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IL CASO CLINICO GIUDIZIARIO DI GIUSEPPE MIRABILE - CAP 12/C

Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.


L' INDAGINE DI POLIZIA - I TEMPI DI UNA VISITA - CAP.13/C
"I filosofi, dunque, predicano bene e razzolano male" La felicità - Seneca -


Il Dr. Aldo Valenti, psicologo, interrogato dall'ispettore di Polizia il 16/10/1997, ore 9,40-

Domanda: - Lei che attività lavorativa svolge e dove?
Risposta: - Io svolgo l'attività di psicologo e di psicoterapeuta presso il S.E.R.T. del Distretto di Barcellona P.G.
Domanda: - Lei il giorno 26 e 27 giugno 1997 nei turni antimeridiani era di servizio presso il Centro di Salute Mentale di Messina Nord ?
Risposta: - Su ordine di servizio del Capo Settore dr. Glielmi ero stato invitato a svolgere attività di psicoterapia presso il suddetto centro approssimativamente dal mese di gennaio scorso pur mantenendo l'attività presso il S.E.R.T. di Barcellona e Milazzo. Inoltre l'invito mi era stato fatto per una collaborazione a livello organizzativo del settore Salute Mentale questo avallato dalle competenze informatiche del sottoscritto che venivano utilizzate per una più razionale programmazione ed organizzazione del servizio. Quindi il giorno 26 e 27 giugno 1997 ero in servizio presso il Centro di Salute Mentale
Domanda : - Vuole riferire cosa è successo il giorno 26 in merito al ricovero coatto eseguito nei confronti del signor Mirabile ?
Risposta: - Il giorno 26 ero presso la sede del Centro di Salute Mentale per un incontro di lavoro con i sanitari del S.E.R.T. di Milazzo Dr. Claudio Italiano, Dr. Nicola Glielmi, Dr. Paolino Di Marco, Dr. De Luca e Dr. Rao Giuseppe. Durante l'incontro siamo stati interrotti dal Dr. Mondì il quale faceva presente al Dr. Glielmi di aver visitato un paziente per il quale riteneva opportuno il ricovero in T.S.O. e quindi richiedeva l'avallo di un altro medico. Inizialmente il Dr. Glielmi invitava il Dr. De Luca a visitare il paziente, il quale però si dichiarava indisponibile per precedenti impegni, pertanto faceva chiamare il Dr. Sozzi, che si trovava fuori dalla stanza, a svolgere la visita sul paziente in questione. Quindi il Dr. Sozzi si avviava presso la sua stanza a svolgere quanto richiesto. Dopo pochi minuti il Dr. Sozzi rientrava nella stanza dove era in corso la riunione dicendo che il paziente non era da ricoverare. A questo punto il dr. Glielmi, rivolgendosi al dr Sozzi, gli chiede di formulare una diagnosi non l'intervento, questa richiesta è stata rivolta più volte al dr Sozzi il quale ribadiva che il paziente non era da ricoverare. A questo punto il dr. Glielmi ritiene opportuno visitare personalmente il paziente il quale viene portato nella stanza del Dr. Glielmi, dove si stava tenendo la riunione, a quel punto io sono uscito perché chiamato al telefono, ubicato in un'altra stanza, da mia moglie e perché ritenevo inopportuna la mia presenza. Rientravo dopo circa venti minuti e vedevo il paziente sull'uscio della stanza del dr. Glielmi ed al quale ho chiesto: " Come mai ancora qua ? " Il paziente rispondeva che doveva aspettare e nella circostanza mi chiedeva se potevo informarmi perché doveva rientrare al lavoro poiché aveva preso un'ora di permesso. Chiedevo inoltre se facesse uso di psicofarmaci e lui mi ha risposto che da un po' di tempo non assumeva farmaci. Ho rivolto questa domanda perché ritenevo che la sua permanenza al Centro fosse dovuta per una prescrizione farmacologica.
Domanda: - Nella stanza della riunione cos'altro è successo ?
