
societa' italiana di Psicoterapia reichiana
Nicola Glielmi,
"Caratteri passioni mafia:
12 anni di psichiatria in Sicilia"
Ricerche scientifiche,
La Grafica Editoriale, Messina 1990
illustrato dai maestri Paolo Merulla e Ranieri Wanderlingh
[Recensione di Matteo Allone] [Recensione dott. V. Sturiale] [Recensione Varano] [Intervista di R. Cerreti]
RECENSIONE
del Dott.. Matteo Allone
Psichiatra-psicoanalista junghiano
(da Politica)
Inizierò questa recensione con un'immagine che Glielmi offre al lettore: l'immagine di un Dio mutevole ma presente, di una curiosità e una ricerca del significato al limite dello stesso, tale da rendere lo scritto un filo di Arianna che si dipana nella dimensione filogenetica ed ontogenetica, alle radice del mito, della cultura, della poesia.
La lettura del libro sconcerta per la sua policentricità: psichiatria, epilettologia, religione, psicanalisi, mitologia, poesia, arte, teatro. Ma il tutto assume un'organizzazione unitaria, finalizzata alla comprensione del disagio psichico ed alle modalità terapeutiche che sono essenzialmente centrate, come è d'obbligo nell'ottica reichiana, sull'universo corporeo.
Il precursore metodologico del pensiero di Glielmi può considerarsi il semplice piacere di esistere, la vita in sé, il diffuso sentimento di essere uniti con il cosmo, nel cosmo. Dice l'autore: "il contatto cosmico, soprattutto nelle persone a contatto con la natura, rende più sopportabile e più umano il lutto, gli attacchi della natura contro le opere dell'uomo e le soverchierie dell'uomo sull'uomo". Ripropone quindi in chiave simbolica ed ermeneutica, attraverso lo studio del dipinto di Villa dei Misteri in Pompei che raffigura Dioniso, una lettura della sofferenza psichica: la paura, l'angoscia, il dolore della vita: come un'interruzione del messaggio di libertà ed amore portato da Dio. Il rapporto con il paziente è quindi totale: con una profonda disponibilità umana che diventa la base, il fondamento di ogni possibile guarigione.
Ecco quindi la necessità e il rischio di sintonizzarsi con i significati simbolici e metaforici delle relazioni terapeutiche: in particolare ne "La peste psichica", Glielmi rileva con amarezza i travisamenti, e la continua lotta nel dedalo delle mistificazioni e delle falsificazioni dei tanti moralisti di turno veri generatori delle aberrazioni istintuali, perversioni, fenomeni possibili in chi possiede la "corazza caratteriale".
Il libro ha una struttura autobiografica, in esso l'autore si racconta, si dice, rivelando un intimo vissuto emozionale ed un'esperienza professionale condotta ai limiti, come si conviene ad uno spirito mercuriale: curioso, scintillante, creativo. L'autore rivaluta nel significato esperenziale quei soddisfacimenti quotidiani che pur non avendo una motivazione logica, consentono di raggiungere un appagamento del desiderio, ed un superamento della corazza caratteriale.
Interessante è la lettura metaforica, metonimica della possibile otturazione dei "denti della vipera", con il veleno immaginato spandersi in maniera autolesiva in tutti gli organi e tessuti, per spiegare i deleteri effetti dell'aggressività inibita, nonché i legami intercorrenti, secondo l'Autore, tra processi masticatori e strutturazioni dei meccanismi immunitari.
Il libro si presenta arricchito di riproduzioni di dipinti dei pittori R. Wanderling e P. Merulla che riescono ad esprimere e racchiudere nello spazio grafico il significato simbolico delle esperienze dell'A.: anch'essi come Oreste e Pilade realizzano un lavoro simbiotico, di riproposizione di immagini diverse dello stesso oggetto.
L'oggetto psiche viene da Glielmi guardato da diverse angolature, tutte riproponenti però il momento iniziale di strutturazione della tipologia caratteriale, che ha nella figura materna e nel momento dell'allattamento il catalizzatore della reazione iniziale, predisponente alle diverse forme psicopatologiche. Anche la nuova proposta classificatoria dell'epilessia si fonda sulla lettura del primitivo rapporto madre-infante.

Il disagio psichico può avere sia una dimensione intrapsichica come nei personaggi Shakesperiani, sia extrapsichica come negli eroi descritti da Eschilo, ripropone però ad un livello passionale e di vizio inteso come mancanza, un blocco di energia individuabile in uno dei sette anelli reichiani. L'interessamento simultaneo dei primi 3 anelli determinerebbe la caratteropatia mafiosa, anch'essa trappola, anch'essa uno dei tanti travisamenti che stanno alla base del disagio psichico, del disagio esistenziale: ricerca di un potere fittizio ed irreale, da realizzare a costo del diniego della propria esistenza.
