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pubblicazioni

Rivista: Simposio

Nicola Glielmi,
La nascita della parola e del pensiero: "Punto fisso e bocca aperta"
Esperienze di Psicoterapia Reichiana
pubblicato sulla rivista "Simposio", n.12  autunno 1999 e n.13 primavera 2000, MoPI, Via Carducci, 3 - Firenze 

Introduzione: " LA LUCE DENTRO"
di Valerio Evangelisti

"Il pensiero di Wilhelm Reich, anche oggi che si assiste ad una sua parziale riabilitazione, continua a rimanere un pensiero scomodo. La centralità assoluta che vi riveste, ben più che in Freud, la sessualità, e anzi la genitalità, mette a disagio chiunque sia cresciuto in una società sessuofobica (cioè tutti noi). 
La ricerca ostinata di una sintesi tra corpo e psiche pare fatta apposta per irritare sia i tristi seguaci dell'organicismo oggi in voga, sia chi è convinto dell'esistenza di una sfera dello spirito del tutto separata dal mondo materiale. Ho il sospetto che un buon numero delle correnti psicologiche che da Reich hanno preso le mosse, per poi valorizzarne, col pretesto dell'aggiornamento, solo singoli brandelli di pensiero, siano state ispirate, a livello conscio o inconscio, dal desiderio di espurgare da Reich ciò che risulta troppo inquietante e anticonformista, un po' come avvenne con la grande diffusione negli Stati Uniti della psicologia di Adler, molto meno fastidiosa di quella freudiana.

Ancora oggi, sostenere nella sua integralità il pensiero reichiano richiede una buona dose di coraggio ed espone a odio e ritorsioni. Ne sa qualcosa il dottor Nicola Glielmi, che malgrado una carriera costellata di successi terapeutici spesso prodigiosi, ha dovuto combattere incessantemente contro l'ostilità preconcetta di quelli che Reich definiva "i piccoli uomini" ; finché un gruppetto di uomini più piccoli degli altri non è riuscito con un pretesto ad allontanarlo dall'incarico che svolgeva presso i servizi psichiatrici di Messina.

Ho conosciuto il dottor Glielmi nel corso di un convegno dedicato alla vita e all'opera di Reich. Le sue affermazioni (come quella della necessità di una vicinanza di almeno tre anni tra la madre e il proprio piccolo) destavano scandalo o suscitavano commenti ironici. Il fatto è che il dottor Glielmi parlava come avrebbe parlato Reich in persona :con la stessa franchezza, lo stesso piglio anticonformista, la stessa libertà intellettuale. Ciò suonava oltraggioso a chi, pur rifacendosi a Reich, aveva espunto dalle tesi del maestro gli aspetti scomodi e perturbanti.

Chi incontri anche solo una volta il dottor Glielmi, come è successo a me, non può che rimanerne colpito. Il suo tratto più caratteristico è, a mio avviso, la nobiltà. La si legge nel suo sguardo franco e diretto, nella vivacità del suo eloquio e del suo gestire, nel suo linguaggio forbito e di rara chiarezza. Ma subito dopo ci si rende conto che tutto ciò è sorretto da una profonda bontà, strumento primo e indispensabile di ogni percorso terapeutico. Il dottor Glielmi, come tutti i grandi psicoterapeuti, emana calore ed emana luce. Ciò significa, in termini reichiani, che è ricco di energia e in grado di trasmetterne a chi ne ha troppo poca. Una dote rara e preziosa. 

In questo libro - ultimo di una serie che meriterebbe una ristampa ed una diffusione adeguata al suo valore - il dottor Glielmi illustra, attraverso il dialogo con gli allievi, il proprio contributo alla vegetoterapia di impronta reichiana. Non ci si attenda un' esposizione manualistica e ordinata. Come accade in molti degli scritti di Reich, siamo piuttosto di fronte ad una raccolta i materiali redatti "sul campo", tra una battaglia terapeutica e l'altra. Proprio questo disordine apparente moltiplica gli spunti e conferisce efficacia alle intuizioni, facendo presto emergere dal magma una prassi terapica lucida e strutturata, la cui validità risulta evidente anche al profano.
 
Lo scopo del dottor Glielrni, del resto, non è e non è mai stato quello di porgere briciole del proprio sapere in forma di trattato, bensì quello di mostrare, attraverso il lavoro vivo, il passaggio che si può operare prima dalla  sofferenza alla terapia, poi da quest'ultima all'autoterapia, che resta il fine primario. 
Siamo ben lontani, come si vede, da quelle scuole psicologiche, pur di elevato valore culturale, che finiscono per instaurare legami di subalternità del paziente nei confronti dell'analista, o che, stimolando l'aggressività del primo, ne alterano irreversibilmente la personalità. E' il paziente che deve impostare, attraverso l'identificazione dei propri traumi e il recupero dei propri ricordi, una traiettoria di guarigione adeguata a se stesso. 
Compito del terapeuta è, oltre a fornire un metodo, donare l'energia necessaria perché ciò avvenga.
 
Siamo, è evidente, su un terreno squisitamente e limpidamente reichiano. Lo si vede anche nello scrupolo con cui il dottor Glielmi cerca i fondamenti materiali del proprio metodo nelle più recenti acquisizioni della chimica, della fisica e soprattutto della biologia. 
Il paziente che, attraverso l'esercizio del "punto fisso e bocca aperta", recupera la memoria dei primi mesi di vita, non si trova a fluttuare in una supposta dimensione immateriale esistente chissà dove. No: la memoria recuperata agirà a livello di sinapsi, traducendo la terapia in macromolecole destinate a renderne permanenti gli effetti e a iscriverli nel suo corredo biologico.

In ciò si vede la decisa superiorità del metodo d'analisi reichiano su altri pur validi sistemi. Nulla resta nel vago, o confinato nel limbo di una metafisica involontaria. La sintesi funzionale di corpo e psiche non dà quale risultato la sovrapposizione di entità distinte per sostanza, ma una concretissima entità vivente sorretta da interazioni e animata da un'energia misurabile, incanalabile e trasmissibile

E' quest'ultima la tanto vituperata energia orgonica di Wilhelm Reich? 
Due dati sono inconfutabili. Anzitutto che senza energia non vi sarebbero né vita né moto. E poi che la quadripartizione delle energie adottata dalla fisica si complica in campo biologico dove energia elettrica e interazioni deboli hanno tante varianti che ricondurle a unità risponde più che altro a comprensibili bisogni pratici. 
La si chiami energia orgonica o come si preferisce, sta di fatto che è la carenza di energie che cagiona le biopatie psichiche e fisiche, mentre è lo sviluppo di energia che le risolve. 

Ecco cos'è il dottor Glielmi: un donatore di energia. Animato dalla aspirazione a vedersi circondato da uomini e donne sfavillanti di luce come lui. 
La stessa aspirazione di Wilhelm Reich.

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La trappola: analisi di un quadro (da Caratteri Passioni Mafia)

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