Risposta: - Dall'esterno della stanza sentivo gridare il dr. Sozzi e il dr. Glielmi quindi ho evitato di entrare e sono rimasto fuori. Avendo verificato che il conflitto era rientrato, abbiamo ricominciato l'incontro con i medici di Milazzo. Ad un tratto, verso le ore 12,30 13,00, è arrivato un Vigile Urbano in divisa il quale chiedeva dove fosse il paziente da ricoverare, da questo ho intuito che il paziente sarebbe stato ricoverato. Al che il dr. Glielmi gli indicava la stanza dove si trovava il paziente.
Domanda: - Ma il conflitto su che cosa verteva ?
Risposta: - Immagino che il conflitto verteva sull'intervento da fare al paziente. -
Domanda: - Secondo lei il paziente necessitava di un ricovero in T. S.O. ?
Risposta: - Dai pochi elementi che ho verificato ritengo che il paziente avrebbe potuto usufruire di altri interventi.
Domanda: - Il dr. Glielmi quando annotò la sua diagnosi sulla cartella clinica del signor Mirabile?
Risposta: - La cartella è stata compilata il giorno della visita.
Domanda: - E' sicuro che è stata compilata il giorno della visita, cioè il 26 giugno 1997 ?
Risposta: - Non ho visto personalmente il dr. Glielmi compilare la cartella ma ritengo che sia così in quanto il giorno 26 siamo usciti insieme dall'Ufficio e la mattina del 27 il dr. Glielmi ha chiesto la cartella all'infermiera, signora Castriciano, e che la cartella clinica era compilata in ciò ho riconosciuto la calligrafia del dr. Glielmi. Mentre non posso dire di aver visto la diagnosi scritta dal dr. Mondì.
Domanda: - Cosa è successo il giorno 27 giugno 1997 ?
Risposta: - Il giorno 27 alle ore 8,20, circa, il dr. Glielmi invita il dr. Sozzi presso il suo Ufficio in mia presenza per chiedere notizie sul paziente e chiarire quanto era accaduto il giorno prima. Il dr. Sozzi comunica al dr. Glielmi che il paziente era o sarebbe stato dimesso. Al che il dr. Glielmi chiede la cartella clinica del paziente che viene portata dall'infermiera Castriciano. Dopo qualche minuto il dr. Sozzi comincia a dire " qui si vuole manipolare la cartella clinica " al che la cosa mi sorprende per la reazione del dr. Sozzi.
Domanda: Ma il dr Sozzi che motivo aveva per sospettare che la cartella clinica potesse essere manipolata?
Risposta: Non capisco il perché di questa cosa in quanto il Sozzi perseverava in questo comportamento dietro la porta della stanza presso la quale mi trovavo col signor Favano Ass. Soc. che doveva relazionare sull'accaduto del giorno prima ed eravamo sprovvisti della cartella clinica del paziente che era rimasta in possesso del dr Glielmi chiusa nel suo cassetto. Il dr. Sozzi da dietro la porta di un'altra stanza diversa dal dr. Glielmi faceva minacce o allusioni del tipo "state attenti a quello che fate" - "non manipolate la cartella". Queste dichiarazioni da parte del dr. Sozzi risultano false in quanto la cartella era rimasta nella stanza del dr. Glielmi.
Domanda: - Come mai lei aiutava il signor Favano a redigere la sua relazione?
Risposta: - Su invito del dr. Glielmi mi recavo nella mia stanza con il signor Favano per la compilazione della relazione in quanto il signor Favano appariva scosso dall'accaduto tanto che registrava la sua relazione in data 27 luglio e non il 27 giugno. Avendo verificato questo particolare stato emotivo suggerivo al signor Favano di dirmi quanto voleva esporre e che successivamente avrebbe potuto verificare quanto da me scritto.
Domanda: - Che cosa era successo, quali sono state le cause che hanno scosso il signor Favano al punto tale da non poter redigere da solo la sua relazione ?
Risposta: - Questo suo stato emotivo scaturiva dal clima di tensione che si è verificato tra il dr. Glielmi e il dr. Sozzi.