"I SETTE ANELLI"
di Valentino Sturiale - Psichiatra
Dalla Gazzetta del Sud del 12 marzo 1991
"Nicola Glielmi primario psichiatra e psicoterapeuta reichiano, riferisce 12 anni di esperienze nei Servizi psichiatrici di nuova istituzione, esaminando i rapporti tra psichiatria, società, istituzioni, politica, sindacato e soggetti ammalati.
Sul filo rosso della bioenergia reichiana - che anima il libro nei suoi diversi piani di lettura - studia alcune feste siciliane (per es. la festa del Muzzuni e la processione dei Giudei), il dipinto di Villa dei Misteri e il relativo mito di Dioniso, ripreso nei suoi aspetti positivi e vivifici.
Tra autobiografia e ricerca, l'autore illustra la teoria reichiana dei sette anelli corporei, descrivendone l'applicazione terapeutica in esempi clinici di svariate condizioni morbose (schizofrenie, distimie, nevrosi, fino alle "psicosi epilettiche" delle quali propone un originale inquadramento nosografico).
Il titolo del libro si riferisce allo studio sulla formazione dei caratteri e della mentalità mafiosa, intesa come caratteropatia universale.
Dalla copertina, con l'originale riproduzione del simbolo reichiano di Paolo Merulla, il libro ( con 32 foto in bianco e nero e 15 a colori di millenarie feste siciliane e del grande dipinto di Villa dei Misteri in Pompei antica), si presenta stampato con cura artigianale che fa onore all'editore ed agli artisti che ne hanno illustrato il contenuto".
Nicola Glielmi è molto noto a Messina anche perché chi lo ha conosciuto difficilmente lo dimentica: una personalità forte e disinvolta, uno sguardo aperto a cui non si sfugge, una innata franchezza e simpatia.
Dire che Nicola Glielmi è psichiatra può essere riduttivo, infatti l'ampiezza di vedute di quest'uomo porta ben oltre gli angusti confini ufficiali. Primario in diversi ospedali, autore di numerose pubblicazioni, insignito con medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica per le esperienze di psicoterapia presso l'ospedale di Napoli negli anni 68-70, è autore del libro Caratteri, passioni, mafia. Un testo importante per chi , in una società che sembra sopravvivere solo grazie a continui "rattoppi", abbia il coraggio di domandarsi : Perché? Glielmi, profondo studioso di W. Reich, può rispondere a numerose domande.
La processione dei Giudei in S. Fratello (ME)
INTERPRETAZIONE ORGONOMICA
(da Caratteri Passione e Mafia)

Il libro ha carattere autobiografico; nel primo capitolo l'autore racconta della sua esperienza presso il servizio psichiatrico dell'ospedale di Milazzo, iniziata nel 1978. In questa parte troviamo un uomo che spinto dall'amore per il prossimo e sorretto dalle conoscenze scientifiche, usa tutte le sue forze per migliorare le condizioni dei malati e della struttura ospedaliera; ottiene risultati clamorosi e commoventi ma trova difficilmente collaborazione, subendo piuttosto vere e proprie accuse per avere scosso l'istituzione pubblica dalla blanda inefficienza in cui si trovava. Ricco di dati scientifici, citazioni mitologiche ed espressioni poetiche, continua il cammino di quest'uomo, il quale ci conduce attraverso nodi gordiani che vanno sciogliendosi: i caratteri, le passioni, i vizi.
Di particolare interesse di attualità i capitoli sulla omosessualità, tossicodipendenza e mafia. L'autore, domandandosi perché accadano questi fenomeni considerati patologie dell'essere umano, trova delle risposte che stupiscono per la loro semplicità e profondità.
Argomento meno facile, per i non esperti, quello della schizofrenia ed epilessia, dove il dott. Glielmi, magistralmente, propone una sistemazione di tutte le malattie mentali in due grandi categorie: devianze, verso opposte direzioni, di una perfetta salute psicofisica. Numerosi altri fatti vengono trattati nel libro, con una prosa scorrevole e appassionata, accompagnata da gustose illustrazioni a colori, opera in parte dei pittori contemporanei Ranieri Wanderling e Paolo Merulla. Preludio alla chiusura sono alcune poesie, autore lo stesso Glielmi, dove, il lettore sensibile può avvertire un grande amore verso la vita e la natura, spirito, questo, che anima tutto il libro.
Ho chiesto ad una giovane dottoressa, che aveva letto il libro, quali fossero le sue riflessioni: "Ho visto Nicola Glielmi come un protagonista, che ha operato una profonda riflessione su se stesso e sul modo in cui ha operato ed in cui continua ad operare. Mi chiedo con quanta forza interiore affronti ogni giorno l'indifferenza di quanti potrebbero fare qualcosa di più per debellare la peste psichica mentre il mondo osanna la specialità che hanno gli uomini nel nascondersi dietro succulenti sofismi. All'inizio del libro c'è scritto:"Può uno psichiatra scendere con il suo paziente nel pozzo della follia e trarlo su verso la guarigione senza contagiarsi, anzi, acquistando elementi di sapienza?".
