale. Questo fenomeno si osserva nel nostro caso, come in quello di Enzo Tortora e di cento altri, prescindendo dagli scopi che si propongono gli accusatori: vendetta, danaro, notorietà, aspettativa di riconoscenza, timore d’essere considerato come nemico, minacce, ricatto, etc.
Il fenomeno è tanto generalizzato da meritare d’essere studiato per cercarne l’origine.
Se un illustre e conosciuto personaggio finisce nudo sui giornali mentre si fa la doccia a casa sua insieme a una donna, non importa sapere chi sia la donna: moglie o amante, se sia una relazione lecita o illecita. Quel che diventa oggetto di indagine e di giudizio è lo scandalo prodotto dalla fotografia sul giornale.
Il dr. Francesco Poli, ha esteso lo scandalo alla cittadinanza condannando sui giornali l’operato dei due medici. La città ne è rimasta sconvolta.
Un notissimo personaggio messinese, all’epoca preside di una prestigiosa facoltà universitaria, faceva sapere “di avere appreso cose terribili su Nicola, il capo settore”. Aveva letto l’articolo di Mario Di Paola apparso su Gazzetta del Sud, sabato 26 luglio 1997.
Lo scandalo è il fenomeno ricorrente nel processo di Enzo Tortora, dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, di Adriano Sofri e di cento altri processi più importanti e meno importanti.
Il magistrato inquirente, o giudicante è scandalizzato dalle accuse che riceve sul suo tavolo, e quanto più le stesse sono insostenibili, esagerate, fantasiose, irreali e false, tanto più aumenta in lui “il tasso dello scandalizzarsi”, così, come aumenta la glicemia, quanto più copioso è il pasto. Pertanto, non si impone per lui l’obbligo di legge di accertare il crimine denunciato, ma quello morale di soffocare lo scandalo di cui egli stesso si sente vittima. Il modo migliore è quello di diventare un santo inquisitore e perseguire l’accusato, anche se si conosce, o si percepisce la di lui innocenza.
Lo scrittore bolognese Valerio Evangelisti ha trattato questa delicata problematica nei suoi romanzi di fantascienza (Il mistero dell’inquisitore Eymerich, Cherudek, Magus - Edizioni Mondadori).
Gli inquirenti dr. Niccolò Crascì e dr. Pietro Mondaini non hanno svolto alcuna indagine su “quel po’, po’ di lettera”, della dr.ssa Lucia della Villa (come definita dal dr. Giuseppe Rao); non hanno esaminato una sola cartella clinica che confermasse il delitto denunciato dalla dr.ssa Della Villa; non hanno ricercato il corpo del reato, oggetto della scandalistica denuncia. Non hanno cercato alcuna prova che confermasse le sue calunnie che sono accolte come verità indiscutibili. Gli inquirenti scandalizzati dalla sua lettera, e da quella del dr. Sozzi, si sono comportati come missionari e non come giudici. Senza averne l’acume, si sono comportati come il mistico e santo inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, severissimo con se stesso, che brucia lo scandalo sulle fiamme di un rogo, corrompe e svia, ma non ha la tendenza a servire il potente per un miserabile interesse personale. Hanno trascurato i numerosissimi dettagli, rilevabili nelle denuncie di Sozzi, Della Villa e Poli e le loro zappate sui propri piedi.
Sembra che i giudici messinesi abbiano inteso soffocare lo scandalo, colpendo gli accusati.
Questa interpretazione, che risponda più o meno alla realtà, nasce dal rispetto verso tutti i magistrati, quello stesso che il Capo Settore ha per se stesso ed esige per il suo lavoro. Diversamente dovrebbero essere accusati di connivenza con il potere e con delatori bugiardi.
Il pubblico ministero dr. Pietro Mondaini, “scandalizzato”, anziché indagare sulla denuncia presentata dal Capo Settore e dal dr. Mondì, ha abbandonato la veste dell’accusa, ha indossato quella della difesa trasformandosi nel migliore difensore dell’accusato Virginio Sozzi, che non è stato neppure iscritto nel registro degli imputati, facendo saltare la più elementare procedura penale.
Le dichiarazioni dei testimoni, nonostante fossero ben selezionati e nonostante fossero di parte - vuoi per timore del potente manager dr. Francesco Poli, vuoi per quella forma di pensiero appestato, per cui i limiti tra onesto e disonesto, lecito e illecito, vero e falso, non sono ben definiti - non portano alcuna conferma alle accuse del dr. Virginio Sozzi e della dr.ssa Della Villa, anzi, lette con un minimo di attenzione, assolvono gli accusati.
Tutti gli attori di questa vicenda sono affetti da “farabuttismo dialettico adolescenziale inconscio”. (V. intervista del dr. Valleri al dr. Glielmi su “Il farabuttismo dialettico adolescenziale”).
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