Domanda: - Lo stato d'animo dei signor Favano, come ha detto lei scosso, era per un fatto attuale o si trascinava dal giorno prima, 26 giugno 1997 ?
Risposta: - Dal giorno precedente esisteva un forte clima di tensione viste le posizioni diverse circa gli interventi da svolgere: dr. Sozzi e signor Favano sfavorevoli al T.S.O. e dall'altra parte il dr. Glielmi e il dr. Mondì favorevoli al T. S.O.
Domanda: - Risulta che ci sono state delle pressioni affinché il signor Favano modificasse la sua relazione, lei cosa sa in proposito ?
Risposta: - Al signor Favano veniva contestato dal dr. Glielmi che quanto aveva dichiarato verbalmente il giorno prima "che il paziente appariva confuso e frastornato" tale termini non venivano menzionati nella relazione stilata il giorno dopo. Il dr. Glielmi gli muoveva queste accuse definendolo bugiardo. Il signor Favano si è allontanato amareggiato mortificato e io capivo che non era una bella cosa essere offesi in presenza di più persone. Infatti c'ero io ed il signor Donnici.
Domanda: - Il signor Favano è poi ritornato ?
Risposta: - Successivamente ho incontrato il signor Favano al quale ho espresso la mia solidarietà per quanto accaduto e lui ha apprezzato questo mio gesto.
Domanda: - Le risulta che il signor Favano e il dr. Sozzi erano disponibili a curare personalmente il paziente all'esterno della struttura e che il dr. Glielmi era già pronto ad annullare il T.S.O. ?
Risposta: - Loro mi avevano manifestato la disponibilità di curare domiciliarmente il paziente e non so se la stessa disponibilità l'avevano manifestata anche al dr. Glielmi. Per quanto riguarda l'annullamento il T.S.O. non sono al corrente di una possibile decisione in questo senso, anche perché so che un T. S.O. va applicato per un minimo di sei giorni.
Domanda: - Lei era presente quando il dr. Glielmi parlava al telefono con la dr.ssa Della Villa?
Risposta: - Il giorno 27 giugno 1997 verso le ore 8,30-9.00 eravamo presenti nella stanza io, il dr. Sozzi e il dr. Glielmi. Il dr. Sozzi comunica al dr. Glielmi che il paziente era o sarebbe stato dimesso dal S.P.D.C.. In seguito a tale comunicazione il dr. Glielmi ha chiesto telefonicamente alla d.ssa Della Villa informazioni sulla situazione del paziente e nel contempo gli chiedeva di fargli recapitare la cartella in questione. Deduco che la cartella non era stata ancora completata in quanto il Dr. Glielmi invitava la d.ssa Della Villa di scrivere quanto lei avesse osservato e quanto riteneva scrivere rispetto la sua coscienza. A tale proposito voglio precisare che il dr. Glielmi aveva chiesto chi aveva autorizzato le dimissioni avendo dato lui incarico ad un aiuto del reparto, solitamente alla dr.ssa Carlo Stella di curare la conduzione dei reparto in sua assenza e di conseguenza anche le dimissioni.
Domanda: - Le risulta se il dr. Glielmi ha fatto altre telefonate alla dr.ssa Della Villa minacciandola di trasferimento e dicendole di modificare la cartella clinica del Mirabile ?
Risposta: - Non posso né confermare né negare. Non sono al corrente di una telefonata di questo tenore anche perché avevo altri compiti da svolgere.
Domanda: - Risulta che il dr. Glielmi dopo i fatti appena esposti avesse preparato il trasferimento in sede disagiata sia per la dr.ssa Della Villa sia per il dr. Sozzi per averlo lei stesso abbozzato al computer su ordine del dr. Glielmi?
Risposta: - Non mi risulta di aver fatto bozze di questo tipo, però posso dire che a seguito dello scontro avvenuto tra il dr. Glielmi e il dr. Sozzi quest'ultimo aveva fatto richiesta di essere trasferito all' Ospedale "Mandatari"
Domanda: - Ha altro da aggiungere in merito ai fatti in parola ?
Risposta: - No, non ho altro da aggiungere.