In fondo tutti gli uomini si muovono come attori sul palcoscenico stringendo il vessillo di ciascuna "Follia" e indossano ora una ora l'altra maschera mutando di volta in volta il ruolo. E dato che la malattia mentale ha una etiopatogenesi anche sociale, bisognerebbe iniziare a dipanare la matassa dei "non disturbati" psichicamente ( soprattutto dei medici specializzati in questo settore). E' una impresa ardua ma non troppo se siamo disposti ad operare con un po' di umiltà; è questo soprattutto che ho imparato da Nicola Glielmi, e non è poco".
Nell'ultimo capitolo del libro è descritta la travagliata esperienza del centro di psicoterapia Reichiana creato dal dott. Glielmi in seno alla U.S.L. n. 40 di Taormina nel 1987; come a dire che la lotta continua.
INTERVISTA AL DOTTOR NICOLA GLIELMI
di Roberto Cerreti
(da Politica)
D.: Perché questo libro "Caratteri Passioni Mafia" e non un manuale o un trattato di vegetoterapia?
R.: Perché non ho inteso aggiungere nulla a quanto scritto da Reich.
D.: Perché allora il cerchio di Penteo?
R.: Questo acting, a cui sono pervenuto quando mi sono trovato nella difficoltà di curare un epilettico-schizofrenico, rientra nella vegetoterapia carattero-analitica e non mi sento di innalzarlo a valore di scuola come nuova metodologia terapeutica, così come frequentemente è accaduto nel movimento reichiano quando si è messo a punto un nuovo esercizio, stravolgendo completamente il pensiero reichiano. Io l' ho semplicemente descritto segnalandone le indicazioni terapeutiche. Il medico orgonomista lo sperimenti e lo faccia rientrare nel suo armamentario terapeutico, e lo usi quando lo ritenga necessario. Tutto qui: nessuna "nuova scoperta", ma semmai un piccolo, piccolissimo rigagnolo che nasce e ritorna dalla sperimentazione al grande fiume reichiano. Quando c'è da diboscare una selva non si può tagliare l'erbetta e non tagliare gli alberi.
D. Quale messaggio intende inviare attraverso questo libro?
R.: L'obbiettivo principale è un rapporto necessariamente succinto sulla sperimentazione clinica della metodologia reichiana in alcuni casi più emblematici come verifica della stessa metodologia e del pensiero reichiano. Lo scopo, quindi, è quello di difendere l'opera reichiana dagli attacchi della peste psichica e lo scienziato W. Reich dalla cosiddetta congiura del silenzio.
Nelle primissime pagine del libro scrivo: "Nell'aprile del 1947 la giornalista americana Mildred Edie Brady scriveva di Reich sulla rivista "Harper's Magazine", lasciando intendere che lo scienziato fosse a capo di un losco traffico speculativo a sfondo sessuale. Sul settimanale "Grazia" del 1.10.1989, una Mildred Edie Brady nostrana scrive testualmente: "Reich sviluppò la teoria della libido (energia sessuale) in senso strettamente sessuologico, elaborando una pratica clinica che prevede il contatto fisico tra analista e paziente".
Credo che il Direttore del settimanale e l'autrice dell'articolo "Dottor Freud, lei pesca nel torbido!" non si siano resi conto di quanto danno possano avere arrecato alle lettrici di "Grazia" per la diffamazione di Reich e della sua scienza che tanti mali, nel nostro tempo, potrebbe risolvere e che invece, male informate, mai invocherebbero."
D.: "Quale è il suo pensiero sulla legge 180 che riguarda gli ammalati psichici?
R.: La 180 non ha trovato piena applicazione soprattutto sotto il profilo della terapia dei malati e del loro reinserimento sociale, a causa delle incomprensioni degli operatori del settore più che per cattiva volontà dei politici. La scienza reichiana è del tutto sconosciuta. So di reichiani che lavorano nelle istituzioni pubbliche, ma si guardano bene dall'introdurre il loro sapere reichiano nelle attività pubbliche in favore degli ammalati. Si nascondono dietro il giudizio di Reich che condanna tutto ciò che è istituzione. Ma questo atteggiamento, anche se nasce da un'analisi precisa di Reich, che io più di ogni altro ho sperimentata, deve essere rivisto.
La vegetoterapia caratteroanalitica deve entrare a pieno titolo nelle istituzioni, soprattutto in quelle universitarie. Tuffarsi nel privato, oggi, è soltanto anacronistico oltre che non utile per gli ammalati. Si lascia praticare la coppetta invece della penicillina per un ammalato di polmonite. In psichiatria, nonostante o forse proprio per la scoperta di innumerevoli psicofarmaci, siamo ancora all'era della coppettazione
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