Commento Due ore e 30 minuti per confezionare una testimonianza che fosse rispettosa della verità dei fatti, ma che contenesse qualche elemento di dubbio, ed opinioni personali sui quali fondare l'accusa.
La testimonianza rilasciata all'Ispettore di Polizia appare alquanto diversa dalla relazione inviata al Direttore Generale, anche se apparentemente sembra confermarla.
Esaminiamo le dissonanze.

1) "Gli chiede di formulare una diagnosi non l'intervento, questa richiesta è stata rivolta più volte al dr Sozzi il quale ribadiva che il paziente non era da ricoverare."
Questa risposta è molto ambigua perché gli inquirenti metteranno l'accento sul fatto che il dr.Sozzi "ribadiva che il paziente non era da ricoverare."

Dalla relazione inviata al direttore Generale si legge: "Il Dr. Glielmi invita il Dr. V. Sozzi ad accomodarsi nella sua stanza per visitare il paziente Mirabile. Dopo pochi minuti il Dr. Sozzi rientra nella stanza del capo settore dove stava proseguendo l'incontro di lavoro, dichiarando che secondo lui il paziente non doveva essere ricoverato, contraddicendo quanto era stato prospettato dal Dr. Mondì. A questo punto il Dr. Glielmi chiede espressamente al Dr. Sozzi: "Mi dica la sua diagnosi." Il dr. Sozzi ribadisce che il paziente non è da ricoverare. Controbatte il Dr. Glielmi: "Dr. Sozzi le ho chiesto la diagnosi, non il tipo di intervento che valuteremo successivamente". A questo punto il dr. Sozzi in modo alterato esclama: "Questa è psichiatria dell'anno zero" e il dr. Glielmi ancora: "Dr. Sozzi desidero la sua diagnosi". Il dr. Glielmi dispone che venga ammesso il paziente per essere visitato e per una valutazione del caso. Nel momento in cui il Dr. Glielmi colloquia con il paziente mi sono temporaneamente allontanato dalla stanza."

Da questa descrizione si può facilmente dedurre che il Capo Settore sia stato costretto ad interrompere i lavori in corso per visitare il malato perché per ben tre volte il dr. Virginio Sozzi si è rifiutato di fornirgli la diagnosi sul malato.
Nella testimonianza all'Ispettore di Polizia tale circostanza passa quasi sotto silenzio.
Si può comprendere che dopo 3 mesi i ricordi non siano così vividi come dopo tre giorni, ma la testimonianza all'Ispettore di Polizia , anche se nella sostanza conferma la prima, è alquanto diversa dalla relazione inviata al Direttore Generale, ed è diversa di quel tanto, da far generare dubbi e da permettere al P.M. dr. Pietro Mondaini, di pensare e scrivere che il Capo Settore abbia scavalcato il dr. Sozzi. Anzi, il dr. Pietro Mondaini, come vedremo, scrive che il solo dr. Virginio Sozzi ha la facoltà di controfirmare il ricovero coatto come suo compito esclusivo e particolare, dimostrando di ignorare la legge 180 e quel che è più grave di non sapere leggere le carte che sono giunte sul suo tavolo.

2) "Rientravo dopo circa venti minuti e vedevo il paziente sull'uscio della stanza del dr. Glielmi.
Ed al quale ho chiesto: " "Come mai ancora qua ?" Il paziente rispondeva che doveva aspettare e nella circostanza mi chiedeva se potevo informarmi perché doveva rientrare al lavoro poiché aveva preso un'ora di permesso. Chiedevo inoltre se facesse uso di psicofarmaci e lui mi ha risposto che da un po' di tempo non assumeva farmaci. Ho rivolto questa domanda perché ritenevo che la sua permanenza al Centro fosse dovuta per una prescrizione farmacologica.
"
Il dr. Valenti dichiara di non avere assistito alla visita del paziente. Questi non si trova sull'uscio della stanza del Capo Settore ma nel corridoio e pertanto il malato non ha potuto assistere alla discussione tra i medici, così come perfidamente scrive il Direttore Sanitario, dr. Giuseppe Pracanica. Lo stesso dr. Valenti ignora i contenuti della discussione, avvenuta dopo la visita, tra il Capo Settore e il dr. Sozzi.

Dalla relazione inviata al Direttore Generale si legge: "Nel momento in cui il Dr. Glielmi colloquia con il paziente mi sono temporaneamente allontanato dalla stanza. Ritornato, nella stanza del capo settore era in corso un'accesa discussione dei cui contenti non sono a conoscenza, in quanto mi ero fermato fuori della porta. Avendo visto il paziente che stazionava nel corridoio chiedo del perché della sua presenza. Il paziente appariva confuso e frastornato, gli ho chiesto come si sentisse e mi ha risposto: "Sono venuto a farmi una visita perché da un pò di giorni non sto molto bene, mi sento giù e volevo sapere cosa fare?" Ho chiesto: "Ma lei fa una terapia farmacologica ?". Risponde: "Fino a poco tempo fa prendevo dei farmaci solo che ieri non li ho presi e stamattina li ho dimenticati, devo ritornare in ufficio, in quanto ho preso un'ora di permesso ed il tempo è già trascorso, mi può dire se me ne posso andare?". Lo rassicuro dicendogli che non ero io la persona che potesse decidere su quanto lui mi chiedeva e che avrebbe dovuto aspettare la decisione dei medici. Nel frattempo la discussione all'interno della stanza proseguiva piuttosto animosamente".

3) "Ho rivolto questa domanda perché ritenevo che la sua permanenza al Centro fosse dovuta per una prescrizione farmacologica."
Questa opinione non compare nella relazione al Direttore Generale.


4) "Domanda: - Secondo lei il paziente necessitava di un ricovero in T. S.O. ?
Risposta: - Dai pochi elementi che ho verificato ritengo che il paziente avrebbe potuto usufruire di altri interventi.
"
Esprime un'opinione personale, non un giudizio psicologico né tanto meno psichiatrico. Non conosce, infatti, il delirio allucinatorio del paziente con l'ordine di Gesù di raggiungere la moglie morta. Non sa che nessuno dei familiari o amici può occuparsi del malato. Sa che il paziente da qualche tempo non prende le medicine, ma ignora che al Capo Settore ha dichiarato di "ritenersi sano di mente e di non avere bisogno di farmaci". Lo dicono tutti gli ammalati mentali gravi che non hanno coscienza di malattia. Anche su queste dichiarazioni del paziente i Magistrati del Tribunale di Messina, da perfetti ignoranti, hanno impiantato, sconsideratamente, i loro capi di accusa.

5) "Domanda - Le risulta che il signor Favano e il dr. Sozzi erano disponibili a curare personalmente il paziente all'esterno della struttura e che il dr. Glielmi era già pronto ad annullare il T.S.O. ?
Risposta: - Loro mi avevano manifestato la disponibilità di curare domiciliarmente il paziente e non so se la stessa disponibilità l'avevano manifestata anche al dr. Glielmi. Per quanto riguarda l'annullamento il T.S.O. non sono al corrente di una possibile decisione in questo senso, anche perché so che un T. S.O. va applicato per un minimo di sei giorni."

Il dr. Valenti non chiarisce il tempo (giorno e ora) della loro comunicazione e ignora se l'avessero manifestata, per tempo, anche al Capo Settore.
Date le circostanze da lui descritte circa il rifiuto del dr. Sozzi di fornire la diagnosi si deve necessariamente pensare che la dichiarata "disponibilità di curare domiciliarmente il paziente" gli fosse stata espressa nei giorni seguenti al ricovero, perché ignora "che il dr. Glielmi era già pronto ad annullare il T.S.O.", non essendo stato presente alla proposta avanzata dal signor Favano. Egli, infatti, risponde: "Per quanto riguarda l'annullamento il T.S.O. non sono al corrente di una possibile decisione in questo senso".
Non conoscendo i fatti, va fuori del seminato e da una risposta di traverso aggiungendo: "anche perché so che un T. S.O. va applicato per un minimo di sei giorni."
La risposta deve, quindi, riferirsi necessariamente a discussioni tra il dr. Valenti, il dr. Sozzi e il signor Favano, intercorse in un tempo successivo alla firma del T.S.O. e al ricovero del malato: discussioni con pareri che in alcun modo potevano incidere su una decisione già portata a termine co il ricovero del malato.

La domanda dell'Ispettore Prestipino è finalizzata ad imbrogliare le carte, in quanto mette insieme la disponibilità del signor Favano con quella del dr. Sozzi, che debbono essere tenute distinte, perché sono diverse.
Il dr. Sozzi, infatti, non ha dimostrato alcuna disponibilità ad occuparsi del malato, se non privatamente e di nascosto. Egli scrive nella sua lettera: "Formulavo perciò da parte mia la diagnosi di sindrome ansioso-depressiva e, in separata sede, riprescrivevo la terapia precedentemente praticata a cui il Mirabile dichiarava che si sarebbe volentieri sottoposto."
Tali notizie confermerà al Collegio del Tribunale presieduto dal dr. Mario Samperi dichiarando che non aveva alcun motivo di informare il Capo Settore della diagnosi formulata e della terapia prescritta, così come non aveva alcun obbligo di sottoscrivere la proposta di ricovero né con un sì, né con un no.

Dalla relazione del dr. Valenti al Direttore Generale si legge: A questo punto il Dr. Glielmi chiede espressamente al Dr. Sozzi: "Mi dica la sua diagnosi." Il dr. Sozzi ribadisce che il paziente non è da ricoverare. Controbatte il Dr. Glielmi: "Dr. Sozzi le ho chiesto la diagnosi, non il tipo di intervento che valuteremo successivamente". A questo punto il dr. Sozzi in modo alterato esclama: "Questa è psichiatria dell'anno zero" e il dr. Glielmi ancora: "Dr. Sozzi desidero la sua diagnosi".

L'Ispettore di Polizia riporta, dalla relazione del signor Favano, la notizia secondo la quale il Capo Settore "era pronto ad annullare il T.S.O." . Ma non chiede, né si chiede, come sarebbe stato logico, perché mai il Capo Settore, dopo avere manifestato la disponibilità ad annullare il T.S.O., non lo avesse fatto.
Se avesse letto con attenzione la relazione dell'assistente sociale avrebbe scoperto il motivo. Questi,
infatti, scrive: "propongo (al Capo Settore) di consentirgli di tornare a casa o in ufficio con l'impegno di ricontattarlo l'indomani nello stesso ambulatorio o in visita domiciliare, mantenendolo così in attenta e costante osservazione."
La proposta dell'assistente sociale, dato il pericolo incombente del suicidio, avvertito dallo stesso
che scrive di volerlo "mantenere così in attenta e costante osservazione", è respinta dal Capo Settore perché egli si dichiara disponibile a "ricontattarlo l'indomani" quando sarebbe potuto essere troppo tardi. La proposta dell'assistente sociale e la sua disponibilità a "ricontattarlo l'indomani" configurano una contraddizione. Dalla sua relazione si può dedurre che la sospensione del giudizio e la disponibilità ad annullare il T.S.O. siano state determinate da una controproposta: occuparsi da subito del malato tenendogli compagnia e sorvegliandolo per tre, quattro ore. Tale indicazione terapeutica non veniva accolta dall'assistente sociale che lavora, quando lavora, soltanto negli orari stabiliti dalla legge.

6) Il dr. Aldo Valenti, rispetto alla relazione inviata al Direttore Generale, aggiunge che il dr. Sozzi aveva chiesto di essere trasferito all'ospedale "L. Mandalari", notizia confermata dagli psichiatri dottori Di Marco Paolino e Italiano Claudio: quindi nessuna persecuzione e nessuna minaccia.
7) Dichiara che si erano creati due partiti per il ricovero del paziente. Questa è una grave dichiarazione perché la clinica psichiatrica è ridotta a partiti, piuttosto che a normali e quotidiane divergenze diagnostiche, e perché, semmai, i partiti si sono creati dopo il ricovero del malato e non prima, tanto che egli stesso contesta la relazione del signor Favano perché non corrisponde alla realtà clinica, così come risulta dalla testimonianza del signor Piersalvatore Donnici che viene tagliata proprio in questo punto dal commissario dr. Mario Caggeggi.

In conclusione la testimonianza del dr. Valenti appare come opera di intelligence investigativa. O piuttosto come assoluta incapacità a condurre un'indagine seria ed obbiettiva. Vengono, infatti, confermati alcuni fatti, sottaciuti alcuni particolari importanti e aggiunte opinioni personali, che non trovano un riscontro nella clinica psichiatrica, né nella stessa descrizione dei fatti.
Il fatto saliente, infatti, sottolineato nella sintesi presentata al Magistrato inquirente è che il malato non andava ricoverato perché " dai pochi elementi che ho verificato ritengo che il paziente avrebbe potuto usufruire di altri interventi."
A quale partito si è iscritto il dr. Valenti, dopo la sospensione e sostituzione del Capo Settore? La domanda appare legittima avendo egli parlato di partiti.
 


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